Foto
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Ovidio |
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Cascatelle
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Il torrente |
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Cio che resta di una
vecchia calcomania |
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Il manifesto |
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Il falcetto |
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UNA
PIACEVOLE CHIACCHIERATA |
Le
lunghe sere d’estate, al paese, trascorrono liete; ci si incontra tra
amici d’infanzia, ci si racconta del vecchio passato e si pensa molto
anche al e del futuro......
I
bar della piazza principale del paese, durante la stagione estiva, stendono
fuori tavolini e poltroncine per gli "habituè", per gli avventori e
turisti di
passaggio. I tendaggi e gli
ombrelloni parasole, dai colori che un tempo erano sgargianti, ora
ammuffiti e stinti dalla pioggia e dal sole, si armonizzano con il verde degli alberi del viale
ed invitano ad una sosta di riposo e ri relax.
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Sul fianco un lungo
marciapiede, sul quale lentamente la gente passeggia, godendosi la frescura della
sera, e dove dall'alto può ammira il suggestivo sottostante torrente
appositamente illuminato da forti riflettori. Alcuni si soffermano di tanto in tanto e appoggiando i gomiti sulla
copertina del parapetto, lasciano sfuggire frasi di stupore. È
veramente una delle nostre meraviglie, lo scenario naturale che si apre al
forestiero, l'ammirare il torrente incavato nella roccia arenaria dal secolare scorrere
delle acque. Per noi abituati non è altro che il
nostro fiume, il fiume della nostra giovinezza, dove scorrevamo gli interi
pomeriggi d'estate. Il torrente di notte è suggestivo; illuminato da
riflettori con fasci di luce colorata, creano squarci pittoreschi, movimentati dall'ondeggiare
dell’acqua limpida e cistallina che, scende dalle lontane sorgenti che sgorgano dalle pendici
dell’Appennino tosco-emiliano, e sobbalzando tra i massi e le pietre
arenariche crea scintillanti effetti ottici.
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Una
sera, ero seduto ad un tavolo del primo bar, illuminato dai lampioni della
rete pubblica e da lampade aggiunte dall’esercente;
ero
assorto nel vedere la gente
che si entusiasmava nel guardare il caro torrente amico, del quale
conosco tutti i più reconditi angolini, luogo di giochi d’ìnfazia,
quando, un richiamo mi destò.
“Ciao
Giovanni, cosa fai solo soletto? Io lo riconobbi subito alla voce, era quella
di Ovidio, un compaesano un po' più anziano di me, al quale mi rivolsi:
“Oh!
Caro Ovidio!…. Vieni...., siedi al mio tavolo, prendiamo un caffé insieme”.
L’amico,
non se lo fece dire due volte, prese una poltroncina bianca, l’avvicinò
al mio fianco, guardò prima di sedere se fosse ben pulita, perchè la
polvere della strada a volte si accumula tra le stecche, ed iniziò a farmi un
sacco di domande.
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“É
tanto tempo che non ci vediamo, quando sei arrivato? Come stai? Tua
moglie é qui? E i tuoi figli? Lavori ancora o sei in pensione? Ti fermi a
lungo o rientri presto?….”.
Ad
ogni interrogativo riuscivo a rispondere con monosillabi o con cenni del
capo, tanta era la velocità con la quale mi poneva le domande. In fine lo
interruppi, pregandolo di bere
il caffè, nel frattempo servitoci da una giovane cameriera, prima che
diventi freddo; così si calmò.
Ovidio
che
aveva altri due fratelli ed una sorella, era figlio di un bagnonese che,
rientrato dalla California, USA, dove aveva emigrato giovane verso la
fine dell'ottocento, e dove aveva imparato l’arte del fabbro e
dello stagnino.
Rientrato,
approfittando della campagna d'aruolamento per la guerra 15-18, con il gruzzoletto risparmiato, si era
poi sposato, aveva
aperto in paese, un negozio di ferramenta che faceva gestire dalla giovane
moglie e lui, per continuare il suo mestiere, aveva un laboratorio artigianale di stagnino e di lattoniere. Si era fatta una
buona clientela, aveva imparato in America !.... quindi aveva una buona
reputazione.
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Ricordo, perchè da
bambino io mettevo sempre il naso dappertutto e a giorni quando lo vedevo
trafficare, con la scxusa di far girare la forgia, rimanevo con lui a guardare.
Involontariamente gli rendevo un servizio, lo aiutavo, mentre lui con
delle grosse e lunghe pinze riscaldava e rigirava sulla brace ardente i paioli di rame
che ripuliva con
l’acido muriatico, poi nel recipiente pulito versava lo stagno
liquefatto e con una matassa di stoppa tra le mani, riusciva a stendere lo
stagno
all’interno dei pentoloni e
teglie di rame, che ritornavano nuove. Senza cura per le sue mani,
ormai incallite e bruciacchiate,
riusciva in qualsiasi lavoro, persino a rattoppare pentole e tagami di alluminio, fare nuovi manici a qualsiasi
oggetto, riparava le macchine per dare l’acqua e lo zolfo all’uva,
faceva in sintesi tutto ciò che gli si chiedeva di fare.
Possedeva l’arte dello stagnino, ed era un provetto lattoniere, aveva
stretto rapporti con il falegname del paese, unico fornitore-fabbricante
di casse da morto, il quale si rivolgeva a Lui ogni volta che gli veniva
richiesta la dupplice cassa di zinco.
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Date
le non floride condizioni di vita degli abitanti, la più parte dediti
all’agricoltura, la maggioranza dei defunti venivano interrati,
erano rari quelli che si facevano costruire dei loculi o che venivano
inumati nelle Cappelle Gentilizie, per questi era d'obbligo il
rivestimento interno della cassa in lamiera zincata.
Era un lato del suo mestiere che rapportava annualmente un certo numero di
clienti e che unito a quello dello stagnino, nell'insieme riusciva a
sbarcare bene il lunario e fare una buona vita.
I
figli divenuti grandicelli, terminate le scuole dell'obbligo, hanno imparato
tutti dal padre l’arte dello stagnino e nel dopo guerra si
specializzarono nelle nelle riparazioni delle biciclette al punto che
riuscirono a creare un proprio marchio che applicavano su quelle rimesse a
nuovo: "CICLI RAPALLI".
Negli anni cinquanta,
ciascuno dei figli prese la propria strada.
Il
secondo si trasferì a Milano ove, assunto in una fabbrica, si specializzò
in saldature ad alta pressione. L’ultimo si mise in proprio come
lattoniere e idraulico. Il primo figlio, Ovidio, rimase
a condurre il laboratorio paterno, che non modificò mai, e da buon
conservatore lo mantiene ancor
oggi, chiuso perchè non pratica più, ma nelle stesse
condizioni di cinquant’anni or sono, senza aver mai migliorato o
aggiunto qualche nuovo marchingegno,
è
un vero museo.
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Chi
è Ovidio? Un furbacchione. Un bravo ragazzo che si è fatto da solo.
Ho aperto questa parentesi per inquadrare l'ambiente e ricercare le
origini di Ovidio; ma ritorniamo alla sera seduti in piazza.
Al
termine delle sue domande, conoscendo il suo carattere espansivo,
approffitai per rivolgergliene io alcune, e
chiesi:
“Raccontami di te, come hai trascorso questi trent’anni, da
quando ti ho lasciato distributore di bombole a gas e riparatore di
pentole e biciclette? Oggi ti vedo lindo, ben vestito,
hai smesso quei pantaloni di tela blu-jens. Sei sempre sorridente
con tutti. Vedo che non hai abbandonato l’uso di portare
gli occhiali da sole. So che continui a coltivare l’arte
della musica, suonando il clarinetto ed il saxofono, in banda e
nell’orchestrina tra amici. Sono a conoscenza delle scorpacciate che
fate tra di voi, e che riesci a trarre profitti anche dalla musica,
nell’andare a suonare agli sposalizzi e festicciole varie organizzate
qua e la”.
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Ovidio
mi guardava stupito ed attento, sorridente o serio, come preoccupato a seconda
dell’argomento. Si è fatto
poi scuro, ha contorto la bocca, e dopo
un attimo di riflessione, forse per riordinare le idee, cominciò a
raccontare.
“Dopo la
morte di mio padre, ci siamo divisi tra fratelli e sorelle la proprietà,
Io ho rilevato l’officina ed ho continuato l’attività che già avevo.
Il vecchio falegname, che
fabbricava le bare si era ritirato dagli affari io, con una
regolare licenza di commercio, ho ripreso la sua attività ed ho continuato a fornire
le casse da morto. Sai bene che oggi tutto il materiale lo si
acquista direttamente dalle fabbriche e che a noi non rimane che il lato
finale, quello di sigillarne i coperchi”.
“Hai
praticamente aperto una agenzia di pompe funebri?” Lo interruppi.
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“Non proprio, ma quasi”
fu la risposta.
“Gli affari andavano bene”, continuò Ovidio, “fino al giorno
che arrivò la concorrenza.....
Ho allora alternato questo servizio ad altri lavori di rappresentanza. Ho ideato
una maniera tutta mia di vendere elettrodomestici
ovunque nella zona. Io sono conosciuto da tutti e spesso ero chiamato per
fare ripararazioni in generale, e qualsiasi elettrodomestico si guastasse,
io provvedevo”.
“Ti farò un esempio",
disse, "così ti sarà più facile capire”.
“Daccordo, continua”
lo incoraggiai.
Una
volta entrato nella casa, ove ero stato chiamato per riparare la
lavatrice, dopo un primo rapido esame del guasto, con molto savoir-faire,
iniziavo
una conversazione con la padrona di casa, su qualsiasi argomento, cercando
sul finire di tornare sull’oggetto base, cioè, in questo caso, la
lavatrice rotta. Inducevo argomenti validi circa il progresso fatto oggi
in campo lavatrici, mettevo in risalto i nuovi risultati sul candeggio,
l’economia sui consumi elettrici, il miglior impiego e risparmio sui
detersivi, etc. etc., terminado sempre per fare alla
casalinga la seguente proposta finale:
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“La
sua lavatrice non la posso riparare qui oggi, mancano alcuni pezzi che
devo ordinare. Devo assoluitamente portarla in officina e per agevolarla,
sa cosa faccio Signora? Io le lascio
una nuova lavatrice che, per puro caso, ho
proprio qui con me sull'automezzo. Anzi, aspetti che scendo e vado a prenderla”.
Ritornavo
con lo scatolone intatto, lo mostravo alla Signora, con il viso sempre
sorridente, gli facevo constatare che
l’elettrodomestico
era nuovo con tanto di garanzia, lo sballavo e contemporaneamente spiegavo alla massaia il modo di usarla,
metre la
installavo al posto della
vecchia.
“Signora!,
Lei non si preoccupi, provi la nuova lavatrice, io avrò
tutto il tempo per esaminare bene la vecchia e Lei quello di parlarne con
suo marito, e con le amiche, in
particolare con le amiche. Io tornerò poi con il risultato ed il costo di riparazione della vecchia e
decideremo il da farsi”.
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Ovidio
era certo del fatto suo. Dopo alcune settimane tornava dalla Signora e
spiegandosi con essa
gli dirà con mille scuse e rigiri di parole, che la vecchia lavatrice era
irriparabile, così riusciva immancabilmente a farsi pagare la
nuova lavatrice alla quale, dato il buon risultato operativo, la massaia si era ormai affezionata. A lui
rimaneva gratis anche la vecchia, che prima o poi rifilerà con profitto a
qualcuno meno abiente.
Questo
sistema di vendita era l'orgoglio di Ovidio, a suo dire, lo applicava con
chiunque per qualsiasi articolo, macchine da
cucire, ferri da stiro, elettrodomestici in genere e su tutto quello che
gli veniva richiesto.
Uomo
economo, Ovidio, prudente negli affari, anche se è stato a sua volta
raggirato, è riuscito a farsi un bel capitale che ha saputo
investire in proprietà, riuscendo spesso ad incantare or questo or quello
sprovveduto venditore, ed ha a volte approfittato della loro ingenuità, sino
al punto di sentir dire che spesso ha sempre trovato un pollastrello da
spennare, di volta in volta, quando gli è capitata l'occasione per fare
affari.
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Una delle ultime trovate, Ovidio me l’ha raccontata a fine serata, e al
termine sono scoppiato dalle risa.
Leggete!
Si
era sparsa in paese la voce, e secondo Ovidio per opera della concorrenza, la diceria che Ovidio era troppo caro, che vendeva con alti profitti, e questo dire lo danneggiava non
poco. Prima di ritirarsi ufficialmente dagli affari, volle lanciare una
pubblicità riabilitativa. Fece esporre in zona manifesti pubblicitari, tramite i
quali annunciava una vendita speciale di artricoli vari, applicando grandi
sconti. Tra gli articoli publicizzava la vendita di casse da morto al
prezzo speciale di due per una.
Il
manifesto si leggeva così:
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Attenzione!
Attenzione!
La
ditta RAPALLI OVIDIO in Bagnone
porta
a conoscenza a tutta la
POPOLAZIONE
che
da oggi saranno praticati
GRANDI
RIBASSI
su
TUTTI i TIPI di COFANI (casse da morto) COMPLETI di ZINCO,
IMBOTTITURA, MANIGLIE ecc.
Partendo
da cofani completi "tipo medio" da L. 120.000 e sconti
fino a L. 60.000 su tutti gli altri cofani richiesti.
Saranno
effettuati anche servizi
per
decessi in ospedali.
Per
il vostro interesse INTERPELLATEMI.....
e
ve ne CONVINCERETE !
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Fu questo uno
" spot" che creò l’ilarità
generale. Ovidio si giustificò con me dicendo che aveva voluto dimostrare
al pubblico che Lui non era, come si diceva un esoso, ma che voleva
battere la concorrenza che lo denigrava. La lotta diventò aspra, ai ferri
corti, e così iniziarono per Ovidio tempi molto difficili.
Passarono
alcuni anni, Ovidio aveva
nel frattempo raggiunto l’età della pensione e si era
ufficialmente ritirato dagli affari ma gli rimaneva in magazzino molta merce ed in particolare una ventina di casse da
morto, delle migliori.
Un
giorni ci
fu il decesso di un compaesano ed Ovidio, l'arte del commerciante l'aveva
nel sangue, si precipitò ad offrire i suoi
servizi alla famiglia del malcapitato offrendo sconti e prezzi vantaggiosi. Primo arrivato in quelle circostanze è il
più fortunato; non per niente li chiamano "avvoltoi" quelli che
praticano questo lavoro. Introdusse subito in casa la lussuosa cassa
che sistemò nella camera
ardente, nella quale vi depose il cadavere. Aveva da poco terminata la
pietosa operazione, che venne invitato da un parfente del defunto di andare alla porta d’ingresso
della casa, perchè c'erano due carabinieri
che lo cercavano.
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I militari lo informarono che era stata depositata
in caserma una denuncia a suo carico, per aver
contravvenuto, essendo sprovvisto di regolare licenza di vendita, alle
leggi vigenti, per cui era multato
e doveva perentoriamente ritirare quanto aveva venduto, cioè la cassa da
morto, e presentarsi subito dopo in caserma dal Maresciallo. I militi esigevano che quanto menzionato fosse fatto immediatamente
in loro presenza; ma Ovidio
non perse la calma, non contestò nulla, ma informò i latori del mandato che nella
bara venduta c’era già adagiato il morto, per cui esclamò:
“Io, il morto non lo tocco, e se proprio volete che porti via la
cassa, il cadavere lo dovete togliere voi. Riferite quanto vi ho detto in mia risposta al
Maresciallo, poi passerò io in caserma”.
I
carabinieri rientrarono a riferire al loro superiore e le esequie ebbero
quel giorno
il loro corso normale.
Nel
pomeriggio, Ovidio andò a suonare il campanello della caserma e chiese di parlare con il
Comandante della Stazione dei Carabinieri.
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“Come vede signor Maresciallo, io assumo le mie responsabilità e
sono pronto a pagare la
contravvenzione, e che non se ne parli più”.
Passarono
alcuni giorni, Ovidio stava in piazza confabulando con qualcuno, sempre in
cerca di affari. Il Maresciallo in ronda lo aveva addocchiato e lentamente
gli si avvicinò.
“Signor Ovidio, le vorrei parlare, la disturbo?”.
“Assolutamente no, signor Maresciallo, sono subito a Lei”.
Salutato
in fretta la persona con la quale stava chiacchierando, Ovidio si avvicinò
al Maresciallo con passetti leggeri, tutto ossequioso e curioso nello
stesso tempo di sapere cosa voleva questa volta, ancora da Lui .
Mi
ha raccontato Ovidio, ed io riassumo in breve, che il Maresciallo non era contento di
avergli inflitto
la contravvenzione sapendo che il denunciante era il suo concorrente, il
quale, a detta del Maresciallo, vendeva di nascosto anche lui senza licenza
ma che per poter intervenire, aveva bisogno di una denuncia, e che Ovidio
e solo Ovidio era la persona
giusta, quella che poteva prendersi questa rivincita.
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Rivolgendosi
a me, dopo aver interrotto il racconto mi disse:
“Lo vedi Giovanni come sono questi funzionari?"
e con tono marziale prosegui: "Il Maresciallo
intende prendere con una fava due piccioni, ma io non volevo far del male
a nessuno, anche se lo avevano fatto a me”.
Ci
furono altri incontri tra il Maresciallo ed Ovidio, che continuava a chiedere
il suo intervento, giustificandosi del fatto che Lui aveva dovuto multarlo
e che non era giusto che l’altro continuasse imperterrito a vendere
abusivamente. "Lei deve assolutamente intervenire e denunciare, dopo
essersi procurato una ricevuta come prova ed un testimone del fatto",
fu il suggerimento del graduato.
Tutto
questo creò turbamento in Ovidio e l’occasione si presentò inaspettata il lunedi seguente, giorno di mercato, quando incontrò un certo Bartolomeo,
un buon uomo di campagna, sceso a Bagnone per il mercato e per fare acquisti.
Ovidio
lo conosceva bene e sapeva che era parente con il suo concorrente. Lo
avvicinò salutandolo amichevolmente e dato che era tanto tempo che non lo
rivedeva, lo invitò a bere un aperitivo nel vicino bar sul ponte.
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Come
se fosse una cosa da nulla, venutagli in mente improvvisamente, Ovidio
rivolse a Bartolomeo una domanda:
“Mi arrivi proprio a proposito, caro Bartolomeo. Tu sei parente
con quelli che vendono ferramenta in paese, dovresti farmi un
grande favore. Tu sai che non manteniamo ottimi rapporti causa il nostro
lavoro, quindi tu potresti aiutarmi. Il Maresciallo dei carabinieri, che
festeggia domani il suo compleanno, mi ha fatto capire che ha bisogno di una falce per
tagliare l’èrba nel suo giardino ed io vorrei fargli un presente, ma io
tra la mia nerce non ne ho più.
Dovresti andare dal tuo parente, acquistarmene una di tuo gradimento, tu
te ne intendi, fatti fare una ricevuta e portarmela, ma non dire che è
per me, ecco i soldi, vacci
subito, io ti aspetto qui”.
L’ingenuo
Bartolomeo non se lo fece dire due volte, vista la fiducia in lui riposta,
partì all’acquisto del migliore falcetto e ritornò con tanto di
ricevuta e fiero per il buon prezzo ottenuto, specie per un attrezzo così bello.
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Ovidio
s' impossessò subito della ricevuta, lasciando a Bartolomeo il falcetto,
quindi comandò al barista un secondo aperitivo per ringraziare Bartolomeo
del servizio reso e mentre bevevano si rivolse al buon uomo:
“Bartolomeo!
Ormai che hai fatto trenta devi fare trentuno. Devi
venire con me, andiamo a portare il regalo al Maresciallo, così sarai
felicitato da Lui per la bella scelta che hai saputo fare”.
Detto
e fatto i due si trovarono di fronte al portone della caserma dei
Carabinieri e Ovidio
suonò rapidamente e chiese al piantone di farlo entrare perchè doveva
parlare al Maresciallo.
Uno
dietro l'altro, salirono le scale e una volta al
cospetto del sottufficiale, Ovidio sbottò:
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“Ecco signor Maresciallo, il falcetto, la ricevuta, e
l’acquirente. Questa roba proviene dal negozio del mio concorrente, e
il qui presente Bartolomeo può affermarlo”.
“Si! si! signor Maresciallo!”, contento
Bartolomeo affermò:
“L’ho acquistato proprio io questa mattina, Le piace, è quello che
desiderava?”.
Alla
fine del racconto, Ovidio tutto sorridente e pago della vendetta fatta,
concluse:
“Vedi Giovanni come ho dovuto agire?
L’ho pensata e ripensata lungamente questa operazione ma è
veramente riuscita come volevo".
Poi
scrollando il capo come se volesse giustificarsi o pentirsi di tutto il
passato, mi disse:
"Cosa si deve fare per sopravvivere alla
concorrenza sleale; io ho trascorso una vita così”.
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