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Vetrina
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I
mulini di Bagnone ai primi del '900
la
casa bassa. |
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Foto 1
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Foto 2
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Foto 3
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Le
macine in pietra arenaria
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*** |
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Ponte
dei mulini di Iera |
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I
quadri dipinti sono del pittore
A.
Ghironi

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I
vecchi mulini di Vico Valle
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Ruderi
del Mulino di Compione
Foto
di
W.
Martini
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I
mulini di Iera |
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La
mora
di
Corlaga
Presa
d'acqua
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Veduta
parziale del Castello di Corlaga con la torre. |
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Mulino
tra i monti |
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DAL 1400
AD OGGI |
La
Lunigiana, i suoi vecchi borghi, i boschi, i castagneti, i torrenti,
le meraviglie dell'Appennino, offre oggetto di ricerca continua, di una
storia non ancora finita di scoprire e di scrivere. I mulini erano
infatti di primaria importanza nell'organizzazione agricola e
famigliare del tempo passato. Tutto avveniva attorno al mulino;
il trasporto dei macinandi, la sosta degli animali raglianti,
legati per ore ed ore ad un gancio, l'attesa, le chiacchiere per
ammazzare il tempo, le sbornie all'osteria tra una macinata e
l'altra, il rientro con le some cariche di farina ed il villano
brillo che si faceva trainare sino a casa dall'asino sapiente
perchè gli teneva stretta tra le mani la sua coda. Un'attività
importante quella del mulino che originò proteste e
rivolte nel sistema economico locale di quel tempo.
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La
fotografia nº 1 ci mostra alle pendici del colle sul quale
sorge il Castello, alcuni vecchi edifici e resti di muraglie di
sostegno e di difesa lungo il canale Pendeggia (in dialetto Pandèza), sulla riva sinistra del torrente Bagnone. In base a
qualche traccia superstite, di lavori eseguiti anticamente lungo
il canale, si potrebbe ipotizzare che in epoca altomedievale
(1100) esistesse un primo mulino per le esigenze del Castello.
Un
secondo mulino, denominato Pizzati, era sino alla fine
dell'ottocento operante al di la del ponte della Pialastra,
porta Fiorentina, foto
nº 2, che immetteva nella via Fiorentina, che transitava per
Cà d'Timorat, quindi per Castiglione del Terziere. Le
costruzioni dell'antico mulino, furono poi demolite e modificate e divennero case di
abitazione per i dipendenti della Società Elettrica. Le macine
sono tutt'oggi evidenti, forse coperte dai rovi, nel giardino
sottostante le costruzioni.
L'attività
molitoria bagnonese è antichissima ed un'altra storica memoria
è nella cartolina pubblicata nella fotografia nº 3, nella
quale si vedono, da sinistra a destra, il ponte Vecchio che
dalla via Pendeggia o dal Castello immetteva nel borgo murato
"Gutula" attraverso la porta di Santa Caterina, alcune
basse costruzioni con giochi di tetti vari vicine al corso del
torrente, e quindi il Ponte Nuovo, costruito nel 1866, poi
intitolato a Vittorio Emanuele II, e sulla spalletta del quale
si nota un artistico lampione della vecchia illuminazione
pubblica. Nei bassi edifici vicini al torrente funzionarono per
secoli i mulini fatti costruire nel 1446 dai Malaspina di
Bagnone, vedi "I Moti di Pastina", e che in seguito
appartennero ai Conti Noceti. Su di un edificio della nostra
epoca che sovraste le basse costruzioni, una lapide ricorda l'antichità
dei mulini bagnonesi.
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LA
LOCALIZZAZIONE DEI MULINI |
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Nel
percorso del Torrente Bagnone, di cui mi occupo particolarmente, e di
quattro importanti affluenti, l' Acquetta, il Re di Valle,
il Mangiola e
il Bagnolecchia, tutti a carattere torrentizio, sino alla confluenza col
fiume Magra, si contavano ben diciotto mulini attivi.
Solo
nel territorio di Bagnone, le acque dei cinque torrenti servivano,
fino agli anni 1950 ed alcuni ancora oggi in operazione, ad alimentare per
mezzo di prese e di canali ben 13 mulini costruiti lungo il loro corso.
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Nome del Mulino |
Località |
Torrente |
| -
Pompiglio |
Villafranca
L. |
Bagnone |
| -
Cagnacci |
Filetto |
Bagnone |
| -
Cagnacci |
Filetto |
Bagnone |
| -
Tardiani |
Virgoletta |
Bagnone |
| -
Centrale |
Bagnone |
Bagnone |
| -
Pizzati |
Bagnone
Capoluogo |
Bagnone |
| -
Conti Noceti |
Bagnone
Capoluogo |
Bagnone |
| -
Marzo |
Bagnone
Capoluogo |
Bagnone |
| -
Corlaga |
Corlaga
di Bagnone |
Bagnone |
| -
Vico Valle |
Vico
di Bagnone |
Re
di Valle |
| -
Vico Simonetti |
Vico
di Bagnone |
Acquetta |
| -
Vico Ricco |
Vico
di Bagnone |
Acquetta |
| -
Iera Cavalieri |
Iera
di Bagnone a monte |
Bagnone |
| -
Iera Cavalieri |
Iera
di Bagnone a valle |
Bagnone |
| -
Biagini |
Compione
di Bagnone |
Bagnolecchia |
| -
Zani |
Mochignano
di Bagnone |
Mangiola |
| -
Casalecchio |
Collesino
di Bagnone |
Mangiola |
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RICERCA
STORICA |
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Tutti
i mulini sono di origine remota e tutti erano, sino alla metà del secolo scorso,
ancora in operazione, mentre alcuni, come ho
già detto, sono tutt'oggi in esercizio, utilizzando la medesima tecnica molitoria che
non ha subito mutamenti sostanziali dal periodo feudale.
Nel
nostro territorio i mulini sono disposti lungo il corso del torrente
Bagnone e suoi affluenti; settore ovest, da dove traggono l’acqua
necessaria per far girare le macine di pietra arenaria. Nel settore est,
lungo il Civiglia non vi sono mulini perchè il torrente non ha
sorgenti naturali continue, come il torrente Bagnone. L'acqua
che scorre, anche nei periodi di minima magra è continua e
sufficiente a generare l'energia motoria necessaria per far azionare i mulini.
L'opera idraulica inizia da
uno sbarramento fluviale "la mora" che serve da "presa"
nel greto del torrente, dalla quale parte la canalizzazione
scoperta, "la gora", che convoglia l'acqua al mulino dove, per caduta, crea un flusso costante atto
ad imprimere la forza richiesta per muovere la ruota idraulica ad asse
verticale, ubicata sotto la macina.
Nel
tentativo di ricostruire il mondo di uomini e cose che ruotavano intorno
ai mulini, va in primo luogo sottolineato che i proprietari erano sempre
i feudi o rappresentanti della classe del patriziato urbano o comunque colui
che poteva realizzare quel notevole investimento di capitale che la
costruzione del mulino comportava.
Il
proprietario dava, dietro pagamento di un canone, la gestione del mulino
ad un mugnaio (al mòlinar), che decideva di gestirlo con l'aiuto della
famiglia, quasi sempre con la moglie o con una figlia, (la mòlinara),
con la quale divideva, teoricamente, lucro e spese.
Al
funzionamento e alla manutenzione della mola, alla pulitura della gora,
alle riparazioni in generale era l'uomo che se ne occupava; il compito
di trasportare il macinante fino alla tramoggia e successivamente
insaccarlo spettava, all'aiutante (ma spesso chi occupava questo posto erano le stesse persone).
I
prodotti nostrani che venivano trattati al mulino erano in stagioni
diverse: il grano, la segala, il mais, le castagne secche. La nostra agricoltura,
adattata al territorio montagnoso, non aveva grandi produzioni di
cereali, era invece abbondante quella delle castagne.
Il territorio è
coperto da vastissime estensioni di castagneti e la pulizia del
sottobosco ed il raccolto occupavano per parecchi mesi il lavoro annuale
della famiglia contadina. Il Castagno era il produttore del
"Pane" della Lunigiana. Le castagne secche (gusson), macinate,
davano dell'ottima farina dolce, con gli scarti (pasturi), anch'essi
macinati, davano una farina più scadente che serviva per l'alimentazione
degli animali, specialmente per i maiali da ingrasso. Questa farina unita
agli avanzi della cucina bagnonese, davano degli ottimi risultati nell'allevamento
del bestiame, nella produzione della carne suina, per cui si confezionavano insaccati e
salumi di primissima qualità.
"Ecco
parchè la roba ad me nona l'er pu bona!"
Persino
la buccia delle castagne, una volta essicate, il rusco, in dialetto "al
rusch", veniva raccolto in sacchi e conservato per l'inverno;
serviva a ricoprire i ceppi ardenti del camino e così bruciando
lentamente sviluppava calore, quindi aiutava a riscaldare l'ambiente.
Il mulino era un opificio importante e di primissima necessità nelle
zone agricole. Se ne contavano tanti, perchè dovevano
deservire tutta la popolazione del luogo, a quei tempi da noi numerosissima,
circa ottomila abitanti.
Il
mulino, nel periodo medioevale, è stato oggetto di crisi politico-economiche importanti nel nostro
territorio. Trascrivo qui di seguito due dei più gravi moti di
protesta che si sono verificati da noi nel '400 e '500.
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I
MOTI DI PASTINA
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“…l’ultimo
feudatario di Bagnone fu il Marchese Cristiano
Malaspina, primogenito del Marchese Giorgio, uomo
assai stimato dai suoi conterranei. Il Marchese Cristiano amareggiato
dai tentativi del fratello Eduardo di volergli usurpare il potere,
e dai
moti del popolo, in particolare da quello di Pastina,
di volersi sottrarre alla sua autorità, a ciò istigato da certo Corrado
del Buono originario di Filattiera soprannominato Fantauzzo,
ed in fine anche dai segreti maneggi del Granducato di Toscana
che già aveva ricevuto in accomandigia il feudo di Bagnone e del
quale ora aspirava all’annessione. *
Il
Marchese quindi decise di
liberarsi della situazione accennata, divenuta per lui insostenibile,
col vendere ai Fiorentini il Feudo e le terre
dipendenti, in cambio di 8.000
fiorini d’oro".
**
* *
L'origine
delle rivolte degli abitanti di Pastina, era dovuta al malcontento che
si era da tempo creato circa l'uso degli impianti ed i costi della macinazione,
che il
Marchese aveva imposto sui sudditi ed in particolare su quelli di
Pastina, maggiori utilizzatori dei mulini.
Le
manovre politiche, aiutate dal sobillatore Fantuzzo, portarono i
pastinesi a ribellarsi al Marchese e a sostenere l'annessione con
Firenze. Azione che è stata accolta con simpatia dal Granduca che ha
concesso alla popolazione di Pastina tante considerazioni future
sull'uso del mulino e sui costi di macinazione.
**
* *
Il
Feudo passerà nel 1471
sotto il dominio di Firenze. La
potestà fiorentina durerà sino al 1526,
quando i Noceti sono immessi nel
possesso della Rocca di Bagnone.
Vedi "Il Gurguglione" - Fascicolo Iº - La fine dei Malaspina
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LA
RIBELLIONE DI CORLAGA
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É
l’anno 1523 « ab incarnatione », allorché il dì 15
novembre, fu ultimato il restauro del Castello di Corlaga, il marchese
Leonardo Malaspina vi si recò ad abitarlo; qui ricevette giuramento di
fedeltà dagli Uomini di Corlaga, così come lo stesso prometteva di ben
governarli e tenerli cari e di non sottoporli giammai ad altri Marchesi,
obbligandosi invece nel caso di non poterli tenere sotto la sua potestà,
di passarli sotto il dominio della magnifica Repubblica Fiorentina.
(Ref.:
Eugenio Branchi, pag. 202).
Ma
nonostante le promesse, i corlaghesi forono sottomessi a pagamenti di
gabbelle enormi e a divieti di usufruire del Molino di Iera impedendone
l’accesso e facendo anche « man bassa sopra di loro ».
Vedi "Il Gurguglione" - fascicolo VIº -
Corlaga.
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Perchè
non citare questa vecchia canzone che ho sempre sentito cantare dai
nostri antenati, un po' brilli, nei giorni di fiera e di mercato nelle
osterie del paese?
E
sveglia molinaro!
E
sveglia molinaro che l'è giorno.
Pin pun pan, daghe de punta daghe de tai,
Rosina
daghela per carità....
son qui da stamattina
con gli occhi bianchi e neri
son qui da stamattina a macinare.
E
mentre che il mulino macinava.
Pin pun pan, daghe de punta daghe de tai,
Rosina
daghela per carità....
le mani dentro al petto
con gli occhi bianchi e neri
le mani dentro al petto gli metteva.
Sta
fermo molinaro con le mani.
Pin pun pan, daghe de punta daghe de tai,
Rosina
daghela per carità....
io tengo sei fratelli
con gli occhi bianchi e neri
io tengo sei fratelli t'ammazzeranno.
Non
ho paura né di sei nemmen di sette.
Pin pun pan, daghe de punta daghe de tai,
Rosina
daghela per carità....
la
mise contro il sacco
della
farina fina
così
lui s'abbraccio la sua Rosina.
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