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UN PO' DI STORIA

 

Il Castello di Bagnone e la Pieve di Bagnone, pur essendo ad "un tiro di schioppo" l'una dall'altra, si sono sviluppate su due aree diverse. Il Castello, antico castrum, é sorto per ragioni militari,  su di un colle roccioso che strapiomba sul torrente Bagnone, edificato intorno al X secolo; la Pieve, e se ne hanno notizie della sua operosità in un documento già nel 981, è nata  forse nel VIII-IX secolo, e si è estesa su un costone del Monte Barca, più a monte del Castello di Castiglione del Terziere, le cui origini risalgono al periodo che va dal tardo antico all'alto medioevo, e sono testimoniate da elementi murari e tipologici riferibili al VI - VII secolo.

Notizie tratte da: "Il Castello di Castiglione del Terziere" all'inizio del Sommario, testo di Stefano da Milano, edizione Silvania Editoriale.

Dall'analisi di antichi documenti si può capire con certezza che la Pieve è stata un'organizzazione eclesiastica che ha seguito quella politico-militare del Castello di Castiglione del Terziere, e forse anche di quello  del castello di Corvarola.

La posizione della Pieve, dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano, è sorta a ridosso del monte Barca, era protetta a valle dai Castelli Malaspiniani di Virgoletta, di Villafranca, di Corvarola, e da quello fiorentino di Castiglione del Terziere.

É bene ricordare che, contemporaneamente alla nascita del Castello, sulla sponda destra del Torrente Bagnone, sulla via che da Malgrate, via Corlaga conduce a Treschietto, Compione, Apella, esisteva una cappella dedicata a S. Maria del Pianto e che in questa zona detta Gutula stava nascendo un Borgo che, prima chiamato Gutula, diventerà poi Borgo di Bagnone.

 Un importante incrocio di strade detto "snodo",  nel senso di struttura territoriale che riceve flussi plurimi e smista pure flussi altrettanto plurimi orientati in varie direzioni, dove si incontravano mercanti e viandanti di ogni luogo. A Gutula infatti sorgeranno le porte: Parma e Fiorentina, da cui partono due strade che si ricollegheranno alla Via Francigena o Romea, una in direzione ovest e l'altra verso l'est. A nord di Gutula, oltre il torrente, i primi contrafforti dell'Appennino, quindi i possedimenti marchionali e il crinale, oltre il quale è la regione Emilia.

L'esistenza del borgo di Bagnone risulta documentata in epoca anteriore all’anno mille. Nel diploma di Ottone II alla Chiesa di Luni dell’anno 981 l’imperatore riconosce al vescovo Gotifredo il "mercatum in plebem Sancti Cassiani".

Interpretato come: "mercato per il popolo della Pieve di San Cassiano".

Viene così istituito legalmente e santamente, un primo luogo di commercio, in località Gutula, dipendente dalla Pieve; non più un luogo di contrabbando, ma un luogo di mercato legale ed autorizzato. 

Il territorio bagnonese, con le sue strade di comunicazione con le valli parmensi e quelle liguri, importante per la "Via del Sale", diventa un territorio noto e frequentato dagli abitanti di Lunigiana ma anche da gente proveniente da oltre Appennino, per i suoi rinomati mercati e commerci che si tengono regolarmente tutti i lunedì dell'anno, con alto afflusso di esercenti e di acquirenti.

Verso la seconda metà del 1500, la presenza fiorentina, l’ampliamento delle vie di comunicazione favoriscono lo scambio delle merci e si profila l’esigenza, su esempi di regioni più avanzate, di creare forme più ampie di rapporti economici e commerciali.  

Dai mercati, si stabiliscono poi le date per le quattro fiere stagionali, con la durata di almeno otto giorni di mercato, per assolvere alla cresciuta richiesta commerciale, per gli scambi e gli acquisti di cose nuove, ma anche per compensare la scarsa produzione locale ed integrare le sempre uguali e povere mense degli abitanti, prevalentemente dediti all'agricultura intensiva in zona montana.

Dal lato logistico, nuovi spazi, nuove costruzioni, anche locandiere, si aggiungono allo sviluppato Borgo di Bagnone e vengono ad incrementare e a rafforzare il già florido commercio. É quando l'autorizzazione di allungare l’attività per più giorni diventa operante, la merce offerta si fa più ricca e compaiono prodotti nuovi, anche pregiati, dalle Contrade e dagli Stati vicini. 

Parimente alla realizzazione delle Fiere, il Governo coglie l’occasione per stabilire controlli di ordine pubblico.  

Agli inizi del 1600 si provvede a lastricare la nuova piazza realizzata a sud-ovest del Borgo che viene appunto denominata piazza del Mercato (è oggi una parte di Piazza Roma), ed è in questa Piazza e sotto i portici del Borgo che si realizzano gli scambi commerciali.

Pur uscendo fuori mura, lo spazio è sempre più richiesto e necessario. L'unico accesso al Borgo è la via della Dogana. Necessitano studi e progetti per dare una nuova viabilità all'agglomerato urbano che va man mano aumentando.  È infatti nell'ottocento che si costruisce il ponte nuovo per collegare con una via carrabile il borgo basso al Castello. In questo periodo si apre anche la strada che verrà chiamata G.B. Cartegni sino al Cimitero. Mentre per il sud si progetta l'apertura della via del Borgo, oggi chiamata Borgo della Repubblica, si comincia a parlare della sistemazione dell'orto Raffaelli, con la costruzione del Monumento, che verrà completato unitamente all'allargamento della strada sino a San Rocco, per desiderio del Senatore Ferdinando Quartieri, opera che sarà terminata nel 1929.

Sono recenti i ritrovamenti nell'archivio comunale delle carte di progetto che noi facciamo datare a fine ottocento. Sono degli studi preliminari che sono stati poi realizzati anche con importanti modifiche che non sono state, a mio avviso, aggiornate su carta. Sono evidentele fasi che si susseguono nell'esecuzione dei lavori, che per chiarezza vengono giustificati ed evidenziati anche con alcune foto d'epoca.

 PROGETTO PRELIMINARE PER L'APERTURA DELLA VIA DEL BORGO

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Fabbricato di destra, proprietà eredi Ghinetti Mario.

 

Dall'esame dei documenti e delle fotografie d'epoca ritrovate nella ricerca, si possono accertare con precisione le fasi alterne che hanno dato vita all'attuale Piazza Roma.

La tavola a fianco, pianta del piano terreno, mostra in giallo la fase di demolizione dello stabile, che bloccava l'accesso diretto al Borgo medesimo.

 

Il fabbricato Ghinetti è composto di un piano terra e da quattro piani soprastanti.

Le tavole mostrano in rosso i lavori di ristrutturazione preventivati, da eseguire dopo la demolizione della parte di fabbricato che ostruisce l'accesso al Borgo, qui evidenziato in giallo.

 

Per compensare al proprietario la parte di fabbricato persa nella demolizione, viene proposta la costruzione di una nuova facciata, con il vantaggio di rendere commercili i locali a piano terreno, oltre alla sopraelevazione del terzo piano con il recupero di un locale d'abitazione.

L'intero edificio acquisterà valore, si troverà con la sua facciata sulla commerciale via del Borgo, mentre prima si trovava incastrato nell'agglomerato edilizio urbano.

 

La soluzione del progettista è valida, e come dimostra la foto 1, che facciamo datare degli inizi del XXº secolo, viene attuata e i lavori vengono intrappresi durante la demolizione dello stabile in giallo a fine '800.

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Fabbricato di sinistra, oggi palazzo comunale.

 

Altra sorte o iter subirà lo stabile di sinistra, perché la proposta soluzione grafica viene accettata solo in parte.

In rosso è disegnato il nuovo muro di facciata, tracciato parallelamente alla facciata del fabbricato Ghinetti di rimpetto. Mentre la soluzione finale dello stabile come lo si vede oggi viene studiata da altro professionista in epoca più recente.

La tavola seguente ripete la medesima soluzione ma ad una elevazione superiore, direi del primo piano.

Le foto 1 e 2, scattate agli inizi del '900 ci mostrano l'apertura della via del Borgo, chiamato Umberto Iº, con la definitiva realizzazione della casa Ghinetti e con il fabbricato di sinistra che mostra una vecchia facciata.

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Sezione trasversale AB.

In giallo l'apertura del Borgo e in rosso la ristrutturazione interna e la sopraelevazione del fabbricato Ghinetti.

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Sezione longitudinale CD.

In giallo l'edificio da demolire e in rosso la ristrutturazione interna del fabbricato comunale.

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Sezione longitudinale FG.

La ristrutturazione e la sopraelevazione parziale dell'edificio Ghinetti.

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Prospetto verso la Piazza a lavoro finito.

Una immagine approssimativa di quello che il progettista intendeva realizzare.

LE  FOTO  DOCUMENTARIE

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Questa foto è stata scattata alla fine dell'ottocento primi del novecento. La via del Borgo é già aperta, il fabbricato comunale non ha ancora la facciata e la piazza è ridotta, c'è ancora l'orto di Raffaelli.

Foto 1

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Questa foto, è contemporanea alla precedente, ci mostra la strada per porta Parma ancora stretta; non ha ancora subito l'allargamento attuale.

Foto 2

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Cartolina postale degli anni 1930 nella quale si vede la realizzazione definitiva anche della facciata del Palazzo Comunale.

Una curiosità: il tettuccio di lamiera, sopra le porta del negozio Ghinetti, è stato demolito da un grosso camion carico di legna, nel 1946. 

Foto 3

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Nella foto si vede la capanna dell'orto Raffaelli e l'inesistenza dei muraglioni di sostegno che si vedono oggi, costruiti per la realizzazione e l'allergamento della piazza del Monumento.

Foto 4

STUDIO PER LA REALIZZAZIONE  DELLA NUOVA PIAZZA DEL MONUMENTO

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Questi due schizzi sono di ignoto progettista e l'epoca non è definita, ma che noi possiamo localizzare intorno al 1922, dopo la nomina a Senatore dell'ing. Ferdinando Quartieri, avvenuta con decreto motu proprio del Re Vittorio Emanuele III.

 

Le idee espresse negli schizzi prospettici preparati per la sistemazione della piazza che avrebbe accolto il Monumento ai Caduti, sono state mantenute solo nei principi basilari di massima, ma la sua realizzazione è ben diversa, vedi foto 7 e seguenti.

 

È forse fuori tema, ma per la storia è bene indicare. Sono di questo periodo anche la sistemazione del Viale Lorenzo Quartieri fuori porta San Rocco, verso la Via della Stazione, foto 5, e la  pavimentazione e l'alberatura della strada G.B. Cartegni sino al Cimitero di Bagnon, foto 6.

 

 

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Foto 5

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Foto 6

LE  FOTO

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La piazza, oggi chiamata Piazza Roma, é stata realizzata negli anni 1925 - 1929. L'imponente porticato in pietra arenaria voluto dal Senatore Ferdinando Quartieri, in memoria del figlio Lorenzo caduto in guerra, è stato realizzato contemporaneamente alla costruzione e pavimentazione della piazza stessa e la strada per San Rocco, con l’ardito allargamento della  sede stradale e la sua alberatura.

Il meraviglioso porticato ospita anche il Monumento ai Caduti, che nello schizzo era localizzato al centro della piazza.

 

Il 20 Luglio 1930 venne inaugurato il Monumento ai Caduti della grande guerra 1915-1918.  Fa parte del Monumento e quindi oggetto dell’inaugurazione, non solo la statua in bronzo, opera dello scultore Prof. Fausto Corsini di Siena, riproducente la Vittoria alata, la Nike di Samotracia esistente nel museo del Louvre a Parigi e completata della testa e delle braccia, ma anche il bellissimo portico in arenaria, scolpito da un folto numero di maestri Scalpellini diretti dal Cavaliere del Lavoro Francesco Pretari di Bagnone (1861-1951) e dalle sue maestranze d’aiuto.

 

Sono parte integrante dello sviluppo di Bagnone la piazza adiacente al Monumento,ottenuta riempiendo i realizzati forti bastioni in pietra arenaria ed il viale che si estende fino a San Rocco, oltre al viale Lortenzo Quartieri, da porta San Rocco a via della stazione; tutta la parte alberata.

 

Foto 7

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Foto 8

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Foto 9

DA RICORDARE

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Il Senatore Ferdinando Quartieri al centro, affiancato dal Cav. Pretari e dalla squadra di scarpellini, davanti  all'opera che hanno realizzato.

Foto 10

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Una tomba dimenticata, quella del Cavaliere del Lavoro Francesco Pretari, nato e morto a Bagnone (1861-1951), che dovrebbe essere conservata in memoria del grande artista autore anche della facciata dell'O.N.D. o teatro Ferdinando Quartieri in piazza Europa a Bagnone.

La riesumazione dei resti da raccogliere in un ossario e la realizzazione di un cippo o di una lapide monumentale commemorativa dell'estinto, dovrebbe essere oggetto di riflessione da parte delle Autorità municipali.

Foto 11

Conclusione

È proprio vero che non si può prevedere tutto, anche la necessità manifestata nell'ottocento di dare sfogo al Borgo di Bagnone non è più sufficiente; oggi   il problema ritorna per la viabilità, per il traffico automobilistico.

Dentro il borgo di Bagnone, e siamo nel terzo millenio, transitano i mezzi di ogni tipo e grandezza, salgono da Villafranca L. e percorrono la strada provinciale per Licciana Nardi via Monti o via l'Apella - Taponecco.  Le ambulanze ed i Vigili del Fuoco, a sirena spiegata s'infilano nel borgo a tutta velocità. È una vergogna, tanto più perchè fatto da loro, loro che tutelano l'incolumità e la salute pubblica. Un giorno o l'altro succederà sicuramente un grave incidente; domani il riparlarne sarà troppo tardi.

Il Borgo di Bagnone deve diventare un' isola pedonale, sono luoghi da conservare inalterati, è urgente predisporre di una viabilità alternativa.

Il comune di Villafranca lo ha fatto per Filetto, l'Amministrazione di Bagnone lo deve fare per la conservazione del suo centro storico.

Speriamo che non siano parole al vento, ma lo sprone per una realtà nuova.

Grazie Sindaco ed auguri.

RUGgGIO