Aggiornato il 18-04-2007

STEMMI

Giglio fiorentino scolpito su pietra arenaria a Bagnone

Giglio fiorentino

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Stemma Leopoldino

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Stemma Mediceo

Le riforme di Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana

Leopoldo II d'Asburgo-Lorena, nacque a Vienna il 5 Maggio 1747 - morì a Vienna il 1 Marzo 1792;  nono dei 16 figli di Maria Teresa d'Asburgo e dell'Imperatore Francesco I di Lorena. Col nome di Pietro Leopoldo I, fu Granduca di Toscana dal 1765 al 1790 e alla morte del fratello maggiore Giuseppe II, ricevette la corona imperiale col nome di Leopoldo II.
Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1790 al 1792.

Pur legato all'impero austriaco per ragioni dinastiche e di interessi politico-strategici, egli operò innanzitutto per rendere autonomo il proprio Stato da Vienna. Diede quindi seguito a un'azione riformatrice, di chiaro stampo illuministico, che interessò gli ambiti giuridico, economico e persino religioso. 

Circondatosi di collaboratori capaci, come lo statista fiorentino Pompeo Neri, subordinò la propria politica a un duplice obiettivo: da una parte attuare provvedimenti di "buon governo", che migliorassero l'efficienza dello Stato; dall'altra sforzarsi di contrastare i privilegi dell'aristocrazia e del clero, introducendo nello Stato principi di giustizia. 

Nel primo indirizzo, per esempio, rientrano la bonifica della Maremma e della Val di Chiana, un provvedimento per quei tempi davvero rivoluzionario, così come la pubblicazione del bilancio statale e il riordino dell'amministrazione pubblica secondo principi di forte decentramento.

Promosse vaste bonifiche delle zone paludose della Toscana; diede notevole impulso all'agricoltura, all'industria e al commercio adottando un sistema liberistico e promuovendo la costruzione di un moderno sistema di comunicazioni stradali; promosse la cultura fondando scuole, accademie, musei e rinnovando le università di Pisa e Siena. 

Nel secondo, invece, si può annoverare la capitale modifica della procedura giudiziaria e del diritto penale, ora ispirati dalle tesi del Beccaria. 

Il 30 novembre del 1786, con un atto di illuminata civiltà, il granduca Pietro Leopoldo promulga il nuovo Codice criminale abolendo, per la prima volta nella storia degli Stati moderni, la pena di morte e la tortura.

Inoltre soppresse antichi e consolidati privilegi feudali, come il maggiorascato, grazie al quale solo il figlio maggiore ereditava i beni della famiglia, e abolì le immunità fiscali a vantaggio dell'aristocrazia. 

Agì infine con energia affinché la borghesia potesse accedere alle cariche pubbliche locali, tentando per tale via di rinnovare la classe dirigente. 

La riforma comunitativa, che instaurò il principio dell'autonomia locale, rendendo elettivi i Sindaci e i Consigli comunali; il perseguimento di una politica di pace, una nuova impostazione dei rapporti fra Stato e Chiesa. 

  www.consiglio.regione.toscana.it/ presidente/festatoscana2001/leopoldo.htm

RITRATTO

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Pietro Leopoldo 

 
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La Lunigiana negli ultimi secoli 

Fu il granduca di Toscana ad espandere i propri domini. Nel XVII secolo Firenze arriva a controllare circa metà della Lunigiana con l'acquisto di Pontremoli e dei territori circostanti. In questo secolo si sviluppò il fenomeno artistico del Barocco; a Pontremoli, l'intera città venne riprogettata. 

Con la seconda metà del '700 anche in Lunigiana arrivarò l'illuminismo con Piero Leopoldo d'Asburgo, granduca di Toscana. In questi stessi anni, nel 1787, Pontremoli ottenne la nomina a sede diocesana, che manterrà per duecento anni, oltre al riconoscimento di città.

Gli anni della Rivoluzione Francese (è un insieme di eventi e di cambiamenti intercorsi tra il 1789 e il 1799) e di Napoleone, provocarono anche in Lunigiana la fine del feudalesimo. Le zone in passato divise in feudi vennero inglobate nella Repubblica Cisalpina e poi nel Regno Italico, mentre la parte già del granducato di Toscana entrò a far parte del Regno d'Etruria. 

Con la sconfitta di Napoleone e la Restaurazione, il Congresso di Vienna del 1814-1815, sancì che gli ex feudi imperiali passassero sotto il dominio estense di Francesco IV, duca di Modena: ne fanno parte i territori di Aulla, Licciana, Mulazzo, Podenzana, Tresana, Villafranca e Treschietto. Anche il granducato di Toscana riacquistò i suoi territori, Fivizzano, Pontremoli, Codiponte, Bagnone, Casola e Albiano.

Per meglio valutare l'assurdità restauratrice del Congresso di Vienna, é bene rivedere la situazione politica degli Satati e Staterelli che confinavano con la Lunigiana.

Il Ducata di Parma, Piacenza e Guastalla, già dei Borbone, fu assegnato a titolo vitalizio a Maria Luigia di Austria, seconda moglie di Napoleone Bonaparte, che tenne per un trentennio, dal 1815 al 1847 sino alla sua morte. poi il Ducato di parma, per accordi congressualiu sarebbe tornato ai Borbone. 

Il Ducato di Modena e di Reggio fu restituito a Francesco IV d'Este-Lorena (1814-1846), cui era previsto toccasse, alla morte della madre Maria Beatrice Cybo d'Austria-Este (1829) anche il Ducato di Massa e Carrara.

Il Granducato di Toscana fu restituito a Ferdinando III di Lorena (1814-1824), al quale era previsto arrivasse anche il territorio dell'ex Repubblica di Lucca.

GLI STATI DOPO LA PACE DI AQUISGRANA NEL 1748

   1 - Regno di Sardegna
   2 - Ducato di Milano
   3 - Repubblica di Venezia
   4 - Repubblica di Genova
   5 - Ducato di Parma
   6 - Ducato di Modena
   7 - Ducato di Massa e Carrara 
   8 - Repubblica di Lucca
   9 - Granducato di Toscana
 10 - Stato Pontificio

Il congresso di Vienna segna un regresso, una reazione antistorica disconoscendo le aspirazioni nazionali dei popoli ed aprendo per l' Europa un lungo periodo di agitazioni, dirette a sostituire al principio di legittimità un nuovo ordine internazionale, fondato sulla volontà dei popoli.

Per la Lunigiana, ed in particolare per l' Alta Lunigiana, va ricordato che il Congresso di Vienna, deciso a non restituire i feudi imperiali della Lunigiana ai Malaspina, li destinò a Maria Beatrice, madre di Francesco IV di Modena, ed erede del Ducato di Massa e Carrara, la quale ne fece subito cessione al figlio.

Si è così formata la LUNIGIANA ESTENSE, che comprendeva oltre al Ducato di Massa e Carrara, Fosdinovo, Licciana, Mulazzo, Podenzana, Rocchetta di Vara, Tresana, Treschietto e Villafranca. 

A Vienne venne riconosciuto l'eccessivo frazionamento politico della Lunigiana ed autorizzava i nuovi possessori ad effettuare mediante trattative diplomatiche, cambi ed altre transazioni con il S.A.I. il Granduca di Toscana, secondo la reciproca convenienza, per dare un assetto migliore ad una piccola regione, ma geograficamente bem determinata. 

Fu così concluso un trattato segreto a Firenze tra il Granduca di Toscana e i Duchi di Modena e di Lucca per giungere ad una più omogenea definizione dei loro Stati.

Con il trattato di Firenze del 1844, che chiudeva definitivamente il periodo napoleonico, si parlava di ben tre Lunigiane. Una Lunigiana parmense assegnata al ducato di Parma, con Pontremoli e Bagnone; una Lunigiana modenese assegnata al ducato di Modena, con Fivizzano, Aulla, Licciana, Massa e Carrara; una Lunigiana sarda, assegnata al Regno di Sardegna, con Sarzana, La Spezia e la Val di Vara. 

Fu il risultato della prima guerra di Indipendenza, lo Stato piemontese arrivò fino alla bassa Lunigiana. L’unità avverrà solo dopo la seconda guerra di Indipendenza quando, nel 1859, la Lunigiana proclamò la sua annessione al Regno di Sardegna. Con l'Unità d'Italia la Lunigiana entrò a far parte della provincia di Massa Carrara, con scarso rispetto delle caratteristiche e degli ambiti regionali. 

Il dittatore di Modena Farini spaccava in due il territorio della Lunigiana storica, creando appunto la provincia di Massa e Carrara con la Val di Magra e la Garfagnana, mentre La Spezia e la Val di Vara venivano assegnate alla provincia di Genova. 

   http://www.terredilunigiana.com/storia/xvi.php

Vicariato

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Cartina 1780

 

TERMINE

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Termine Mediceo

in localita Asces

 

Le riforme di Pietro Leopoldo

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a cura di Valentino Baldacci

www.mandragora.it

Il Vicariato di Bagnone di RUGgGIO 

Per volontà del Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, nel 1772 venivano istituiti quaranta Vicariati nello Stato fiorentino, e le sedi in territorio lunigianese vennero poste a Fivizzano, Bagnone e Pontremoli. 

A Bagnone viene istituito un Vicariato, minore rispetto a quello di Pontremoli e Fivizzano, ma comunque composto da venti comunità, governato, sotto il profilo della giustizia, da un Ministro del Granduca designato; mentre per quanto attiene all’aspetto tributario un unica imposta viene ad azzerare la molteplicità dei precedenti tributi. 

Siamo dunque ormai giunti agli albori del XIX secolo, epoca di nascita delle prime manifatture, dello sviluppo di una economia pre-industriale dove i commerci si andranno rafforzando ed intensificando, dove la cresciuta produzione delle merci favorisce la presenza, nelle fiere, di una massiccia e disparata quantità di articoli e prodotti. 

È importante sottolineare che nel 1772 il Borgo di Bagnone è diventato sede di una Giurisdizione Civile e Criminale. Inaco Bianchi e Rosanna Pinotti, sempre nell’opuscolo Descrizione dei Termini e confini giurisdizionali nel Vicariato di Bagnone, citano dalle Relazioni del Granduca, ed io ritengo importante trascrivere: 

"Bagnone è paese povero, piccolo e brutto, non avendo né commercio né transito, e solo la piazza (della pretura, n.d.a.) ed il borgo giù è buono. Il Castello di Bagnone, situato presso il fiume Bagnone parte lungo il fiume in un borgo lungo e parte scosceso sul monte, fa 400 tante anime e tutta la giurisdizione 5.000 ed è circondato per tutto da feudi".

In una Relazione dei Termini e Confini nel Dipartimento della Cancelleria di Bagnone, redatta nel 1780 si legge: La Comunità di Bagnone comprende venti antichi Comuni sotto la giurisdiscenza civile e criminale di detta Terra, la circonferenza è di 45 miglia salvo, è circondata nella massima parte da diversi Stati Esteri, è tagliata dal fiume Magra e da altri Fiumi e Torrenti, il suo territorio nel più è montagnoso poco coltivato, e nel mezzo in pianura. 

Racchiude i Feudi Imperiali di Treschietto, Malgrate, Virgoletta, Villa Franca. A Levante confina con Verano Stato Modenese e col Feudo di Licciana. A Mezzogiorno coi Feudi di Monti, Granducale di Terra Rossa, e di Podenzana. A Ponente coi Feudi Tresana, di Castevoli, Virgoletta, Villa Franca, Malgrate, tutti Feudi Imperiali, quindi si trova Groppoli Feudo Granducale di poi Mulazzo e Castagnetolo Feudi Imperiali e quindi il territorio di Pontremoli Stato di S.A.R.. A Tramontana con lo Stato di Parma, col Feudo imperiale di Treschietto e ritorna lo Stato di Modena. 

Di seguito l’elenco dei comuni appartenenti al vicariato di Bagnone: Bagnone popolo, Corlaga popolo, Mochignano popolo, Collesino, Compione, Lusana popolo, Corvarola popolo, Fornoli popolo, Castiglione del Terziere, Nezzana, Filattiera, Biglio, Ricò, Lusuolo, Comunità di Albiano, Caprigliola, Comunità di Terra Rossa.

   http://www.alpiapuane.com/php/index.php?option
 
Origini

«…Tre… sono i luoghi, che tra gl’altri si trovano [nel Dominio Fiorentino in Lunigiana] singolarizzati di …distinzioni, cioè: Pontremoli, Fivizzano e Bagnone.  Il qual ultimo …è situato in un tratto di pianura chiamata la Valle di Magra, spalleggiato da colline, e tra detti monti, siccome in essa Valle si vedono, e trovansi molti altri inferiori Castelli, e Villaggi, che riconoscendo Bagnone per loro Principale, ci concorrono giornalmente per ogni occorrenza, come fanno i Suburbi a tutte le città.

Circa l’antichità di questo luogo è da sapersi, che non è possibile il rinvenire l’origine. Convien bene avvertire, che prima si chiamava Banone, ed in latino Bondelia il che ancora vedesi accennato nella Geografia del famosissimo Astrologo, e matematico Tolomeo… »  

(Cattaneo D.: Istorica descrizione dell’insigne terra di Bagnone antico e moderno…

Massa, Frediani, 1726, pp. 8, 9)

 
Date cronologiche
 1000: Presunto inizio della costruzione della Rocca di Bagnone.
 1124: Prima data documentata, dell’esistenza di Bagnone in una sentenza dei  Consoli di Lucca.
 1221: Divisione patrimoniale dei Malaspina e attribuzione a Obizzino di tutti i    possedimenti sul lato sinistro del fiume Magra. Modificò lo stemma avito   adottando lo spino fiorito in campo d’oro. Elesse residenza a Filattiera.
 1275: Seconda divisione patrimoniale, discendenti di Opizino sui beni di Filattiera.  Al Marchese Alberto rimane il feudo di Filattiera compreso Bagnone.
 1351: Terza divisione patrimoniale dei discendenti di Nicolò che riducono il feudo   di Filattiera creando altri quattro feudi :Treschietto, Castiglione, Malgrate e Bagnone.
 1352: Il Marchese Antonio Malaspina elegge la sua residenza a Bagnone.
 1385: Moti rivoluzionari bagnonesi, contro il potere feudale dei Malaspina.
 1451: Vendita del Castello di Castiglione del Terziere alla Signoria Medicea.
 1471: Vendita del castello di Bagnone alla Signoria Medicea.
 1737: Baganone passa sotto il Granducato di Toscana dei Lorena.
 1772: Istituzione del Vicariato.
 1777: Regolamento delle Comunità.
 1797: Bagnone passa sotto la Repubblica Ligure.
 1814: Caduta di Napoleone e annessione di Bagnone nel Granducato di Parma,    Maria Luisa D’Austria.
 1847: Bagnone passa ai Borboni.
 1849: Annessione di Bagnone al Ducato di Parma.
 1859: Seconda Guerra d’Indipendenza, Bagnone ai Piemontesi.
 1860: Unità d'Italia.
 
I dintorni di Bagnone

Numerosi sono i luoghi abitati sulle pendici dell’Appennino settentrionale, tratto compreso fra il passo del Cirone (m 1255) ed il passo del Lagastrello (m 1157). Noi ci limitiamo a trattare i luoghi del territorio del Comune di Bagnone, che in qualche maniera fanno la nostra storia, la storia del nostro comprensorio. L’origine di questi agglomerati è da collegare alla primitiva presenza dei Celto/Liguri.

Età tardo-imperiale.

Ad una crisi di destrutturazione del popolamento rurale con abbandono o frequentazione povera di molti siti, seguì un fenomeno di ripopolamento delle campagne nel corso dell’età tardo antico, che interessò la Lunigiana pianeggiante, ma anche vaste aree dell’Appennino ligure, sia sul versante Tirrenico che su quello padano. Un esempio è l’insediamento romano di Filattiera, dove ad un periodo di abbandono seguì una rioccupazione verso la fine del IV secolo d.C. 

Questi stanziamenti, contrassegnati spesso da strutture abitative, povere e primitive, indicano un sostanziale mutamento nelle forme insediative. La rarefazione abitativa di gran parte di questi siti, spesso destinati a diventare Pievi, a partire dall’Alto Medioevo, sembra collocarsi tra la fine del V secolo al VI secolo d.C. Benché non siano abbondanti i dati materiali in nostro possesso, per questo periodo, nell’alta valle del Bagnone, la toponomastica e l’analogia con situazioni geograficamente prossime, ci consentono di avere un quadro disegnato a grandi tratti. 

Il territorio è organizzato in piccoli villaggi, mentre i punti nevralgici e di difesa vengono occupati da fortificazioni e presidi militari. Due testimonianze significative sono Filattiera e Filetto e molti piccoli accampamenti di controllo lungo le vie di accesso al territorio. Per Bagnone è sufficiente nominare la località di Campo di Leugio e quella di Vico. 

A partire dalla metà dell’XI secolo la struttura del territorio subisce una notevole trasformazione a causa dello sviluppo del sistema pievano e di quello castellano. 

(Informazioni tratte dalla tesi di laurea di M.B. Gavarini e R. Pedicone dal titolo "La Lunigiana territorio e storia" Università Studi Firenze, dal sito: www.lunigiana.net).

ll Medioevo.

Nel 1351, gli eredi di Nicolò Malaspina detto il Marchesotto, ridussero il feudo di Filattiera creando altri quattro nuovi feudi tutti Malaspiniani, del ramo fiorito: Bagnone Castello, conglobava le frazioni di Nezzana, Pastina, Mochignano, Collesino e Compione. Castiglione del Terziere, comprendeva La Pieve, Corvarola, Gabbiana e Lusana. Treschietto, era formato da Corlaga, Vico, Jera. Malgrate, comune di Villafranca, facevano parte Orturano e Canale, che saranno ceduti al Comune di Bagnone in epoca più recente. 

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Regolamento delle Comunità

Tutto il territorio fu interessato nel 1777 dal nuovo Regolamento delle Comunità promulgato da Pietro Leopoldo, che comportò l'accorpamento dei molteplici comunelli dell’antico Capitanato e degli ex feudi in un’unica realtà politico-amministrativa, che rimase in vigore fino al 1796. Con l’avvento della dominazione francese si determinò un nuovo assetto politico territoriale ed amministrativo di questi  territori entro il Dipartimento degli Appennini.

Con la Restaurazione Bagnone con il suo territorio tornò sotto il dominio fiorentino fino al 1849, quando fu annesso al ducato di Parma, sotto il cui dominio rimase fino all’unità d’Italia.

STEMMA

di Bagnone

Descrizione araldica dello Stemma di Bagnone

D'argento, a tre torri d'oro, 2, 1, con una fascia di rosso attraversante,  poggiante su verde d'erba, accompagnate nel cantone destro del capo da un montante con tre stelle d'oro, e nel cantone sinistro da una mano di carnagione tenente un crescente di rosso.

Origini e Simbologia dello Stemma.

I tre castelli rappresentano le tre comunità che formarono il Vicariato di Bagnone: Bagnone, Castiglione del Terziere e Capodiponte. Gli altri simboli, che contornano le torri, ricordano l'influenza esercitata dall'antica città di Luni sui territori della Val di Magra.

http://www.comuni-italiani.it/045/002/stemma.html

VICARIATO DI  BAGNONE 1772