| LA VOLPE | ||
|
|
Un giorno una volpe stava gironzolando attorno ad un podere,
attenta alle mosse del contadino che entrato nel pollaio era indaffarato
a raccogliere le uova che le galline avevano deposto durante la notte.
Nascosta in un cespuglio osservava come avrebbe potuto fare per entrare
nel recinto, dove le grasse gallinelle razzolavano tranquille.
Cominciava a sentire un bisogno molesto di mangiare, ed a questo punto
si ricordò dell'amico lupo. Pensò, lui potrebbe scavalcare il
reticolato, arrampicandosi dalla parte dietro del pollaio, quindi una
volta dentro sarà facile lanciare fuori le prede. Così pensando, detto
e fatto si incamminò alla ricerca del compare. Non fu difficile alla volpe rintracciare il lupo,
così dopo una mezzoretta la coppia fece apparizione e cominciò a
gironzolare attorno al pollaio. - "Sai come facciamo?" disse la volpe al
lupo che si era distratto, con la voglia di gustare quei meravigliosi
paffuti gallinacei. - "Come facciamo? Sbrighiamoci che ho
fame". Rispose frettolosamente il lupo senza troppo riflettere. La volpe era riuscita nel suo intento, il lupo era
ansioso di mettere le fauci su quelle grasse galline che ruspavano
ingenue nel pollaio, già si leccava con la lingua le labbra, aveva
l'acquolina in bocca. - "Io ti aiuto a salire sul tetto del
pollaio", continuò la volpe,"poi con la tua agilità, con
l'aiuto dalla pianta di mele che é all'interno del recinto puoi
scendere senza farti troppo notare. Sceglierai le galline più grasse
che mi lancerai altre il recinto ed io le andrò a nascondere nel bosco
qui vicino e ti preparerò un bel pranzetto che consumeremo
indisturbati". Senza
troppo riflettere il lupo aiutato dalla comare volpe in quattro salti si
trovò nel pollaio, e senza troppo scegliere sgozzò tre galline che gli
erano capitate a tiro e le gettò oltre la rete. La volpe le raccolse e
le portò nel bosco che nascose, sotterrandole in un cespuglio a lei
noto. All'interno
del pollaio il lupo affamato cominciò a rincorrere le rimanenti
malcapitate che fuggendo spaventate alle prese del lupo, svolazzavano in
qua e in la sghignazzando "Coccodé, coccodé, coccodé....". Il
contadino dalla stalla intese i versi anormali provenienti dal pollaio
ed afferrato il forcone, con il quale stava rifacendo la lettiera alle
mucche, corse a vedere cosa stava succedendo e perché le galline erano
così agitate. Ben presto si accorse della presenza del lupo e decise di
entrare nel recinto del pollaio per far pagare a quel malandrino la
colpa del suo reato. Il
lupo se la vide brutta, cercò di fuggire da dove era entrato ma la
pianta era troppo alta per risalire e l'amica volpe non si era più
fatta viva per aiutarlo ad uscire. Il
Contadino riusci a rifilare alcune forconate sulle cosce del ringhiante
ladrone, ma poi vide dagli occhi inferociti e dal digrignare dei denti
dell'animale che le cose avrebbero pututo diventare pericolose anche per
lui, dischiuse il cancello e si fece da parte, lasciando uscire
l'inferocito lupo sanguinante che prese a sua volta, zoppicando, la via
del bosco. La
volpe aveva assistito da lontano alle vicende del malcapitato lupo, ma
già aveva escogitato la maniera per sottrarsi alle invettive del suo
compagnone. Prima di nascondere le galline, si era cosparsa la testa del
loro sangue, quindi accovacciata vicino ad un grosso tronco di castagno,
fingeva di sonnecchiare ed emetteva cadenzati lamenti, tenendo un occhio
aperto per controllare i movimenti del sottobosco. Sopraggiunse
il lupo con andatura malferma, affaticato si trascinava una gamba che
era stata colpita dai denti del forcone del contadino. Il
lupo, quando si trovò faccia a faccia con la volpe, gli venne d'istinto
la voglia di volerla maltrattare perché era sparita e perché lo aveva
abbandonato, ma quando la vide in quello stato pietoso, venne preso da
compassione, dimenticò le sue pene, si avvicinò alla povera compagna,
chiedendole: - "Cosa ti é successo comare volpe? Stai
perdendo sangue da più parti della testa". - "Ah!... Ahi!... Ahimè!..." rispose la
volpe, dando ai lamenti l'espressione di dolore, di compassione e di
rimpianto per quanto era accaduto. Il
lupo si accasciò stanco al suolo, per riprendere fiato e per leccarsi
la ferita, ascoltando la volpe che, con voce volutamente tremante,
narrava a suo modo le vicende accadutegli. - "Quando sei entrato nel pollaio, io da fuori
aspettavo che tu mi lanciassi le galline". - "Cosa che io ho fatto", ribattè il
lupo. - "Si, ma non fui in grado di raccoglierle
perché venni sorpresa del contadino, il quale mi ha malmenato a colpi
di bastone". - "Povera volpe" borbottò tra se e se il
lupo. Poi si ricordò che a causa della malasorte, anche la pancia dei
suoi lupachiotti non potrà certamente riempirsi quella sera, se non si
fosse dato da fare altrove. Quindi riprese le forze e preso dalla
fretta, si rivolse alla volpe in questi termini: - "Ormai é tardi, devo tornare dai miei
piccoli che mi attendono affamati, io sono ferito ma posso camminare. Ti
aiuterò come posso, ti portero per un tratto sulla mia groppa". Così detto si mise la volpe sulle spalle e
lentamente zoppicando, prese la via del ritorno. Strada facendo la volpe continuava a lamentarsi, per ingannare il compare e indurlo a proseguire, ed ogni tanto, sottovoce aggiungeva: -
"Arri, arri, giù pral pian, al malad i porta al san". - "Arri, arri, giù nel piano, l'ammalato porta
il sano". - "Cosa dici comare volpe?" Domandò
l'affaticato lupo. - "Nulla, nulla, é un'orazione per il tempo,
affinché si mantenga così sino a sera", rispose con voce tremula
la birbona. Dopo altri cinquanta passi, la volpe riprese la sua
cantilena: "Arri, arri, giù nel piano, l'ammalato porta
il sano". Il lupo, per meglio capire, eresse ancor più le
orecchie, trattenne il respiro e si mise attentamente all'ascolto. Aveva
ben inteso, la volpe lo stava prendendo
in giro. Le venne un dubbio, era veramente vero che quella
disgraziata si stava prendendo gioco di lui? Aveva ben capito? Dubitò
ancora una volta. Percorse un'altro breve tratto di strada ed ecco che
la volpe ricominciò la sua cantilena: - "Arri, arri, giù nel piano, l'ammalato porta
il sano". - "Ah si!", pensò il lupo stancato. Stava
in quel momento passando sopra un traballante ponticello di legno che
scavalcava un torrente. Dopo una rapida riflessione si avvicinò al
basso parapetto e quando la volpe si accorse del pericolo che stava
correndo, il lupo le disse: - "Chi la fa, l'aspetti", quindi si scrollò
dalla groppa l'imbarazzante peso e la volpe
precipitò nel vuoto, cadendo fortunatamente per lei, nelle acque
del torrente in piena che la travolse e la trasportò lontano, stordita
ma in vita. C'é
in questa storia una morale dalla quale si deve trarre un insegnamento
che deve valere per tutti. Il proverbio che più si addice é il
seguente: - "Chi va per ingannar resta ingannato".
RUGgGIO
|
|
| TORNA IN ALTO | ||