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01
- La ricerca
Abbiamo
scoperto casualmente in un cassetto, quattro libretti scritti a
matita, ricoperti di polvere, polvere del tempo, polvere
dell'intimità e della nostalgia familiare.
Il protagonista ha, con lacrimose frasi, esternato il suo
vissuto risentimento al periodo della sua deportazione.
Queste
pagine trascritte dal Centro di Cultura Bagnonese, sono tornate alla
luce dopo mezzo secolo, per volontà del nipote, il quale
consegnandole ci ha pregato di farne buon uso e di rispettarne il
contenuto e la volontà dell’Autore, il Nonno.
L’Autore,
un bagnonese, un uomo dedito alla famiglia, al lavoro ed alla
musica, ha trascorso in Bagnone la sua esistenza, salvo i 262 giorni
d’esilio forzato, che ha vissuto in Germania, nella regione della
Pomerania, a Stettino e dintorni, facendo il manovale, in un periodo
duro, quello dei bombardamenti aerei, trascorrendo un inverno
rigido, soffrendo terribilmente per la mancanza di indumenti e
calzature.
Appunta,
sera dopo sera, i fatti salienti di ben 262 giorni di triste
lontananza dalla sua famiglia, dalle sue Care, dalla sua casa, dal
suo Paese, dalla sua Patria, dai suoi affetti.
Sono
una squadra di bagnonesi, o del territorio, tutti rastrellati
contemporaneamente il 1 luglio 1944 e attraverso peripezie descritte
telegraficamente negli appunti, ma sufficientemente chiare per far
rivivere quei tormentati momenti, raggiungono il luogo di
destinazione.
Vivono
insieme, si sorvegliano e si assistono. La malattia di uno é la
preoccupazione di tutti, il ricevimento di una lettera di qualcuno
é la tristezza per gli altri che sono in attesa. La famiglia
lontana fa commozione e l’aiuto morale é reciproco, sino
all’abbraccio ed al pianto.
In
quei momenti sostiene solo la fede e l’invocazione di Dio e dei
Santi. Sono queste memorabili pagine di un Calvario sofferto e a
volte indescrivibile, al punto di annotare: “basta, tralascio,
non ce la faccio più”.
La
ricerca vuole anche ricordare ai posteri, un gruppo di Civili
bagnonesi che hanno sofferto nei Campi di Germania e di Polonia,
esportati come forza bruta a lavorare in condizioni inumane.
Italo
Pagni, fu uomo di fede, ebbe una vita onesta e laboriosa, dedito
alla famiglia e alla collettività, lasciandoci un'impronta di
ottimo Direttore d'orchestra, oltre che di ligio impiegato di banca
e padre di famiglia.
All'età
di 53 anni ha sofferto momenti terribili in condizioni pietose,
superate per volontà Divina, per l'amore familiare, e con il
conforto di avere vicino alcuni compaesani.
Leggendo
questi "appunti di prigionia" si comprende il
triste periodo, si capiscono le sofferenze scritte nel momento
stesso in cui le soffriva, lasciandoci un derivato immediato di un
racconto toccante veramente vissuto.
Ai
posteri.
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