RIFLESSIONI

 

 

Medito spesso, che cosa si può fare,

su ciò che si trama e che può capitare,

non sono sicuro, se è voluto in oriente,

tutto finisce, non rimarra niente.

É come partecipare ad una bella gita,

nessuno si ferma quand'essa é finita;

se allora le tende dobbiamo levare,

a cosa vale questo nostro lottare?

 

In stò mondo piccino, un po’ strano;

tutto freme, stridisce, é greve il baccano.

Un dolce frutto, dal nostrano sapore,

é guastato per un un acido odore.

Non riscalda! Anche il sole é lontano,

e noi, costretti, respiriamo il metano,

che confondo al profumo d’un fiore,

mentre in cuore, svanisce l’ardore.

 

Ormai l’alba, la mia alba di vita

é passata, é stata una dura partita;

sarà prossimo anche il tramonto,

non sò cosa fare, non son pronto.

Son mutati i miei anni gioviali

non rincorro più le mete fatali;

mi trastullo col mio povero gatto,

ed accetto che il mio gioco sia fatto.

 

Non c'e nulla che valga il piacere,

tutto è falso, persino il dovere;

qui si pensa soltanto a fregare,

senza amore, senza voglia d'amare.

Ed allora…. a sta' povera gente

cosa resta? Non rimane più niente.

Son svaniti anche i grandi ideali,

le speranze agognate e fatali.

 

Ci rimangono dei vaghi ricordi

di bambino, non più oggi concordi,

imparati sui banchi di scuola

per la Vita, per l'Onor... che parola!

Ma se a questo chimerico giorno

ci sarà un gradito ritorno,

riavrà questo mondo mortale

gioia a vivere, un po' più naturale? 

 

 

             2004

 

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