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. Le
rappresentazioni teatrali atellane si svolgevano tutte a carattere
popolare, gli scherzi erano improvvisati e liberi e venivano
rappresentati in occasione delle feste campagnole, specialmente in
occasione dei raccolti. Tradizioni etrusche e celtiche, che si
manifestavano durante i solstizi, con i cambiamenti delle stagioni. Gli
Etruschi furono i primi a creare la figura dell'attore l'histrione,
i Romani la imitarono. Dopo diverse rappresentazioni iniziali di prova, col tempo si
giunse ad una vera e propria recita drammatica che iniziava con
una sfrenata danza al suono del flauto, alla quale faceva seguito
uno scambio di battute comiche fra attori.
Si arriva cosė alle
"Fabulae", quelle palliatae, ossia le dotte furono
riservate agli "Histriones" professionisti, mentre le
forme popolari tradizionali divennero le note "fabulae
atellane", favole atellane, che presentavano canovacci di
"tricae" intrallazzi d'imbrogli e di noie, con maschere
fisse.
Le Maschere fisse che
recitavano nelle "Fabule" erano quattro: Maccus, Bucco,
Dossemus, Pappus.
- Maccus rappresentava il servo della
gleba, stupido, disgraziato, a cui capitavano tutte le disgrazie,
tutte le disavventure e le sfortune della vita. Il personaggio si
preoccupava solo di mangiare e di bere, era brutto e malformato,
aveva la testa appuntita, un naso a becco, due grosse orecchie e
un aspetto da ebete.
- Bucco rappresentava lo spaccone, il
guappo , il prepotente. Tiranneggiava i contadini ma a sua volta
subiva le prepotenze del suo padrone; era cattivo, infido, goffo e
ridicolo, aveva una grossa bocca, era grasso e dava sempre delle
risposte cretine.
- Pappus (dal greco Pappos,
l'antenato, l'avo).
Nella sua parte doveva rappresentare il vecchio proprietario
terriero, l'uomo avaro, l'ambizioso, e il vanitoso.
- Dossennus sosteneva la parte dell'imbroglione, di colui che
voleva apparire sapiente, si dava arie di mago e di filosofo.
A queste quattro maschere si doveva aggiungere quelle delle
seconde parti: Manduco
che deriva da manducare, manguiare, e quindi ricopriva la parte
del mangiatore; Kikirro,
era il gallo.
I soggetti erano sempre tratti dalle vicende della vita quotidiana.
La rappresentazione Atellana era una specie di farsa, durava poco
e aveva solo lo scopo di far ridere. Non erano previsti dei
costumi, ciascuno recitava con i panni che indossava, gli attori
si sfidavano, si prendevano a botte ma il mezzo pių efficace per
far ridere era la lingua e le smorfie.
La lingua atellana rozza ma colorita e ricca di voci espressive con
giochi fonici; ripetizione voluta od occasionale di lettere o
sillabe iniziali: Io credo ch'ei credette ch'io credessi. Oppure
frasi e versi che terminano con una mezza o falsa rima, come
spesso avviene negli stornelli e nelle filastrocche. |