IL CURATO

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La chiesa di Iera dedicata a 

San Matteo

            Molti anni addietro, quando la vita era stanziale, e tutto avveniva attorno al campanile e la vita paesana era impostata sull'agricoltura intensiva e sulla pastorizia, il Curato era il padre spirituale ed il maggior esponente, colui che era l'ascoltato e temuto vigile delle anime della parrocchia.

            Si racconta che nella frazione di Iera, paesino sperduto tra le pendici dell'Appennino tosco-emiliano in una gola della valle del torrente Bagnone, un bel giorno il vecchio parroco venne a morire ed al suo posto, la Curia aveva nominato un giovane Curato.

            Come in ogni qualsiasi attività, ad un nuovo incarico fa seguito un periodo di aggiornamento, di adattamento, di incontri e di conoscenze.

            Il nuovo Curato si mise subito al lavoro e dopo aver ripulito la vecchia canonica, si dedicò a riordinare l'archivio parrocchiale, lasciato trascurato dal vecchio parroco, e durante questo lavoro ebbe modo e tempo di conoscere usi e costumi della collettività.

            Trascorsero i primi sei mesi quando si fece prossima la data della festa di San Matteo, Patrono del paese. Riuniti i Fabbriceri, ascoltando i loro consigli, il Curato estese un programma per le manifestazioni e per la liturgia, assecondando le richieste, giustificandosi di essere nuovo e di non voler intralciare e cambiare gli usi e le consuetudini paesane, anche se trovava certe cose un pò troppo non conformi all'aspetto religioso. Si ripromise di vedere cosa succedeva e per l'anno seguente avrebbe potuto apportare suggerimenti e le sue modifiche, censurare quelle attività che non sarebbero state conformi all'aspetto moderno e etico-religioso delle celebrazioni.

            La mattina del dì di festa, le campane suonarono a distesa e molte SS. Messe furono celebrate da preti arrivati dalle parrocchie limitrofe. A quella solenne delle undici, ci fu grande afflusso di popolo che diede soddisfazione al celebrante, il giovane Curato.

            Nel pomeriggio si svolse una lunga processione per le le stradine del paese, con una forte partecipazione di popolo che accompagnava il Santo patrono ed il SS. Sacramento. Rientrati in chiesa, tutti aspettavano il momento della tradizionale predica, tanto attesa da tutti, anche perché era la prima predica ufficiale che il nuovo Curato avrebbe rivolto ai parrocchiani suoi fedeli.   

             Era d'uso e costume, questo il Curato lo aveva appreso leggendo i rendiconti parrocchiali durante il riordino dell'archivio che, per la festa del Patrono, tutte le famiglie avrebbero dovuto portare in chiesa, ai piedi della statua del Patrono, la loro offerta in natura o in denaro. Il ricavato di tali offerte sarebbe servito per far vivere il parroco e la perpetua. Faccio notare che in quel tempo non esisteva la congrua, (assegno corrisposto dallo Stato ai sacerdoti incaricati di parrocchia). Nel tempo in cui narro questi avvenimenti il Parroco doveva sopravviveve con le offerte, con le prebende e con il ricavato dai beni parrocchiali.

            Salito sul pulpito, il Curatino, prima di dare inizio alla predica, si girò verso la statua del Santo Patrono, con le mani giunte in maniera che le punte dei due indici toccassero il labbro inferiore della bocca, si fermò in contemplazione. I fedeli silenziosi lo guardavano con attenzione ed aspettavano ansiosi l'inizio della sua prima predica ufficiale.

            Il Curatino, non era entrato in estasi, stava valutando quello che i parrocchiani avevano deposto ai piedi della statua del Santo e dopo alcuni minuti, prese la decisione di rivolgersi all'auditorio.

            Miei cari parrocchiani, debuttò, sono quì da poco, non sò se resterò con Voi oppure no. Le volontà della Provvidenza Divina sono sconosciute. La decisione deve essere presa dal Vescovo dopo un periodo di adattamento che stò trascorerendo con voi e dalla maniera in cui io potrò sopravvivere in questo paese. Ho potuto comparare rapidamente quello che Voi avete offerto oggi in occasione della Festa del Santo Patrono, e confrontato a quanto, l'ho letto negli archivi parrocchiali, é stato presentato negli anni precedenti. Ritengo le vostre offerte troppo scarse paragonate ai raccolti abbondanti dell'annata. Il vostro obolo, lo valuto troppo misero ed insufficiente per far vivere il Pastore delle vostre anime. Affinché l'abuso di oggi, non diventi un diritto acquisito ed anche con la remora che in futuro il mio successore non abbia a dire che io sono stato troppo clemente, nell'accettare il vostro arbitrario cambiamento degli usi e dei costumi parrocchiali, sarò oggi indulgente con Voi, non terminerò questa cerimonia che riprenderò a partire dal punto in cui l'abbiamo lasciata, cioé dalla predica, la settimana prossima. Si ripeta quindi la questua secondo le usanze ed i costumi del passato.

            Così detto, lasciò tutti di stucco, scese dal pulpito, salì l'altare, protese le braccia al Cristo, si voltò e pronunciò la frase latina della benedizione liturgica ed al popolo disse:"Ci rivediamo tutti domenica prossima alla stessa ora, andate in pace".

            Ci fù un bisbigliare tra il pubblico, ma il Curato non si piegò neppure quando la notizia venne all'orecchio del Vescovo. Sette giorni dopo, con grande partecipazione di fedeli, la cerimonia ebbe fine con una bella predica di ringraziamento, con la benedizione solenne, con i canti liturgici e molte strette di mano.

            Il Curato venne riconfermato, la parrocchia subì grandi trasformazioni, sia nei rituali che nella conservazione e restaurazione del patrimonio eclesiastico.

            Dopo alcuni anni il giovane sacerdote venne nominato Arciprete.

 

            RUGgGIO

 

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