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Aggiornato il  25/11/2007

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Foto
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Ugo Pagni

Storiografia

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Ponte Vecchio

antico

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Ponte Vecchio

ristrutturato

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Mercato Vecchio

antico

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Mercato Vecchio

oggi

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Pontevecchio

anno 1940

 

I quadri

 
 
 
 
 
 
 
 
 
B i o g r a f i a

Ugo Pagni è nato a Bagnone il 25 Ottobre 1914, figlio del noto Italo Pagni maestro di musica e direttore della Banda cittadina. 

Durante il periodo bellico fu tenente di cavalleria e dopo l'otto settembre del 1948, passò con gli Alleati e diresse un centro di perlustrazioni e ricerche da monoplani. 

Sono suoi i tanti ricordi raccontati a noi giovani in piazza a Bagnone. Uno di questi è quello che si vantava di aver sorvolato la nostra zona e di aver ripreso varie foto aeree di Bagnone.

A questo proposito, voglio ricordare che il mio coetaneo Romano Amadei, attento ascoltatore dei racconti del Prof. Pagni, entusiasmato si dichiaró essere testimone, intervenne con questa esclamazione: "Si, è proprio vero Professore! Ricordo ed io l'ho visto che volteggiava sopra la piazza!".

Immediata la risposta del Professore: "Vedete? C'è anche un testimone oculare!"  Sono scenette paesane queste che meritano il ricordo.

Conseguì la laurea in Pedagogia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara e dall’immediato dopoguerra, abilitato, insegnó Francese nelle scuole secondarie di Bagnone.

Coniugato con Licia Ruffo, ebbero un figlio Ing. Graziano.

Accanito pescatore sportivo, si dedica con passione alla pesca della trota nei nostri torrenti ed organizza con gli amici pescatori l'incubatorio sotto la piazza che sarà mantenuto operante dal volontariato di alcuni, per oltre un decennio.

Ebbe incarichi politici, tra cui il "facente funzioni"  in rappresentanza del Sindaco On. A. Negrari, sovente assente perchè impegnato a Roma quale deputato. 

Fondò una ditta per fabbricare  mobili metallici e banchi per le scuole, ma nonostante la sua posizione non è riuscito a entrare nell'ambiente scolastico e, solo dopo pochi anni, ha dovuto chiudere.

Il Prof. Pagni, così era chiamato comunemente a Bagnone, è stato un raccoglitore di memorie, nel suo "ARCHIVIO STORICO" che alla sua morte sono state in parte sottratte da persone che hanno abusato del momento, in parte rovinate dalle cattive condizioni di conservazione del luogo e in parte recuperate dall'intervento estremo del Centro di Cultura Bagnonese. 

Il Prof. Ugo Pagni, amato da tutti, decede a Bagnone.

Artisti di casa - 1977

Ugo Pagni è un pittore che ha bisogno di poche parole per una presentazione sia pure casalinga, familiare. Di lui hanno scritto critici di fama, il suo nome appare in saggi e riviste: "Gli anni 60 e 70 dell'arte italiana", "Il mercato artistico italiano", "Pittura e pittori contemporanei", "Dizionario Comanducci", la sua opera si è in questi ultimi tempi dilatata ha lievitato, dolce e cauta come certi suoi quadri, la sua quotazione è salita.

Più che parole per un saggio, affettuoso ed amico, un riconoscimento ad un artista che merita il saluto della terra natale. Alla quale è legato come pochi altri, dalla quale come pochi altri trae ispirazioni costanti, come respiri quotidiani. Un artista che dalla sua abitudine all'arte ha rilevato una ragione di vita, quasi vivere per lui significasse restare il più a lungo possibile nel suo studio quieto, accanto alla galleria che ha creato per sè e per quanti credono nell'arte, "La Gutula", dolce caro nome ricco di antico splendore bagnonese, di perduti ricordi, di assonanze morbide e testimonianza di una attività che onora la Lunigiana.

---ooOoo---

Questo è stato scritto, di Ugo Pagni in vita, da un critico che si firma "R.M." verso la fine degli anni settanta, quando il Professore era nel pieno della sua attività culturale.

Oggi lo ricordo perchè di Lui restano tantissimi residui del suo ricco "Archivio storico", come lui aveva deciso di chiamare le numerose stanze del suo appartamento in Via del Crocicchio, nel centro storico di Bagnone, la sua "Gutula".

Poi, il degrado dell'edificio con le infiltrazioni d'acqua piovana, lo sciacallaggio dei luoghi da parte dei primi rovistatori, ed in fine l'intervento di una ditta d'antiquariato, hanno lasciato ben poco agli ultimi arrivati del Centro di Cultura Bagnonese. Ciò nonostante sono state recuperate ancora numerosi fascicoli d'interesse culturale e quasi duemila volumi di materie varie.

Il valore del suo archivio era inestimabile, ma i pezzi migliori sono spariti prima che si potesse inventariare il tutto. Fortunatamente restano numerose sue opere custodite dal figlio Graziano e dalla nipote Annalisa, che ho potuto vedere e fotografare. 

Il pittore della solitudine
Ugo Pagni è stato definito "il pittore della solitudine", ci porge più che capacità pittoriche evidenti, più che un suo personale, particolare linguaggio,  più che una tecnica chiara,  nuova, la possibilità di un contatto con quel misterioso mondo  che è suo e che noi riusciamo a scoprire tramite colori, luci, penombre, cieli, riflessi, che sono non soltanto fervori opulenti di una terra che porta nel cuore,  ma una necessità di spirituale comunicazione, di generose offerte, una fioritura di motivi d'anima che stupendamente riesce a stendere su tele esemplari.

"Pieve di Sorano", "Omaggio a  Bagnone medioevale", Magnolie", "Maternità",  "Tramonto rosso", "Paese di Lunigiana", "Fiordalisi", "Cipressi", sono opere che porgono qualcosa di più che un discorso: pensieri, osservazioni, sentimenti. Quasi un abbraccio.

Forse, "il Pittore della solitudine", dalla solitudine attinge qualcosa in più da spargere attorno a piene mani. Questo, forse, il segreto.

Numerose sono state le mostre personali e collettive alle quali il Pittore Ugo Pagni ha partecipato, in provincia e fuori, i premi e i riconoscimenti ottenuti sono numerosi, alcuni: "L'internazionale di Viareggio", il "Menhir d'oro",  numerose le medaglie e gli attestati, l'appartenenza a numerose associazioni di cultura e d'arte, la chiamata alla "Accademia dei 500" di Roma, illustrano la considerazione in cui è stato tenuto Ugo Pagni.

Quel contatto con i suoi quadri, è quell'abbraccio che ci sorpende e che ci esalta tutti noi di Lunigiana. La validità del "pittore della solitudine" consiste soprattutto nel suo messaggio, che è sempre chiaro, sempre autorevole, sempre presente, nei nostri animi di bagnonesi.

Storiografia - Un recupero che s'ha da fare.

Un nucleo storico di poche case dei più antichi di Bagnone, dopo il Castello, è il "Mercato Vecchio" o "Ponte Vecchio".

La denominazione di Ponte Vecchio non è antica, data della seconda metà dell'Ottocento, quando fu costruito, dopo un fiume di discussioni che qui non è il caso di riassumere; il nuovo ponte sul torrente Bagnone; il ponte che inizia vicino la Cassa di Risparmio di Firenze e conduce in Piazza Europa.

Non è del Ponte Vecchio che vogliamo parlare, ma particolarmente della casa con tre colonne di pietra al piano terreno ed una loggia con due archi al primo piano: "il Mercato Vecchio" e delle case circostanti; ebbene questo nucleo abitato ha quasi mille anni. 

Già prima del Mille il castello di Bagnone fu il "centro" la "sala" di una Corte, cioè di un sistema economico chiuso, che è passato sui libri di storiografia sotto il titolo di "Sistema Curtense" o "Economia Chiusa".

L'economia curtense non ammetteva il mercato (lo sanno tutti o quasi) come luogo di scambio di merci e di bestiame. 

E' la forma del governo medievale, per la quale il re o l'imperatore o un grande proprietario terriero, organizza il lavoro dei suoi sudditi (servi della gleba soprattutto) attraverso una gerarchia di persone (vassalli) che vengono compensate non mediante denaro ma mediante la concessione di terre (beneficio). Nota di rugggio.

Nei secoli XI e XII il sistema curtense esaurì la sua forza vitale e decadde come sistema economico: il mercato, concesso dal Signore della Corte, con l'illusione di arginare la decadenza economica e sociale della corte stessa, invece si rivelò come il colpo di grazia per il sistema curtense che si voleva salvare.

La Corte di Bagnone, con le sue cinque torri, dominava dall'alto del colle; e cento metri sotto, nasceva e si sviluppava il libero mercato; un'epoca storica si chiudeva e ne nasceva una nuova: l'economia burgense; è nella logica delle umane vicende. 

I feudi si trasformano in proprietà allodiale o burgensatica, denominazione usata nel  Medioevo per indicare beni patrimoniali privati, dei quali si aveva il titolo di acquisto per compra o eredità, come contrapposto a feudo. 

Nota di rugggio.

Il "Mercato Vecchio" che indichiamo alla Civica Amministrazione come bene da recuperare, sta al centro non solo di un'economia burgense che si instaura vitale e ricca di fermenti non solo economici, ma sociali, artigianali, artistici, ma soprattutto civili: Umanesimo e Rinascimento, furono la conseguenza della rinascita avvenuta dopo il secolo XIII. 

Il "Mercato Vecchio" divenne in breve un punto di riferimento per tutta la vallata del Bagnone e della Magra; confluivano a Bagnone i commercianti della Val d'Enza, da Licciana, da Villafranca, dal Mulazzese, dal Pontremolese ecc. al mercato si scambiavano non solo le merci e il bestiame, ma quel che più conta si scambiavano le idee, gli usi, la "cultura" (anche quella contadina fu una cultura), quindi la civiltà.

L'antica "Gutula" che risale al 1200 circa, ebbe forse qui, al mercato vecchio, il suo primo nucleo abitato.

Esistono oggi alcune leggi rfegionali che prevedono recuperi di stabili che abbiano un certo valore storico: il "Mercato Vecchio" è una pagina di storia di primissima importanza per la storiografia di Bagnone e dei Comuni circostanti, e tutto questo non può essere ignorato.

La Civica Amministrazione di Bagnone, sensibile a questi problemi, sono certo che vorrà prendere in considerazione questi miei cenni di storiografia e non mancherà al suo compito di recupero, di conservazione e di ripristino, di benei, che sono autentiche pagine di storia diun passato millenario che ci appartiene, ove nel bene e nel male sono abbarbicate le radici della nostra civiltà; questa non è retorica è storiografia vera con le sue luci e le sue ombre.   

U.P. 1976         

Queste righe, ritrovate tra le carte del Professore, pubblicate tra l'altro su "Il Corriere Apuano", sono interessanti dal punto di vista storico e culturale, ma mi lasciano alquanto perplesso, perchè non riesco a capire come possa pensare di recuperare degli stabili e rivolgersi alla Civica Amministrazione, quando lui stesso ne ha fatto parte per molto tempo. Nota di rugggio.

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Chiesa del Castello
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Lapide 1970
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Lapide tomba
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Link
500º nascita G. A. da Faie

Discorso tenuto da me (Ugo Pagni)  nella Chiesa del Castello di Bagnone, nel pomeriggio del giorno in cui fu apposta la lapide marmorea sulla facciata della Chiesa stessa - 1970.

A nome della Civica Amministrazione, dell' On. Negrari impedito di essere presente a questa cerimonia per motivi inderogabili, di tutta la cittadinanza di Bagnone, porgo alle Autorità, agli studiosi a tutti i presenti un saluto ed un ringraziamento.

Tengo a far notare che il Prof. Ugo Pagni negli anni sessanta/settanta era politicamente nominato "facente funzioni" ed  impegnato a rappresentare il Sindaco On. Negrari in seno all'Amministrazione Comunale di Bagnone (n.d.a.).

Dopo la felice e brillante commemorazione tenuta questa mattina a Malgrate dall'amico Generale Dott. Cesare Reisoli ritengo che nulla sia restato in ombra sulla vita e le opere del Cronista Lunigianese G. A. da Faie; tuttavia non posso esimermi, sia per il luogo in cui ci troviamo, sia per la consuetudine che in queste felici circostanze tende a farsi costume, di fare alcuni cenni sulla vita del Nostro Cronista. 

Ecco il discorso del Proff. Ugo Pagni (n.d.a.).

LA RELIGIOSITÀ DI G. A. DA FAIE

Se per Rinascimento senza complementi s'ha ad intendere, come a me non pare dubbio, tutto il multiforme prorompere dell'attività umana nei secoli  dal XI al XVI, indizio fra tutti cospicuo del Rinascimento, vuol essere considerato, non il rifiorire della cultura latina, ma il sorgere della letteratura in lingua volgare, da cui acquista rilievo uno dei notevoli prodotti di quella energia,  lo scindersi dell'unità medioevale in differenziate entità nazionali. 

Perché l'uso che un uomo d'una piuttosto che d'un'altra lingua per disinteressati fini intellettuali, non èe certamente per capriccio, ma èe spontaneità d'una peculiare vita interiore, balzante dall'unica forma che le sia propria.

Il Cronista Lunigianese GIOVANNI ANTONIO da FAIE, autentico fabbro del suo destino, tanto vale quanto ha di volontà e di virtù per domare la fortuna, per forzare il limite che storia e natura pongono all'opera sua, per creare e dominare il mondo della sua vita.

Guardiano di buoi, sarto, speziale, cronista, ma soprattutto poeta, poeta non convenzionale il cui sapere è conquista individuale controp i postulati e le gerarchie della dottrina tramandata, sostenitore di valori ideali e religiosi, sognatore, montanaro, negato alla logica inflessibile di una realtà universale, ma perennemente vivo e reale nella fantasia. 

Antonio da Faie volentieri trasferisce alla vita il medesimo processo della libera creatività astraendosi dalla storia e foggiandosi un mondo ideale nel quale vive estremamente condizionato dal timor di Dio.

Manfredo Giuliani nella sua felice introduzione alle CRONACHE riscontra una notevole affinità spirituale tra il Faie ed il pittore lunigianese Carpenino.

Vedi il Antonio da CARPENA detto il  Carpenino LINK.

Nelle opere del Carpenino come nella prosa del Faie i ritratti di contemporanei, nelle pittoresche loro fogge popolano con amabile anacronismo le scene frescate sulle pareti delle chiese; nella prosa del Faie atteggiamenti stranamente realistici vi recano talvolta una nota di comicità e di umorismo.

G.A. da Faie non fu unanista infatuato di classicismo, non propugnò una restaurazione della morale stoica o apicurea, non fu pagano ma cristiano nel senso tradizionale della parola, non fu un contemplativo, fu un cronista e soprattutto un poeta, un poeta che amò la sua terra, la Lunigiana, di un amore sincero, senza vezzi retorici, direi quasi inconsapevole, che ignorava le leggi della metrica e che non scrisse mai un verso: un poeta senza aggettivi, un umorista spontaneo, un montanaro arguto e pieno di buon senso - un autentico lunigianese. 

La lapide che abbiamo posta su un muro di questa antica chiesa, che custodisce da 500 anni le spoglie del nostro cronista, porta incisa queste parole:

NEL V CENTENARIO = DELLA MORTE DI = GIOVANNI ANTONIO DA FAIE = MALGRATE 1409 - BAGNONE 1470 = CRONISTA E SPEZIALE LUNIGIANESE = SEPOLTO IN QUESTA CHIESA = L'ASSOCIAZIONE M. GIULIANI = INTERPRETE =

DEI SENTIMENTI DEI CITTADINI = DI BAGNONE E VILLAFRANCA.

Bibliografia

Del Prof. Ugo Pagni, si ricordano alcune pubblicazioni:

- L'insigne reliquia di Santa Croce che si venera nella prepositurale di Bagnone, nel primo centenario della festa votiva 1856-1956 - Edizione "L'Artigiano" -  La Spezia - 1956. Link

- Intervento oratorio "in volgare", tenuto nella Chiesa del Castello di Bagnone, nel pomeriggio in cui sulla facciata della stessa Chiesa fu esposta la lapide commemorativa, nel cinquecentesimo della morte (1970) del cronista lunigianese Giovanni Antonio Da Faie. Link 

- Bagnone in Lunigiana ed i suoi teatri dal secolo XVI ad oggi - Edizioni Tolozzi - Genova 1981. 

Copia reperiobile presso: Biblioteca Comunale di Bagnone - Link

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Pubblicato il 17/09/2007

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