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Pubblicato il 26-01-2007 é stato aggiornato il 11-02-2007

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IL  TEATRO  POPOLARE

L'impiego del termine popolare é comune, ma non si deve intendere  destinato unicamente ad un pubblico non elevato, anche se le realizzazioni spesso sono effettivamente a carattere popolare di tipo tradizionale. 

Più che per la rappresentazione a chi si indirizza, a mio avviso é più importante l'origine di chi lo ha creato. 

Il teatro popolare non é certo rappresentato nei teatri rinomati, nasce e viene recitato in sale, a volte improvvisate, se non all'aperto, ed é questa la ragione per cui a Bagnone sono sorte Sale con palconi, Teatri con i palchi e sono nati i veri Teatranti dilettanti che si sono riuniti spontaneamente in filodrammatiche.

Che cos'è il teatro popolare? È a mio avviso un teatro che con ogni mezzo con ogni escogito riesce a mettere in scena e a rappresentare i valori di una comunità.

La nostra origine, ci ha fatto vivere una vita statica, una vita feudo/contadina e la cultura derivante é quella dei nostri padri, una cultura popolana, anche se in paese esisteva una vita più altolocata quella dei benestanti, che però davano ai loro figli una cultura forestiera, sin da bambini li inviavano a studiare altrove. 

Ancor oggi, e ci è capitato di recente con la rappresentazione della commedia di Rosanna Pinotti: "L'importanza di chiamarsi Silvio", la nostra filodrammatica di amatori che l'ha interpretata, si è servita di un testo del repertorio dialettale appositamente scritto, ed hanno parlato della nostra vita, la vita dei "Barsan" con naturalezza e spontaneità. 

Queste compagnie prese nel contesto locale, sanno raccontare in maniera schietta e genuina la nostra vita da tutti vissuta, adattata a temi e testi d'oggi o anche di ieri o d'altri tempi, perchè é il loro teatro, la loro vita.

Abbiamo momenti teatrali diversi, e sono strettamente legati al calendario: spettacoli laici e spettacoli religiosi. Sia lo spettacolo laico che quello religioso sono di derivazione popolare, tanto nella composizione del recitato quanto nella sua interpretazione. I canti di Chiesa, nelle loro antiche tonalità musicali o corali, sono il ritrovato esempio di un amore tramandato che ci accomuna.

Troviamo infatti spettacoli laici che sono legati a periodi diversi: Capodanno, metà Quaresima, Carnevale, i canti del Maggio e le sagre di Ferragosto; quelli religiosi collegati principalmente: Natale, Settimana Santa, Processioni, Feste e Sagre Patronali con processioni e prediche che si fanno ancor aggi nei castagni. 

E la mia terra la riscopro proprio qui, quando ritorno in mezzo a loro, alla mia gente, in quello stare insieme, che è presupposto naturale del teatro. 

Una mia idea che mi travaglia da anni e che alla quale credo, é l'istituzione di un "Festival del Teatro Amatoriale Popolare" a Bagnone, nel nuovo Teatro. 

Il teatro amatoriale popolare ci avvicina perché ci parla genuinamente, non conosce la malafede, ci parla della nostra realtà vera e ci permette di riscoprire la bellezza del vivere assieme in una serata di festa; sono certo che una simile iniziativa sarà gradita a tutto il pubblico Bagnonese e di Lunigiana.

Non ci resta che riunire un Comitato, stabilire il periodo più confacente e lanciare un Concorso Regionale, per poi, poi alzare il sipario.

 

I  TEATRI  DI  BAGNONE

"Antico nella terra di Bagnone si é il gusto e lo trasporto per le sceniche rappresentazioni, e persone culte e di merito della Terra stessa, non indegnarono negli andati tempi di mostrarsi favoreggiatori di questo istruttivo passatempo..."

Questo brano é scritto in un documento esistente nell'Archivio Storico dell'Accademia dei Ravvivati di Bagnone. L'anonimo estensore di questa relazione dice il vero, perché la prima notizia storica dell'esistenza di un "Teatro" a Bagnone risale alla seconda metà del cinquecento.

Già nella seconda metà del Cinquecento si parla di Bagnone e di una "Sala", di una "sala con un palcone", sembra a Santa Maria, ma non é stata meglio localizzata. Queste notizie ci giungono da uno scritto anonimo, una relazione redatta per incarico del Console di Bagnone, documento che si trova nell'Archivio Storico Comunale di Bagnone.

Una notizia importante, quando si pensa che il primo teatro é stato costruito a Londra nel 1600. Ma non voglio farmi vanto per questa "Sala", forse si trattava di un locale ove si riunivano i giovani a declamare le prime poesie, commedie, od altro, ma sempre un luogo per recitare, un teatro era.

Il secondo "Teatro" in ordine di tempo, fine Cinquecento e la prima metà del Seicento si trovava nel borgo murato di Bagnone. L'ubicazione di questo teatro si confonde con i lavori eseguiti per l'apertura della strada del borgo per collegarlo con la sottostante piazza d'armi. 

É bene aprire una parentesi e fare accenno, per la posterità, degli accessi del "Borgo di Gutula" divenuto poi Bagnone.  La porta d'accesso al Ponte Vecchio, oggi sotto al fabbricato Cortesini, era (è) chiamata Porta di Santa Caterina. 

Non esisteva il ponte dei "Barsan", che oggi conduce in piazza Europa, quindi la via che conduce ad una seconda porta si trovava a nord del paese, passando tra il palazzo Querni e il Palazzo Bicchierai, salire la via della Gora, sino alla piazzetta di Casa Maffei, ed é la porta della quale ancor oggi si notano le posizione dei cardini e delle travi di chiusura, che era (é) chiamata Porta Val d'Enza. Nomi non più in uso, ma che nessuno ha modificato.

La terza porta a sud del Borgo, in via della Dogana era la Porta Parma o Porta del Castagno. Non esisteva l'attuale piazza Roma, allora c'era una piccola piazza d'Armi, al limite della quale venne costruita una muraglia con due porte e relative torri di difesa. Una conservò il nome di Porta Parma sulla strada per Nezzana, e l'altra venne chiamata Porta Fiorentina, la cui strada scendeva al ponte sul Bodrigon, e risalendo si collegava con la stessa via che, scendendo dal Castello, passava dalla Pandeza e che saliva a "Cà Timorat", quindi Fornoli, Sarzana, Pisa, ecc.

Queste due porte, con i lavori di costruzione di Piazza Roma e del viale Vittorio Veneto, vennero demolite. Vedi: PIAZZA ROMA Link.

Il Voltone di San Rocco e la strada per Villafranca Lunigiana, viale Lorenzo Quartieri,  furono costruite nella seconda metà dell'Ottocento e inizi del novecento. A Villafranca L. ci si arrivava per la strada di Nezzana che deviava in località "agli Orti" sulla sinistra verso l'Oratorio della Madonnina e scendeva lungo la sponda destra del torrente Bagnone. 

Torno al teatro ed alle filodrammatiche amatoriali che hanno operato in Bagnone, argomento che ho iniziato a trattare in queste pagine. 

Riepilogando, ho trattato della "Sala" di Bagnone adibita a teatro, nella seconda metà del '500 che si trovava nei pressi della Chiesa di Santa Maria. Posizione non ben definita in quanto quella zona ha subito vari e notevoli rifacimenti per la costruzione della casa Quartieri e della nuova Chiesa di Santa Maria.

Poi il "Teatro" che si trovava nel Borgo murato di Bagnone gièa prima del 1774. La zona é stata compromessa con i lavori per la costruzione della "strada nuova" e l'apertura della strada d'accesso alla  sottostante piazza d'armi.

 
IL TEATRO  DELL'ACCADEMIA  DE'  RAVVIVATI

"Antico nella terra di Bagnone si é il gusto e lo trasporto per le sceniche rappresentazioni, e persone culte e di merito della Terra stessa, non isdegnarono negli andati tempi di mostrarsi favoreggiatori di questo istruttivo passatempo..." (Dall'archivio storico dell'Accademia dei Ravvivati di Bagnone).

Nel 1774 tre benemeriti cittadini di Bagnone, accademici de' Ravvivati, cioè l'Avv. Pietro Giacomo Finali, l'Avv. Francesco Antonio Raffaelli, ed Antonio Bicchierai, riconoscendo che il Teatro del Borgo era divenuto un luogo ristretto e disacconcio, e convinti della necessità di porre riparo a tale inconveniente, si proposero per la dignità del Paese e dei suoi abitanti, la costruzione di un vero Teatro, da eseguirsi a comode e non dispendiose riprese.

A questo progetto si aggregò anche il Dott. Pietro Querni, che pieno pur esso di buon volere, e trovandosi proprietario di un fabbricato in località Santa Maria, del quale gli costava il mantenimento, cedette ai suddetti il diritto di proprietà con titolo di livello perpetuo, riservando a suo conto l'uso perpetuo dei fondi ubicati a piano terreno. Concesse ai Livellatari Accademici il dominio utile del rimanente di detta casa, vale a dire il

piano di mezzo a tetto, quanto ancora patuito diritto, di avere, di sua scelta, un palco o loggia da costruirsi a proprie spese, dopo quello destinato al rappresentante del Governo...

Frattanto mentre venne crescendo il numero degli azionisti e con essi i mezzi per eseguire il divisato scopo, si operò altresì gradatamente la metamorfosi, o riduzione della casa in "SALA" di spettacolo, però con una sola loggia o palcone, in cui convenivano le famiglie dei Soci a comune. 

Prima che gli Accademici si diedero un regolamento definitivo, trascorsero 64 anni, e cioè dal 1774 al 1838. In un documento dell'Archivio dell'Accademia è scritto che mancando un apposito registro ed un regolamento, vale quanto è stato praticato per lo passato, cioè di ritenere valide quelle delibere che venivano adottate da un numero di Soci oltrepassate per formare la metà del loro totale (50%+1).

Per quel che riguarda l'attività del TEATRO dei Ravvivati: "durarono lunga pezza a calcare esclusivamente le scene di dilettanti del Paese sotto la direzione e guida di un abile loro collega, producendosi bene spesso con successo e sempre con plauso del pubblico commedie e farse e drammi e tragedie....."

Solo nel 1792 e successivo annno si videro sorgere in segno due ordini di ben diciotto (18) palchi privati.

Nel 1842 il numero dei palchi raggiunse il numero di ventidue (22) "e debbasi infine a quest'ultimo restauro che venne progettato dall'Ing. Antonio Cortesini di Bagnone, per la cresciuta richiesta dovuta ai tempi, lo stato discreto di proprietà e decenza a cui oggi mirasi pervenuto il TEATRO in questione. Infatti l'intera sua disposizione é di buona 

forma, la visuale dei palchi felicemente combinata,l'estensione di quello e di questi proporzionata al paese ed al numero di Soci ed é per questo principalmente che allora quando vi si agisce suol d'ordinario riuscire agevolmente brillantemente. La platea offre una capacità di circa trecento spettatori, ed il palcoscenico fornito di parecchi scenari é suscettibile di prestarsi in compendio ad ogni genere di rappresentanza". 

Il relatore annota che durante la visita del Granduca di Toscana a Bagnone: Piacque all'Augusto Sovrano, osservando non ha guari per la prima volta di Sua Presenza questo Paese, e di volerne vedere anche il Teatro, nella circostanza si degnò manifestare benignamente la sua soddisfazione avvalorata da un vantaggioso confronto con altro "Teatro dello Stato". 

(Notizie tratte dall'Archivio Storico dei Ravvivati).

 
Dott.  LUIGI  BICCHIERAI

Nel 1838 entrò a far parte degli accademici de' Ravvivati il dott. Luigi Bicchierai, appartenente ad una antica e signorile famiglia bagnonese, che nel tempo dette al suo paese, alla Lunigiana e alla Toscana, uomini che si distinsero per elevata intelligenza, chiarissimi per capacità professionale, particolarmente nella giurisprudenza, scrittori e cultori di memorie storiche locali, come Jacopo Bicchierai che in possesso del manoscritto dello speziale bagnonese del '400 Giovanni Antonio da Faje, provvide per primo a darlo alle stampe, e successivamente a donare all'Archivio di Stato di Massa, ove tutt'ora é conservato, l'originale manoscritto per conservarlo alla posterità.

Da alcune annotazioni "riservate" che un presidente dell'Accademia, discreto psicologo e conoscitore di uomini, era solito tenere aggiornato, posso trarre una approssimativa biografia del Dott. Luigi Bicchierai.

Non esiterei a definirlo un vero signore, cultore di musica e di arte scenica, amava insegnare ai giovani, dirigeva la filodrammatica e la filarmonica bagnonese, buon violinista, puntiglioso, onestissimo. 

Facilmente si impennava e altrettanto facilmente tornava alla calma: era un tipo esuberante, volitivo. Di famiglia benestante possedeva case e terreni che producevano ottimo vino da lui chiamato "Frustausèl".

 
LA LUNIGIANA PARMENSE E L'ACCADEMIA DE' RAVVIVATI

Dal 1814 al 1856 i Feudi della Lunigiana per interventi vari subirono forti cambiamenti di proprietà. Col Congresso di Viennna (1814), a voler "Restaurare" l'Europa; col Trattato di Parigi (1814) e l'atto finale del Congresso di Vienna (1815) ed inoltre col Trattato segreto di Firenze (1844), la Lunigiana venne ripartita e dilaniata.

Il futuro Duca di Parma trovava vantaggioso aggregare al futuro suo Ducato di Parma una parte della Lunigiana nel versante meridionale dell'Appennino.

Il Duca di Modena pervenne a conseguire dalla Toscana in Lunigiana, Pontremoli, Bagnone, Groppoli, Lusuolo, Terrarossa, Albiano e Calice; fa di alcuni di questi feudi staccati ancora amichevole permuta con altri quali Treschietto, Villafranca, Castevoli e Mulazzo; il Congresso di Viennna accorda l'amichevole permuta.

La convenzione fra l'Imperatore d'Austria e S.M. il Re di Sardegna che tutta la porzione di Lunigiana come sopra assegnato al futuro Duca di Parma, e che comprende i territori ora Toscani di Pontremoli e di Bagnone, nonché i Distretti ora Estensi di Treschietto, Villafranca, Castevoli e Mulazzo, dovrà essere ceduto in piena proprietà e sovranità a S. M. il Re di Sardegna, suoi Eredi e Successori, allorquando si avveri il caso della reversibilità contemplata nel Trattato del 1815, per cui il Ducato di Parma devolverebbbe all'Austria e quello di Piacenza alla Sardegna... i Distretti Modenesi di Licciana e Varano sul Taverone che a Modena rimangono insieme a Fivizzano.

Treschietto, Villafranca, Castevoli e Mulazzo appartenenti a Modena; Pontremoli, Bagnone, Merizzo, Fornoli, Groppoli, Lusuolo appartenenti alla Toscana; Albiano, Calice, Riccò e Terrarossa, già Toscani, al Duca di Modena.

I territori e i popoli attribuiti a ciascuna potenza, erano dunque stati "pesati  come se territori e popoli fossero un possesso materiale dei sovrani" .

Alla morte di Maria Luisa d'Asburgo-Lorena, già Imperatrice di Francia, poi Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla, nata a Vienna nel 1791 e morta a Parma nel 1847, primogenita dell'Imperatore Francesco I d'Austria, sposò Napoleone I nel 1810 e dopo la sua abdicazione (1814), tornò a Vienna. Fu il Congresso di Vienna che le assegnò il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla su cui governò con mitezza anche dopo i moti del 1831.

Il Trattato segreto di Firenze del 1844, alla morte della Duchessa di Parma, non venne applicato alla lettera, ma con il consenso degli interessati viene messo in atto con alcune varianti.

Le popolazioni dei territori fiorentini in Lunigiana, soprattutto quelle dei Vicariati di Bagnone e Fivizzano che appartennero alla Repubblica Fiorentina dal '400, erano contrarie all'annessione al Granducato di Parma: quattro secoli di storia, di buon governo, di privilegi, di giustizia e di pace, avevano dato l'orgoglio ai cittadini di Lunigiana Toscana di essere Toscani e cittadini di uno Stato.

Gli storiografi non hanno ben chiarito sulla storia pontremolese e lunigianese, le premesse della Città Nobile di Fivizzano e del Vicariato di Bagnone, non sono simili a quelle di Pontremoli ove il governo si mantenne spagnolo sino al 1647, quando il suo Distretto e i Feudi di Giovagallo e Castagnetoli vennero venduti alla Repubblica di Genova. Forse alcuni Pontremolesi altolocati agirono presso il Granducato di Toscana, affrinchè Pontremoli tornasse a far parte dei territori Toscani e così fu.

Alla Morte della Duchessa di Parma Maria Luisa nel 1847, con la cessione da parte del Granducato di Toscana dei Vicariati di Bagnone e di Pontremoli al Duca di Parma e del Vicariato di Fivizzano al Duca di Modena, si levarono gravi tumulti e manifestazioni di protesta fomentati eminentemente dai liberali-democratici che ne fecero un caso nazionale. 

Il Governo borbonico parmense della Lunigiana, fu eminentemente poliziesco, inquisitorio e diffidente: sui libri cosidetti "neri" della polizia borbonica, i patriotti bagnonesi quali i Noceti, i Cortesini, i Pagni, i Raffaelli e i Focaci, sono elencati insieme alle prostitute, agli assassini, ai ladri, ai malfattori d'ogni genere. 

(Vedi: POLIZIA - REGISTRO NERO Link).

Anche l'Accademia de' "Ravvivati", della quale facevano parte alcuni patrioti, viene messa sotto inchiesta dal Governo Centrale e Locale: si indaga, si sospetta che gli Accademici siano un gruppo di "Sovversivi". Il Podestà di Bagnone viene chiamato ad indagare, a proporre al Duca di Parma un nuovo regolamento dell'Accademia.

Nel 1857 vengono fatti cambiare alcuni articoli al vecchio regolamento, la tassa annuale a carico di ogni Accademico, da quattro fiorini viene elevata a otto, poi a 10 considerato il conguaglio corrispondente con la moneta di Parma. Infine la frase negli articoli ove si fa riferimento alle Leggi civili della Toscana, dovrà essere sostituita con: "delle Leggi Civili Parmensi".

Gli Azionisti non tardarono a modificare ed approvare quanto imposto dal Nuovo Governo, primo per poter riaprire il Teatro già da troppo tempo chiuso, poi per evitare che l'abbandono non aumenti i costi di manutenzione, al fine di impedirne il decadimento, onde non rimanga anzitempo distrutto il SIMBOLO DELLA LORO CIVILTÀ. Gli Azionisti, forse per timore non hanno più osato riunirsi, neppure privatamente, per provvedere ai bisogni urgenti dello stabilimento, ed attendono con fiducia tempi migliori.

Dal registro dei Verbali si estratraggono le seguenti note:

Anno 1957, due capocomici chiedono il prolungamento del loro contratto, che viene accolto, nella stessa riunione viene nominata una Commissione di controllo composta da Bicchierai Dott. Luigi ispettore, e dal Conte Noceti Stefano.

L'amministrazione del Teatro continua, per un lungo quarantennio ad approvare e a rigettare richieste di appalto del teatro da parte di capocomici e burattinai vari, e a nominare commissioni per stabilire preventivi per i restauri necessari.

Due fatti importanti avvengono agli inizi del '900: Gli eredi dell'Avv. Francesco Raffaelli, rinunziano alle azione del Teatro Sociale di Bagnone; e nello stesso periodo il Cav. Giovanni Giuliani fa domanda di essere ammesso a far parte di questa Accademia. 

I soci sono favorevoli, asccettano le due proposte, deliberando l'ammissione del Giuliani alle condizioni che versi nelle mani del Cassiere, in quattro rate trimestrali la somma di £ 200.

In questa stessa riunione viene approvato il progetto di restauro del Teatro come presentato dall'artista G. Ghinetti, approvando la spesa di detti lavori per la somma di £ 300.

Nel 1907 in una riunione si informano i Soci che il Comune ha ceduto il possesso dei fondi sottostanti al Teatro e che si presenta la necessità di eseguire lavori maggiori di sistemazione di detti locali sfruttandone lo spazio per la realizzazione di nuove latrine. Vengono approvati i seguenti lavori: 

Consolidamento dei Palchi secondo il progetto G. Ghinetti; consolidamento delle corsie mediante struttura metallica; sistemazione della nuova sala riunioni; costruzione di due latrine; costruzione del Caffè all'ingresso del Teatro, acquisto del fondo di proprietà  degli Eredi Scaramucci, situato sotto il portico del Teatro, per il prezzo di £ 150. Per l'esecuzione di detti lavori viene stabilito di contrarre un mutuo pressso privati.

 
CENTRALE  IDROELETTRICA  A  BAGNONE

É noto che le prime centrali elettriche Edison per l'illuminazione pubblica furono quelle del Wisconsin e di New York, inaugurate nel 1882.

Nel 1890 l'industria di fabbricazione del materiale elettrico e quella di produzione e distribuzione dell'elettricità erano ben consolidate per quanto non ancora standardizzate; l'Europa seguì assai da vicino l'America e nella maggior parte degli impianti era stato adottato il sistema Edison, a corrente continua a 110 Volt.

Si dice che Bagnone, tra la fine del 1905 ed i primi mesi del 1907, fosse stato uno dei primi piccoli centri, delle province di Massa e la Spezia ad avere una propria centrale elettrica per l'illuminazione pubblica.

L'iniziativa fu del Conte Carlo Noceti e di altri due cittadini di Bagnone che fondarono una Società di tre persone. 

La centralina venne installata in un locale attualmnte demolito perchè occupato dal fabbicato d'abitazione di Sbarra Andrea, in Bagnone, e la derivazione dell'acqua attinta dall'esistente canale (Gora o Bedale), che portava l'acqua al mulino che fu dei Conti Noceti, oggi sotto il fabbricato Beghini, ove ha sede la Cassa di Risparmio di Firenze, avveniva per un passaggio appositamente costruito dul lato a valle del canale. Dal canale alla turbina, con scarico di ritorno al torrente Bagnone, ancor oggi evidente.

I Lavori vengono affidati alla ditta Ruggero Patroni di La Spezia ed il costo finale é di £ 4 314 di cui 1200 pagate con le tasse arretrate dei Soci. I Soci sigg. Quartieri Ing. Ferdinando, Bassignani Iginio e Giuliani Cav. Giuliano si offrono di anticipare alla Società £ 3 600 in parti uguali cadauno, al tasso di 4,50% da estinguersi in cinque anni.

Nel 1908 viene deliberata la costruzione dell'IMPIANTO ELETTRICO DEL TEATRO ed i lavori vengono affidati alla ditta Ruggero Patroni di La Spezia, al prezzo di £ 304 oltre £ 95 per il costo del contatore. I lavori saranno collaudati nel luglio del 1909 dallo Studio Elettrotecnico Guglielmo Bonaccini & C. di Pisa.

Dal 1912 al 1920 le Adunanze sono state sospese, si sono verificati in Europa avvenimenti gravissimi che hanno sfociato nella guerra 1914-1918.

Nel 1920 a domanda del sig. Pietro Maffei, figurante essere il rappresentante di una Società di dilettanti Comici, ottiene la concessione del Teatro per sessanta giorni  salvo eventuali proroghe, con l'impegno di devolvere il netto degli incassi in opere di beneficenza.

L'Impresario Pratis di La Spezia ottine la concessione del teatro per le rappresentazioni cinematografiche al prezzo forfetario di £ 25 giornaliere da pagarsi settimanalmente e questo per la durata di sei mesi. L'inizio delle rappresentazioni ebbe l'otto Agosto 1920. Altri concessionari del Teatro per proiezioni cinematografiche sono stati accettati i sigg. Pagni Italo e Venuti Francesco, che lo gestirannno sino al 31 Dicembre 1921, escludendo le serate riservate ai Soci.

Nel 1922 due gravi lutti colpirono i Soci dell'Accademia del Teatro, quella del Cav. Cortesini Camillo e quella del Cav. Giuliani Giuliano, Tenente Colonello dei RR. Carabinieri a riposo. Come rappresentante della famiglia Cortesini è subentrato il figlio Sig. Giuseppe. 

L'anno 1922 fu molto importante, vennero appaltati i lavori di apliamento della platea, fu creato l'abitacolo del suggeritore dotato di porta d'accesso indipendente, furono fatte opere di rinforzo sotto il palco n.1. 

Qui si annota la spesa già sostenuta di £ 184 000 della qual somma è autorizzato il pagamento. Nel dopoguerra c'è stata una svalutazione enorme della lira, i costi sono passati dalle migliaia alle centinaia di migliaia di lire.

In questo periodo si affacciano i primi fascisti nelle persone di Bandelli Gaspare e Simonini Pietro i quali chiedono ed ottengono l'uso del Teatro per mesi cinque da servire per rappresentazioni cinematografiche.

Dal 1924 viene deliberato di non cedere più l'uso del teatro a fini benefici, ma solo se i palchi verranno venduti e ciò a profitto dell'Accademia.

Alla richiesta della Sezione di Bagnone del Partito Nazionale Fascista, che per lettera richiedono l'uso del Teatro per i veglioni di carnevale a fine benefico, viene risposto negativamente, la causale è la caduta dell'intonaco dal soffitto. 

Fu dato incarico al muratore Sig. Roberto Maurelli di Orturano di Bagnone di proporre i lavori da eseguirsi, facendo un preventivo di spesa.

Questo rifiuto fu motivo di dimissioni da parte del Dott. Raffaelli Luigi, già coinvolto per l'allargamento della Piazza del mercato, fu oggetto dinamitario perchè proprietario dell'orto confinante a detta piazza, racchiuso da un grande muro di cinta, sul quale, dopo l'esplosione, si lesse la scritta "PREAMBOLO" e sul portone d'entrata di casa sua furono dipinte figure con scritte minacciose.

L'Accademia allora decide di dare ampio mandato all'Onorevole Senatore Ferdinando Quartieri, il quale ne assunse l'incarico, di sistemare l'intonaco del soffitto del teatro, aggiungendo un lucernaio. Per questi lavori reclamò la spesa di £ 18 000, propose che l'Accademia paghi a lui £ 12 000 e che si sarebbe impegnato di portare a compimento tutti i lavori.

I Soci decidono di sistemare definitivamente il Teatro ed invitano il Senatore Quartiri a volersene occupare personalmente. 

L'On. Quartieri accetta il nuovo mandato "a carta bianca" ed al termine dei lavori presenta una fattura diventata di £ 57 000, per cui si impegna a pagarne di suo conto £ 27 000 e la differenza a carico dell'Accademia, propone di esserne il finanziatore e chiede  che la   dilazione del pagamento sia su vent'anni con un interesse scalare del tre per cento.

Durante questa riunione segnala la preziosa, attiva e disinteressata opera dei signori: Mazzini Luisita - Pittrice; Properzi Contessina Gemma e Parenti Jader, che si sono prestati indefessamente per la migliore riuscita dei lavori del Teatro. 

TEATRO DELL'ACCADEMIA DEI RAVVIVATI DI BAGNONE IN LUNIGIANA.

Dopo il restauro portato a termine nel 1925.

Propone che il Signor Presidente dell'Accademia voglia esprimere loro per iscritto, i ringraziamenti e la gratitudine dell'Accademia stessa.

In quanto al Rag. Jader Parenti date le sue speciali attitudini ed anche in riconoscimento dell'opera da lui prestata, propone di affidargli la cura e vigilanza del Teatro sempre però alle dipendenze del Consiglio di Amministrazione ed in special modo dell'Ispettore o Provveditore come si dirà in seguito.

Propone di modificare il regolamento del Teatro, alla qualifica di Ispettore venga aggiunta quella di Provveditore e che l'articolo sia così modificato:

Vi sarà inoltre un Ispettore, per eseguire quanto sarà ordinato dal Presidente e dal Provveditore, al quale sarà affidata la custodia e vigilanza interna del Teatro.

Si abroga la qualifica di Custode.

 

LA FILODRAMMATICA "I  RAVVIVATI"

Dopo una notevole spesa per il restauro e le modifiche apportate, nel 1925 venne riaperto al pubblico il Teatro Accademico dei Ravvivati, rimasto chiuso per diversi anni, per inaugurare la nuova sala, fu chiamato il gruppo di giovani guidato dall'Avv. Pietro Maffei, sono i Filodrammatici Bagnonesi: "I Ravvivati".

Il gruppo, composto da giovani studenti, da professionisti, d'appassionati, inventano, elaborano una rivista di costume, di colore e di umorismo veramente eccezionale dal titolo:  

"Bagnoneide"

Uno degli animatori della Filodrammatica é il temprato Rag. Jader Parenti: un giovane molto intelligente e con una carica di humor veramente insospettabile. "Bagnoneide" ottenne un grande successo. Ancor oggi, da circa ottant'anni, i più anziani la ricordano come un avvenimento che nel tempo segnò un momento indimenticabile, come un attimo di rara bellezza che trascorse in un sogno.

Io personalmente conservo nella mia memoria una strofa di una famosa canzone sentita canticchiare per casa dalla zia Andreina, che gli interpreti teatrali avevano recitato e cantato in costume bagnonese a bordo di un tintinante calese. Il motivo musicale era quello dall'operetta "Il paese dei campanelli" e le parole:

Se tu vieni andiamo a Treschietto,

da Negrari a bere un fiaschetto,

devi poi sborsare, 

un grosso e buon biglietto,

e la strada buona 

tutto il pranzo presto ti fa digerir.

Durante questa ricerca, la sol cosa che ho ritrovato, è un foglietto dattiloscritto, sono una sfilza di stornelli che mi aveva dato molti anni or sono la povera Mimmy Bandelli, che ho conservato sino ad oggi, e che ora trascrivo per i posteri integralmente qui di seguito. 

Questi stornelli si sono tramandati e sono giunti sino a noi, e suonano ancora perchè la memoria li ricorda; sicuramente sono stati composti dall'estro collettivo dei giovani che li hanno anche interpretati. 

STORNELLI  A  SOGGETTO

1 - C'é un negozio laggiù di giornali

frequentato dagl'intellettuali,

dove tutti leggono a scrocco

senza mai tirar fuori un baiocco.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,

La canzon firuliruli, firulirulera,

la canzon firuliruli, firulirula,

questa solo é la verità.

12 - C'é una classe di gente a Bagnone

che peccando di gran presunzione

già da tempo l'andazzo s'é presa

d'atteggiarsi a Barone e Marchesa.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

 

2 - La Palmira li accoglie contenta,

ma quand'escon li guarda sgomenta; 

mentre noi attendiamo impazienti

che il caffé anche espresso diventi.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,....

13 - Son le bande di moda oggigiorno

che rallegrano sempre il soggiorno;

ringraziamo il maestro Finali

che alla nostra ha ridato le ali.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

3 - E venendo più in su a sinistra

c'é un negozio che par 'na rivista:

con due bimbe che sono un amore...

ma... in amor non han fatto furore.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

14 - A Bagnone l'odontoiatria

diventata é ormai 'na mania...

spuntan denti nei luoghi più strani,

ma stecchini non voglion nostrani.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

4 - Proseguendo nel giro vedremo

un novel Casinò di San Remo...

col padron che si liscia i baffetti

sputacchiando su tutti i panchetti.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

15 - Sei robusto, sei biondo, sei bello,

ed il marmo lavori a scalpello.

Su ragazze da brave accorrete,

e che cosa di più pretendete!?!

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

5 - E se poi vuoi andare al macello

non pretender né questo né quello!

il pezzetto é già preparato...

é polmone con osso incartato...!

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

16 - Sotto i portici strane botteghe

si trasformano in varie riprese,

medicine, concimi e liquori;

se ne vedon di tutti i colori.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

6 - A Bagnone, guardate che strano!

non esiste nessun "vespasiano".

Vi trovate per esser sincero,

angoletti dipinti di nero...!

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

17 - Quant'é buona la pasticceria!...

forse quanto Liliana e Sofia,

sono in vero le paste squisite,

ma... pei prezzi, miei cari, allibite!

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

7 - L'acquedotto é una grande invenzione,

l'ha pur fatto il Comun di Bagnone...!

Ma, guardate, che strano destino...

non v'é d'acqua nepure un catino...!

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

18 - Se vuoi l'olio vai dal calzolaio

che le scarpe le vende il mugnaio,

la farina ce l'ha il farmacista;

la magnesia la vende il marmista.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

8 - Ringraziamo l'Amministrazione

che provvede alla manutenzione:

sguinzagliando i suoi pizzardoni

ci da l'acqua a sprazzi e bocconi.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

19 - Del Castel l'orologio ufficiale

é di una marca originale:

va a carbone e con tanta pressione

che nell'ore fa gran confusione.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

9 - Ma che colpa ce n'ha il buon Pincino

con Rapalli, Argante e Marino!?

Son custodi dell'acqua é pur vero,

ma a lor piace più il vino sincero!

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

20 - Quest'é il secol veloce e cubista

con il razzo che il ciel ha per pista,

ma qui siamo un tantin più arretrati

e a Canton noi ci siamo fermati.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

10 - Cavaliere, buon giorno; che fate?

é pur ora che vi riposiate!...

Vi preghiamo di far attenzione

che la Banca non é una prigione!...

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

21 - Ahi, sciagura! Se l'auto a reazione

costar deve in proporzione,

non già questa convien adoprare

ma umilmente a pié camminare!!...

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

11 - Lo speziale é un'arte che rende

ti procura la purga e le bende

soprattutto coi prezzi, signori, 

lo spezial vi guarisce i dolori.

 

R - La canzon firuliruli, firulirulera,...

L'attività si concluse con un buon incasso di oltre £ 1500, che netto dalle spese rimasero £ 800, somma che venne distribuita come segue: £ 200 alla Congregazione di Carità di Bagnone; £ 200 alla Colonia Marina; £ 200 al Comitato pro Viale delle Rimembranze; £ 200 al Comitato pro erigendo Monumento ai Caduti in guerra.

LA  FINE  DEL  TEATRO  DE'  RAVVIVATI

Nel 1926 la Filodrammatica di Bagnone rappresenta nel Teatro dei Ravvivati la commedia:   

"La zia di Carlo"

Sarà questa l'ultima rappresentazione che verrà allestita nel teatro dei Ravvivati. 

Al gran rifiuto del 1924 fatto ai dirigenti del P.N.F., venne considerato un affronto, uno sgarbo al regime, per cui venne messo in moto l'Organismo di Vigilanza sui locali pubblici. Gli Ispettori inviati a controllare trovarono che le norme di sicurezza non erano rispettate. Nonostante la grande spesa fatta dal Senatore, il Teatro non venne dichiarato agibile.

Il Teatro non potrà mettersi in regola, secondo le esigenze richieste, che vennero imposte dalla Commissione Provinciale di Vigilanza sui locali di pubblico trattenimento, non poterono essere effettuate.  I lavori per la costruzione delle uscite di sicurezza, dovevano eseguirsi con l'apertura delle uscite sulla proprietà Quartieri, imponendo al vicino una grave ed inaccettabile servitù.

Dopo 154 anni il "Teatro dei Ravvivati" verrà chiuso con delibera dei Soci del 14 Aprile 1928. Il motivo più importante che fece "morire" il bel Teatro fu quello delle uscite di sicurezza, problema che si era presentato di difficile soluzione perchè la platea era al primo piano e gli ordini dei palchi al secondo e terzo piano.

Il Teatro riaperto al pubblico nel 1925, completamente rinnovato e portato al massimo della sua bellezza, finiva praticamente la sua esistenza, come teatro, 

il giorno 8 Gennaio 1928.

I fascisti ottennero il Teatro per una festa da ballo che ebbe luogo l' 11 Febbraio 1929, nonostante il divieto della Commissione, con l'intervento straordinario del Podestà, la Questura di Massa acconsentì in via del tutto eccezionale di tenere la sertata danzante programmata dal Comitato dell'Opera Nazionale Balilla.

La festa di ballo si trascinò uno strascico di polemiche giornalistiche, sulle ballerine, sui loro vestiti, sulla reginetta eletta che portava sulla corona d'alloro due bandierine una il tricolore e l'altra bianca e gialla.  La radio aveva trasmesso alle ore 24,  l'avvenuto "Concordato" tra lo Stato Italiano e la Santa Sede.

Dopo questa festa il "Teatro dei Ravvivati" fu chiuso per sempre.

San Genesio, protettore della gente di Teatro,

  ha voluto ancora intercedere per il Teatro di Bagnone.... 

Verrà costruito un nuovo Teatro.

 
IL NUOVO TEATRO O.N.D.

Tutto il mal non vien per nuocere. Il vecchio teatro fu acquistato dal Senatore Ferdinando Quartieri, che lo incorporò nell'ingrandimento della sua proprietà e della Chiesa di Santa Maria. 

Furono concessi contributi all'Opera Nazionale Dopolavoro (O.N.D.) per la 

realizzazione di un nuovo complesso che uniti ai quattrini offerti dal Quartieri per l'acquisto del vecchio stabile, raggiunsero la ciffra richiesta dai preventivi di spesa per la realizzazione del complesso tutt'oggi visibile in piazza Europa di Bagnone.  Era già stato costruito il ponte nuovo, oggi ponte dei Barsan, che collega la sponda di destra da quella di sinistra del torrente Bagnone. 

Sfruttando le roccie nel greto del torrente che davano una solida base 

Il nuovo Teatro O.N.D.

d'appoggio, si costruirono i muri di sostegno, che dettero luogo ad un vasto spazio, si venne così a ricavare un'area importante per la realizzazione di un complesso che avrebbe ospitato oltre al nuovo Teatro anche la Scuola di Avviamento Professionale ad indirizzo Industriale, con le aule d'insegnamento e i laboratori di officina meccanica e di falegnameria.

I lavori  per la costruzione del Teatro iniziarono contemporaneamente a quelli per la realizzazione di piazza Roma e del suo Monumento ai Caduti, per cui Bagnone  fu in quel periodo in grande fermento per i molteplici lavori in corso d'opera. 

Occorsero aiuti manuali che arrivarono dai Comuni vicini ed uno forte lo diede Fivizzano con i suoi scarpellini di Sassalbo.

Il Comitato del Teatro dei Ravvivati si era sciolto, alla direzione del nuovo

L'edificio sul fianco

costruendo "Teatro" sono entrati i dirigenti dell' O.N.D. e siccome tali lavori si allungavano nel tempo, nel 1934  vennne rappresentata all'aperto, in Piazza del Municipio, la commedia in tre atti e due quadri di un Anonimo Compositore, dal titolo:

"L'ultima canzone"

La filarmonica era composta da giovani di Bagnone, che erano stati scelti nelle scuole, e erano obbligati a partecipare alle attività scolastiche che il partito fascista del tempo organizzava.  

L'ultima_canzone.jpg (144032 octets)

Gli interpreti come appaiono sul manifestino, nell'ordine sono: 

Rapalli Ovidio, Turchi Luigi, Foce Carlo, Scoppa Fernando, Bertolini Bruno, Ruggeri Lorenzo, Contessina Properzi Gemma, Biagini Lina, Busseti Toti, Querni Alice, Cappelli Clelia.

In attesa dell'ultimazione dei lavori del Teatro, che sarà poi dedicato al Sen. Ferdinando Quartieri, il presidente dell’O.N.B. d’accordo col Sig. Proposto Mons. Luigi Rosa, ebbero l’idea di una felicissima iniziativa: nel Marzo1937, i filodrammatici bagnonesi, portarono sulla scena il più alto dramma umano:

"La Passione di Cristo"

Gli interpreti ebbero la costanza per tutta la Quaresima di sottoporsi a prove faticose, ma l’esito compensò la loro perseveranza e le loro fatiche. La prima recita, avvenuta la sera della Domenica delle Palme, vide la chiesa di S. Rocco insufficiente ad accogliere il pubblico straboccante; erano presenti anche le Autorità cittadine e S. E. Mons. Vescovo di Pontremoli, che ebbe sentite parole di elogio per gli attori e gli iniziatori della recita.

Gli scenari – opera del Conte Prof. Properzy vero maestro di scenografia – non potevano inquadrare meglio i vari atti: L’orto del Getzemani e il Calvario erano così suggestivi da giustificare da soli una gita a Bagnone.

Anche la “Schola S. Cecilia” della parrocchia, con scelti e classici pezzi seppe mirabilmente contribuire al successo.

 

IL TEATRO F. QUARTIERI

Finalmente l'edifio del Teatro Ferdinando Quartieri e della scuola forono terminati, ma contemporaneamente iniziarono i primi tafferugli bellici della Germania, sino all'entrata anche dell'Italia nella grande disavventura. Siamo nel 1937 - 1938, la Germania aveva già invaso la Polonia, ben presto anche in Italia ci furono le prime chiamate alle armi, le prime partenze, e la paura che regnava non faceva certo pensare al Teatro. 

Anche l'Italia aderì e nel 1940 entrammo in guerra contro la Francia e l'Inghilterra, la guerra lampo durò cinque anni.

Gli anni di guerra che si susseguirono furono anni di dolore, tanti giovani e tanti padri furono richiamati. Quando il fronte si fermò a Massa, nel 1944, Bagnone venne occupata dai tedeschi con un ospedale militare internazionale. 

Bagnone venne dichiarata "zona aperta", sui tetti erano stati dipinti i simboli della Croce Rossa. La villa Quartieri, le Scuole Elementari, il complessoO.N.D. ed il Teatro, il Castello di Bagnone, vennnero tutte occupate dai tedeschi e dal suo Comando.

Le vicende della guerra sono note a tutti, si dovettero attendere anni prima che tutto torni normale e che le menti dei giovani dimenticassero il passato. 

Un tempo, quando non esisteva niente, ed é paradossale il pensarlo oggi, perché sono passati solo sessant'anni, i giovani si divertivano cercando di inventare qualcosa.

"GLI  SCAPIGLIATI"

Nell'immediato dopoguerra, al rientro dei deportati e dei combattenti, la popolazione del Comune aveva raggiunto il numero di ottomila anime e più. 

È stato facile in quel momento, anche per poter creare un diversivo per i giovani, di riunirsi in gruppo per partecipare alle prove nelle lunghe serate d'autunno, e mettere su piede una rappresentazione teatrale. 

La gioventù di Bagnone non era difficile a queste prove, già nel passato, avevano rappresentato drammi e commedie;  fonderanno una nuova filodrammatica che chiameranno degli "Scapigliati";  presenteranno una seconda "Rivista",  versione 1946; poi nel 1955 un'operetta "Fior di Siviglia"; ed ancora coi ragazzi nel 1962 "Fata Felicità".
"La Rivista degli Scapigliati"

Non c'è pervenuto nulla di questa Rivista, il fascicolo deve essere sparito con la morte del regista Nucci. Il momento erra difficile, da poco era finita la seconda guerra mondiale. Ricordo che la pubblicità in Paese era stata fatta da un disegnatore sfollato su fogli di carta da disegno e queste locandine erano state esposte nelle vetrine dei negozi, come avveniva già anche per le partite di calcio. Quindi non mi rimane che far riccorso alla memoria, posso solo affermare che facevano parte di questo gruppo:

- Palmirina Bandelli (Mimmy), Teresina Maffei ,  Fernanda Zani, Carla e Marta Barbieri, Gloriana Pagni ed altre.

- Andrea Negrari, Renzo e Guido Luigi, Luciano Savani, ed altri.

- Facevano da spalla un gruppo di giovani e giovinette, paesani e ballerine.

- La Regista era Nucci Ferruccio. Il Canovaccio è stato scritto dagli stessi giovani universitari: Andrea Negrari, Renzo Luigi, Guido Luigi, Abramo Albericci, Bruno Grandi ed altri. 

L'orchestrina, di una quindicina di elementi, era composta dalla Prof.sa Coli Lina in Pierini al pianoforte, Bandelli Gaspare e Brunini Antonio ai violini, Barbieri Fernando alla fisarmonica, Zani Antonio al clarinetto, Rapalli Ovidio al clarino, Brunini Adolfo al banjo, Pierini Andrea al violoncello, Bunini Mario al contrabbasso, Brunini Oscar alla batteria, con la partecipazione di alcuni orchestrali di Pontremoli dei quali non ricordo i nomi, diretti da Romiti Giovanni suonatore di cornetta e direttore della banda cittadina. Due canzoni sono rimaste popolari, sino ad oggi cantate e suonate dall'orchestrina dei Godi Godi, e sono: "Buona sera miei Signori" e "Vieni un giorno a Bagnone" che trascrivo per  IL FUTURO DELLA MEMORIA.

"BUONA SERA MIEI SIGNORI"

(Cantata e suonata all'inizio ed alla fine dello spettacolo).

Buona sera miei Signori,

miei Signori buona sera,

e con quest'anima, 

quest'anima sincera,

miei Signori buona sera.

- musica: para para pappa pa pa....

Buona sera miei Signori,... (si ripete)

"VIENI UN GIORNO A BAGNONE"

Vieni un giorno a Bagnone,

dove eterno é l'aprile,

quel tepore gentile

ti da un fremito al cuore.

Sotto il ciel di Bagnone

dai tramonti di rosa,

dove il cuore riposa

ed ognora sospira in un sogno d'amor.

Tu vedrai i nostri monti

ammantati di verde

ed il torrente che lieve

nella valle si perde.

Dal Castello che vedi,

dalla torre merlata,

potrai dare un'occhiata

alla bella vallata che si apre laggiù.

Ritornello:

Vieni con me bagnonesina,

questa l'é n'a veranda in fiore.

Vieni a Bagnone, vien vicino a me

ch'io ti farò contenta....

Finale:

Tu amerai il mio paese,

l'ospitale sua gente,

ed il cibo fragrante

che la nostra cucina condivide con Voi.

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I componenti l'orchestra.

Anche in questa rivista non sono mancati gli stornelli rimati, cantati dai vari componenti la "troupe" ed erano a soggetto ed erano cantati per beffeggiare e scanzonare or questo ed or quello di Bagnone. É stata una "rivista" scherzosa che é piaciuta a tutti.

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Il pubblico in sala.

Fior di verbena...

In puro clima di democrazia,

c'é chi sospira ancor marcia su Roma.

 

"Fior di Siviglia"

Operetta del Maestro Corona

L'operetta viene comunemente definita "uno spettacolo teatrale costituito da un alternarsi di parti recitate, di parti cantate e di parti danzate".

L'operetta è di natura rappresentativa, come il teatro in generale. Il compositore ha quindi la possibilità di "raccontare" proprio come il narratore, avvalendosi di un mezzo estremamente significativo: la musica.

La musica condiziona la struttura dell'operetta, dà indizi, si sostituisce al parlato, commenta le azioni, avvolge ed aiuta a delineare i caratteri dei personaggi e della vicenda.
La musica si sovrappone all'atto verbale prodotto dai personaggi, esce dalla finzione del palcoscenico e porta con sé il messaggio del compositore.

I personaggi che hanno ricoperto i ruoli principali furono:

Una nipote di Nucci, soprano in coppia con Bassignani Cesare.

Fernanda Zani in copia con Di Bimbo di Pontremoli.

La Teresina di Maffei, Bassignani Bruno nella parte di Tom Bull l'africano. 

Io con tre parti: il Cineasta, il Cameriere, lo Spagnolo.

Ballerine, Spagnoli e comparse varie. 

FOTO  D'ARCHIVIO  DELL'OPERETTA

"FIOR DI SIVIGLIA"

Del M.o Corona

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fiordisiviglia05.jpg (46630 octets) fiordisiviglia06.jpg (42079 octets) fiordisiviglia07.jpg (46848 octets) Foto tratte dal mio album personale.
       
 
"Bagnone sulla scena"

Il lavoro teatrale é stato registrato e radiotrasmesso dalla R.A.I. nel programma "Teatro viaggiante"  il 14 maggio 1959. É stata una rassegna che rientrava nel quadro delle disposizioni e dei programmi ministeriali per le radioaudizioni nelle Scuole elementari. 

Francesco Dinolfo, insegnante elementare ha poi pubblicato, su richiesta dell'allora Direttore didattico del Circolo di Villafranca Lunigiana, Dr. Ernesto Poggi, un opuscolo in data febbraio 1965, tipografia Artigianelli di Pontremoli.

Con queste parole inizia la trasmissione:

"Gentili ascoltatori, il "Teatrino viaggiante" della R.A.I., oggi presente a Bagnone, ci offre il piacere di parlarvi della nostra cittadina, per bocca dei nostri stessi fanciulli, che, per l'occasione, si esibiranno come cantanti, dicitori ed attori in erba.

Vogliate ascoltarci, quindi, con benevolezza. Grazie!"

La trasmissione inizia con un coro di alunni che canta un girotondo:

Girotondo, girotondo, 

largo, largo passa il mondo;

passa il mondo di domani,

stretto tra le nostre mani.

Ecc. ecc.

Poi fanno seguito letture di poesie, interpretazioni di scenette e dialoghi paesani.

Hanno partecipato, come compositori: Annna Zignego, Demetrio Simonini, Mario Silvio Briasco, Francesco Dinolfo; hanno recitato: Piera Bassignani, Anna Gnetti, Antonietta Amadei, Giuliano Balestracci, Giuliano Ferdani, Vincenzo Dinolfo, Aurelia Rossi, Vanda Guastalli, Lorenzo Simonini; hanno cantato in coro gli alunni delle scuole elementari di Bagnone.

 
"Fata Felicità"

É stata una rappresentazione teatrale voluta dalla Direzione Didattica, regia di Ferruccio Nucci, interpretata dalle scolaresche di Bagnone nel 1965.

Non ho trovato nessun'altra informazione in merito.

 
LE  VICENDE  DEL TEATRO

Come ho scritto sopra, il teatro era stato requisito dai tedeschi, ed il giorno della liberazione venne occupato dal popolo per festeggiare. Già i tedeschi prima, avevano tolto le sedie dalla platea e le avevano ammucchiate sul palcoscenico, il 25 aprile trovò la platea del teatro libera che permise al popolo di ballare.

Poi, quando tutto si calmò, e si cercò di ridare assetto al teartro, non si ritrovò più il sipario; un pesantissimo tessuto di velluto di colore oro era sparito.

Il teatro venne sfruttato ugualmente dal Circolo Sportivo Bagnonese, il quale lo usava per feste da ballo e Veglioni, attività che davano un discreto incasso che andava a sostentamento della squadra biancorossa di Bagnone.

Anche gli Scapigliati riuscirono ad allestire delle scene ed usare il teatro con il palcoscenico per la rappresentazione della "Rivista del 1946".

Il Teatro ha continuato a funzionare per un vent'ennio, agli inizi venivano anche proiettai dei films, poi il calo della popolazione bloccò l'iniziativa.

La scalogna perseguita il destino del Teatro di Bagnone, ricordo quello dei Ravvivati che ha dovuto essere chiuso per mancanza di uscite di sicurezza. 

Questo nuovo invece, dopo un lungo restauro voluto per migliorare l'acustica, é stato poi richiuso per insalubrità, infatti la copertura del tetto era stata rifatta in "eternit" materiale dichiarato cancerogeno.

Il teatro é stato chiuso in attesa di finanziamenti, i lavori sono ricominciati e 

tutto ciò che era stato fatto in precedenza é stato nuovamente ridemolito e rifatto con altri concetti. Fare e disfare è il destino del Teatro di Bagnone. 

Nel frattempo sorge a Bagnone il Centro di Cultura Bagnonese che si suole dare un carattere sociale e per attirare la simpatia del pubblico organizza diverse attività, ma in mancanza del Teatro F. Quartieri, si adegua ad usare quello delle Scuole di Grottò che viene gentilmente concesso e messo a disposizione dalla Direzione didattica.

Nel 2004, finalmente  i lavori del teatro sono terminati ed è stato riaperto al pubblico. Anche per l'acquisto delle poltroncine, fornitura dimenticata nel preventivo di spesa generale, hanno trovato un finanziamento, quasi tutto è oggi operante, ad eccezione dell'impianto di riscaldamento che non può essere collaudato perché la porta d'accesso al locale non è regolamentare e il loggione o galleria che per un errore di progettazione, coloro che sono seduti nelle prime file, non possono vedere il palcoscenico; il parapetto impedisce infatti allo spettatore di vedere in basso.

Piccoli inconvenienti a parte del tutto imprevisti, oggi leggiamo sovente che il locale è impiegato per la rappresentazioni di spettacoli vari, e questo fa piacere per il prestigio di Bagnone.  

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"IL FUTURO DELLA MEMORIA"

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