Pubblicato il 16 Dicembre 2005

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Simbolo papale

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San Eutichiano

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Cripta

 

Le chiavi

N O T I Z I E

Nella storia della Chiesa Cattolica, in duemila anni si annoverano ad oggi ben duecentosessantasei (265) Pontefici, escluso tra essi gli Antipapi, i Papi Avignonesi, quelli dello Scisma d'Occidente del 1378 e i Papi Piasani.

Dal 1º Anno della storia della Chiesa, da  S. Pietro Betsaida in Galilea, all'attuale Benedetto XVI - Marktl am Inn - (Germania) 2005 Joseph Ratzinger, si ne sono succeduti ben 266 Pontefici, e tra questi: il 27º e il 205º, per una durata di tempo uguale, di otto anni cadauno, sono stati eletti al soglio Pontificio due Cardinali d'origine Lunigianese.

27º Papa

S. Eutichiano

di Luni 

Festa del Santo

 il 7 dicembre

dal 275 al 283

Patrono di Marinella di Sarzana 

205º Papa

Nicolò V

di Sarzana

Fr. Tommaso Parentucelli

 dal 1447 al  1455

Le spoglie

sono a Roma

Papa è il titolo col quale viene chiamato il Vescovo di Roma, Vicario di Cristo, successore di Pietro, capo visibile di tutta la Chiesa. 

Il termine deriva dal greco pappas, poi, papas; latino, papa. In origine era il vezzeggiativo con cui un bimbo chiamava il "padre".  Nei primi secoli del cristianesimo questo appellativo fu applicato a tutti i sacerdoti e ai vescovi. Fr. 

Verso la fine del IV secolo diviene il titolo specifico del vescovo di Roma e nell'VIII si consolida come suo titolo esclusivo; comincia anche a comparire l'espressione di Summus Pontifex "Sommo Pontefice" sino a quel momento riservato solo a Cristo; il concetto di "Vicario di Cristo" è invece del XIII secolo.

Il Papa, Vescovo di Roma e successore di San Pietro, che Gesù ha costituito pastore di tutto il suo gregge (Gv 21,15-17) e a cui ha affidato le chiavi della sua Chiesa (Mt 16,18-19), "è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli" (LG, 23).

I Sommi Pontefici Lunigianesi

S. Eutichiano di Luni

Eutichiano, nativo di Luni nella Tuscus, non si conosce la data di nascita,  eletto il 4 gennaio 275 - morto il 7 dicembre 283 - sepolto in Roma nelle catacombe (nel cimitero) di Callisto, ma dal 1659 le sue reliquie si trovano nella Cattedrale di Sarzana - santo, festa il 7 dicembre. 

Santamente operò per la Chiesa di Dio assunto al Pontificato, nel quale visse anni otto, e mesi undici e giorni tre, indica la grandezza del suo animo.

S. Eutichiano dell'antichissima Città di Luni, ne' confini della Liguria con la Toscana, già molto tempo per occulto giudizio di Dio distrutta. Fu il primo Pontefice di questo nome creato del 275. Fra le segnalate opere di pietà, che fece, è notata da tutti gli Scrittori quella di seppellire con le proprie mani 342 Martiri di Cristo, in diversi cimiterj dentro e fuori di Roma. Finì questo Santo Pontefice, dopo d'esser vissuto nel Pontificato anni otto, sei mesi, e quattro giorni, la vita con la palma del Martirio sotto Numeriano Imperatore negli anni di Cristo 283 a' 8 Dicembre.

Le reliquie di questo antico Pontefice non si trovano a Roma, ma a Sarzana, nella bella cattedrale gotica della città che è centro della Lunigiana, nodo di strade e ferrovie e, un tempo, caposaldo di grande importanza strategica tra Liguria, Toscana ed Emilia, allo sbocco della strada SS62 della CISA, talché fu contesa a lungo tra Pisani e Lucchesi, Fiorentini e Genovesi. 

Assai interessante ricordare la storia di come le reliquie di Sant'Eutichiano Papa giunsero a Sarzana, dove esiste, sempre nella cattedrale, una imponente statua marmorea dedicata a questo personaggio. Non solo, ma il Santo è anche Patrono della parrocchia che comprende l'antica Luni, o meglio le rovine di quella che fu, un tempo, una delle più splendide città della costa tirrenica.
Proprio a Luni, infatti, Eutichiano sarebbe nato nella prima metà del IIIº secolo, ed è comprensibile che questa città si gloriasse di aver dato i natali a un Pontefice di alta statura, anche se di nebulosa storia, successore di San Felice sulla Cattedra romana.

Dopo la sua morte avvenuta nel 283, Eutichiano era stato deposto nelle Catacombe di San Callisto, lungo la Via Appia, e precisamente nella celebre cripta dei Papi. Nel secolo scorso, il grande archeologo De Rossi ne trovò la lastra tombale, con il nome.
Per molti secoli le reliquie del Pontefice restarono a Roma, finché un gentiluomo di Sarzana, Filippo Casoni, non le chiese con insistenza al Papa Innocenzo X, per poterle riportare nella terra natale del Santo, se non proprio nella città di Luni, distrutta, come sappiamo, dai Normanni.  Innocenzo X trovò giusta quella richiesta e concesse le reliquie. Quando Filippo Casoni, nel 1659, divenne Vescovo di Fidenza, si portò dietro le reliquie del Santo, che però non erano destinate a restare in Emilia. Quando infatti il Vescovo Casoni morì, le destinò per testamento alla cattedrale di Sarzana, dove finalmente il sacro deposito terminò le proprie peregrinazioni.

Questa curiosa vicenda fa stranamente contrasto con l'episodio saliente ricordato sul conto del Papa Eutichiano. Pare infatti che egli, nell'intervallo tra due persecuzioni, abbia dato cristiana e onorata sepoltura, a Roma, ai corpi di ben 342 Martiri, quasi per fissar loro una dimora che, almeno nelle sue previsioni, avrebbe dovuto essere permanente e definitiva.
L'episodio, riferito dalla tradizione, non è certo; come non son certe le altre, poche notizie pervenuteci circa l'attività di questo Pontefice, come l'introduzione dell'uso di far benedire, dopo il Canone della Messa, frutta e altri cibi, comprese fave e uva.

Anche le tradizioni che fanno di Papa Eutichiano un Martire sono erronee, dovute al desiderio di onorare maggiormente l'antico Pontefice. Non vi furono persecuzioni, a Roma, negli anni del Pontificato di Eutichiano, e i documenti più antichi lo ricordano tra i Vescovi, ma non tra i Martiri.
Forse, anche su questa tradizione influì il ricordo dei 342 Martiri che Eutichiano avrebbe seppellito con le proprie mani, non senza aver prima avvolto i loro corpi in tuniche di porpora, simili a regali mantelli della loro sanguinosa gloria.

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Stemma papale

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Papa Nicolo V

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Papa Nicolo V

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Papa Nicolo V

Città di Sarzana

    Nicolò V - Fr. Tommaso Parentucelli di Sarzana

Nato Tommaso Parentucelli a Sarzana il 15 novembre 1397, eletto il 6 marzo 1447, è morto il 24 marzo 1455.
Niccolò V di Sarzana, chiamato prima Tommaso Lucano, uomo tanto nelle sacre lettere, quanto in ogni altra scienza ammirabile: perché nello spazio d'un solo anno ebbe il grado di Vescovo, Cardinale, e di Papa nel 1447 il dì 6 Marzo. Ciò che santamente operò per la Chiesa di Dio assunto al Pontificato, nel quale visse anni otto, e giorni diciannove, indica la grandezza del suo animo.

Gio Gualtiero lo vuole nato a Fivizzano; la madre Andreola di ser Puccio era della Verrucola de' Bosi.

Giovanni Sforza dedicò un ampio e documentato volume a Niccolò V e risolse definitivamente la questione, dimostrando che la città che gli aveva dato i natali era Sarzana (15 novembre 1397 - battezzato col nome 11.10.2005 l tempo scritta dal priore del monastero catalano di Sent Lorens del Monte: "es de baxa ma [famiglia], natural [nato] de un loch qui s'apella Sarzana en ribera de Jenova."

Il giovane studiò a Lucca (altra ragione per essere stato considerato lucchese) e a Bologna. Egli però in questo periodo si firmava. Dimorò per qualche tempo a Firenze sotto la protezione del cardinale Niccolò Albergati perché la madre versava in ristrettezze economiche, e strinse amicizia con il più giovane senese Enea Silvio Piccolomini, il futuro Papa Pio II - 1458/1464.

La madre sposò in seconde nozze il sarzanese Tommaso Calandrini, già vedovo e con tre figli, che morì l'anno seguente, ed è sepolta nel duomo di Spoleto, dove forse aveva seguito uno dei figli.

Dall'amicizia con molti letterati gli derivò la passione per i libri antichi. Divenne vescovo di Bologna il 27 novembre 1444 e cardinale il 16 dicembre 1446. In questo periodo il Papa Eugenio IV gli affidò numerose ambascerie. 

Giovanni Antonio da Faie da Bagnone, il vero ed unico gran poeta prosatore che abbia avuto la Val di Magra nel '400,  nel suo "Libro de croniche e memorie e amaystramento per l'avenire" scrive: "A dì 28 de febraro (la data si discosta) piacque a Dio che Lunixana avesse tanto bene e tanto honore, che fo fato papa un sarzanese el quale, per le soe vertù in due ani fo fato da papa Eugenio arcivescovo e cardinale." I romani, seguendo un diritto acquisito, saccheggiavano la casa di colui che nel loro pensiero sarebbe divenuto papa, e così fecero prima alla casa del cardinale Colonna, poi dell'Orsini; "al Parentucelli portarono via tutto, ma in realtà poco, perché è privilegio dei poveri perdere poco." Così scrisse il Piccolomini.

Per comprendere meglio l'opera svolta da Niccolò V, non sarà inutile richiamare alla memoria i tempi nei quali egli visse. L'Italia, divisa in numerosi principati e repubblichette, era preda di famosi condottieri, quali i Piccinino, i Malatesta, gli Sforza, i Facino Cane che, assoldati uomini, guerreggiavano, or per conto proprio, or per conto dei diversi principi, seminando ovunque il terrore, la desolazione e la morte; né si arrese di fronte alle difficoltà. Egli diede valida opera per portare la pace in un mondo travagliato. Un amore particolare lo dimostrò per la cultura, invitando i suoi messi di raccogliere testi antichi e manoscritti. E' suo il merito della fondazione della Biblioteca Vaticana: una schiera di amanuensi lavorava per ricopiare i testi ritrovati. Si calcola che la biblioteca abbia raggiunto il numero di cinquemila volumi e circa millecinquecento manoscritti.

Portare pace in un mondo assetato di guerra è impresa ardua. Un letterato da lui protetto, Stefano Porcari, ordì una congiura che fortunatamente fallì. La caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi amareggiò ancora il papa e ne affrettò la fine. Scrive ancora Vespasiano da Bisticci:Si tenne mondo dal nepotismo pur dimostrando affetto verso la famiglia." Nessuno dei Parentucelli arricchì.

Indisse il giubileo del 1450. Spirò a 57 anni nel 1455. E' sepolto nelle grotte vaticane.

Tratto da "Appunti per una storia di Sarzana" di Ennio Callegari.

Vaticano

Stemma papale

 

LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL VESCOVO DI LA SPEZIA-SARZANA- BRUGNATO
IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI COMMEMORATIVE
DEL VI CENTENARIO DELLA NASCITA DI PAPA
NICCOLÒ V

Venerato Fratello
Mons. GIULIO SANGUINETI
Vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato

Ho appreso con vivo compiacimento che codesta diocesi di La Spezia - Sarzana - Brugnato sta commemorando con opportune iniziative il VI centenario della nascita del Papa Niccolò V. Per tale circostanza, mi è gradito inviare a Lei, all'intera comunità diocesana e a tutti coloro che prendono parte alla celebrazione dell'anno Niccolino il mio cordiale e beneaugurante saluto, lieto che sia ricordata la figura e l'opera di questo grande Pontefice.

Nato a Sarzana il 15 novembre 1397, Tommaso Parentucelli seppe porre a servizio del ministero sacerdotale le qualità ereditate dalla sua terra ligure al confine con la Toscana, insieme con la preparazione acquisita con tenace sforzo, preghiera e studio durante gli anni della formazione.

Ordinato sacerdote nel 1421, egli fu dapprima per vent'anni segretario del Cardinale e Vescovo di Bologna, il beato Niccolò Albergati, e divenne poi maestro in teologia all'Università bolognese, prendendo parte attivamente a due Concilii, quello di Basilea nel 1433 e quello di Ferrara-Firenze per l'unione con le Chiese orientali dal 1438 al 1443.

La divina Provvidenza lo volle in seguito Vescovo di Bologna e Cardinale. Nel marzo 1447 il Signore lo chiamò a guidare la Chiesa universale, quale Successore dell'apostolo Pietro.

Durante gli anni del suo Pontificato, ebbe modo di far fruttificare a vasto raggio ed in maniera incisiva i preziosi talenti di natura e di grazia, di cui Iddio l'aveva dotato: un profondo spirito di umiltà e mitezza, una pietà ardente, uno straordinario amore per la pace, una singolare passione per la cultura letteraria e per l'arte, una fine abilità diplomatica.

Egli dispiegò fino alla morte, avvenuta nell'anno 1455, una multiforme attività, incidendo in maniera notevole nella Chiesa e nella società. Fu Vescovo di Roma in un periodo storico caratterizzato da avvenimenti cruciali: la chiusura definitiva dello scisma d'Occidente, la pace di Lodi che pose fine ad un lungo periodo di guerre in Italia, il grande Giubileo del 1450, "anno d'oro" della cristianità quattrocentesca, la caduta di Costantinopoli.

Niccolò V ebbe piena consapevolezza del tempo in cui si trovò a vivere, segnato dal passaggio fra il medioevo e l'epoca moderna. Si adoperò perché i credenti accettassero con coraggio tale mutamento epocale, preparandosi ad affrontare anche sul piano culturale l'età nuova, l'Umanesimo. Le sue iniziative apostoliche possono essere lette in tale prospettiva: dalla spiccata attenzione alla cultura umanistica, alla fondazione del primo nucleo della Biblioteca Apostolica Vaticana, testimonianza di un vivo interesse per il valore del libro, "medium" culturale per eccellenza dell'età moderna.

Un posto speciale occupa nel suo Pontificato l'evento giubilare del 1450, che costituì una singolare occasione di rinnovamento della Chiesa, protesa verso la nuova epoca. Egli colse nel Giubileo il momento propizio per riaffermare in maniera forte l'unità della Chiesa e per rinnovare l'invito ecumenico, rivolto soprattutto alla Chiesa d'Oriente. Si adoperò con tutte le forze perché in quell'Anno Santo la Chiesa potesse presentarsi unita e riconciliata.

Il ricordo di tale Giubileo richiama alla mente con significativi suggerimenti quello dell'Anno 2000. Come allora, anche adesso è quanto mai ardente l'anelito all'unità, il desiderio di un autentico rinnovamento religioso che abbracci i cristiani del mondo intero. Come allora, anche adesso occorre che i credenti assumano matura e responsabile consapevolezza del ruolo che sono chiamati a svolgere in questa fase cruciale del nostro tempo, che segna il passaggio fra il secondo ed il terzo millennio.

Auspico di cuore che il ricordo di questo mio venerato Predecessore consenta a tutti di conoscere meglio il messaggio, la sapienza e l'audacia pastorale che lo contraddistinsero. La sua vita e il suo ministero offrono anche agli uomini del nostro tempo preziose indicazioni circa l'impegno necessario per la nuova evangelizzazione. Oggi, come ai tempi in cui visse Niccolò V, urgono infatti una coerente testimonianza evangelica, un coraggioso cammino ecumenico, un serio dialogo con le diverse culture e religioni per affrontare con serietà le sfide del terzo millennio.

Chiedo al Signore che ricolmi quest'anno commemorativo di abbondanti frutti spirituali per codesta comunità diocesana e, mentre invoco la protezione di Maria, Madre della Chiesa, invio di cuore a Lei, venerato Fratello, ed a quanti sono affidati alle sue cure pastorali una speciale Benedizione Apostolica.

Da Castel Gandolfo, 2 Settembre 1998.

JOANNES PAULUS II

 

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Stemma Noceti

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Tomba di 

Antonio Noceti

nella Cattedrale

di Lucca

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Castello Noceti

Quadro A. Ghironi

 I Conti Noceti di Bagnone e i Papi

Ser Antonio e Ser Pietro furono entrambi creati conti palatini da Federico III d’Austria  nel 1450.

 

E come dice il Da Faie, son con Papa Nicola V grandi… n.d.a.

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Il conte Pietro da Noceto (1397-1467), da Bagnone,  fu l’esponente principale della famiglia. Fu ed è una “gloria della nostra terra di Lunigiana”: amico e confidente familiare del grande Papa umanista Niccolò V

La Repubblica di Lucca riserbò speciali onori a Pietro da Noceto così in vita come pure dopo la morte avvenuta il 18 febbraio 1467.

Pietro da Noceto riposa nella Cattedrale di Lucca e la sua tomba, opera dell’architetto Matteo Civitali, porta il seguente epitaffio :

 PIETRO NOCETO, A MULTIS REGIBUS, ET A NICOLAO V PONT. MAS. MULTIS HONORIBUS DIGNITATUMQUE INSIGNIBUS SUA VIRTUTE DECORATO, QUI VIXIT ANNOS LXX MENSEN V DIES X NICOLAUS PARENTI B.H.H.F.F. MCCCCLXXXII  

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Il conte Antonio da Noceto, genero di Azzo Malaspina di Mulazzo, ebbe notorietà poiché fu lui che operò diplomaticamente con Luigi XI re di Francia in nome del papa Pio II al secolo E. S. Piccolomini, nel Natale dell’anno 1461. Il cardinale Piccolomini fu, prima di diventare prete all’età di 40 anni, segretario particolare di Federico III.  

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Primo Conte  residente Pier Francesco da Noceto - 1526

Figlio del Conte Antonio da Noceto

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 Per maggiori informazioni sui Noceti fare il 

 

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Aggiornato  il  16-12-2005

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