Aggiornato il  21-01-2008

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Cartina

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Foto 1
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Foto 2
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Foto 3
LA  NOSTRA  VETTA

L'Appennino settentrionale è una suddivisione della catena degli Appennini, è localizzato nella parte più a nord dello stivale.

L'Appennino settentrionale si estende dal Colle di Cadibona, dove si unisce con le Alpi, al passo della Bocca Serriola, per mezzo della quale l'alta valle del fiume Tevere e quella del Metauro comunicano fra loro.

L'Appennino settentrionale si suddivide nelle sezioni regionali dell'Appennino Ligure, dell'Appennino tosco-emiliano e dell'Appennino tosco-romagnolo.

È importante esaminare questa meravigliosa catena montuosa dai due lati, sono due punti di vista molto differenti: da quello nord (emiliano) e da quello sud (Toscano).  Il tratto indicato in blu sulla cartina, è la nostra  catena, che inizia dal passo della Cisa (1055m), sino al passo del Lagastrello (1152m)

In questo tratto spiccano il monte Borgognone (1401m), il monte Cirone (1301m), il monte Tavola (1504m), il monte Fosco (1683m), il monte Orsaro (1831m), il monte Braiola (1821m), il monte Marmagna (1852m), il monte Aquila (1780m), il monte Brusa (1796m), il monte Matto (1837m), il monte Paitino (1815m), il monte Sillara (1861m - 44° 22' N; 10° 3' E), il monte Bragalata (1835m), il monte Bocco (1791m), il monte Malpasso (1716m).

La foto 1, scattata dal monte Bragalata, ci mostra il crinale della catena appenninica, dal Monte Sillara al Monte Orsaro, versante sud, nel comune di Bagnone.

Il versante parmense, vedi foto 2, noto come Parco dei Cento Laghi, dalla nuda scende al lago Sillara, è caratterizzato dai suoi specchi d'acqua d'origine glaciale, dai boschi di giganteschi faggi, di abeti bianchi e rossi, di cerreti fiorenti su un terreno alluvionale, si alternano a versanti più dolci rivestiti da brughiere a mirtillo e praterie. 

Il versante toscano invece, vedi foto 3, sottoposto alle bufere ed al vento di libeccio, si presenta più roccioso con forti strapiombi, per poi adagiarsi su un fondo valle raddolcito dalle masse glaciali. Dalla "nuda" con gli alti pascoli, si scende attraverso boschi di faggi e cerri, per entrare nei vasti castagneti.

Una montagna questa nel comune di Bagnone che ritorna, anno dopo anno più selvaggia, perchè la natura riprende quello che l'uomo gli ha tolto. È un luogo che da vita a molteplici varietà di piante e di fiori. 

Nelle zone più alte, fino al crinale, brughiere e praterie sono punteggiate dal mirtillo nero e dalla tipica flora degli ambienti rocciosi. 

Tra i 1000 e i 1400 metri vi crescono i faggi, mentre il cerro e il carpino nero dominano le quote medie. I castagneti, eritaggio romanico, un tempo ben curati incorniciano le basse quote e i borghi collinari. 

Gli abeti e le speci botaniche di origine alpina, introdotte nel dopo guerra per errore forestale, sono le ultime testimonianze di un brutto aspetto paesaggistico non consono alle nostre montagne.

Per conoscere le caratteristiche naturali della nostra montagna, l’ideale sono i percorsi tematici e i sentieri didattici dedicati al bosco, ai laghi e alle torbiere. 

Per favorire la visita a questi delicati ambienti sul versante nord, in lenta evoluzione, sono stati allestiti due sentieri che collegano Prato Spilla, la nota stazione sciistica del parmense, con la piana di Lagdei, escursioni di diversa lunghezza che passano vicino ad alcuni di questi suggestivi laghi.

Sul versante parmense, dal Lagastrello, spettacolare l’escursione al lago Scuro: un susseguirsi di scorci panoramici sui sottostanti laghi, mentre da Prato Spilla si può accedere al monte Sillara, costeggiando il lago Balano e il lago Verde, con sosta al rifugio Canin, via lago Sillara e poi la salita alla cima del monte Sillara.

Da Bosco di Corniglio ai Lagdei, ed a piedi lungo un bellissimo sentiero, oppure in seggiovia, si raggiunge il Lago Santo, il più ampio bacino naturale dell’Appennino tosco-emiliano sul versante parmense.

Un lungo sentiero costeggia il lago e sale dolcemente tra i Faggi, poi la nuda ed una lunga salita ci fa arrivare al passo delle Guadine, da quì si possono seguire diversi itinerari; percorrere il crinale sino al monte Sillara, oppure salire sulla destra alla Croce del Marmagna, o scendere alle capanne di Cortiglia, in comune di Bagnone, seguendo il torrente Re di Valle si arriva a Vico Valle. 

I sentieri a volte sono erti e scabrosi, attraversano ripide pareti rocciose; si devono seguire i sentieri del CAI e del Trecking Lunigiana. 

 
GLI  ITINERARI

Sul versante lunigianese invece i percorsi sono più impegnativi e direi anche più duri; è necessaria una buona preparazione fisica e una buona compagnia di alpinisti. 

Si può iniziare la camminata da quattro differenti località bagnonesi che si possono raggiungere facilmente in macchina, sono tutte frazioni del comune di Bagnone, e per arrivare è obbligatorio superare il capoluogo e seguire le indicazioni stradali:  Vico, Treschietto, Iera e Compione.

Lasciata la macchina si devono seguire dei percorsi ben indicati dal CAI, ed è consigliabile munirsi di una cartina "LUNIGIANA NORD-ORIENTALE" con indicati i sentieri e i luoghi da raggiungere.

Da Vico Valle, seguendo a ritroso il percorso sopra indicato lungo il torrente Re di Valle, il primo tratto è una strada sterrata che può anche essere percorribile in automobile per un certo tgratto. Si passa sotto il Monte delle Ciliege, si raggira il Monte Cortiglia sino alle capanne, poi per la nuda sino al passo delle Guadine, marciando il crinale si arriva alla vetta del Sillara. Un percorso lungo e faticoso, tanto più se si pensa al ritorno che può essere fatto anche diversamente secondo un programma prestabilito.

Da Vico Monteruolo, si possono seguire per un certo tratto due strade sterrate: quella di sinistra che conduce sino in Paparola, quindi a piedi si sale al rifugio Matale; quella di destra invece, seguendo il torrente Acquetta sino alla località Mallacchio, quindi a piedi si sale al rifugio Matale. Dal Matale si deve seguire un sentiero nella nuda che conduce al Passo di Badignana, sotto al Monte Matto. Anche da quì, marciando il crinale si arriva alla vetta del Sillara.

Dal cimitero di Treschietto, si deve percorrere una strada sterrata che conduce, passando da Monforca,  quasi alla località Cimarola. A piedi si sale sino alle capanne di Batone, quindi al Passo di Badignana, oppure a destra verso la Cocca, la Verzella, si sale alla vetta del Sillara.

Da Iera, al ponte sul torrente Bagnone la strada è transennata, bisogna camminare a piedi seguendo il torrente sino alle capanne di Garbia, poi le capanne di Iera, sino a raggiungere la località Verzella, da cui si sale alla cima del Sillara.

Da Compione, un vecchio progetto ha tracciato una strada che conduce alle capanne dei Tornini, ma è una strada incompiuta, non collaudata, che è stata chiusa al traffico. Quindi dal cimitero di Compione ci sono due alternative, quella di seguire la strada rotabile chiusa al traffico motorizzato, oppure seguire la vecchia strada mulattiera sino alle capanne dei Tornini. Dalle capoannne dei Tornini si può tornare alla Verzella, oppure salire la vecchia strada per Valditacca sino al crinale, e raggiungere la cima del Sillara.

Sono cinque percorsi assai impegnativi e consigliati a gruppi di alpinisti allenati. Percorsi da fare nella buona stagione, pericolosi e sconsigliati in inverno causa improvvisi banchi di nebbia e scivolose gelate.

Pubblicato il  21-01-2008