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Aggiornato il  08-01-2007

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Due parole di RUGgGIO

Luisita Mazzini, nacque a Chiavari il 25 luglio 1896 , figlia di Enrico e di Colomba Assalino, coniugata in Di Negro, morì a Bagnone il 15 settembre 1992.

Un doveroso ricordo ad una Signora, che ci è stata di guida e che a molti ha aperto le porte ad un futuro migliore. 

Con la licenza di Avviamento Professionale di Stato, scuola che Lei presideva a Bagnone,  molti giovani si sono poi trasferiti al Nord ed hanno intrapreso mestieri qualificati nelle industrie, oppure sono stati assunti dall'Arsenale Militare di La Spezia.

Una madre per tutti noi, un presside che sorrideva e che dialogava con i giovani, senza mai imporre la propria volontà, ma parlando sempre pacatamente sino a convincere.

La ricordo tra i banchi di scuola intenta ad insegnarci a tracciare le righe con l'inchiostro e senza troppe pretese accettava anche le macchie che la penna troppo inzuppata lasciava cadere sulla candida carta Fabiano. Era il periodo più triste della nostra giovinezza, quello della guerra, e gli attrezzi da disegno erano vetusti, oggetti che ci venivano dai nostri padri, righe che già avevano servito a diverse battaglie ed assalti all'arma bianca, prima di arrivare a noi. La Prof. Luisita Mazzini tutto capiva, e ci perdonava, era un perdono che estendeva a tutti.... non solo a noi.

Non voglio essere prolisso, lascio spazio a chi meglio di me ha saputo descrivere la Prof. Pia Caterina Luisita Mazzini in Di Negro, nell'esposizione che segue, tratta da "Storie di Lunigiana" di Adriana Giorgi Hollet.

“Signora di Lunigiana”

LUISITA: la dignità  di una casata, la donna che sa vivere il ruolo imposto dalla famiglia e sa scoprire nella pittura l’evasione, nel ricordo l’attaccamento ai valori familiari, nei colori il piacere della natura, nelle ore più quiete del giorno che volge alla sera il piacere della contemplazione di un orizzonte caro e familiare capace di confortare l’anima stanca .

Pia Caterina, detta Luisita, questo è il nome dell’ultima Mazzini; nasce in Liguria ma viene subito portata all’Annunziata nella casa degli avi paterni e lì trascorre l’infanzia. Nella prima giovinezza, accompagnata dai genitori, va a Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti, appena istituita, distinguendosi subito per le sue doti di pittrice forte e gentile.

Rientrata alla S.S. Annunziata, Pia Caterina, apre il suo studio sulla terrazza panoramica della casa e quotidianamente ritrae il mondo che la circonda. Nelle sue tele rivivono i colori della Lunigiana: il verde cupo dei boschi, quello chiaro dei germogli, le foglie arrossate delle vigne e quello argenteo degli ulivi, i suoi contadini al lavoro, “il ritorno dai campi”, “l’idillio autunnale”, “il primo frutto”.

Ma è nei colori del cielo che la sua pittura si esalta.

 I tramonti di Lunigiana hanno colori inusuali: l’azzurro si fonde col rosa e scolora nell’oro del sole e lungo tutto il crinale degli Appennini, nel viola azzurro delle vallate si stendono le prime ombre della sera. 

La foto riproduce un dipinto di Luisita Mazzini del 1929.

Ha nella pittura un tocco forte, seppure delicato, come del resto è la sua stessa persona.

La sua figura, piccola e minuta, avanza nella penombra del salone. I capelli candidi, raccolti morbidamente dietro la nuca come di costume alle donne di Lunigiana, incorniciano un volto non bello ma fine e severo.

Il sorriso accompagna una voce garbata.

Prima e unica dichiarata “Signora di Lunigiana” nell’anno 1990, non porta mai gioielli e veste sempre abiti sobri.

Il visitatore con lei è sempre a proprio agio; Pia Caterina sa ascoltare, consigliare, confortare. Ha uno sguardo attento e intelligente e con gli anni ha assunto pazienza e sopportazione.

Nella sua lontana giovinezza, Pia Caterina, aveva ceduto quasi 

passivamente al buon matrimonio, come era di consuetudine. Il marito, medico, di nobile famiglia genovese, proprietario di ville e possedimenti, l’aveva lasciata presto vedova con un figlio. 

Nella foto il panorama di Castiglione del Terziere visto dalla sua terrazza.

 Assennata e modesta, conserverà intatto per lui il patrimonio famigliare e ne farà un medico come lo erano stati prima di lui il padre e il nonno nella tradizione della famiglia.

Pia Caterina, nel lungo scorrere degli anni, aveva preso l’abitudine di sedere in una poltrona del salotto e lì, come prima di lei la nonna e poi la madre, soleva restare assorta a lungo e con gli occhi chiusi. Di natura riservata non aveva mai rivelato quali fossero i suoi pensieri. 

Nella sua grande modestia non aveva raccontato mai delle splendide bambole di porcellana possedute, delle sue vacanze al mare di bambina ricca, dei premi e riconoscimenti avuti per la sua pittura e tanto meno del “felice notte signoria” che contadini e servitù le rivolgevano ogni giorno.

Accennava talvolta ai suoi amici scultori, ormai celebri e morti, ai suoi professori dell’Accademia che, ospiti alla S.S. Annunziata, avevano ritratto i suoi genitori.

La sua passata esperienza di insegnante e preside era testimoniata dalle

visite dei suoi ex allievi divenuti ormai uomini adulti e maturi.

La generosità con la quale, in periodi difficili anche per lei, aveva provveduto ad un piatto di minestra per i poveri le era valsa stima e riconoscenza.

Nella foto un'altro panorama di Castiglione del Terziere.

Il suo pensiero, nel volgere del tempo, andava sempre più spesso ai suoi cari ormai tutti sepolti nella grande tomba di famiglia; solamente il padre era stato inumato nella loro chiesa vicino all’acquasantiera e lì ogni giorno Pia Caterina Luisita, dopo aver pregato la sua Madonna miracolosa, andava ad inginocchiarsi restando alcuni minuti in devoto colloquio finale.

Le stagioni si avvicendavano e con lo scorrere degli anni ella aveva smesso di dipingere; si avvicinava il suo compiersi del secolo nella quiete di quella casa ricca di ricordi, arredi e modestia.

Al tramonto, nei pomeriggi estivi, soleva sedere a lungo sulla terrazza panoramica a riguardare il tramonto del sole e mentre il suo sguardo spaziava sui dorsali appenninici che scoloravano nel viola esprimeva tutto l’amore per la sua terra chiedendo di essere sepolta nel piccolo cimitero del paese accanto al fratellino morto un secolo prima.

Racconto di Adriana Giorgi  Hollet, da: "Storie di Lunigiana ".

Biografia

Mazzini Luigia Pia (vulgo Luisita), nacque a Chiavari il 25 luglio 1896, figlia terzogenita di Enrico e di Assalino Colomba.

Il padre Enrico, nato a Castiglione del Terziere frazione di Bagnone il 13 novembre 1849, era figlio di Mazzini Pietro e della contessa Caterina Noceti.

La madre Colomba, nata a Chiavari il 3 marzo 1864, era figlia di Assalino Bartolomeo e Simonetti Maria.

Mazzini Enrico e Assalino Colomba contrassero matrimonio il 19 luglio 1890. Dalla loro unione nacquero a Chiavari: Maria (22 giugno 1891), Pietro (1 luglio 1892- (+)19 gennaio 1894) e Pia (25 luglio 1896).  

Maria è sposa di Silvio Briasco.

Nei primi mesi dell'anno 1907 la famiglia Mazzini emigra da Chiavari a Bagnone e precisamente a Castiglione del Terziere nei loro possedimenti in localita SS Annunziata.

Enrico Mazzini (padre) morì a Genova il 2 gennaio 1924, Colomba Assalino (madre) morì il 19 gennaio 1894 a La Spezia (a Pitelli La Spezia secondo quanto riportato in un'annotazione a matita accanto alla data del decesso).

Luisita contrasse matrimonio con il dottor Giuseppe Di Negro il 26 ottobre 1929 a Castiglione del Terziere, nell'oratorio della SS. Annunziata di proprietà della famiglia Mazzini, secondo quanto dichiarato dal parroco officiante don Giuseppe Ricchetti.

Di Luisita si dice nell'atto di matrimonio: Mazzini Luigia, al civile Mazzini Luigia Pia, ma si faceva chiamare Luisita,  pittrice, residente a Bagnone frazione di Castiglione del Terziere.

Di Negro Giuseppe Maria Nicola Biagio Domenico Teofilo Giulio Torello nacque a Bagnone il 28 luglio1898. Era figlio di Andrea, ventiquatrenne al momento della nascita del figlio e domiciliato a La Spezia, e di Querni Teresa, emigrata da Bagnone a La Spezia nel febbraio del 1897.

Dal matrimonio di Luisita e Giuseppe nacque a La Spezia il 13 luglio 1931 Giancarlo, futuro dottore in medicina, chirurgo e primario dell’Ospedale di Sarzana.

Nel 1942 Giancarlo e Luisita si trasferirono a Bagnone, presumibilmente dopo la morte del Dott. Giuseppe, e posero la loro residenza in piazza Marconi, al numero 3.        Nello stesso anno, si registra un'ulteriore emigrazione, non risulta chiaro se di entrambi o solo di Giancarlo a Pontremoli, comunque nei primi mesi del 1943 rientrò (o rientrarono) a Bagnone.

Luisita morì a Bagnone il 15 settembre 1992.

"SIGNORA  DI  LUNIGIANA"

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