CINQUANT'ANNI FA C'ERO ANCH'IO  

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capitolo 19

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capitolo 20

 

   

        Dopo la guerra, da noi non ci fu storia, tutto divenne scialbo. Il controllo politico della Lunigiana, con a capo il clero, fu democristiano, salvo sporadiche penetrazioni social comuniste in alcune amministrazioni comunali ed in provincia. In campo locale e nazionale predominò il giovane Andrea Negrari, sindaco di Bagnone, che alle elezioni politiche del 1948 uscì eletto deputato con i resti, e seppe conservare il seggio per oltre un trentennio.

       Fu seguace di Gronchi, esponente della sinistra parlamentare in seno alla Democrazia Cristiana. Non ha lasciato un bel ricordo, fu anche compromesso in un vasto giro finanziario, che lo obbligò a scorazzare per l'Italia in lungo e in largo alla ricerca di finanziatori alla copertura delle scadenze di un grande debito che ingrandiva a macchia d'olio, e che si sarebbe spento dopo alcuni anni per miracolo divino.

       I partigiani dal canto loro, i più vivaci, quelli che si professavano comunisti, non si sarebbero fatti troppo sentire.

       Dopo i primi mesi d'effervescenza, sarebbero spariti, rientrando sorgnoni ai loro villaggi e scendendo in campo solo nelle grandi occasioni o durante le campagne elettorali.

       Alcuni, restati a Bagnone, sarebbero stati i protagonisti di accanite discussioni che giornalmente si accendevano in piazza con l'immancabile intervento del parroco, che si divertiva a stuzzicarli ed a punzecchiarli con ironiche battute, secondo l'argomento più scottante della cronaca del momento.

       I politici si battagliavano per mantenere l'Italia nell'area mediterranea, e con il referendum del 2 giugno 1946, lo Stato si dava un ordinamento repubblicano: una nuova costituzione fu promulgata verso la fine del 1947 ed entrò in vigore il primo gennaio 1948. La costituzione sanciva che "l'Italia é una repubblica democratica fondata sul lavoro".

       Dopo questi lunghi anni di preparazione politica, l'Italia risorse dalle rovine della guerra, mentre De Gasperi nelle elezioni del 18 aprile 1948 portò il partito democratico cristiano ad una notevole vittoria. Il risultato era l'approvazione della politica attuata dal governo, che riuscì a risanare l'economia dello stato, arrestare il fenomeno dell'inflazione ed evitare il crollo della moneta.

       Con il risorgere delle industrie, specialmente nelle grandi città si accentuò il fenomeno dell'urbanesimo, a discapito delle zone agricole. Noi abitiamo una piccola valle ed assistiamo al declino della Lunigiana, che piano piano si svuota senza che nessuno abbia cercato di contenere l'esodo per il nord, che riduce annualmente sempre di più la nostra popolazione. Rimane solo il territorio, una meravigliosa valle di castagneti verdeggianti che d'estate attira molti villeggianti.

       A Bagnone non nascono più bambini, il paese invecchia, gli abitanti sono quasi tutti elettori.

       Le scuole elementari delle frazioni si sono chiuse, anno dopo anno, per mancanza di alunni, restail capoluogo con un corpo insegnanti ridotto, anzi, rispetto ai miei tempi, ridottissimo.

       Il Sindaco ha fatto votare recentemente, dal Consiglio , un premio di cinquecentomila lire da elargire ad ogni madre che metterà al mondo un bambino. Bella iniziativa, ma che fare di cinquecentomila lire? Non saranno certamente quelle poche lire che faranno cambiare la mentalità della nuova generazione e che aiuteranno a ripopolare la mia valle.

       I bambini sono la gioia della famiglia, guai non averne. Ma i bambini sono anche le preoccupazioni dei genitori, e quando in una casa tutto é ristrettezzza, tutto é fatto sotto il segno della paura, dell'incertezza, di un domani insicuro, come si può predicare ed inculcare l'amore per la famiglia, quando questa non ha più i valori morali di un tempo? Oggi la famiglia `fragile, la maggior parte, specie tra i giovani, `senza vincolo matrimoniale, é sufficiente coabitare sino alla stanchezza, poi....

       Lo stato nel frattempo é sparito, non esiste più, é troppo immerso nelle diatribe romane, non può governare, e figurarsi se a qualcuno passa per la mente di occuparsi della Lunigiana.

       La Regione non ci ha mai considerato, siamo troppo distanti da Firenze dove gli amministratori ci scoprono solo nei periodi elettorali, mentre... durante il loro governo, continuano a dimenticarci e a far finta di nulla.

       La popolazione `invecchiata, formata in maggior parte da gente anziana che non preoccupa più di tanto, sono elementi d'indole tranquilla, non protestano, ed anche se qualcuno queste cose le vede e le sente, le tiene per sé, non se ne interessa.

       Uno come me, che sente bruciare nel petto il sacro fuoco dell'orgoglio, sostenuto da un po' di campanilismo, non `preso in considerazione perché il suo é solo un focherello di paglia; prima o dopo si spegne. É come una noce dentro un sacco, anche se lo si sbatte a destra ed a manca, non fa rumore. Gli altri miei coetanei sono ormai dei grandi pensionati, godono dei benefici derivati dal loro duro lavoro e per loro tutto va bene.

       L'amministrazione provinciale agisce di riflesso; importanti per loro sono i centri di Massa e di Carrara, conta solo l'industria del marmo e quella balneare. Mentre per i funghi porcini e per le quattro castagne della Lunigiana non si preoccupa nessuno.

       "Come puoi dire una cosa simile?" mi riprende Ultimo, un amico coetaneo cresciuto con me. "C'é chi se ne preoccupa; se ne occupa la Comunità Montana..."

       Siccome vivo lontano, e non sono al corrente delle ultime innovazioni amministrative, quando arrivo al paese mi informa di tutto e mi spiega che é un organismo regionale, creato per dare lavoro a qualche capofamiglia, insediato in alcuni locali dell'edificio della pretura, nella Pontremoli vecchia, in piazza del campanone.

       Di cosa si occupi esattamente nessuno lo sa, anzi...

       "Si che si sa" É ancora Ultimo che mi suggerisce. "Lo fai proprio apposta a non capire, rilascava i tesserini, i permessi per andare per funghi. Ma... anche questo incarico" mi informa l'amico"gli é stato tolto per l'abrogazione della norma."

       Per continuare ad occupare i dipensenti, per far fare loro qualche cosa, a giustificazione del loro impiego, ssono stati incaricati di sorvegliare alcune strade montane, mal costruite ed abbandonate, con il risultato che sono diventate dei veri pericoli per il pubblico.

       Così, dopo la eloqueste informazione di Ultimo, mi sono ricordato che anch'io sono un cercatore di funghi. Andare a cercar funghi é sempre stato il passatempo più economico e rilassante che sia esistito su questa terra.

       Andare a cercar funghi non ha provocato mai nessuna rivoluzione. Orbene i nostri politici hanno pensato di porre fine a questa beatitudine. Hanno voluto regolamentare il diritto di chi e di come uno deve cercarli, trasportarli dopo averli puliti sul posto, quanti ne deve raccogliere, forse per proteggere i cercatori da possibili indigestioni....

       Anche in questo ramo, i politici si sono adoperati per interbidire le acque e togliere la pace agli appassionati che, con la scusa del fungo, fuggivano le città per trascorrere una giornata nella quieta pace del bosco. L'obbligo del tesserino é durato solo un anno: fortunatamente il tribunale ha sentenziato l'illegittimità della norma e tutto `tornato normale per la gioia dei cercatori e per il piecere dei buongustai. Ma quanto durerà? Torneranno sicuramente alla carica.....

       Ho usato il fungo porcino per attirare l'attenzione del lettore sul malgoverno e su come la Lunigiana é trattata.

Nessuno si occupa di noi ed io mi faccio paladino dei dimenticati, sperando che gli altri undici si facciano vivi, perchè uniti si può difendere meglio e valorizzare di nuovo la nostra terra.

La legge elettorale italiana ha disegnato dei collegi troppo vasti. Per farsi eleggere, un candidato deve farsi conoscere in diverse province. Il nostro collegio elettorale infatti comprende le province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara. Spazi troppo grandi i nostri, politicamente inagibili. È impensabile che un candidato della Lunigiana, col tempo limitato, quello concesso per la campagna elettorale, possa farsi conoscere ovunque. Gli eletti della Lunigiana lo sono stati, solo perchè aiutati dal caso e dagli elettori che hanno votato l'emblema, oppure il capolista. La maggior parte riescono a passare con l'aiuto dei resti.

Una bella l;egge elettorale secondo me, è quella in cui la Nazione è suddivisa in seggi o distretti elettorali nominali.

Ogni seggio è conteso dai cittadini residenti, nominati o candidati dall'Assemblea dei membri del partito d'appartenenza politica locale, oppure dai cittadini che si presentano indipendenti, ma per farlo devono ottenere il "quorum" di firme necessarie.

L'eletto è indiscutibilmente un conterraneo e non un deputato forestiero o paracadutato dall'alto, come avviene oggi con personaggi che possono presentarsi in più collegi elettorali, con lo scopo di prendere solo voti.

Un rappresentante simile non conosce nulla o quasi della regione, ed anche se si riesce ad avere un eletto, come sino ad oggi si è verificato, un solo deputato non fa un'orchestra, ed anche se ha una bella voce è soltanto un assolo.

Tutto questo per spiegare al lettore che le località, anche le più sperdute, potrebbero avere i loro rappresentanti alla Camera dei Deputati, ed essere meglio tutelate.

Sono certo che applicando questo sistema di distrubuzione dei seggi, la Lunigiana non si troverebbe in questo stato di abbandono, se fosse stata sorretta da un gruppo di deputati, eletti nei tro o quattro distretti elettorali, come la logica ripartizione avrebbe previsto nel lontano 1948, quando la Lunigiana contava tre o quattro volte il numero di abitanti rispetto all'ultimo censimento.

***

Eravamo giovani, dei ragazzotti pieni di vita. Al campo sportivo alternavamo le attrività scolastiche e religiose. Quelle che la comunità ci proponeva di volta in volta, ora un matrimonio, ora un battesimo, oppure un funerale.

Erano le tre del pomeriggio di una calda giornata di Aprile, le campane della chiesa di San Rocco avevano suonato a martello, per tre volte, per chiamare i confratelli al servizio funebre.

Ci si radunava in quella chiesa, dove ha sede la veneranda Confraternita e da dove si partiva, parroco e chierichetti in testa, per raggiungere l'abitazione del defunto. Quel giorno dovevamo dare sepoltura ad un uomo anziano che abitava la frazione di Nezzana, distante un paio di chilometri dal capoluogo. Il corteo funebre s'incamminò per la strada mulattiera tortuosa e sassosa di quei tempi con il labaro in testa. Quattro confratelli portavano sulle spalle la portantina ricoperta da un drappo nero ricamato in oro.

Era primavera avanzata ed il sole picchiava sul selciato e sui confratelli che indossavano il camice nero. Il parroco Don Aurelio recitava il rosario, facendoci ripetere un'Ave Maria ogni cinquanta passi circa. E tra una preghiera e l'altra si sentivano strani commenti alla politica del momento, con stoccatine ironiche dirette al prete.

Erano gli anni più brutti, gli anni in cui il comunismo voleva prendere il potere, e qualcuno, sorridendo maliziosamente, si rivolgeva al curato e gli domandava cosa avrebbe fatto e cosa gli consigliava di fare in caso i comunisti avessero vinto le elezioni.

Bagnato di sudore, dondolante nella sua lunga tonaca per il lento andare, mentre con il fazzoletto bordato di grandi strisce verdi, usato a piena mano come un asciugamano, si tamponava il collo,  sorridente rispondeva che lui avrebbe continuato a fare il prete. Mentre rifletteva, teneva scostato il collarino dalla pelle del collo per darsi sollievo, e ritornando al discorso, affermava che ciascuno di noi avrebbe dovuto continuare a lavorare, anzi a sgobbare, perchè ci avrebbero tolto la pelle di dosso. Era anche questa una maniera di intimorire e di fare propaganda.

Noi bambini ascoltavamo in silenzio i commenti dei grandi, ma con gli occhi ispezionavamo i campi che costeggiavano la strada, ed ogni tanto ci davamo delle gomitate per atirare l'attenzione del compagno vicino sulle piante di ciliegie che stavano maturando sotto quel sole cocente. Le occhiate erano intense, dopo il servizio religioso, sul calare della sera, avremmo ripercorso la stessa strada per venire a constatare il punto di maturazione delle cicliegie che ci avevano ingolosito durante il corteo funebre.

Le ciliegie sono sempre state la gola di tutti, si dice che una ciliegia tira l'altra. Un giorno, un gruppo di giovani più anziani di me ha deciso di giocare un tiro mancino ad un loro coetaneo. D'accordo con Gino di Morezi, figlio del proprietario di un podere poco distante dalla piazza principale del paese, hanno invitato Bruno, un giovanottone grande e robusto, ad andare a fare una scorpacciata di ciliegie, prendendo d'assalto la pianta di ottime drupe rosse in quello di Morezi.

Quando si trattava di mangiare, Bruno non si tirava mai indietro, e così, anche questa volta, non se lo fece dire due volte.

In quattro e quattr'otto la comitiva prese il via per dare l'assalto all'albero di ciliegie. Quatti quatti, senza farsi vedere, raccomandandosi con Bruno di non fare troppo rumore arrivarono sotto l'albero sul quale spinsero Bruno per primo, che con rapidità raggiunse la cima ove abbondavano le grosse ciliegie matura. Non ebbe il tempo di mangiarne molte che da lontano si udirono le grida del Morezi contro i ladri e subito dopo due spari di fucile fecero eco nella vallata. I tiri erno stati abilmente sparati in aria, con una parabola che fece ricadere i pallini sul ciliegio.

Bruno, nel sentirsi arrivare in testa tutto quel piombo, che tra le fronde faceva fruscio, non resistette e dalla paura si lasciò cadere dalla pianta. Toccata terra, a tutta velocità, attraversando i campi si diresse in discesa verso il torrente. Gli amici invece, appena Bruno era salito sull'albero, ancora prima degli spari, avevano ripreso la via del ritorno, e raggiunta la piazza, punto di partenza della comitiva, si erano seduti tra i tavoli del bar per attendere che Bruno si facesse vivo in piazza.

Nel frattempo il malcapitato, credendosi inseguito, era finito sui bordi del torrente che in quel periodo aveva una bella portata d'acqua, e senza valutare troppo i rischi, immaginandosi lepre inseguita dal cacciatore armato di archibugio, in tutta fretta, pur di mettersi in salvo sull'altra riva, guadò il torrente in località "la Morella".

Una volta raggiunta la sponda amica, e certo di essere al riparo, riprese fiato e con coraggio arrivò in piazza tutto lercio e bagnato come un pulcino, con i pantaloni strappati in più punti per aver scavalcato in fretta il filo spinato e rivolgendosi agli amici disse di averla scampata bella, ma di essere riuscito a fuggire nonostante le numerose schioppettate che il proprietario gli aveva tirato.

Gli  amici lo derisero, e lui bonaccione accettò lo scherzo come un gioco, giustificandosi dicendo:

-  "Non sapevo che avevate organizzato tutto, cosa avreste fatto voi al mio posto?"

Da giovane Bruno ne combinò un'altra.

Ingenuamente, nell'immediato dopoguerra, male informato, fondò il Fronte Nazionale della Gioventù, che restò in vita pochi mesi. Venne disciolto, su intervento del parroco e dei dirigenti democristiani, che diedero vita al suo posto al glorioso "Circolo Sportivo Bagnonese", retto sino al decesso dal buon Nino Zani, ed ancora oggi efficientissimo, con a capo il magnifico Nanni che dirige le sorti di una squadra di calcio di seconda divisione.

I biancorossi, alcuni anni orsono, sono stati oggetto di cronaca per aver spalleggiato il grande Milan nel record di imbattibilità; è con il Bagnone Silvio Baldini ha esordito come allenatore. Vent'anni fa Silvio Baldini fu chiamato da Giovanni Cortesini, presidente del Bagnone, ad allenare la prima squadra che a quel tempo militava nella categoria dilettanti. 

Fu proprio sotto la guida di Baldini, a quel tempo aveva ventisei anni, che la squadra del Bagnone riuscì a fare il salto di qualità, e che attirò l'attenzione degli osservatori della Massese i quali ingaggiarono il giovane tecnico come allenatore in seconda. 

Il bravo Mister scalò anno dopo anno le tappe sempre più importanti come allenatore: Forte dei Marmi, Viareggio, Siena, Carrarese, Chievo, Brescia, Empoli e Palermo, fino ad arrivare alla guida del Parma.

 

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