1-1-1945
– Lunedì – Riposo. Ieri sera abbiamo chiuso l’anno vecchio
con una zuppa di patate, preparata da Sartori.Nessuno ha avuto il
coraggio di parlare di auguri. Tutti muti come pesci. Una tristezza
penosa traspariva da ogni volto. Sin dalla prima sera si sono
susseguiti gli alarmi. A mezzanotte alcuni Francesi hanno fatto
irruzione nella camerata per farci gli auguri. Tutti noi a cuccia
muti e pensosi non abbiamo preso parte ai loro entusiasmi per il
nuovo anno. Dio voglia che esso sia apportatore della nostra
liberazione. É tutto quanto ardentemente desideriamo. Alle ore 10
ho lavorato fino alle 12 per governare 50 maiali. Per il primo
d’anno mica male.
2-1
– Martedì – Ancora Riposo. É una ricompensa alle nostre
fatiche? Siamo addirittura impressionati di tanto riguardo. Dio ci
assiste! Ho scritto a casa indirizzando a Michele. Penso
ardentemente alla mia famiglia. Che Dio l’assista e la protegga.
3-1
– Mercoledì – Sveglia alle 6,00. Sono in baracca in attesa di
ordini. Ieri pomeriggio ho lavorato ad ammucchiare letame. Oggi
quale altro nobile mestiere mi sarà assegnato? Attendiamo. Certo é
che in questo luogo non ci sacrificano. Anzi sembra che vogliano
ricompensarci delle immani fatiche del passato. Dio m’assiste. Lo
ringrazio dal profondo del cuore.
4-1
– Giovedì - Sveglia
ore 6,00. Oggi ho fatto il facchino nel senso più puro della
parola. Ho scaricato 60 sacchi di avena del peso di Kg. 80. Non
credevo di farcela invece me la son levata egregiamente. Ho sudato
malgrado il gran freddo. In un ritaglio di tempo mi hanno fatto fare
lo spazzino, mestiere anche questo poco nobile, ma meno faticoso
assai. In compenso a mezzogiorno mi mandano in baracca a riposarmi.
5-1
– Venerdì – Rimango a riposo. É la prima volta che faccio il
lavativo. Non per altra ragione di non esser da meno dei miei
compagni che con una scusa o l’altra cercano di fare il meno
possibile. Perché non imitarli? Non vedo ragione perché io, il più
vecchio, debba sacrificarmi di più. Se le cose cambieranno,
cambieranno per tutti. Almeno saremo pari.
6-1
– Sabato – Sveglia ore 6,00. Mandiamo Sartori a prendere ordini,
Ritorna. Riposo. É una cosa che non ci sappiamo spiegare. Dio ci
aiuta. Potrà durare così. Ne dubitiamo. É più di un mese che non
facciamo che poche giornate. Forse vogliono ricompensarci delle
fatiche del passato?
7-1
– Domenica. Sveglia ore 7,00. Viene il Sergente che gentilmente ci
invita al lavoro. Andiamo in 8. Caricare del letame fino alle 11.
Alle 10 é venuto il buon Sergente e mi ha consegnato 3 lettere. Che
gioia. Non ho più lavorato. Ho
letto tutto in un fiato le 3 care lettere. Sono ora molto più
contento. Le buone notizie da casa sono un balsamo per le mie
sofferenze. Mi sento sollevato moltissimo. La mia cara Clelia mi ha
ridata la speranza in un avvenire meno triste. La gloria e la cara
Terè mi hanno fatto un grande piacere. Le ringrazio di cuore.
Peccato che non mi sono giunte notizie anche di Ugo. Sarei stato
maggiormente felice. Le buone notizie circa l’andamento della mia
famiglia mi rendono meno penose queste ore tristi della mia vita.
Ringrazio Dio dal profondo del cuore. Possa aiutarmi anche per
l’avvenire col proteggere le mie care e col concedermi la gioia di
rivivere loro assieme gli ultimi anni della mia esistenza. La mia
Clelia ha voluto spedirmi un pacco, non ne ho nessun bisogno, ma mi
`caro riceverlo per le fotografie. Quelle saranno tanto care al mio
cuore addolorato. Che gentil pensiero hanno avuto; anche di questo
le ringrazio. Ho ricevuto lettere da Bandelli, Cinque, Lombardi,
Marchetti ed altri. Stanno tutti bene. Io ringrazio la Befana della
bella strenna recatami. É il più bel dono che potesse recarmi.
Saluto col pensiero tutta la mia famiglia.
8-1
– Lunedì – Sveglia ore 6,00. Giornata triste e laboriosa.
Nevica forte e dobbiamo lavorare faticosamente. Non mi sento bene e
mi accorgo che le mie forze sono ridotte a zero. Dio mio come
`penoso dover lavorare in lavori penosamente faticosi e sentire che
mi vien meno la forza. Sono depresso e rimpiango la felicità di
ieri quando ho ricevuto le lettere della mia cara Clelia e delle mie
adorate figlie. Ripago oggi ben duramente la felicità di un giorno.
Ieri mi sentivo la forza di superare tutte le avversità, oggi
invece mi sento sfiduciato fino alla disperazione. É una vita
d’inferno. Potrò durarla fino alla fine? Nera alternativa. Dio,
ti prego con tutta la forza dell’animo mio, Vieni in mio aiuto.
Solo tu puoi aiutarmi in questi tristi giorni.
9-1
Martedì – Sveglia ore 6,00. Lavoro tutto il giorno a caricare e
scaricare letame. A sera mi sento affaticato oltre misura. Ho
constatato che le mie forze vanno scemando in modo allarmante. Non
sono solo però ad accusare tali manchevolezze. Oggi un Carabiniere
di 25 anni mi diceva che non si sente più di reggere 25 Kg. Che sia
l’alimentazione? Certo é che anche mangiando oltre misura ci
sentiamo sempre fame. Dio mi aiuti fino alla fine.
10-1
– Mercoledì - Sveglia
ore 6,00. Lavoro tutto il giorno a caricare e scaricare letame.
Giornata meno faticosa delle altre. Fa un freddo da Siberia. Neve
alta 30 cm. Ricevo una lettera da Cortesini e un pacco da Bandelli.
Sartori riceve da Bagnone. Siamo un po’ più sollevati tutti.
Attendo con ansia le foto delle mie care.
11-1
– Giovedì - Sveglia
ore 6,00. Lavoro solito al letame. Lavoriamo intensamente per il
freddo. In premio alle olre 3 in baracca. Siamo contenti del
trattamento veramente inusitato. Parliamo a lungo delle nostre case,
delle nostre famiglie sognando e sospirando l’agognato ritorno.
12-1
– Venerdì – Sveglia ore 6,00. Lavoro solito. Ho sognato mio
padre per tutta la notte. Oggi abbiamo lavorato duramente, a sera mi
sento spossato, mi corico alle 8 rotto dalla fatica. Ho ricevuto due
lettere, una dalla mia cara Clelia e una della Terè. Tutte due
ugualmente care. Portano la data del 18-12-44. Ma allora sono state
scritte due giorni dopo le 3 che ho ricevuto il 7-1-45. Infatti
dicono le stesse cose, ma mi fanno tanto piacere. Sono stanco morto
ma le notizie da casa mi rendono felice. Scrivo tutte le settimane
fino due lettere e le mie care non ricevono. Peccato.
13-1
–Sabato – Sveglia ore 6,00. Dopo la sfacchinata di ieri non mi
sentivo proprio di lavorare. Invece ho dovuto andare. Ho lavorato
fino alle 11 a segare legna. Ho dovuto sollevare dei tronchi che
hanno richiesto una fatica immensa. Non ne potevo più; pure ho
fatto fronte anche a questo sforzo. Potrò ancora durare? Ne dubito
fortemente. Possa Dio aiutarmi.
14-1
– Domenica - Sveglia
ore 6,00. Lavoro solito a caricare letame. Sono sfiduciato ho
faticato enormemente per arrivare a mezzogiorno. Rientro sfinito e
dolorante. La mia schiena é spezzata. I butto sulla branda senza
aver la forza di rialzarmi. É una cosa da impazzire. Temo di non
poter più resistere. Che Dio mi aiuti. Che le mie care preghino per
me. Ne ho tanto bisogno.
15-1
– Lunedì – Sveglia ore 6,00. Mi alzo vado al lavoro tutto
dolorante. Tutti mi dicono di restare a letto, ma voglio farmi forza
e vado. Fatica inutile non posso resistere e quindi debbo
ritornarmene. Lo hanno voluto i padroni... forse per compassione?
Non credo, Non ne sono capaci. Ad ogni modo rientro sperando che un
giorno di riposo mi risani. Scrivo a Michele.
16-1
– Martedì – Sveglia ore 6,00. A Geifswald a caricare legname.
Non si lavora causa un guasto al camiopn. Rifacciamo la strada del
ritorno a furia di scivoloni sul ghiaccio. Arriviamo in baracca alle
ore 10 e restiamo in
attesa di ordini. Ieri sera il Sergente ci ha comunicato che non
appena il legname sarà pronto noi andremo a Fraethof, 8 Km.
dustante a costruire un ponte. Si tratta di un lavoro grande. Durerà
oltre un anno. E noi resteremo là fino a lavoro ultimato. Ci siamo
guardati sgomenti. Il buon Sergente ha capito. Ci dice che prima che
sia ultimato il lavoro saremo alle nostre case. Ciò é nelle nostre
speranze. Fraethof fu già meta di una mia gita, anzi dovevo
restarela fin d’allora. Una immensa fattoria sperduta nella grande
pianura. Il ponte da costruire servirebbe per unire a questa
fattoria la famosa Isola abbandonata ove fummo già per molte volte
a lavorare. Vado ancora verso l’ignoto ma confido di vivere una
vita più tranquilla e meno intensa. La non udiremo più rombi di
motori e continui allarmi ovvero anche udendoli ci lasceranno
indifferenti perchè quella fattoria non é un obiettivo militare
come lo `il Campo in cui viviamo ora e che non passa giorno e notte
che non sia in allarme. Confido nell’aiuto di Dio anche per questa
nuova residenza. Saluto caramente le mie care ed auguro a loro tanto
bene.
17-1
– Mercoledì - Sveglia
ore 6,00. Ci rechimo al lavoro con una giornata di vento, freddo e
neve da fare impazzire. Dopo un’ora rientriamo in baracca a
riposo. Dio ci assiste. Ricevo una lettera dall’Avv. Marchetti che
mi comunica la morte del camerata Bianchi
Aristide avvenuta il 2corr. All’ospedale di Eleimburg. Non
ci parla della causa di tale sciagura. Povero Bianche `forse il
primo dei camerati partiti con noi che paga il supremo tributo a
questa immane tragedia. Lascia la moglie e 3 teneri figli. Bagnone
ha già sofferto abbastanza. Questa morte lascia un solco che nessun
tempo, nessuna passione, nessun castigo potrà colmare. Odio,
null’altro che odio, feroce e tenace lascerà nella nostra gente
l’inumano trattamento fatto a degli inermi e sventurati Italiani.
Possa Fio intervenire e punire tanta malvagità. Siamo costernati.
Il povero Bianchi pareva presago della sventura che lo attendeva.
Non parlava, non rideva, non prendeva parte ai nostri conciliaboli.
Se ne stava in disparte, muto, solitario ed affranto dal sacrifizio
ch’egli faceva dei suoi affetti più cari. Povera la sua moglie ed
i cari figli. Non avranno più la gioia di riabbracciare il loro
caro. Dio mio, non voglio ne posso più pensare.
18-1
– Giovedì – Sveglia ore 6,00. Lavoro a scaricare legname.
Nevica forte e ci martirizza un freddo siberiano. Rientriamo alle 16
Sartori riceve da Radio Bandelli la notizia della morte di Luigi
Maresi. Un’altra persona Bagnonese che non vedrà finire
questo triste dramma. Restiamo male tutti al susseguirsi di tutte
queste disgrazie. Al nostro ritorno quante persone amiche
mancheranno. Ho appreso dalla stessa fonte la morte del buon Conte
Noceti. Ne ho provato un grande dispiacere. Dio conservi le
mie care in salute ed io soffrirò con rassegnazione tutte le
sofferenze che la sorte mi riserba.
19-1
– Venerdì – Sveglia ore 6,00. Lavoro a caricare legname. La
giornata più triste della mia vita. Sono scassato. Dolori
lancinanti per tutta la vita mi impediscono ogni movimento. E debbo
lavorare a caricare legni pesantissimi. All’aperto e nevica forte.
Non posso resistere e piango amare lacrime. Inutile del resto un
tenente che dirige i lavori non transige bisogna caricare 3 vagoni.
Siamo in 5 ed alcuni non adatti a simili lavori. Lavoriamo
ininterrottamente fino alle 16 senza mangiare. Non ci portano il
rancio per mancanza di cavalli. Alla fine devo fare 4 Km. a piedi
sotto la neve, le mie scarpe sono sfasciate ed ho i piedi bagnati e
freddi. Impossibile resistere. Temo che finisca male. Alle
mie care un addolorato pensiero. Dio mi aiuti.
20-1
– Sabato – Riposo. Non ho chiuso occhio stanotte. Non riesco ad
alzarmi. Venga quello che vogliono, rimango in branda. Attendiamo
gli eventi. Nulla da segnalare. Ho pensato tanto e desiderato essere
con la mia cara famiglia. Pazienza. Sia fatta la volontà di Dio.
21-1
– Domenica – Sveglia ore 6,00. Lavoro fino alle 11,30. Scaricare
paglia. Al mio rientro in baracca trovo una lettera della mia
Clelia. Quale gioia nel sentire le ottime notizie ch’ella mi
trasmette. Sono un balsamo salutare per le mie sofferenze. Comemi
sento più forte ogni volta che mi giungono notizie da casa.
Dimentico tutte le mie disgrazie e ringrazio Dio per la protezione
delle mie care e confido di poterle un giorno rivivere le ore liete
della mia famiglia. Sarà il premio agognato per tutto quanto ho
sofferto. Sono spiacente che non giungono mie notizie. Io scrivo
ogni settimana anche due lettere e non mi so spiegare il mancato
arrivo. Pazienza. Dio ci ricompenserà di tutto.
22-1
– Lunedì – Sveglia ore 6,00. Lavoro a caricare letame tutto il
giorno. La mia schiena mi fa soffrire atrocemente. M’affatico
molto con poco rendimento. Trovo comprensione specialmente dai
camerati che mi rimproverano perché non sono stato in branda. A
sera ricevo posta da Ghinetti,
Loro, Cinque e Bandelli. A
sera rispondo a tutti e poi mi corico affranto.
23-1
– Martedì – Riposo. Ricevo posta da Gianni
Simonini e Martinelli.
Rispondo subito. Questa giornata di riposo mi era necessaria.
24-1
– Mercoledì – Sveglia ore 6,00. Mi alzo mezz’ora prima per
andare alla cucina a ritirare 2 bidoni di caffe. Alle 7 al lavoro.
Nuova destinazione. Faccio il carrettiere. 2 bei cavalli ed un carro
con ruote gommate. Lavoro tutto il giorno a fare vari trasporti. Mi
regalano un paio di pantaloni. Ne ho scaricato un vagone. A sera
rientro meno stanco e rispondo ai camerati che mi hanno scritto.
Scrivo anche alla mia Clelia a Bagnone ed a Milano. Speriamo che
giungano.
25-1
– Giovedì – Sveglia ore 6,00. Lavoro sotto la neve tutto il
giorno a scaricare rape. Soffro atroci dolori alle braccia. Non
posso sollevare nessun peso, sia pure minuscolo. Sarà il freddo?
Sarà lo sfinimento? Certo é che non mi reggo più. Confido in Dio.
26-1
– Venerdì – Riposo. Non ho la forza di alzarmi. Speriamo bene.
Ho posta da Nucci. Quante speranze
si riaccendono.
27-1
– Sabato – Ancora riposo. I camerati a spalare la neve nel
campo. Io rimango in branda al caldo. Sento un sensibile
miglioramento. Ho un braccio però dolorante che mi impedisce di
muovermi come vorrei. Mi hanno combiate le scarpe e ciò mi é di
grande conforto; almemo ho i piedi asciutti. Sartori ha ricevuto
posta. Si dice che le mie care stiano bene. Sono contento. Lo sarei
di più se avessi ricevuto anch’io. Sono forse un po’ esigente,
ma `tanto il mio isolamento che vorrei ricevere tutti i giorni.
Quante speranze si riaccendono nell’animo mio. Ho la vaga
sensazione di avvicinarmi alla fine di questo terribile sogno. Che
Dio mi esaudisca.
28-1
– Domenica – Riposo. Sono in baracca al caldo e fuori nevica
forte. Abbiamo 50 cm. di neve ed i miei compagni sono continuamente
esposti alla bufera per togliere la neve dal campo. Rientrano
assiderati. Io per ora non ho ancora affrontato tale penoso lavoro.
Dio m’assiste. Ilmio braccio destro `tutto dolorante e non ho
ancora ripreso la forza per lavorare. Continua la ridda di notizie
sensazionali che ci fanno riaffiorare le più rosee speranze. Siamo
rimasti tante volte delusi che non crediamo più tanto facilmente.
Molti di noi sono ottimisti molti altri pessimisti; non si sa a chi
dobbiamo credere. Andiamo avanti alla cieca senza più appigliarci a
nessuna tendenza. Siamo diventati sciettici fino al punto di
dubitare anche di quello che vediamo. A che pro farci delle
illusioni? É meglio non pensarci e andare incontro al destino senza
preoccupazioni. Le nostre previsioni ci hanno fatto fare una dura
esperienza della differenza che intercorre tra le apparenze e la
realtà; quindi attendiamo che gli avvenimenti ci pongano, a loro
capriccio, di fronte a qualsiasi situazione che non lasci tempo di
scegliere il modo migliore per fronteggiarla. Siamo ormai abituati a
tutto, nulla ci spaventa, nulla ci sorprende. Solo un grande
desiderio signoreggia nei nostri pensieri. Quello di ritornare tra i
nostri cari. Si moltiplichino pure i rischi ed i pericoli, noi non
vediamo che una via di uscita, noi non ardiamo che di un desiderio,
quello di ritornare alle nostre case. Tutto dimenticheremo. Tutto
forse perdoneremo, ma avere la grande gioia di rivedere le nostre
case, le nostre famiglie, il nostro paese tanto povero, tanto
disprezzato, tanto disgraziato, ma tanto caro al nostro cuore da non
poterlo dimenticare nemmeno per un istante. Caro il nostro sole, i
nostri monti, i nostri campi, il nostro cielo sempre terso e
lucente, le nostre genti sempre gaie ed ospitali anche con coloro
che ci vennero per portare dolori ed affanni, le nostre tradizioni
così connesse e radicate nelle nostre belle famiglie e gli usi
antichi e recenti che rinfolocano, se ve ne fosse bisogno,
l’ardente desiderio di non staccarci mai da quelle persone care
alle quali ci legammo coi vincoli supremi dei più santi affetti per
tutta la vita. A che prò sacrificarci tanto? A quali scopi tendono
le vicende di questo immane cataclisma? Forse non ci sarà mai dato
di comprenderlo appieno. Se la vita così come Dio ce la concede non
piace, possiamo per nostra volontà peggiorarla e magari sommergerla
come oggi facciamo, ma mai migliorarla. Noi dobbiamo migliorarci e
correggerci moralmente e spiritualmente ed allora per ineluttabile
conseguenza vedremo scorrere ben più lieta e serena questa nostra
esistenza così irta di preoccupazioni e di insanabili egoismi. Come
mi accorgo ora della grande verità di quel vecchio adagio che dice:
“L’uomo veramente felice `colui che si accontenta del poco che
ha”. Non ero un signore a casa mia, ma si viveva la nostra vita
tanto tranquilla e felice. Ci sentivamo tanto paghi di quanto
ottenemmo, a costo di sacrifici e privazioni, a vantaggio dei nostri
amati figli, che nulla più era da noi desiderato, nulla più
ambito, che il lasciarci nella nostra quiete e nella pace della
nostra casa, fino al giorno in cui avremmo cessato di vivere. Che
cosa ne sappiamo noi delle grandi ambizioni, dei supremi egoismi, ed
anche dei loschi mercati che furono l’origine dell’immane
flagello? E se ciò non ci riguarda, perché dobbiamo esserne le
vittime? Ironia del destino. Si parla e si muore per la libertà e
la civiltà dei popoli ed é proprio dei popoli che si fa scempio.
Si vuol proteggere e difendere la
civiltà ed é proprio sui capolavori che il genio e la
civiltà di un popolo hanno tramandato ai posteri che si accanisce
la furia distruttiva e barbara di coloro che predicano. Povera
umanità! Fin tanto che l’oro, l’ambizione, il vizio e
l’idolatria impereranno non avri pace. E senza pace é forse
possibile vivere?
29-1
– Lunedì – Ancora riposo. Non mi sento ancora la forza di
lavorare. Mi duole tremendamente la spalla ed il braccio destro.
30-1
– Martedì – Sogno o realtà! Il Comando mi comunica che debbo
rientrare in Italia. Dio é stato troppo buono verso di me. Sono le
preghiere delle mie figlie adorate e della mia Clelia che hanno
ottenuto tanto, miracolo? Io non ho parole ne pensieri per
ringraziarlo. Possa Egli aiutarmi per l’avvenire per meritare
tanta grazia. So che i nostri proponimenti sono troppo fallaci. So
che troppo spesso dimentichiamo i benefizi e le grazie che Dio ci
concede. So che ad ogni pie sospinto le tentazioni conducono
l’animo nostro alla perdizione. Per questo aoounto chiedo
umilmente a Dio il suo aiuto perché io abbia, per l’avvenire, ad
avere la forza di redimermi e mantenermi degno dei favori che Dio mi
concede. Dio mio ti ringrazio dal profondo del cuore. Non vado al
lavoro in attesa di partire per Stettino ove dovrò far tappa. Quali
angosciosi pensieri mi arranagliano il cuore. Dio mio dammi questa
grazia. Sono le 10 e non ancora nessun ordine. Mi preparo. Divido
quanto ho con i miei camerati e attendo con trepidazione.
31-1
- Mercoledì – Ancora
nulla. Queste ore sono un tormento. Nessuno mi dice nulla e non so
cosa pensare. Che vogliano farmi soffrire fino alla disperazione? É
inumano. Se Dio vuol usarmi misericordia faccia terminare questo
martirio. La posta mi reca il pacco di Morandi. Un cappotto e delle
sigarette é una manna per me. Mi servirnno per il viaggio. Lo
ringrazio anche lui per tanto. Le pene che soffro sono
indescrivibili. Tutti i più tristi pensieri mi assalgono. Quello
che prima ardentemente desideravo ora lo temo. Non so più
ragionare. Penso ardentemente alla mia casa, alla mia famiglia, al
mio paese e temo, temo fortemente che qualche fatto nuovo venga a
turbare ancora le mie più care speranze. Dio mio a te le mie più
care preghiere. Sia fatta la tua volontà.
1-2
– Giovedì – Ancora nulla. Ancora a vivere queste ore di ansia,
di speranza, di timore e di impazienza. Gli avvenimenti incalzano ed
io vivo le ore più tristi della mia vita. Perché, perché farmi
balenare d’innanzi agli occhi la visione della più grande felicità
per farmi poi soffrire le pene più atroci. Ogni ora che passa mi
sembra un mese, ogni giorno un anno. Quanto ancora dovrò penare
prima di riabbracciare le mie care. Dio mi darà questa suprema
gioia? Lo spero ed ardentemente lo desidero. Fate o mio Dio che
questo soffrire mi faccia conseguire l’agognato premio.
2-2
– Venerdì – Ancora nulla. Gi avvenimenti precipitano. Temo
fortemente. Ancora una ben dura delusione. Dio mio abbi pietà di
me.
3-2
– Sabato – Sveglia ore 6,00. Al lavoro. Quello che temevo si
avvera.Mi obbligano ad andare al lavoro. Forse non partirò più. É
più forte di me. Sono alla disperazione. Dio mi vuol provare. Non
ho più speranza.É una cosa da impazzire. Cosa sarà di me. Mi
faccio forza per non gridare. Che pena. Le mie sofferenze superano
il sopportabile.
4-2
– Domenica – Ancora nulla. Lavoro fino a mezzogiorno. Le mie
sofferenze hanno raggiunto il massimo del tollerabile. Non posso
darmi pace. Pewrché mi si é detto che dovevo rientrare? Non era
meglio tacermi tutto sino al giorno fatidico. Vuol dire che dovrò
guadagnarmela ancora con atroci sofferenze la grande gioia di
riabbracciare le mie care? Sia fatta la volontà di Dio.
5-2
– Lunedì – Sveglia ore 6,00. Al lavoro. Ho passata una notte
d’inferno. Non ho dormito pensando agli atroci scherzi della
fatalità. Mi alzo più calmo. Quasi rassegnato. Se dio vorrà mi
farà la suprema grazia. Mi pongo nelle sue mani. Sia fatta la sua
volontà.
6-2
– Martedì – Sveglia ore 6,00. Lavoro tutto il giorno.
Decisamente non mi fanno partire. É atroce. Vivo una vita
d’inferno. Povere le mie donne che tanto hanno fatto. Forse mi
attendono, forse sperano di avermi tolto da questa penosa
situazione, forse mi credono già in Italia. Nulla di tutto. É
possibile vivere una vita di questo genere? La fatalità mi é stata
matrigna. Dio abbi pietà di me. Sia fatta la tua volontà.
7-2
– Mercoledì – Sveglia ore 6,00. Al lavoro per tutto il giorno.
Ancora nulla. É la prova più atroce che Dio potesse riserbarmi.
Non so se avrò la forza di superarla. É un martirio
insopportabile. Non ho più speranza. Che la Madonna del Soccorso mi
protegga. Santa Teresa pregate per me. Non posso e non voglio più
soffrire; meglio la morte. Povere le mie care come vi penso e quanto
soffro pensandovi. Ho ricevuto posta da Martinelli e da Gianni;
poveretti anche loro.
8-2
– Giovedì – Non mi alzo. Voglio tentare l’estremo passo per
togliermi da questa pena. Vado al comando per sapere una decisione.
Sono passato da un ufficio all’altro senza concludere, almeno a
mio avviso, nulla di buono. Questa sera avrò, a mezzo
dell’interprete, la decisione. Forse dovrò restare sino alla
fine? Lo temo, e quella é una soluzione che mi farà impazzire. É
terribile aver ottenuto il rimpatrio e non poter partire. Dio mio,
quale castigo atroce! Povere le mie care che mi attenderanno da un
giorno all’altro. Era meglio, molto meglio ch’io non avessi
saputo nulla.
9-2
– Venerdì – Ancora a riposo. Oggi si riaccende la fiaccola
della speranza. Mi si comunica che si attendono i documenti da
Stettino per rimandarmi in Italia. Sarà la verità? Terribili
alternative che mettono a dura prova la mia ragione. Alcuni istanti
ho la sensazione di impazzire. Quante sofferenze Dio mio. Confido
ancora invocando a mia protezione la Beata Madre Cabrini.
10-2
– Sabato – Al lavoro. Non so rassegnarmi. Un monte di dubbi
atroci mi fanno temere che quanto mi hanno detto non sia che una
pietosa bugia. Hanno creduto di farmi un gran bene e invece non
fanno che farmi soffrire maggiormente. Sono avvilito fino al pianto.
Non ho potuto frenarmi ed in un tedesco tutto mio ho fatto capire
quanto soffrivo. Ho pianto a lungo, compreso solo da coloro che non
mi potevano aiutare per nulla. Dio mi assista e mi dia la forza di
non disperare. É terribile quello che soffro.
11-2
– Domenica – Lavoro fino a mezzogiorno. Sono colpito da un grave
raffreddore. Sto soffrendo moralmente e fisicamente. Venga la morte
e sento che sarà la mia salvezza. Dio mi ha abbandonato.
12-2
– Lunedì – Rimango in baracca. Sono stato male tutta la notte.
Oltre al male morale sono colpito da dolori fisici. Il mio braccio
destro non mi serve più. Sono addirittura demolito. Se non
interviene qualche fatto nuovo mi sento molto sfiduciato. Ho ancora
fede in Dio. Egli solo può operare un miracolo per me. Povere le
mie care che forse mi attenderanno da un giorno all’altro. Quanto
mi é penoso il pensarci. É meglio ch’io mi distragga. Ma come?
Il lavoro mi da una gran sofferenza. Temo molto per la mia ragione.
13-2
– Martedì – Ancora nulla. Resto in baracca. Mi sento molto
male, ho dei capogiri che a volte mi sembra di cadere. Il mio
braccio mi dolora tremendamente. É una vita insopportabile. Era
molto meglio non avessi saputo nulla. Oggi mi sento ancora una
speranza, forse ingiustificata, ma insomma mi pare di avere la
possibilità di abbandonare questa terra maledetta. Che Dio mi
assista e mi aiuti.
14-2
– Mercoledì - Resto in baracca. Vado all’ufficio e dopo molte
chiacchiere con i vari dipartimenti mi sento dire che mi faranno
partire. Ringrazio Dio dal profondo del cuore. Mi raccomando a tutti
i Santi che mi hanno aiutato fin’ora perché mi assistano fin
tanto ch’io abbia riabbracciato le mie care.
15-2
– Giovedì – Finalmente mi si comunica che alle ore 13 partirò
con una colonna di Camion per Stettino. Mi accompagna il mio
caporale. Dio ha esaudute le mie preghiere, o meglio, ha esaudite
quelle delle mie care. Lo ringrazio intensamente. Possa
accompagnarmi ancora ed assistermi durante il viaggio. Mi affido
fidente alla Sua volontà. Con oggi cesso questi miei appunti
riserbandomi di tener ben presenti nella memoria queste ore di
intensa trepidazione. La mia impazienza ha raggiunto il massimo
della intensità; oltre non é possibile. Ringrazio Dio e la Madonna
del Soccorso, Santa Teresa del Bambin Gesù. La Beata Madre Cabrini
della assistenza datami. Possa Dio farmene rimaner degno sino alla
fine. Ho salutato i miei camerati con un nodo di pianto in gola.
Eravamo rimasti tanto tempo assieme a dividere tanti dolori e
pochissime gioie che il lasciarli mi ha arrecato dolore. Parto però
felice del miraggio radioso di poter riabbracciare presto le mie
care e di rimanere con loro per sempre. La notizia datami da Gloria
con la sua del 12-1, ricevuta ieri sera, circa l’ottima salute del
mio Ugo fa completa questa gioia che mi innonda il cuore. Anche di
questa rendo grazie a Dio dal profondo del cuore. Speriamo che io
possa porre la parola Fine a questo doloroso e triste periodo della
mia vita.-
22-2
– Giovedì – Da Greifswald. Sono sfiduciato. É dal giorno 30
Gennaio che mi si disse che io dovevo rientrare in Italia. Da quel
giorno ho vissuto una vita d’inferno. Oggi mi si dava la speranza
di farmi partire per poi deludermi. E così fino ad oggi. Io credo
che nessuna mente umana potrà descrivere le mie sofferenze.Ho
sopportato tutto quanto il destino mi ha riserbato con una
rassegnazione di cui nessuno mi riteneva capace, ma quello che ho
sopportato in questi giorni ha superato ogni mia forza. Sono
demolito. Non ho più la forza di sperare. Venga pure la morte; non
sarà terribile quanto questa vita. Ieri ho ricevuto 4 lettere da
casa. In due ho trovato le fotografie delle mie care Gloria e
Teresa. Ho pianto tanto. Le ho care e mi servono per sfogare tutto
il mio dolore. Che Dio abbia pietà di me. Cortesini con una
cartolina del 31-1 mi dice che rientra a Bagnone. Gli auguro di
essere più fortunato di me. Non temo più nulla. Ben venga la
morte. Avrò finito di soffrire.
24-2
– Sabato – Da Stettino. Eccomi in viaggio. Nuove delusioni ed
amarezze mi attendono. Non potrò avere le carte prima di 15 giorni.
E gli avvenimenti incalzano. Intanto mi si ordina di andare a
lavorare. Non vogliono ch’io riposi nemmeno per questi giorni
d’inferno. Ancora pazienza. Quanta me ne debbo dare. Non me ne
ritenevo capace. Dio mi assista. La Beata Madre Cabrini mi protegga
fino alla fine.
1-3
– Giovedì – Da Stettino. Ancora in attesa. Lavoro tutti i
giorni in uno stato d’animo che non so descrivere. Momenti di
speranza e momenti di sconforto. Senza occhiali non vedo quello che
scrivo. Attendo fiducioso malgrado gli avvenimenti. Che Dio
m’aiuti. Ne ho tanto bisogno.
2-3
– Venerdì – Da Stettino. Giornata da lupi. Freddo, vento e
neve. Io lavoro in mezzo al Campo. A mezzogiorno sono chiamato al
Burò per schiarimenti. Ritorno alle tre con l’interprete. Dio mio
ti ringrazio. Le mie pratiche procedono.
3-3
– Sabato – Le mie pratiche vanno
molto per le lunghe, ho la netta sensazione che non
approderanno a nulla. Troppa confusione per gli uffici. Mi si parla
oggi che devono chiedere schiarimenti alla Legazione Italiana di
Stettino, prima di far procedere la pratica. Ma quello `l’unico
modo per non concludere. Figurarsi che un mio amico si `presentato
la per una pratica e si `visto mettere alla porta senza una parola
di conforto. Ed io dovrei attendere il mio destino da quella gente?
Addio mie speranze; Sento il rumore come di una frana intorno a me.
Tutto precipita tutto sommerge nulla potrà fermarel’avverso
destino. Possa Dio operare il miracolo. Solo Lui é arbitro della
mia sorte.
La
pratica per il mio rimpatrio é stata mandata in questo maledetto
Stettino. Se invece mi fosse stata indirizzata a Greifsvald a
quest’ora sarei a casa. Gennari poteva dirlo dove ero. Egli lo
sapeva e sapeva anche che gente vi é qui. Pazienza si vede che
dovevo finire qui. Ogni mia facoltà e forza se ne vanno. Sono
deperito e debole al punto di non aver la forza di reagire. Mi
affido nelle mani di Dio.
6-3
– Martedì – Da Stettino – É finita. Tutta la notte nel
rifugio sotto un bombardamento infernale. Ogfni mia speranza é
svanita. Sono solo, senza una persona amica, senza un conforto.
Descrivere quello che accade é impossibile. Dio mi aiuti. Addio mie
care. Bacio le foto della mia Gloria e Teresa. Mando un accorato
saluto alla mia Clelia e mi abbandono nei vortici del crudele
destino.
9-3
– Venerdì – Da Greifswald – Quello che ho passato in questi
tre giorni rinunzio a descriverlo. Non lo saprei fare. Impossibile.
Il giorno 7 ho lavorato a sitemare il Campo sempre sotto
mitragliamenti e bombardamenti poi é venuto l’ordine di
sgombrare. In tutta fretta abbiamo raccolte le nostre poche cose e
via a piedi sotto una nevicata che non ho mai vista. Ho perduto il
mio povero cappello. Sono rimasto a tyesta nuda sotto la bufera. Mi
danno un passamontagna che porto anche oggi. Ho dormito una notte in
un rifugio a Stettino ed una a Anclam all’aperto, riparato da due
coperte avute da un Francese ed una da Guido (un giovane di Trento
molto buono). Ho vissuto giorni di paurosi momenti. Gli areoplani
sempre sopra a mitragliare e due giorni di bombardamenti delle
artiglierie Russe. Non posso raccontare con ordine sono fuori di me.
Il Campo bruciava e noi a lavorare. La notte senza dormire per gli
infernali bombardamenti ed al mattino al lavoro. Senza pietà, senza
commiserazione. Poveri noi. Dopo un viaggio di tre giorni, sono in
stazione a Greifswald in attesa del nostro destino. Da tre giorni
non mangio che poco pane. Sono sfinito e bisogna andare incontro
all’ignoto. Dio mio aiutami.
11-3
– Domenica – Da Greifswald – A costo di gravi sacrifici, sono
riuscito a tornare qui. Ho camminato a piedi e senza mangiare.
Appena arrivato ho cercato di riprendere contatto con le superiori
autorità per la pratica del mio rimpatrio. Temo che sia fatica
sprecata. Non si trovano più le carte. Sono rimasto a Stettino in
mano ai Russi. Ho una lieve speranza fino a Lunedì. Se anche quella
svanisce é finita. Nulla da fare. Seguirò il mio destino. Almeno
Bandelli potesse far capire ai miei che sono caduti in errore
mandando la pratica a Stettino. Gennari lo poteva spiegare ch’io
ero a Greifswald. Si vede che la sorte mi é matrigna. Quello che ho
sofferto é inenarrabile. Pazienza! Almeno mi fosse concesso di
rivedere le mie care. Attendo domani con trepidazione. Il mio
destino é legato ad un filo sottilissimo. Sono sull’orlo di un
abbisso incolmabile. Tutto congiura contro di me. Ho perduto ogni
fiducia. Possa Dio risollevarmi. Lui solo può operare il miracolo.
Povere le mie care, che mi attendono. Forse non mi rivedranno. É un
pensiero che non mi da pace. Metterò giù questenote fino a domani,
poi basta. Non ne vale la pena. A che pro? Tutto sarà finito; dopo
verrà il nulla. Addio mie care. Che Dio vi protegga e vi dia pace.
É
sera. Sartori fa bollire delle patate. Abbiamo una fame da lupi ed
il pane scarseggia. Gli avvenimenti precipitano. Cosa sarà di Noi?
Non abbiamo la più lontana percezione di quanto ci attende. Vediamo
addensarsi sul nostro capo la più nera delle tempeste. La fame ci
riempie di paura. Eppure nulla da fare. Darsi pazienza e confidare
nella clemenza di Dio. Gli
uomini non si possono che far del male. Sarebbe ora che risplendesse
un po’ di sole anche per noi. Ho la fotografia della mia Clelia
che nei momenti di sconforto mi porta un grande sollievo. Povera e
sventurata mia Clelia, anche a te il destino ha riserbato dei giorni
di grandi amarezze. E dire che nei nostri progetti il 1945 doveva
essere l’anno della nostra felicità. Ironia della sorte! Non é
bene fare dei preventivi. Ogni nostra speranza é una chimera. Sia
fatta la volontà di Dio. Ho ricevuto anche oggi posta da Bandelli
che mi comunica la partenza sua e di Carletto per l’Italia. Beati
loro. Spero che Bandelli dia indicazioni precise circa il mio
indirizzo e che la pratica possa essere rifatta e mi giunga la
liberazione. Dio non vorrà farmi morire senza la grande gioia di
riabbracciare le mie care. Sarebbe la pena più grande per me. Ho
amato tanto la mia famiglia e mi é sommamente doloroso morire senza
rivederli. Dio non lo permetterà. Lo sento. Il mio Ugo che da tanto
tempo non lo vedo é la mia più grande afflizione. Infelice, quanti
pensieri si affollano alla mia mente; non posso connettere. Ogni mia
facoltà é sommersa dal dolore che mi opprime. Vorrei poter mettere
giù quanto vedo e soffro, ma non lo saprei fare. Non ci sono parole
adatte a rendere anche una pallida idea della terribile realtà. Mi
abbandono a lunghe crisi di pianto che mi abbattono terribilmente.
Sono deperito in modo pauroso. La mia faccia é la maschera della
disperazione. Sono invecchioato di venti anni e non siamo ancora
alla fine del dramma. Forse non sopravviverò, mi sento senza forze
per reagire. Non mi reggo più. Sono pieno di dolori alle braccia ed
alle spalle. Una mano a metà congelata. Ma sopratutto quello che
temo é il mio avvilimento morale. Non sono più capace di pensare
quindi ogni mio atto, ogni mia decisione é spinta dall’inerzia.
Dove e come troverò la forza per reagire a questa penosa
situazione. Temo di perdere anche la ragione. Che le mie care
preghino per me. Ne ho tanto bisogno. Io non sono più capace di
pregare. Mi raccomando continuamente a Dio, a Santa Croce ed all mia
Santa Teresa, ma non riesco più a pregare. Ogni mio tentativo viene
sommerso dalla fiumana di pensieri tristi che invade il mio cervello
ad ogni tentativo di meditare. La amia volontà ha rotti gli ormeggi
ed é trasportata dai marosi della tempesta di dolore che ha invaso
il mio cuore. Sappiano le mie care che mai ho pensato alla mia vita,
anche nei paurosi istanti vissuti in questi giorni. Ogni mia
preoccupazione era ed é quella di non rivedere le mie care. Ciò mi
opprime orribilmente.Saluto caramente ed abbraccio col pensiero le
mie care e mi corico pieno di mesto rimpianto.
12-3
– Lunedì – Da Greifswald – Nottata insonne. Oggi si deciderà
della mia sorte. Non ho più la forza di lottare. Non mi cullo più
in facili speranze. Troppe delusioni ho provate. Se la sorte mi sarà
ancora avversa mi abbandonerò al destino come i rottami relitti
della nave naufragata che vanno a frangersi contro le scogliere. É
l’ineluttabile. É più forte di me. Attendo incrine la sorte. A
mezzogiorno nulla di nuovo. É snervante. Domani dovrò andare al
lavoro. Il filo delle mie speranze si assotiglia enormemente. Dio mi
dia la forza di sopportare tutto. Sono le 5 pom. Ancora nulla. Sono
lunghe le mie pene.
13-3
– Martedì – Al lavoro. A mezzogiorno l’interprete mi dice di
andarmi a farele fotografie. É la seconda volta che le faccio. Che
sia la buona. Speriamolo ancora. Dio mio fa che non sia una nuova
delusione. Attendo con ansia l’ora indicata. L’ora é giunta.
Andiamo. Nulla da fare . É chiuso. A domani alle 8. Pazienza
ancora. Dio mi assista fino alla fine. Ritorno in baracca senza
eccessiva fiducia. Sono sfiduciato ed avvilito. Attendo senza
reagire che si compi tutta la volontà di Dio.
14-3
– Mercoledì – Da Greifswald. Mi alzo per tempo. Sono
impaziente. Attendo l’interprete. Prima andremo per la foto quindi
in città per il passaporto. Ancora una giornata di ansie.
Ore
15 – Ho fatto le foto. Sono andato in città ed ho ottenuto il
passaporto. Non mi verrà consegnato fino a Sabato. Se tutto andrà
bene partirò Lunedì. Ringrazio Dio dal profondo del cuore.
Speriamo che mi assista sino al desiderato giorno in cui potrò
abbracciare le mie care. É tutto quanto chiedo ed ardentemente
desidero. Santa Croce benedetta aiutami e proteggimi sino alla fine.
15-3
– Giovedì – Rimango in riposo. Ho pregato l’interprete per un
più sollecito disbrigo delle pratiche. Anzi ora si tratta solo
delle foto. Ma egli stesso mi dice che non ci sarà nulla da fare.
Qui la parola urgenza non esiste. Si fa tutto con una calma da far
impaqzzire il più calmo degli Italiani. E qui sono stati più
solleciti che a Stettino. Mi rassegno e mi do pace. É una cosa
intollerabile. Come ho imparato a vivere! Non mi riconosco. Eppure
anche a 50 anni si possono ancora modificare i caratteri. Ci vuole
l’ambiente ad-oc. Questo ad esenpio.
16-3
– Venerdì – Ancora in attesa. Sono relativamente calmo. Ho
constatato che qui si é fatto qualche cosa per me. A parte la
provverbiale lentezza, tutti si sono addoperati per un disbrigo
della pratica che non potevo supporre che giungesse a termine così
facilmente. Ed ora incombe su me la terribile prova
dell’avventuroso viaggio. Quanto durera? Quali altri dolori mi si
preparano? Venga quello che vuol venire; affronterò tutto, sorretto
dalla speranza, della gioia suprema di riabbracciare le mie care.
17-3
– Sabato – Sono sulle spine. Oggi avrò il passaporto. Ho visto
le mie foto. Un assassinato. Vivo le ore più sature di ansie e
timopri della mia vita. Il viaggio lunghissimo, le difficoltà che
esso presenta ed i rischi che vi si connettono non mi spaventano.
Vorrei arrivare a casa per la Santa Pasqua. Dio mi aiuti come mi ha
aiutato fin qui e mi dia la forza di superare tutte le dure prove
che dovrò affrontare.
19-3
– Lunedì – S. Giuseppe. Oggi mi consegneranno tutte le carte
per la mia partenza. Ringrazio Dio per la sua assistenza e pongo la
parola fine a queste mie povere note.