CINQUANT'ANNI FA C'ERO ANCH'IO  

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capitolo 9

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capitolo 10

 

   

     Come ho accennato all'inizio, nella frazione di Pastina di Bagnone, mio nonno possedeva una casa e terreni vari.

     Un discreto patrimonio che attraverso le successioni si é frantumato ed in parte oggi é stato allienato.  Di tutto, abbiamo conservato in comproprietá un'antica chiesetta dedicata alla "Madonna di Serabonzi".  Ho fatto delle ricerche e non sono riuscito a capire dove si trovi Serabonzi, e cosa voglia significare questo nome.  A mio parere, secondo l'immagine della Madonna che é rappresentata nel quadro appeso sopra l'altare, si tratta della Madonna di Loreto, ma io non voglio cambiare né il nome e neppure le usanze dei miei compaesani, i quali attaccatissimi alle tradizioni tramandate da padre in figlio, vogliono attribuire alla "Madonna di Serabonzi" facoltá miracolose.

     Il Bagnonese, come quasi tutte le altre zone della Lunigiana, si sono spopolate, nel dopoguerra si é verificato un esodo in massa.  Quasi tutte le famiglie, vivevano di agricoltura o d'artigianato che operava in parallelo con l'agricoltura.  Sono bagnonesi alcuni rinomati scalpellini per la lavorazione della pietra arenaria, ed i muratori, abili nella posa della pietra a vista.

     Fu un fenomeno naturale quello che spopoló il bagnonese, una tendenza delle sue genti al commercio ambulante, che divenne sempre piú popolare e praticato dalla maggior parte dei residenti.  Il comune, che nell'immediato dopoguerra censiva quasi settemila abitanti, lo ritroviamo oggi ridotto a poco piú di un quarto rispetto alla sua popolazione d'anteguerra.  

     Il commercio ambulante ebbe origine prima della guerra.  Quando abitavamo a Gallarate, ogni mercoledí la mamma aspettava l'arrivo del venditore ambulante per acquistare questo o quell'articolo di chincaglieria che gli faceva bisogno.  A cena, parlando con il babbo, gli accennava di aver incontrato la tale od il tale ambulante di origini nostrane, dal quale aveva acquistato del filo da cucire, della cordella od altro.  Gli diceva che era passato il suo   omonimo "Darion" di Pastina, cosí chiamato perché era dotato di un fisico robusto, il quale l'aveva pregata di farti i soi saluti.

     Le giovani ragazze, con l'accordo del capo famiglia, avevano creato un'attivitá stagionale, che andava da aprile a novembre, e che consisteva nel valicare l'appennino, quindi scendere a valle, in pianura, e dedicarsi al commercio ambulante.

     Ciascuna veniva dotata di un carrettino leggero sul quale sistemava la sua chincaglieria e girovagando di cascinale in cascinale offriva la merce alle donne lombarde od emiliane.

     Si costituí il gruppo delle prime "barsane", che nel nostro dialetto significa: le ragazze che andavano a vendere nel bresciano.

     Le famiglie numerose trovarono in questo lavoro una risorsa ed una buona fonte di guadagno.

     Alle giovani si aggiunsero poi i giovani che al carrettino sostituirono il carro con il cavallo.  Il commercio, nella maggior parte dei casi si ingrandí e, dal giro delle cascine, si fissó sui mercati rionali.

     Da lavoro stagionale, come veniva fatto prima della guerra, diventó mestiere e attivitá annuale.  Con la tenacia e l'assiduitá, arrivó anche il guadagno, l'obbligo di avere  una fissa dimora e conseguentemente la realizzazione di un sogno, la casa.

      La sistemazione di centinaia di famiglie di Bagnone in Piemonte, in Lombardia, nel Veneto fu una cosa rapida.  Di qui lo spopolamento della Lunigiana, altri comuni viciniori subiranno la stessa sorte, mentre quello di Mulazzo si specializzerá nel libro.

      Moltissimi sono i librai tra i piú quotati in Italia che hanno origini Lunigianesi.

     A Milano, nella centralissima via Meravigli, angolo via Camperio, c'é una bellissima libreria, il cui proprietario era originario di Momtereggio di Mulazzo.

      Negli anni sessanta, il bagnonese On. Andrea Negrari, sostenuto ed appoggiato dalle autoritá locali, istituirono a Pontremoli, sotto l'egida della Presidenza della Repubblica Italiana, con l'allora Presidente Giovanni Gronchi, il premio Bancarella, proprio in omaggio alle genti del mulazzese che hanno dato vita al commercio ambulante del libro, come il termine "bancarella" vuol significare.

      Nel dopo guerra i "barsans" hanno evoluto, il camioncino ha sostituito il cavallo ed il carettino a mano.  Molti hanno aperto negozi all'ingrosso ed al dettaglio.  Uno di Iera, che se fosse rimasto in famiglia non avrebbe potuto fare altro che il pastore, é sceso a Torino, e pian piano, con il suo commercio, passando dalla vendita alla distribuzione, é diventato un grande grossista, oggi molto ricco, si dice sia multimiliardario.

      Ho conoscenti e paesani un pó ovunque: il noto "conte" Guidi a Torino e a  Mortara,  Lino Soccini coi suoi negozi in pieno centro di Abano Terme, a San Giuliano Milanese ci sono i Sarti e i Cipriani con le loro famiglie originarie di Treschietto. Ne é piena Milano, Lodi, Como, Melegnano e potrei elencare cittá e paesi a non finire. 

      Con tutta questa storia di ambulanti ho indubbiamente annoiato il lettore, ma é stato necessario per poter spiegare i motivi per i quali gli abitanti di Pastina torneranno alle tradizioni e perché molti oggi attribuiscono alla "Madonna di Serabonzi" facoltá miracolose. 

     Da circa una ventina d'anni, il benessere derivato dal commercio ambulante, ha allontanato i pastinesi dalle loro tradizioni, dai loro attaccamenti.  Il paese natio  era stato quasi dimenticato, la vita cittadina era piú affascinante e dava tante e piú belle soddisfazioni.  Si trascuravano facilmente gli anziani, rimasti guardinghi custodi dei beni della famiglia.  Beni ormai superflui, che servivano solo a far ricordare i brutti momenti, i brutti giorni di gioventú.  Alle fatiche del lavoro, alle responsabilitá derivanti dagli impegni commerciali, non si potevano aggiungere anche quelle sentimentali ed affettive del Paese natio, erano queste le frasi giustificative correnti.

     Ma, un bel giorno, si é sparsa la voce, e qui ci deve essere sicuramente lo zampino del prete di Pastina, che la "Madonna" non voleva che i suoi figli sparpagliati nel mondo, perché avevano ormai raggiunto un certo benessere sociale, non si ricordassero piú delle loro origini, dei loro genitori, e che, a detta del parroco, abbiano perso il culto delle tradizioni e l'amore della famiglia.

      Ci fu, guarda il caso, in quegli anni, una moria di uomini, di capofamiglia, che fece sobbalzare i vivi.  Si sparse ancora una volta  di piú la voce che, la "Madonna di Serabonzi" era dispiaciuta perche` il suo popolo l'aveva dimenticata. 

     Sono cosí ripresi i rientri estivi di ferragosto, per poter festeggiare con devozione la Madonna, con la celebrazione degli antichi riti, con relativo vantaggio di tutti, particolarmente per il curato.

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     Ritorno un passo indietro, torno a quand'ero bambino, all'alba del lontano otto settembre 1943.  In famiglia, quella mattina ci fu sveglia generale di buon'ora. 

     Tutti al gran completo, scarponi ai piedi, dovevamo affrontare il grande cammino per raggiungere Pastina, dove tutto era stato preparato in occasione della festa della "Madonna di Serabonzi".  Due volte all'anno, a distanza di un mese, la famiglia doveva spostarsi da Bagnone a Pastina.  La prima volta questa, per la festa, e la seconda volta in occasione della vendemmia.

     A settembre dovevamo assistere alla messa, invitati dai parenti pranzavamo assieme e nel pomeriggio dovevamo partecipare alla tradizionale processione che chiudeva le festivitá.  Verso le sei di sera la comitiva riprendeva il cammino del ritorno. Tutto era piú facile nello scendere, le giovani zie canticchiavano allegre, mentre al mattino per salire, per mancanza di allenamento, andavano lente, sbuffacchianti, tirandosi i piedi dietro l'uno dopo l'altro, facendo diventare il tragitto lunghissimo.

      Quell'anno avevamo con noi ospiti di riguardo.  E quando c'erano per casa gli ospiti di riguardo, vi garantisco che almeno una settimama prima iniziavano le raccomandazioni e dovevo subire delle vere lezioni di galateo.

- "Giovannino mi raccomando", mi diceva la mamma,"mi raccomando..., stai attento a quello che fai, ascolta e non parlare".  Facevano seguito mille altre nozioni di comportamento.  

      Lo zio Sante, l'ultimo dei fratelli di mio padre, frequentava le scuole magistrali di Pontremoli, qui incontró e s'innamoró della zia Teresa. Scusami zia, devo dirlo al lettore, una bella moretta di Caprigliola, anch'essa studentessa a Pontremoli.  La zia, da poco sposata invitó a Bagnone un suo zio, colonnello d'aeronautica, mentre il marito, lo zio Sante, stava prestando servizio militare a Stia in provincia di Arezzo.  Gli ospiti di riguardo erano quindi il colonnello zio e la zia Teresa che faceva per la prima volta e forse anche per l'ultima, l'ascesa al monte.

      A Pastina gli apparecchi radio erano rari, ma ad un certo punto si venne a sapere dell'armistizio che il Generale Badoglio aveva firmato con gli Alleati.  Mentre s'udiva il mormorio allegro dei paesani che commentavano la fine della guerra, il colonnello non fu per nulla soddisfatto e ricordo che durante tutto il tragitto di ritorno, interlocutore il nonno, non fece altro che ripetere di essere contrario all'atteggiamento preso da Badoglio e fece predizioni precise. Disse che dovremo attraversare dei periodi tristi, disse che la Germania non ci avrebbe lasciato fare.

      L'otto settembre passó, e questa data rimarrá indelebile nella storia del nostro periodo come la data della disfatta.

      Anche lo zio Sante riusci a darsi alla fuga e ritrovó la zia Teresa che lo attendeva a Caprigliola.  Ed in questo periodo misero in cantiere mia cugina che verrá chiamata Lorenza, il perché lo vedremo.

     Lo sbarco alleato ad Anzio, il fronte di Cassino, al quale vi  partecipó anche lo zio Lorenzo, quindi l'avanzata alleata fino a Massa.

     Ci furono un susseguirsi di avvenimenti bellici che passano in secondo piano rispetto a ció che voglio narrare e far apparire con piú evidenza.

     Vorrei solo raccontare di Bagnone, e  della sua vita.

     La Repubblica Sociale Italiana, (Repubblica di Saló) obbligava i giovani a costituirsi e ad arruolarsi nell'esercito.  Mussolini con Graziani continuavano la guerra a fianco dei Tedeschi.  Molti aderirono o furono arruolati nella X Mas e nella divisione Monterosa, altri si rifugiarono o sui monti per diventare partigiani, oppure, come fece Sante, passarono le linee e si portarono al sud.  Sante obbedí sua mamma e si garantí la protezione del Vescovo di Bagnoregio.  Tanto costó al nostro pollaio..., alle casse famigliari, ai commerci del nonno. 

     Sui nostri monti, attorno a Bagnone, si nascondevano tanti giovani che erano fuggiti dai reparti dopo l'otto settembre, ove  male organizzati, sostenuti come potevano dagli abitanti, sopravvivevano.  Arrivarono i primi lanci, le prime armi, si formarono le prime bande partigiane che ben presto si organizzeranno in brigata "Borrini".  Arriverá paracadutato anche un colonnello inglese che prenderá il comando dell'intera Lunigiana.  Tutto questo é storia scritta e conosciuta.  

     Siamo a giugno del 1944.  Il nonno mio omonimo, festeggiava il giorno 24 il suo onomastico e la nonna non voleva cambiare le tradizioni, preparerá cosí un succulento pranzetto da consumarsi nel tinello della casa paterna a Bagnone.  Al convivio, oltre alle figlie, nuora e nipoti, parteciperá anche il figlio Lorenzo, che, trovandosi in convalescenza a La Spezia, verrá anche lui a Bagnone per festeggiare il padre, e approfittando dell'occasione, a sera se ne tornerá a La Spezia portando con se la moglie Elsa.

     Era stato ferito al fronte di Montecassino ed aveva fatto una lunga degenza negli ospedali militari di Livorno e di La Spezia, da dove arrivava convalescente.

     Era stato promosso tenente ed aveva diritto all'attendente, dal quale si faceva accompagnare perché era anche un bravo autista.  Guidava infatti una vecchia topolino degli anni trenta.

     Tutto bene, il pranzo fu squisito, i commensali si felicitarono con la nonna per i miracoli che era riuscita a fare nonostante la congiuntura e le restrizioni dovute alla guerra.  Lorenzo era contento di ritrovarsi in famiglia, soddisfatto dell'accoglienza e di essere attorniato dalle sorelle, dalla cognata e dai nipoti.

      Ad un tratto, vista l'ora un pó tarda, chiese al suo attendente di andare a mettere in moto la macchina, di verificare il livello dell'acqua, perché in mattinata, durante il viaggio, aveva dato segni di stanchezza.

      Lorenzo e sua moglie Elsa, stavano salutando i genitori, sarebbero partiti per La Spezia, riuscendo cosí a riunirsi dopo un lungo periodo di separazione causato dal fronte e dalla degenza in ospedale.

      Sarebbero passati prima a casa di Lei, a salutare la suocera ed a prendere la valigia con quelle quattro cose indispensabili, tutto programmato come se fosse stata una cosa normale, a Bagnone, figuriamoci chi non vuol bene a Lorenzino. 

      Tutti attorno ad Elsa ed a Lorenzo; sua mamma lo supplicava di riguardarsi e di stare attento perché i momenti erano brutti.

       I commiati si interruppero allo spalancarsi della porta di fuori.  Apparve l'attendente ansimante che informava il suo superiore che a Bagnone c'erano i partigiani e che era prudente squagliarsela al piú presto.  Salutati tutti in fretta, con un "ciao... arrivederci a presto", lo zio ed il suo attendente scesero le scale, una volta in strada e raggiunta la topolino vi salirono in fretta,  senza preoccuparsi della moglie, che dal balcone gli gridava che lo avrebbe raggiunto a La Spezia il giorno dopo.

      Ero dappertutto, qualsiasi cosa fosse successa, per volontá o per fato, io dovevo essere presente.  Non potrei descrivere gli avvenimenti che stó per raccontare se non fossi stato lí, a dispetto di mia madre che avrebbe preferito fossi a giocare altrove.

      Casa nostra, dal piazzale della chiesa parrocchiale di San Nicoló, dista un centinaio di metri, ci collega una strada lastricata in salita.  Sul piazzale stavano raggruppati a confabulare, un gruppo di uomini, apparentemente armati, che non lasciavano capire le loro intenzioni. 

      L'attendente dello zio, inserita la chiave nell'interrutore di contatto, cercó di mettere in moto la topolino, la quale non rispose alle sollecite chiamate d'accensione del suo autista.  Quando il diavolo ci mette le corna é fatta.  Dal piazzale della chiesa, gli uomini furono attratti dal rumore rabbioso del motore della topolino che non voleva saperne di mettersi in moto, e la presenza a Bagnone di un'automobile, li aveva incuriositi.

      Dopo alcuni attimi di incertezza, il gruppo di partigiani intuirono che la presenza di una automobile a Bagnone, non poteva essere che di un forestiero.  Chi cercava in quel momento di mettere in moto la macchina non poteva essere che Lorenzino, quindi, riavutisi dalla sorpresa, vociando, si precipitarono di corsa in discesa, calpestando il selciato con i pesanti scarponi, armi alla mano a catturare il grande nemico. 

      Credo e sostengo che mio zio fu un uomo che non ha mai fatto male ad una mosca.  Si trovava con la divisa indosso perché faceva parte del suo mestiere.  Era fascista, lo era sempre stato, era nato in quel periodo, sotto quel regime.  Ma l'essere fascista, e l'aver commesso gravi reati contro chichessia é come parlare del diavolo e dell'acqua santa.

      I roboanti scarponi in corsa in meno di un lampo raggiunsero l'automobile che non aveva voluto mettersi in moto.  I partigiani obbligarono gli occupanti a scendere dalla macchina, li disarmarono delle pistole d'ordinanza che portavano al cinturone, e li spinsero contro il muro con le canne dei fucili spianati contro le loro schiene.

      Lugubri ricordi.  L'azione si stava svolgendo sotto casa, in un punto in cui la stadra si allarga per formare tra le case una irregolare piazzetta nella quale fa risalto una vecchia fontana in marmo detta del leone, ed una scala in pietra arenaria che da accesso alla piazzetta della chiesa di Santa Maria.

      Dal balcone la nonna assisteva impotente all'assalto della banda partigiana, contro suo figlio.  Donna di carattere, benvoluta e stimata da tutta la comunitá, gridava a quegli uomini che conosceva per nome e che aveva avuto modo di aiutare durante momenti piú difficili, di non toccargli il figlio, e di andarsene per i fatti loro.

      A nulla valse il suo intervento, la povera nonna non fu ascoltata, lo zio ed il giovane attendente furono spinti con i calci dei fucili a salire verso la chiesa. 

      Io, sempre a due passi da mio zio, ho seguito costantemente e da vicino tutti i suoi movimenti e lo avrei continuato a fare se non fossi stato trattenuto alle spalle.  Era mia madre che mi aveva agguantato e che non mi lasciava piú andare.  Anche noi siamo stati bloccati da un partigiano che, con il calcio del fucile contro il petto della mamma, la bloccó e gli intimó di fermarsi.  

***  

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