Torna all'indice

Maschera di commedia Atellana

mascheronequerni.jpg (2783 octets)

mascheroni del castello.jpg (10009 octets)

Mascherone di via noceti.jpg (14210 octets)

Maschere ritrovate a Bagnone

Anfiteatro_luni_aerea.jpg (25973 octets)

Anfiteatro romano di Luni

  Note storiche

Rugggio - 2004    

.

Le rappresentazioni teatrali atellane si svolgevano tutte a carattere popolare, gli scherzi erano improvvisati e liberi e venivano rappresentati in occasione delle feste campagnole, specialmente in occasione dei raccolti. Tradizioni etrusche e celtiche, che si manifestavano durante i solstizi, con i cambiamenti delle stagioni.

Gli Etruschi furono i primi a creare la figura dell'attore l'histrione, i Romani la imitarono. Dopo diverse rappresentazioni iniziali di prova, col tempo si giunse ad una vera e propria recita drammatica che iniziava con una sfrenata danza al suono del flauto, alla quale faceva seguito uno scambio di battute comiche fra attori.
        Si arriva cosė alle "Fabulae", quelle palliatae, ossia le dotte furono riservate agli "Histriones" professionisti, mentre le forme popolari tradizionali divennero le note "fabulae atellane", favole atellane, che presentavano canovacci di "tricae" intrallazzi d'imbrogli e di noie, con maschere fisse.
        Le Maschere fisse che recitavano nelle "Fabule" erano quattro: Maccus, Bucco, Dossemus, Pappus.
- Maccus rappresentava il servo della gleba, stupido, disgraziato, a cui capitavano tutte le disgrazie, tutte le disavventure e le sfortune della vita. Il personaggio si preoccupava solo di mangiare e di bere, era brutto e malformato, aveva la testa appuntita, un naso a becco, due grosse orecchie e un aspetto da ebete.
- Bucco rappresentava lo spaccone, il guappo , il prepotente. Tiranneggiava i contadini ma a sua volta subiva le prepotenze del suo padrone; era cattivo, infido, goffo e ridicolo, aveva una grossa bocca, era grasso e dava sempre delle risposte cretine.
- Pappus (dal greco Pappos, l'antenato, l'avo).
Nella sua parte doveva rappresentare il vecchio proprietario terriero, l'uomo avaro, l'ambizioso, e il vanitoso.
- Dossennus sosteneva la parte dell'imbroglione, di colui che voleva apparire sapiente, si dava arie di mago e di filosofo.
A queste quattro maschere si doveva aggiungere quelle delle seconde parti:

Manduco che deriva da manducare, manguiare, e quindi ricopriva la parte del mangiatore; Kikirro, era il gallo.
        I soggetti erano sempre tratti dalle vicende della vita quotidiana. La rappresentazione Atellana era una specie di farsa, durava poco e aveva solo lo scopo di far ridere. Non erano previsti dei costumi, ciascuno recitava con i panni che indossava, gli attori si sfidavano, si prendevano a botte ma il mezzo pių efficace per far ridere era la lingua e le smorfie.
        La lingua atellana rozza ma colorita e ricca di voci espressive con giochi fonici; ripetizione voluta od occasionale di lettere o sillabe iniziali: Io credo ch'ei credette ch'io credessi. Oppure frasi e versi che terminano con una mezza o falsa rima, come spesso avviene negli stornelli e nelle filastrocche.

 

TORNA IN ALTO