Aggiornato il 17-12-2007

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Pieve di Vignola

VIGNOLA 

Il paese di Vignola, frazione del Comune di Pontremoli (MS), sorge nella Valle del torrente Verde a 360 metri s.l.m.

Poco o nulla conosciamo della sua storia, resta solo il fatto di pensarlo collegato all'antica Pieve di S. Pancrazio, la trentacinquesima Pieve della diocesi di Luni.

A Vignola è conservata e sempre viva la tradizionale festa di Santa Croce, con il falò e la giornata dei Pipin. Pupazzetti di legno che volevano rappresentare gli idoli pagani, distrutti dopo la conversione del popolo al cristianesimo.

PREMESSA

Nel secolo VIII prevalse la dottrina iconoclasta, con la quale sono indicati la dottrina ed il movimento di coloro che, nell'impero bizantino, avversarono il culto religioso e l'uso delle immagini sacre.

La lotta contro le immagini sacre cominciò con le disposizioni prese dall'Imperatore nel 726 e nel 730. Esse suscitarono opposizioni e reazioni da parte del papa, del patriarca di Costantinopoli, dei monaci e specialmente in Italia da parte del popolo.

La lotta si fece violenta specialmente con Costantino V, nel 741-775, che  perseguitò tutti coloro che veneravano le immagini non in se stesse ma per ciò che rappresentavano. Forma questa di culto approvato dalla Chiesa cattolica nel secondo concilio di Nicea 787, ben distinta tuttavia dall'adorazione idolatrica delle immagini. Questi prelati, comunque, avevano già espresso critiche sull'abuso di immagini sacre soprattutto da parte dei monaci, i quali attribuivano spesso poteri taumaturgici a quadri sacri, alcuni dei quali erano perfino spacciati come dipinti mediante intervento divino.

Col papa Gregori IV nel 843 viene ufficialmente abolita definitivamente l'iconoclastia.

Qui dobbiamo immediatamente fare una precisazione: 

Il termine paganesimo, che deriva da "pagus" (abitante del villaggio)  venne utilizzato originariamente per indicare le persone che continuavano ad aderire alle vecchie religioni nonostante l'avanzare del cristianesimo. Questo perche' l'opera di "conversione" era piu' lenta e difficoltosa nelle aree rurali.

Il Paganesimo di cui stiamo parlando e' una religione politeista, un insieme di credenze basate sulla natura, sugli elementi e in armonia con le stagioni che compongono la ruota dell'anno, che deriva appunto dalle religioni pre-cristiane, sicuramente di derivazione celtica. 

Se vogliamo citare un esempio, le Streghe, i Druidi, l' Asatru o Odinismo, lo sciamanesimo, l'animismo, sono considerati sistemi di credenze, o appunto tradizioni, pagane, anche se differiscono tra di loro per rituali ed altro.

Le nostre popolazioni erano dedite a questi rituali e la conservazione di idoli o feticci strani faceva parte delle consuetudini contadine, ne è testimone la leggenda dell'ara murata sotto l'altare della Pieve, e la stessa Pieve, luogo di grande importanza per la somministrazione dei rituali antichi.

Sarà il concilio di Trento (1545-1563) che scioglierà le Pievi e darà inizio ad una nuova organizzazione ecclesiastica con le Parrocchie, al fine di tentare una riconciliazione religiosa, promuovendo la condanna degli errori nel campo della fede insieme alla riforma dei costumi del clero e della società in generale.

I Pipin

Secondo una radicata tradizione riferita da Giorgio Batini, uno dei più importanti e celebri templi «pagani» della Lunigiana sorgeva a Vignola, una frazione della stessa Pontremoli (3 km a nord-ovest); il sito del tempio coinciderebbe con quello dell'attuale pieve di San Pancrazio.

Il cronista pontremolese Vitale Arrighi, raccoglitore e annotatore di tradizioni paesane, ricordò che nel 1896, «durante certi lavori fatti alla pieve, allorché fu demolito un muro e tolto un riempimento che si trovava dietro un altare, si rinvenne una grossa pietra cubica lavorata a martellina con una cavità nel mezzo, e l'opinione del tempo fu che si trattasse, appunto, di un'ara pagana.

Secondo questa cronaca ..la pietra dei sacrifici fu rimurata nella nicchia per riveder la luce del giorno quando piacerà al Dio Eterno, padrone dei secoli passati ed avvenire... 

Se questo è vero, il parroco di San Pancrazio ritiene che l'ara sia murata proprio sotto l'altare della Santa Croce dove è esposto alla devozione dei fedeli un antico e artistico Crocifisso».

Su un balzo erboso a pochi metri di distanza dalla pieve, tutti gli anni, la sera del 2 maggio, viene acceso un altissimo e spettacolare rogo di fascine, al suono delle campane; secondo certe memorie manoscritte della pieve stessa, il rito vuole appunto ricordare «che furono bruciati gli idoli del tempio» e quindi la conversione al cristianesimo degli ultimi pagani. Da notare che l'usanza viene consumata intorno a Calendimaggio, una delle date «magiche» dell'antico calendario.

I  PIPIN DI CERAMICA PER IL TURISMO

Un altro interessante elemento di folclore probabilmente collegato agli antichi idoli è rappresentato dai «pipin», piccoli bambocci di legno di fabbricazione locale: quelli attuali, anche se abbastanza vetusti, assomigliano a statuine di presepe, ma si pensa che anticamente questi bambocci raffigurassero davvero degli idoletti; e si suppone che in origine anche la cerimonia del rogo fosse stata differente, consistendo proprio nella distruzione degli idoletti di legno in un piccolo fuoco acceso all'interno della pieve, appunto per rievocare la fine del paganesimo.

I PIPIN LIGNEI

L'usanza attuale che investe questi «pipin» è invece piuttosto curiosa e rara: la mattina del tre maggio (cioè quella successiva al rogo serale), i «massari» responsabili estraggono oltre un centinaio di statuette dal vecchio mobile della sacrestia in cui sono conservate e le espongono su un tavolo a disposizione dei fedeli. Ogni abitante del paese che entra nella chiesa preleva uno dei piccoli simulacri e lo porta via con sé. A sera si svolge una processione, che si conclude in chiesa con la funzione religiosa; i fedeli, prima di andarsene, abbandonano i fantocci di legno sui banchi della pieve oppure sull'altare, proprio «dove l'antico Crocifisso sovrasta, forse, un'ara pagana».

LA  PIEVE  DI  VIGNOLA

Della Pieve di S. PANCRAZIO di Vignola, la data sconosciuta è di origine antica, menzionata per la prima volta nel 998, nel documento di rinuncia alla pieve del marchese Oberto in favore del vescovo di Luni. Sorge sull'antica via di valico del Bratello verso la val di Taro e aveva giurisdizione in tutta la vallata del torrente Verde.

I ripetuti rifacimenti lasciano intravvedere la primitiva struttura di stile romanico. Della struttura primitiva rimane solo parte del bozzato in arenaria nel basamento, mentre è di epoca tardo romanica il fonte battesimale monolitico. La chiesa ha pianta longitudinale, con lesene in arenaria lavorata che dividono la facciata verticalmente in tre parti. L'interno a tre navate di impianto romanico non conserva opere di particolare interesse, se non due altari laterali dedicati alla Madonna del Carmine e a Santa Croce. 

Nel 1202 viene disposto che intorno alla pieve di Vignola fossero sepolti anche i morti dei paesi da essa dipendenti, che erano le cappelle di S. Lorenzo di Navola, S. Felicita di Succisa, Grondola, Baselica di Pontolo, Baselica di Guinadi, l’ospedale del Borgallo, S. Giorgio di Cervara, Braia, Bratto, Valdena, Montemasio.

Secondo la tradizione, l'edificio nacque su un'antica ara pagana, per secoli al centro della distruzione di idoli pagani. Rimangono infatti antichi riti come la festa del fuoco, che si celebra sul piazzale antistante la pieve in occasione della festa della Santa Croce il 2 di Maggio o i "pipìn", piccole statue colorate in legno rappresentanti bambini in fasce che sarebbero idoli pagani bruciati quando la gente si convertì al cristianesimo. 

Pubblicato il 15-12-2005

NEL  FOLKLORE  STA  LA  MEMORIA  DEI  POPOLI