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“Signora di
Lunigiana” |
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LUISITA:
la dignità
di una casata, la donna che sa vivere il ruolo imposto dalla
famiglia e sa scoprire nella pittura l’evasione, nel ricordo
l’attaccamento ai valori familiari, nei colori il piacere della
natura, nelle ore più quiete del giorno che volge alla sera il
piacere della contemplazione di un orizzonte caro e
familiare capace
di confortare l’anima stanca
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Pia Caterina, detta Luisita, questo è il nome
dell’ultima Mazzini; nasce in Liguria ma viene subito portata
all’Annunziata nella casa degli avi paterni e lì trascorre
l’infanzia. Nella prima giovinezza, accompagnata dai genitori, va a
Firenze per frequentare l’Accademia di Belle Arti, appena istituita,
distinguendosi subito per le sue doti di pittrice forte e
gentile. |
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Rientrata alla S.S. Annunziata, Pia Caterina,
apre il suo studio sulla terrazza panoramica della casa e
quotidianamente ritrae il mondo che la circonda. Nelle sue tele
rivivono i colori della Lunigiana: il verde cupo dei boschi, quello
chiaro dei germogli, le foglie arrossate delle vigne e quello
argenteo degli ulivi, i suoi contadini al lavoro, “il ritorno dai
campi”, “l’idillio autunnale”, “il primo frutto”.
Ma è nei colori del cielo che la sua pittura si
esalta. |
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I tramonti di Lunigiana hanno
colori inusuali: l’azzurro si fonde col rosa e scolora
nell’oro del sole e lungo tutto il crinale degli Appennini,
nel viola azzurro delle vallate si stendono le prime ombre
della sera.
La foto riproduce un dipinto di Luisita
Mazzini del
1929. | |
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Ha nella pittura un tocco forte, seppure
delicato, come del resto è la sua stessa
persona.
La sua figura, piccola e minuta, avanza nella
penombra del salone. I capelli candidi, raccolti morbidamente dietro
la nuca come di costume alle donne di Lunigiana, incorniciano un
volto non bello ma fine e severo.
Il sorriso accompagna una voce
garbata. |
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Prima e unica dichiarata “Signora di Lunigiana”
nell’anno 1990, non porta mai gioielli e veste sempre abiti
sobri.
Il visitatore con lei è sempre a proprio agio;
Pia Caterina sa ascoltare, consigliare, confortare. Ha uno sguardo
attento e intelligente e con gli anni ha assunto pazienza e
sopportazione.
Nella sua lontana giovinezza, Pia Caterina,
aveva ceduto quasi |
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passivamente al buon matrimonio, come era
di consuetudine. Il marito, medico, di nobile famiglia
genovese, proprietario di ville e possedimenti, l’aveva
lasciata presto vedova con un figlio.
Nella foto il panorama di Castiglione del
Terziere visto dalla sua
terrazza. |
Assennata e modesta, conserverà intatto
per lui il patrimonio famigliare e ne farà un medico come lo erano
stati prima di lui il padre e il nonno nella tradizione della
famiglia. |
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Pia Caterina, nel lungo scorrere degli anni,
aveva preso l’abitudine di sedere in una poltrona del salotto e lì,
come prima di lei la nonna e poi la madre, soleva restare assorta a
lungo e con gli occhi chiusi. Di natura riservata non aveva mai
rivelato quali fossero i suoi
pensieri. |
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Nella sua grande modestia non aveva raccontato
mai delle splendide bambole di porcellana possedute, delle sue
vacanze al mare di bambina ricca, dei premi e riconoscimenti avuti
per la sua pittura e tanto meno del “felice notte signoria” che
contadini e servitù le rivolgevano ogni
giorno. |
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Accennava talvolta ai suoi amici scultori,
ormai celebri e morti, ai suoi professori dell’Accademia che, ospiti
alla S.S. Annunziata, avevano ritratto i suoi
genitori.
La sua passata esperienza di insegnante e
preside era testimoniata dalle
visite dei suoi ex allievi divenuti ormai
uomini adulti e maturi. |
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La generosità con la quale, in periodi
difficili anche per lei, aveva provveduto ad un piatto di
minestra per i poveri le era valsa stima e
riconoscenza.
Nella foto un'altro panorama di
Castiglione del
Terziere. | |
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Il suo pensiero, nel volgere del tempo, andava
sempre più spesso ai suoi cari ormai tutti sepolti nella grande
tomba di famiglia; solamente il padre era stato inumato nella loro
chiesa vicino all’acquasantiera e lì ogni giorno Pia Caterina
Luisita, dopo aver pregato la sua Madonna miracolosa, andava ad
inginocchiarsi restando alcuni minuti in devoto colloquio
finale. |
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Le stagioni si avvicendavano e con lo scorrere
degli anni ella aveva smesso di dipingere; si avvicinava il suo
compiersi del secolo nella quiete di quella casa ricca di ricordi,
arredi e modestia. |
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Al tramonto, nei pomeriggi estivi, soleva
sedere a lungo sulla terrazza panoramica a riguardare il tramonto
del sole e mentre il suo sguardo spaziava sui dorsali appenninici
che scoloravano nel viola esprimeva tutto l’amore per la sua terra
chiedendo di essere sepolta nel piccolo cimitero del paese accanto
al fratellino morto un secolo prima.
Racconto
di Adriana Giorgi
Hollet, da: "Storie di Lunigiana
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