HOME PAGE Aggiornato il 27-02-2007 VAI GIÙ
FOTO
Stemma di Licciana Nardi
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Lapide in onore dei  Nardi
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Il monumento a Licciana Nardi
 
COMMENTO

Non é stato facile risalire al Nardi, un nostro conterraneo, e dirò di più, nato in un paese vicino alla nostra Collesino, ad Apella di Liccina, luoghi noti ai nostri pastori, ai taglialegna ed a tutti gli amanti della montagna. Oggi Collesino e Apella sono due borghi che sono attraversati dalla strada provinciale appenninica che collega i capoluoghi di Bagnone a di Licciana Nardi.

Le informazioni riguardanti Anacarsi Nardi su internet sono frantumate e trattate in maniera differente secondo il suo autore. Io cercherò di riunire il tutto affinchè si possa leggere in un unico documento e lasciare ai giovani la possibilità di trovare riunita questa importante pagina di storia di questo nostro "Patriota" del Risorgimento italiano.

La lapide sopra riprodotta la si trova apposta in piazza del Municipio a Licciana.

RUGgGIO - 2007       

IL PATRIOTA
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Anacarsi  Nardi
CHI  ERA ?

Anacarsi Nardi, nato ad Appella di Licciana (MS) il 21 Dicembre 1800, muore a Rovito (CS) il 21 Luglio 1844, è stato un patriota italiano.

Politicamente tendente al liberalismo moderato, Nardi fu chiamato a Modena durante i moti del 1831 dallo zio, l'avvocato Biagio Nardi, divenuto capo del governo provvisorio con la carica di Dittatore, e fu dallo zio nominato segretario del governo. Dopo il fallimento dell'insurrezione, zio e nipote trovarono rifugio a Corfù dove si accese un aspro dissidio tra loro due.

Anacarsi decise di proseguire la lotta in qualche modo e si unì ai fratelli Bandiera con i quali nel 1844 intraprese una spedizione nel Regno delle due Sicilie con l'intenzione di provocare una rivolta in quelle terre. 

La spedizione fallì, il gruppo fu sconfitto in un conflitto a fuoco con i soldati Borbonici e i superstiti, tra i quali Anacarsi Nardi, furono fucilati nel Vallone di Rovito.

I resti di Nardi furono ritrovati sepolti sotto il Duomo di Cosenza e il 2 Ottobre 1910 furono trasferiti solennemente a Licciana paese natale.

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Lo sbarco in Calabria
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Il monumento

eretto nel

Vallone di Rovito

L'AZIONE  DEI  FRATELLI  BANDIERA

Il Risorgimento è l'epoca storica in cui, attraverso una serie di martiri, di moti e di guerre, l'Italia, divisa in Stati e Staterelli, riuscì a darsi una unità di nazione e un libero ordinamento costituzionale; la Sila fu teatro di alcuni episodi eroici, emblematici del periodo risorgimentale. 

I fratelli Attilio ed Emilio, della famiglia veneziana dei baroni Bandiera, ufficiali della Marina austriaca, erano figli del comandante della squadra navale di stazza nel Mediterraneo, uomo ligio al dovere, fedele suddito dell'Imperatore austro-ungarico. 

Era stato Attilio ad incontrare a New York, dov'era esule, Piero Maroncelli, il compagno del Pellico nello Spielberg. Da lui, uomo dei moti del 1821, aveva preso il testimone, consegnato così alla seconda generazione del Risorgimento. All'epoca Emilio, di nove anni minore del fratello, era studente nel Collegio di Marina, ambiente sensibile alle nuove correnti di pensiero, con docenti italiani. Intorno al 1840, i due fratelli e i compagni più fidati fondarono la società segreta "Esperia", d'ispirazione mazziniana.

Il 13 giugno 1844 i fratelli Attilio ed Emilio Bandiera, in servizio presso la Marina Austriaca e appartenenti alla Giovane Italia di Mazzini, partirono da Corfù con 17 compagni, il brigante calabrese Giuseppe Meluso ed un corso di nome Pietro Boccheciampe. Avevano avuto notizie, risultate poi false, di una rivolta popolare in corso in Calabria. 

Lo sbarco avvenne presso la foce del Neto, vicino a Crotone, nella sera del 16 giugno. 

Pernottarono nel casolare dei Poerio e dai guardiani appresero che la rivolta di Cosenza del 15 marzo precedente era stata soffocata nel sangue e che, nella zona, non era in corso alcuna ribellione. Decisero di tentare ugualmente l'impresa e la sera del 17 giugno partirono verso la Sila nell'intento di arrivare a Cosenza. 

Il corso Boccheciampe, constatata l'infondatezza delle notizie che avevano spinto il gruppo ad imbarcarsi, si dileguò dirigendosi verso Crotone dove arrivò la mattina seguente e dove si precipitò dalla polizia a denunciare i compagni.
Il sottintendente di Crotone, raccolta la delazione, inviò delle pattuglie a cavallo alla ricerca della banda e fece pervenire un avviso ai capi urbani delle caserme di Cirò, Crucoli, Belvedere, Spinello mettendoli in allarme.

Il gruppo fu intercettato, verso la mezzanotte del 18 giugno, presso il valico di Pietralonga nei pressi della sommità di Timpa del Salto, dalle guardie civiche di Belvedere. Ne seguì un violento scontro a fuoco in cui persero la vita il comandante delle guardie ed un gendarme, rimase ferito un secondo gendarme  che morira alcuni giorni dopo per l'incancrenirsi delle ferite riportate.
Dopo il conflitto di Pietralonga, il drappello dei patrioti accelerò la marcia e verso mezzogiorno del 19 giugno, giunse al casino del Vuldoj di proprietà dei Lopez, una famiglia di feudatari sangiovannesi.

Intanto era stata avvertita la guardia municipale di Caccuri che iniziò a perlustrare il territorio alla ricerca di quella che era ritenuta una pericolosa banda armata di briganti. 

Nel pomeriggio partiva da Caccuri per S. Giovanni in Fiore l'avviso urgente che il gruppo armato era stato avvistato in località Lacòni ed era diretto verso il grosso centro silano.

La guardia urbana di San Giovanni in Fiore si mobilitò rapidamente e affiancata, sicuramente, anche da privati cittadini, tutti si mossero verso quello che credettero degli aggressori e dei banditi. I sangiovannesi si appostarono sulla strada per Crotone, dopo il valico sul monte Gimmella, in località Stragola, all'inizio della pineta silana. 

Ed è qui che arrivarono verso sera, ormai stremati, i venti patrioti. Il conflitto a fuoco fu violentissimo, caddero nello scontro Francesco Tesei e Giuseppe Miller. Gli altri furono tutti catturati meno il Meluso che, conoscendo bene il luogo, riuscì ad aggirare lo sbarramento dileguandosi nella foresta silana. Meluso si costituirà alcune settimane più tardi e nel processo fu condannato a 14 anni di galera.

I prigionieri, ritenuti briganti, furono malmenati e spogliati dei loro averi vennero condotti a S. Giovanni in Fiore dove passarono la notte nel Palazzo del Barone tuttora esistente. Portati a Cosenza, sette ufficiali e un sottufficiale dell'esercito borbonico, componenti della Commissione Militare, discutono la pena da comminare agli stranieri e alla fine riconoscono Attilio Bandiera, Emilio Bandiera, Nicola Ricciotti, Domenico Moro, Anacarsi Nardi, Giovanni Venerucci, Giacomo Rocca, Francesco Berti e Domenico Lupatelli, colpevoli del reato di cospirazione contro il Regno e li condanna alla pena di morte da eseguirsi con la fucilazione e col terzo grado di pubblico esempio.

La mattina del 25 luglio, nel vallone Rovito, Attilio Bandiera, prima di avviarsi davanti al plotone di esecuzione, dice ai compagni che il loro martirio sarebbe stato utile all'unità d'Italia più di ogni altra cosa, e che se morire era inevitabile era meglio farlo per una causa giusta. I patrioti commossi cantano con voce vibrante un coro dell'opera di Mercadante "Donna Caritea":

"Chi per la patria muor vissuto è assai, 

la fronda dell'allor non langue mai. 

Piuttosto che languir sotto i tiranni, 

è meglio di morir sul fior degli anni".

Il Re Borbone ringraziò la popolazione di San Giovanni in Fiore per la prova di dedizione ed attaccamento alla Corona ed all'ordine pubblico con medaglie d'oro e d' argento, generose pensioni e con un decreto reale, del 18 luglio, con cui concedeva privilegi fiscali al comune silano.

LE  FOTO
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Panorama
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Il Municipio
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Il Castello
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Il borgo di Licciana
LICCIANA  NARDI

Licciana (MS), sorge in Lunigiana e dista 45,1 chilometri dal capoluogo di provincia cui il comune appartiene.

Nel 1933 il paese di Licciana aggiunse l'attuale secondo nome in omaggio ai patrioti Anacarsi e Biagio Nardi, nativi della frazione di Apella.

Il comune di Licciana Nardi,  conta 4.884 abitanti (Liccianesi) e ha una superficie di 55,95 chilometri quadrati per una densità abitativa di 87,29 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 210 metri sopra il livello del mare.

Il municipio è sito in Piazza Municipio 1, C.A.P. 54016.

tel. 0187 - 474014    fax. 0187 - 475503:

E-mail: comune.licciana@lunigiana.ms.it. 

Cenni anagrafici: 

Il comune di Licciana Nardi ha fatto registrare nel censimento  del 2001 una popolazione pari a 4.884 abitanti.

Cenni geografici: 

Il territorio del comune risulta compreso tra i 58 e i 1.855 metri sul livello del mare.

L'economia locale si basa prevalentemente sulla produzione di cereali, uva da vino e foraggi e sull'allevamento di bovini.

Il nome della località deriva con tutta probabilità dal composto di "Lucciana", derivante a sua volta dal nome proprio di persona latino "Licius", e della specificazione "Nardi" assunta nel 1933 in onore di Anacarsi Nardi (1800-1844), eroe patriota del Risorgimento.

La località di Licciana Nardi fu abitata sin dall'antichità grazie alla sua posizione geografica di collegamento tra la città di Aulla e la Garfagnana.

La fondazione ufficiale del borgo avvenne intorno al secolo XI come luogo di scambio dei prodotti delle località vicine.

Nei due secoli successivi Licciana Nardi si consolidò sotto la giurisdizione dei Marchesi Malaspina, i quali iniziarono la fortificazione del borgo mediante la costruzione di una cinta muraria munita di torri e la costruzione di un imponente castello.

Sotto il dominio dei Malaspina il borgo accrebbe ulteriormente la sua importanza economica e politica, divenendo uno dei centri maggiori della Lunigiana.

Tra il XV e il XVII secolo le antiche fortificazioni vennero ristrutturate e il Castello dei Malaspina venne trasformato in residenza signorile.

In quegli anni, oltre a svolgere un fiorente commercio, la comunità di Licciana Nardi si dedicò alle coltivazioni rurali ed a una pregiata produzione vinicola.

Il periodo della dominazione dei Malaspina si protrasse fino all'inizio del XIX secolo, quando le truppe napoleoniche invasero il territorio e posero fine al feudalesimo.

L'occupazione francese si risolse nel 1814, anno in cui il Trattato di Vienna assegnò Licciana Nardi al Ducato di Modena, retto dalla famiglia degli Estensi.

Tra i monumenti di maggiore rilievo a Licciana Nardi citiamo: la Chiesa Parrocchiale, il Monumento Funebre di Anacarsi Nardi e i Castelli medievali.

Tra le numerose manifestazioni che si svolgono periodicamente a Licciana Nardi segnaliamo qui la "Festa della Castagna" che si tiene annualmente nella terza domenica di ottobre e durante la quale è possibile gustare gli ottimi piatti tipici del luogo a base di castagne preparati secondo ricette tradizionali.

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Borgo Apella
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Torre Apella
APELLA

Il borgo di Apella si trova sulle pendici dell'Appennino, la frazione più settentrionale di Licciana Nardi, in posizione sopraelevata rispetto al torrente Taverone. Un tempo legato al borgo di Taponecco, dominava e controllava tutti i traffici commerciali e militari della zona. Nei pressi da segnalare il centro di Tavernelle, tipico e pittoresco borgo della Lunigiana, ebbe grande importanza nel medioevo come centro mercantile. 

Il borgo è oggi quasi del tutto abbandonato, ma vide nascere l’eroe del Risorgimento al quale Licciana deve il suo nome: Anacarsi Nardi, fucilato in Calabria nel 1844 con il gruppo dei fratelli Bandiera. Inoltre nacque ad Apella anche Biagio Nardi, dittatore di Modena nella rivolta popolare del 1832, zio di Anacarsi.
Apella ha una torre in posizione dominante e in corrispondenza visiva a quelle di Varano e con la Torre del Nocciola posta sull’altra sponda del Taverone. 

La chiesa di Santa Maria Assunta fu costruita su una chiesa preesistente del 1187.

Non lontano tra Bastia e Baccano in mezzo ai boschi si possono trovare i resti del convento dell'Annunziata dei Servi di Maria, costruzione risalente al XV secolo.

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Cerimonia commemorativa al Vallone di Rovito
CERIMONIA  COMMEMORATIVA  DEL  2004

La manifestazione è stata promossa, al Vallone di Rovito per ricordare il sacrificio dei fratelli Attilio ed Emilio Bandiera e di altri sette patrioti, fucilati a Cosenza il 25 luglio del 1844, dall’Associazione e dalla Federazione Nazionale Garibaldina, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, in occasione del 160mo anniversario dell'eccidio. 

Alla cerimonia del 160º anniversario dell'eccidio, cui hanno presenziato le autorità civili e militari e le associazioni Combattentistiche e d’Arma, hanno aderito Eva Catizone Sindaco di Rovito, l'Assessore provinciale Marrello in rappresentanza della Provincia, Anita Garibaldi Presidente dell’Associazione Culturale che ha sede a Roma e pronipote di quarta generazione di Giuseppe Garibaldi, il colonnello Nicola Serra Presidente della Federazione Nazionale Garibaldina.

E-mail Pubblicato il 28 febbraio 2007 TORNA SÙ