|
Torna all'indice |
capitolo 9 |
Vai al |
Come
ho accennato all'inizio, nella frazione di Pastina di Bagnone, mio nonno
possedeva una casa e terreni vari.
Un discreto patrimonio che attraverso le successioni si é frantumato ed
in parte oggi é stato allienato. Di
tutto, abbiamo conservato in comproprietá un'antica chiesetta dedicata
alla "Madonna di Serabonzi".
Ho fatto delle ricerche e non sono riuscito a capire dove si trovi
Serabonzi, e cosa voglia significare questo nome.
A
mio parere, secondo l'immagine della Madonna che é rappresentata nel
quadro appeso sopra l'altare, si tratta della Madonna di Loreto, ma io non
voglio cambiare né il nome e neppure le usanze dei miei compaesani, i
quali attaccatissimi alle tradizioni tramandate da padre in figlio,
vogliono attribuire alla "Madonna di Serabonzi" facoltá
miracolose.
Ciascuna veniva dotata di un carrettino leggero sul quale sistemava la sua
chincaglieria e girovagando di cascinale in cascinale offriva la merce
alle donne lombarde od emiliane.
Si costituí il gruppo delle prime "barsane", che nel nostro
dialetto significa: le ragazze che andavano a vendere nel bresciano.
Le famiglie numerose trovarono in questo lavoro una risorsa ed una buona
fonte di guadagno.
Alle giovani si aggiunsero poi i giovani che al carrettino sostituirono il
carro con il cavallo. Il
commercio, nella maggior parte dei casi si ingrandí e, dal giro delle
cascine, si fissó sui mercati rionali.
Da lavoro stagionale, come veniva fatto prima della guerra, diventó
mestiere e attivitá annuale. Con
la tenacia e l'assiduitá, arrivó anche il guadagno, l'obbligo di avere
una fissa dimora e conseguentemente la realizzazione di un sogno,
la casa.
A Milano, nella centralissima via Meravigli, angolo via Camperio, c'é una
bellissima libreria, il cui proprietario era originario di Momtereggio di
Mulazzo.
Da circa una ventina d'anni, il benessere derivato dal commercio
ambulante, ha allontanato i pastinesi dalle loro tradizioni, dai loro
attaccamenti. Il paese natio
era stato quasi dimenticato, la vita cittadina era piú
affascinante e dava tante e piú belle soddisfazioni.
Si trascuravano facilmente gli anziani, rimasti guardinghi custodi
dei beni della famiglia. Beni
ormai superflui, che servivano solo a far ricordare i brutti momenti, i
brutti giorni di gioventú. Alle
fatiche del lavoro, alle responsabilitá derivanti dagli impegni
commerciali, non si potevano aggiungere anche quelle sentimentali ed
affettive del Paese natio, erano queste le frasi giustificative correnti.
Ma, un bel giorno, si é sparsa la voce, e qui ci deve essere sicuramente
lo zampino del prete di Pastina, che la "Madonna" non voleva che
i suoi figli sparpagliati nel mondo, perché avevano ormai raggiunto un
certo benessere sociale, non si ricordassero piú delle loro origini, dei
loro genitori, e che, a detta del parroco, abbiano perso il culto delle
tradizioni e l'amore della famiglia.
Sono cosí ripresi i rientri estivi di ferragosto, per poter festeggiare
con devozione la Madonna, con la celebrazione degli antichi riti, con
relativo vantaggio di tutti, particolarmente per il curato. ---oOo---
Ritorno un passo indietro, torno a quand'ero bambino, all'alba del
lontano otto settembre 1943. In
famiglia, quella mattina ci fu sveglia generale di buon'ora.
Tutti al gran completo, scarponi ai piedi, dovevamo affrontare il grande
cammino per raggiungere Pastina, dove tutto era stato preparato in
occasione della festa della "Madonna di Serabonzi".
Due volte all'anno, a distanza di un mese, la famiglia doveva
spostarsi da Bagnone a Pastina. La
prima volta questa, per la festa, e la seconda volta in occasione della
vendemmia.
A settembre dovevamo assistere alla messa, invitati dai parenti pranzavamo
assieme e nel pomeriggio dovevamo partecipare alla tradizionale
processione che chiudeva le festivitá.
Verso le sei di sera la comitiva riprendeva il cammino del ritorno.
Tutto era piú facile nello scendere, le giovani zie canticchiavano
allegre, mentre al mattino per salire, per mancanza di allenamento,
andavano lente, sbuffacchianti, tirandosi i piedi dietro l'uno dopo
l'altro, facendo diventare il tragitto lunghissimo. -
"Giovannino mi raccomando", mi diceva la mamma,"mi
raccomando..., stai attento a quello che fai, ascolta e non parlare".
Facevano seguito mille altre nozioni di comportamento.
Lo sbarco alleato ad Anzio, il fronte di Cassino, al quale vi
partecipó anche lo zio Lorenzo, quindi l'avanzata alleata fino a
Massa.
Ci furono un susseguirsi di avvenimenti bellici che passano in
secondo piano rispetto a ció che voglio narrare e far apparire con piú
evidenza.
Vorrei solo raccontare di Bagnone, e
della sua vita.
La Repubblica Sociale Italiana, (Repubblica di Saló) obbligava i
giovani a costituirsi e ad arruolarsi nell'esercito.
Mussolini
con Graziani continuavano la guerra a fianco dei Tedeschi.
Molti aderirono o furono arruolati nella X Mas e nella divisione
Monterosa, altri si rifugiarono o sui monti per diventare partigiani,
oppure, come fece Sante, passarono le linee e si portarono al sud.
Sante obbedí sua mamma e si garantí la protezione del Vescovo di
Bagnoregio. Tanto costó al
nostro pollaio..., alle casse famigliari, ai commerci del nonno.
Sui nostri monti, attorno a Bagnone, si nascondevano tanti giovani
che erano fuggiti dai reparti dopo l'otto settembre, ove
male organizzati, sostenuti come potevano dagli abitanti,
sopravvivevano. Arrivarono i
primi lanci, le prime armi, si formarono le prime bande partigiane che ben
presto si organizzeranno in brigata "Borrini".
Arriverá paracadutato anche un colonnello inglese che prenderá il
comando dell'intera Lunigiana. Tutto
questo é storia scritta e conosciuta.
Siamo a giugno del 1944. Il
nonno mio omonimo, festeggiava il giorno 24 il suo onomastico e la nonna
non voleva cambiare le tradizioni, preparerá cosí un succulento
pranzetto da consumarsi nel tinello della casa paterna a Bagnone.
Al convivio, oltre alle figlie, nuora e nipoti, parteciperá anche
il figlio Lorenzo, che, trovandosi in convalescenza a La Spezia, verrá
anche lui a Bagnone per festeggiare il padre, e approfittando
dell'occasione, a sera se ne tornerá a La Spezia portando con se la
moglie Elsa.
Era stato ferito al fronte di Montecassino ed aveva fatto una lunga
degenza negli ospedali militari di Livorno e di La Spezia, da dove
arrivava convalescente.
Era stato promosso tenente ed aveva diritto all'attendente, dal quale si
faceva accompagnare perché era anche un bravo autista.
Guidava infatti una vecchia topolino degli anni trenta.
Tutto bene, il pranzo fu squisito, i commensali si felicitarono con
la nonna per i miracoli che era riuscita a fare nonostante la congiuntura
e le restrizioni dovute alla guerra.
Lorenzo era contento di ritrovarsi in famiglia, soddisfatto
dell'accoglienza e di essere attorniato dalle sorelle, dalla cognata e dai
nipoti.
Ad un tratto, vista l'ora un pó tarda, chiese al suo attendente di andare
a mettere in moto la macchina, di verificare il livello dell'acqua, perché
in mattinata, durante il viaggio, aveva dato segni di stanchezza.
Sarebbero passati prima a casa di Lei, a salutare la suocera ed a
prendere la valigia con quelle quattro cose indispensabili, tutto
programmato come se fosse stata una cosa normale, a Bagnone, figuriamoci
chi non vuol bene a Lorenzino.
Dopo alcuni attimi di incertezza, il gruppo di partigiani intuirono che la
presenza di una automobile a Bagnone, non poteva essere che di un
forestiero. Chi cercava in
quel momento di mettere in moto la macchina non poteva essere che
Lorenzino, quindi, riavutisi dalla sorpresa, vociando, si precipitarono di
corsa in discesa, calpestando il selciato con i pesanti scarponi, armi
alla mano a catturare il grande nemico.
Io, sempre a due passi da mio zio, ho seguito costantemente e da vicino
tutti i suoi movimenti e lo avrei continuato a fare se non fossi stato
trattenuto alle spalle. Era
mia madre che mi aveva agguantato e che non mi lasciava piú andare.
Anche noi siamo stati bloccati da un partigiano che, con il calcio
del fucile contro il petto della mamma, la bloccó e gli intimó di
fermarsi. *** |
||
|
Fine capitolo 9 - torna in alto |
||
|
|
||