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IL
MERCATO A Bagnone il mercato si teneva e si tiene tutt’ora il lunedi di ogni settimana. Una volta era un raduno di tanta gente e ciascuno approffittava per vendere o comprare articoli di prima necessità, d’uso comune per la casa o per la campagna, farine, riso, legumi o sementi e mangimi. Oggi è un mercato ridotto rispetto a quello di un tempo; i banchi dei venditori sono diminuiti sensibilmente. La
causa è dovuta al calo della popolazione ed il prolificare dei grandi
supermercati, che hanno influito molto e soppiantato il ruolo dei
mercati rionali settimanali; il mercato a Bagnone è limitato alla
spesa settimanale delle poche massaie rimaste in paese. Restano pochi venditori ambulanti di generi di consumo, e solo quelli che hanno ancora una buona clientela, riescono a resistere, perchè mettono sul mertcato un prodotto al quale si crede ancora e si da fiducia all'ormai noto venditore. In
passato, e specialmente nel Medioevo, il mercato era posto nelle piazze
dove venivano esposte le merci più svariate offerte in vendita e dove
si riunivano i mercanti a trattare gli affari. Talvolta nelle città si
destinavano a mercati i portici o logge e guardacaso a Bagnone alla
piazza del mercato si aggiungeva il borgo con i portici. Nel Settecento ci fu un ingrandimento del paese, con la costruzione della piazza del mercato, tra la via della Dogana e la via del Borgo, oggi via della Repubblica. L'apertura della via del Borgo, che obbligò la demolizione di una casa, collegò il centro storico con la nuova piazza del mercato, con l'accesso alla Porta Fiorentina e a Porta Parma o del Castagno, oggi piazza Roma. Ad
ogni stagione il mercato assumeva aspetti diversi. In primavera
prevalevano gli approvvigionamenti delle sementi e delle piccole
pianticelle da trapianto, mentre in autunno erano gli articoli per la
vendemmia e per la vinificazione, cesti, panieri, botti, barili e tutto
il necessario, quelli che predominavano sul mercato. Il mercato, come ho detto sopra, viene soppiantato dai grandi supermercati e dai grandi centri commerciali, per cui un giorno spariranno definitivamente, e rimarranno le fiere stagionali e le sagre, nelle quali alla merce si aggiunge il diversivo ed anche il divertimento.
UN PO' DI STORIA
Il Castello di Bagnone e la Pieve di Bagnone, pur essendo ad "un tiro di schioppo" l'una all'altra, si sono sviluppate su due aree diverse. Il Castello, antico castrum, é sorto per ragioni militari, su un colle roccioso che strapiomba sul torrente Bagnone, intorno al X secolo, mentre la Pieve, e se ne hanno notizie della sua operosità in un documento, già nel 981, è nata forse nel VIII-IX secolo, e si è estesa su un costone del Monte Barca, più a monte del Castello di Castiglione del Terziere, le cui origini risalgono al periodo che va dal tardo antico all'alto medioevo, e sono testimoniate da elementi murari e tipologici riferibili al VI - VII secolo. (da il Castello di Castiglione del Terziere, testo di Stefano da Milano, edizione Silvania Editoriale, all'inizio del Sommario). Nelle vicinanze della Pieve sgorga il canale Torchio di Bacco che alla confluenza col canale del Deglio, originano il torrente Civiglia. Due vallate completamente diverse, la prima, quella del torrente Bagnone, scarica a valle nel fiume Magra nelle vicinanze di Villafranca Lunigiana, mentre la seconda, quella del Civiglia, fa scaricare anch'essa le sue acque nel fiume Magra ma in quel di Terrarossa, comune di Licciana Nardi, quasi alla confluenza col torrente Taverone. Dall'analisi di antichi documenti si può capire con certezza che la Pieve è stata un'organizzazione eclesiastica che ha seguitoto quella politico-militare del Castello di Castiglione del Terziere, e forse anche di quello di Corvarola. La posizione della Pieve, dedicata a S. Cassiano, e sorta a ridosso del monte Barca, era protetta a valle dai Castelli Malaspiniani di Virgoletta, di Villafranca, di Corvarola, e da quello fiorentino di Castiglione del Terziere. Queste roccaforti militari proteggevano sicuramente la Pieve da eventuali attacchi di briganti che, a quei tempi, infestavano la valle del Magra da Villafranca a Terrarossa, depredando le carovane dei pellegrini che transitavano inavvertitamente sulla via Francigena, su quel tratto che costeggiava il fiume Magra. I viandanti più avvertiti invece, preferivano allungare leggermente il percorso e da Villafranca deviavano all'interno, come fece S. Rocco, per Virgoletta, quindi Vallescura e Merizzo per raggiungere nuovamente la via Francigena a Terrarossa. Su questo percorso, in una località tra la Ghiaia e la Piana, esiste tutt'oggi l'Oratorio dedicato a S. Rocco pellegrino. É bene ricordare che contemporaneamente alla nascita del Castello, sulla sponda destra del Torrente Bagnone, sulla via che da Malgrate, via Corlaga conduce a Treschietto, Compione, Apella, esisteva una cappella dedicata a S. Maria del Pianto e che in questa zona detta Gutula stava nascendo il Borgo che, prima chiamato Gutula, diventerà poi Borgo di Bagnone. Un importante incrocio di strade detto "snodo", nel senso di struttura territoriale che riceve flussi plurimi e smista pure flussi altrettanto plurimi orientati in varie direzioni, dove si incontravano mercanti e viandanti di ogni luogo. A Gutula infatti sorgeranno le porte Parma e Fiorentina, le due strade che si ricollegheranno alla Via Francigena o Romea, una in direzione ovest e l'altra est. A nord di Gutula, oltre il torrente, i primi contrafforti dell'Appennino, quindi i possedimenti marchionali, quindi il crinale, oltre il quale è la regione Emilia. L'esistenza del borgo di Bagnone risulta documentata in epoca anteriore all’anno mille. Nel diploma di Ottone II alla Chiesa di Luni dell’anno 981 l’imperatore riconosce al vescovo Gotifredo il "mercatum in plebem Sancti Cassiani". Interpretato come: "mercato per il popolo della Pieve di San Cassiano". Viene così istituito un primo luogo di commercio, in località Gutula, dipendente dalla Pieve, non più luogo di contrabbando, ma pienamente legale ed autorizzato. Il territorio bagnonese, con le sue strade di comunicazione con le valli parmensi e quelle liguri, importante per la "Via del Sale", diventa un territorio noto e frequentato dagli abitanti di Lunigiana ma anche da gente proveniente da oltre Appennino, per i suoi mercati e commerci che si tengono regolarmente tutti i lunedì dell'anno, con affollata presenza di esercenti e di acquirenti.
LE FIERE
Verso
la seconda metà del 1500, la presenza fiorentina, l’ampliamento delle
vie di comunicazione favoriscono lo scambio delle merci e si profila l’esigenza,
su esempi di regioni più avanzate, di creare forme più ampie di
rapporti economici e commerciali. Anche
dal lato logistico, nuovi spazi, nuove costruzioni, anche locandiere, si
aggiungono allo sviluppato Borgo di Bagnone e vengono ad incrementare e
a rafforzare il già florido commercio. Parimente
alla realizzazione della Fiera, il Governo coglie l’occasione per
stabilire controlli di ordine pubblico. Agli inizi del 1600 si provvede a lastricare la nuova piazza realizzata a sud-ovest del Borgo che viene appunto denominata piazza del Mercato (è oggi una parte di Piazza Roma), ed è in questa Piazza e sotto i portici del Borgo che si realizzano gli scambi commerciali. La
prima notizia sulla volontà di istituire una fiera (di
Santa Caterina?… n.d.a.) è data dalla richiesta inoltrata a
Firenze dagli abitanti del Comune di Bagnone nel 1596, di
voler realizzare una fiera annuale in detto Comune per otto giorni dei
quali quattro prima delle Calende di Agosto e i rimanenti dopo
(28,29,30,31 Luglio e1,2,3 e 4 Agosto), con la raccomandazione
della presenza di una guarnigione di soldati dello stesso Capitanato da
porsi sotto il Comune e la contemporanea supplica affinché la Fiera
fosse esente da tutte le gabelle e debiti civili. Già
in occasione dei mercati medioevali venivano promulgati i bandi, puniti
i rei ed eseguita la frusta pubblica. Dall’istituzione del Notariato
(1500), ai tempi Leopoldini (1700) l’esercizio della giustizia era
riservato nei giorni di mercato, consuetudine giunta a noi sino a che è
esistita la Pretura a Bagnone. Stiamo
sicuramente attraversando un florido periodo di economia curtense.
(n.d.a.) La Fiera di Santa Caterina ha in questi tempi la sua miglior fortuna che segue anche l’andamento della crescita demografica della popolazione. Gli
scambi si intensificano quanto più questa cresce e parimenti cresce la
richiesta delle merci. Agli inizi del XV secolo 38 erano le famiglie di
Bagnone fra «tereri e forestieri» dal momento che – dice il da Faie
– « …questa terra è tutta abitata da zente venute d’entorno
che anticamente non gene sono quattro famiglie… Polo di Cartegno
e Maté suo fratello insieme e ricchi, sono anticamente di questa terra,
Franzon e Malengamba fradeli… Domenico della Piaza de questa terra ». Ma
quali erano le vie previlegiate dei commerci attraverso le quali le
merci giungevano alla fiera? …Tralascio
le descrizioni antiche;
i porti principali erano Livorno e Carrara, ma lo scalo merci
privilegiato era Sarzana… Le
vie per
Parma meglio collegate erano
via
Fivizzano o via Comano. Le
vie per Parma meglio collegate ai porti preferenziali per tutto il
territorio granducale al quale apparteneva anche Bagnone, passavano per
il Fivizzanese, per Comano, per Linari e si intrecciavano con quelle
provenienti dal Genovese e dirette nel Modenese via Sassalbo. Si
sviluppa così nel XVII secolo un certo contrabbando tra Fivizzano e
Sassalbo dove in quegli anni sorgono grossi negozianti di generi
commestibili. Ecco allora che la circolazione interna delle merci, nei
territori granducali e quindi anche a Bagnone, conosce maggiore fortuna
ed incrementa l’eccedenza interna. Il surpiù si vendeva nei mercati
interni e alle fiere: Olii, segala, grani, biade, farine dolci,
formaggi, prodotti di lavorazione del legno, vimini, ferro e pietra,
carbone di legna, sapone fatto con calce, soda e prodotti tessili e
filati. Il lino proveniva da Livorno e dalla Lombardia, ma le canape
nostrane superano in bontà quelle lombarde e bolognesi per la fortezza
e la finezza, sono lunghe e dopo la macerazione non si gramolano
e si stigliano a mano. Alla
Fiera soprattutto, più che ai mercati settimanali caratterizzati da
scambi di prodotti interni, apparivano merci forestiere : pannine,
altrimenti dette stamine e filgrandi, tessuto principe di grande
commercio, oltre olii, biade, granaglie, vini, droghe, salumi, e il
sale, merce di grande considerazione per la Regia Dogana. Ma fonte di
reddito e mercie privilegiata della Fiera di Santa Caterina, altrimenti
detta del bestiame, erano "i besti"; un quarto della
popolazione era dedita alla pastorizia ed all’allevamento del
bestiame. Tutto ormai si può trovare alla Fiera di Santa Caterina a Bagnone, siamo nel XIX secolo, epoca di nascita delle prime manifatture. Lo sviluppo di grossi centri commerciali, favorisce un modo immediato di approviggionamento quotidiano delle totalità delle merci e non c’è più la necessità di aspettare la Fiera per acquistare scorte, per accedere alla completa disponibilità dei prodotti. Il
rinnovato e continuato impulso della Fiera, oggi ha più il sapore di
una riscoperta del
piacere dell’incontro, del gusto di socializzare e di divertirsi,
oltre a quello di voler ritrovare le radici del nostro passato e del
rapporto con gli altri, attraverso un discorso storico e tradizionale
che la collettività bagnonese e l'Amministrazione comunale vogliono
mentenere e valorizzare. |
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Spunti tratti da : - Uno scrittore lunigianese del 400 - Giovanni Antonio Da Faie. -
Menhir Lunigiana il
territorio, Bagnone.) www.menhir.net/italia/lunigiana - Mercati Lunigianesi tra alto Medioevo e primo Medioevocentrale. |
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La maggior parte delle date sono stabilite annualmente. È bene informarsi in Comune, tel: (0187) 42 92 90
** LE DATE DELLE SAGRE VARIANO OGNI ANNO, IL CALENDARIO E BASATO SUI FINE SETTIMANA.
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