UNA MATTINA

 

 

Vedrai la luna al monte

con lo spuntar del sole,

sparire all'orizzonte,

tra cime e tra le gole.

 

            Il bosco si risveglia,

            cinguetta l'uccelletto,

            lunga non fu la veglia

            del ghiotto coniglietto.

 

La brezza mattutina

tremare fa la fronde,

l'anatra paffutina

s'immerge tra le onde.

 

            Il sole spinge i raggi

            man mano piú lontano,

            supera gli alti faggi,

            riflette nel pantano.

 

La donna nel pollaio

raccoglie l'ova fresche,

intreccia il seggiolaio

la sala tra le stecche.

 

            Bovi soffianti al solco,

            tiran l'aratro e fende;

            contento appare il folco,

            la vita si riprende.

 

Rintocca la campana

a segno pei fedeli,

s'avvia la donna anziana,

segue il filar dei meli.

 

            Lá, nell'antica pieve

            si adora la Madonna,

            contrita, assorta e lieve

            prega per me la Nonna.

 

Grazia t'invoco, esaudi,

assisti il mio bambino,

non far che ognor le augi

lo stolgan dal cammino.

 

            Lasciai quel nido ameno,

            vivo lo porto in core,

            migrammo in un baleno,

            tradito mi fu l'amore?

 

Tornato al paesello

la Nonna a ricercare,

mi disser menestrello,

in cielo stá a guardare.

 

            Li vedi quei cipressi?

            Riposa lá, Nonnina.

            Piansi..., mormoraron essi:

            "É morta una mattina."

 

 

                    1997

 

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