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La Commedia: É una rappresentazione
teatrale canzonatoria che ritrae personaggi e fatti della vita
comune, allo scopo di mettere in ridicolo i diffetti degli uomini.
La commedia può essere scritta
in prosa o in versi.
La commedia nacque in Grecia
ebbe origine dalle cerimonie falliche in onore di Priapo,
dio della fecondità e simbolo della forza generativa del
maschio.
Gli artisti
impersonavano tipi di ladruncoli, di servi furbi o sciocchi, di
medici ciarlatani, ecc., secondo maschere fisse.
Le prime
commedie di cui abbiamo notizia sono del siciliano Epicarmo
(486 a.C.) a cui seguirono quelle di Cratino, di Eupoli ed altri,
ma soprattutto di Aristofane, il massimo esponente dell’antica
commedia a sfondo politico e satirico.
Più tardi si
ebbe una commedia di mezzo
che pare si svolgesse parodiando personaggi mitologici. Ne furono
principali rappresentanti: Antifane, Anassandride e
Alesside.
Da ultimo
scatturì una commedia nuova
con Filemone e Menandro, in cui decaddero gli elementi politici e
gli attacchi personali, per dar luogo ad una più attenta
osservazione della realtà.
Prese piede
così una commedia di costume, di carattere e d’intrigo, che
passò poi alla commedia romana e italiana del Rinascimento.
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La commedia romana,
che ebbe preludi dalle feste campestri siciliane, assunse valore
letterario e artistico solo quando si volse all’imitazione della
commedia greca, con l’inserimento di elementi propri. Livio Andronico ne fu l’iniziatore. A lui seguirono
Ennio e Nevio; l’apice lo si ebbe con Plauto e
Terenzio.
Gli scrittori latini si
ispirarono alla commedia greca e le loro opere si distinsero in
commedie palliate se
erano traduzioni o rielaborazioni delle greche, e commedie togate
se l’argomento era più elevato e di ambiente romano.
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L'Atellana
era una farsa di genere buffonesco introdotta a Roma dalla città
osca di Atella, località della Campania tra Capua e Napoli in
provincia di Caserta, verso la fine del IV secolo a.C.
Le
Atellane erano in dialetto osco, di carattere popolare, grossolane
e oscene, in parte improvvisate e recitate da attori che portavano
la maschera ed erano tipicizzati in personaggi convenzionali: Macco,
il mangione sciocco; Pappo,
il vecchio stupido; Bucco,
il chiacchierone; Dosseno,
il gobbo astuto.
Introdotte a Roma, erano rappresentate come scherzo comico dopo lo
spettacolo della tragedia e recitate da giovani di condizione
libera e non da attori di professione; al tempo di Silla
ricevettero, a opera di Novio e di Pomponio, forma e dignità
letterarie e si arricchirono dì nuovi tipi tratti dal mondo della
gente umile di città e di campagna.
(Rizzoli - Larousse)
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Durante il Medioevo
il teatro decadde, fu considerato una manifestazione tipicamente
pagana e perciò combattuto sopprattutto dall’Inquisizione.
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La commedia italiana
inizia nel XVI secolo. Le prime commedie italiane sono quelle
di Ludovico Ariosto; la Cassaria, venne rappresentata per
la prima volta a Ferrara nel 1508. Faranno seguito la Mandragola
di Nicolò Macchiavelli e il Candelaio
di Giordano Bruno.
In Inghilterra,
alla fine del 500 la commedia arrivò al massimo dell’arte con Shachespeare, ma decade quasi subito per l’intolleranza puritana.
In Francia,
nel 600, Jean Baptiste Poquelin Molière trionfa
nella commedia di intrigo e di costume, gareggiando con greci,
italiani e spagnoli,
In Italia, nel
700, trionfa, insuperata, la commedia di Carlo Goldoni,
il quale sostituisce la commedia dell’arte con la commedia
scritta, abolisce quasi interamente le maschere, e trae i suoi
personaggi direttamente dalla vita reale, anziché dalla
tradizione, nascono gli attori
interpreti.
La commedia
perde la sua caratteristica sostanziale che è quella della
comicità, nell’ 800, e si arricchisce di elementi drammatici,
trasformandosi profondamente, attenendosi alle cose della vita
reale. In questo periodo la commedia ha una straordinaria
fioritura in tutta Europa ed in America.
In Europa nel primo 900
emergono l’inglese George Bernard Shaw e
l’italiano Luigi Pirandello.
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É bene accennare anche alla
commedia in vernacolo,
che ebbe molto successo e fortuna in Italia.
Tra i maggiori che la
trattarono: Carlo Goldoni e Giacinto Gallina in veneziano,
Vittorio Bersezio in piemontese, Alfredo Testoni in bolognese, ed
altri.
I più famosi autori di commedie:
Greci:
Aristofane (V-IV secolo a.C.) e Menandro
(III secolo d.C.)
Latini:
Plauto (III secolo a.C.)
e Terenzio (II secolo
a.C.)
Italiani: Carlo
Goldoni (1707-1793) e Luigi
Pirandello (1867-1936)
Francesi: Giovanni
Battista Molière (1622-1673)
Inglesi:
Shachespeare (1564-1616)
e Bernardo Shaw (1856-1950)
Spagnoli: Lope
de Vega (1562-1635) e Calderon
de la Barca (1600-1681)
Russi: Antòn
Cechov (1860-1904)
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La commedia
dell’arte. Detta anche commedia di maschere, a braccia, all’improvviso, a soggetto, e
fuori d’Italia è detta commedia
all’italiana.
Fiorì nella seconda metà del XVI secolo ed ebbe
vita florida.
Fu verso la fine del XVI secolo che si diffuse in Italia
una nuova forma di spettacolo, chiamata Teatro
dell’arte, divenuto la culla di tutte le maschere che oggi conosciamo. Gli attori di questo teatro, infatti,
si specializzavano ognuno nel rappresentare un determinato tipo di
personaggio; questo personaggio ricopriva in ogni commedia, con lo
stesso nome, lo stesso costume, la stessa truccatura o la stessa
maschera, lo stesso linguaggio e soprattutto con lo stesso
carattere.Questi personaggi, che presero il nome di maschere
italiane, divennero noti in tutta Europa e rappresentati in
tutti i teatri.
Per
circa due secoli, le maschere italiane dominarono, animandole e
rallegrandole, tutte le rappresentazioni di tutti i paesi. Nobili,
principi e sovrani si contendevano le compagnie italiane della
Commedia dell’Arte, unici capaci di rappresentare le spassose
vicende delle maschere. A Parigi per circa due secoli, essi ebbero
un teatro a loro disposizione e potevano vantarsi del titolo di Comédiens
du Roi.
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Della
commedia l’autore forniva soltanto la trama (canovaccio) e la
divisione in scene (scenario), lasciando lo sviluppo dialogico e
mimico all’improvvisazione dei comici.
Talvolta nel dialogo si inserivano intermezzi
musicali ed allora la commedia prendeva nome di commedia musicale, che si rese poi autonoma con l’arrivo e l’affermarsi
del melodramma. La
commedia musicale si diffuse in tutta Italia acquistando
particolare importanza a Napoli nel XVIII secolo, dove venne
chiamata opera buffa.
La commedia dell’arte deve la sua fama, più che al
contenuto, alla bravura degli attori che impersonavano tipi fissi
ben noti al pubblico: le
maschere.
Con l’affermarsi della commedia Goldoniana, la commedia
dell’arte, già in decadenza, finì per scomparire.
Un famoso trio di maschere della commedia
dell’arte, cantori, è quello composto da Zani o Zanni, Corneto
e Pantalone.
Scomparse dalle scene dei teatri, le maschere
sopravvissero soltanto nelle feste e nelle mascherate di carnevale.
Durante queste giornate, una gran folla festosa, indossante i
costumi delle maschere, percorreva, a piedi o su carri e carrozze,
i corsi principali della città in una indescrivibile confusione
si mescolavano canti, burle, danze e giochi. |