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Aggiornato il  30-11-2005

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La bandiera del Quèbec

INDICE

dei

CAPITOLI

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- Introduzione 
- Capitolo Iº
- Capitolo IIº
- Capitolo IIIº
- Capitolo IVº
- Capitolo Vº
- Capitolo VIº
- Capitolo VIIº
- Capitolo VIIIº
- Capitolo IXº
- Capitolo Xº
- Capitolo XIº
- Capitolo XIIº

Introduzione

Nel 1995, quando ho dato alle stampe il mio primo romanzo autobiografico "50 anni fa c'ero anch'io", che copriva i miei primi trentacinque anni di vita vissuti in Italia, mi ero ripromesso di completare la serie con un secondo volume, nel quale avrei raccontato la mia vita d'emigrante, dal 1966 al rientro avvenuto nel mese di Dicembre del 1974. 

Il destino poi ha cambiato ancora la mia esistenza, mi ritroverò a vivere nel Québec a Montrèal dove assisterò al grande spettacolo delle Olimpiadi del 1976; sarà questa la storia che mi farà scrivere il terzo volume.    

 Avevo già cominciato a raccogliere appunti sin d'allora, note e considerazioni varie che mi avrebbero servito il giorno che avrei voluto iniziare e completare il secondo romanzo dal titolo "Fine delle acque profonde".

Anche il titolo era pronto prima ancora di scrivere i capitoli, è scatturito quando mi hanno spiegato cosa significava il nome della cittadina Quebecchese di "Chicoutimi" che avevamo abitato. 

Chicoutimi, è uno dei tanti nomi  di derivazione "inuit" che appaiono nella geografia della "la belle provincie", il suo significato letterale è appunto: "fine delle acque profonde"; nella filosofia inuita era il punto in cui si poteva attraversare il grande fiume Saguenay. 

 La fine del fiordo e l'inizio del regime fluviale a Chicoutimi, nella regione del Saguenay, nel Québec, in Canada.

È infatti a Chicoutimi che il fiordo, creato dal fiume Saguenay non è più navigabile, perché il suo regime diventa fluviale, con rapide e cascate che superano un dislivello di 100 metri, sino all'immenso lago Saint-Jean, nella cittadina di Alma. 

Una regione meravigliosa per chi vuol vivere le due stagioni: in estate le escursioni naturalistiche, la nautica, la caccia e la pesca, la mountain bike, il camping; d'inverno tutti gli sport invernali oltre alla pesca bianca del "poisson de chez-nous" che tratterò più avanti nel romanzo, le escursioni in motoneve, ecc.

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Questa regione può vantarsi di possedere le più belle meraviglie naturali, tra esse due bacini d'acqua unici nel loro genere: il fiume Saguenay che scarica in un fiordo navigabile,unico in Amereica del Nord e l'immenso lago Saint-Jean (San Giovanni), un vero mare interno di più di 35 km di diametro.

In questo ambiente ho vissuto i primi cinque anni indimenticabili, poi come tutto finisce, ragioni di lavoro ci fanno traslocare a Montrèl dove dovrò cambiare anche modo di vivere. Vivere una citta cosmopolità non è certo il vivere come quello della Regione del Lac-Saint-Jean, dove tutti ormai mi conoscevano, ero uno dei pochi italiani della zona, ero amato e rispettato, ed io facevo il mio lavoro e contribuivo al buon funzionamento delle varie stazioni di pompaggio dell'acqua potabile e della rete di fognature con le stazioni di depurazione delle tante municipalità che mi erano state affidate.

Montràl è una gran bella città, d'indole europea, è la Milano canadese, dove si vive per lavorare, una grande metropoli con immensi spazi verdi e tanto residenziale, occupa un'intera isola formata dai fiumi Saint-Laurent (San Lorenzo) e la Rivière des Prairies (Fiume delle Praterie).

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 L'altra isola tra la Rivière des Prairies e la Rivière des Milles Illes (delle Mille Isole), è occupata dalla città di Laval. Al di là hanno preso sfogo le residenze del Nord formate dalle municipalità di: Ile-Bizard, Sainte Marthe, Saint-Eustache, Sainte-Therèse, Mirabel il grande aeroporto internazionale, Blainville, Repentigny, ecc.

Mentre al sud del fiume Saint-Laurent si sono sviluppate moltissime piccole municipalità oggi raggruppate sotto la Grande Longueuil oltre a Boucherville, Sainte-Julie, Beloeil, Saint-Hubert, Chambly, Saint-Constant, Sainte-Catherine, Chateauguay, ecc.

Tutte queste strutture municipali fanno capo alla grande metropoli di Montrèal, oggi organizzata da mezzi di trasporto in superficie e sotterranei, che permettono al visitatore, anche in pieno inverno di spostarsi a piedi da una zona all'altra della città di visitare i molteplici centri d'acquisto, locali d'attazione, musei, ristoranti, hotels, ecc.

         Vale il detto francofono: "Métro, boulot, dodo".

Il Quèbec : "La Belle province"

La scoperta del Quèbec, questo immenso territorio, ha per i colonizzatori dato origine alle "strade delle pellicce". Fu l'inizio di un lungo periodi di commercio tra gli indigeni, (gli indiani d'America), che in questa regione sono chiamati "Montagnais", e i nuovi arrivati, gli invasori, i colonizzatori, le truppe di Jacques Cartier.

Da Tadoussac, sulla sponda sinistra del fiume San Lorenzo, località rinomata da dove partono le escursioni in battello sulla baia per vedere le balene, sino alla "Baie d'Hudson" zona di visoni, di castori, di volpi, al Nord-oves del territorio, i fiumi, i laghi costituiscono una rete viabile 

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che permette ai cacciatori di pellicce i "trappeurs", di circolare e di trasportare viveri, pelli e quanto altro, strade aperte queste che serviranno di comunicazione sino a tardi, alcune ancora oggi.

Dal 1838 la zona viene colonizzata; le foreste di pino bianco della regione del Saguenay favorizza l'installazione industriale, mentre nel territorio del Lac-Saint-Jean prende campo l'agricoltura e l'allevamento del bestiame.

Una distesa di 100 000 km quadrati, dove le pianure sono circondate di colline, dalla sommità di quest'ultime si vedono dei paesaggi da mozza-fiato, raccoglie in breve tempo una popolazione stanziale di 300 000 anime che amano questa vita e vi si installano definitivamente. 

Una popolazione piena di premure e di gentilezze verso il forestiero, che gli fa vivere un'esperienza che arricchise ciascuno di noi nuovi arrivati. 

Calorosi i "Bleuets", così vengono chiamati gli abitanti di qui, perché sono grandi produttori di mirtilli i quali in francese si traducono in "bleuets", vi faranno parte dei segreti del loro fascino delle loro attrazioni esistenti nel loro territorio, servendosi dei loro modi gentili di fare che si possono definire con le parole "dinamismo" e stravaganza".

POPOLAZIONE

Su un totale di circa sette milioni di persone, la maggioranza di francofoni discendono dai coloni che vennero dalla Francia nel 17esimo ed il 18esimo secolo. I residenti anglofoni del Québec discendono principalmente dagli immigranti inglesi ma anche da altri gruppi etnici che cercavano una vita migliore nell'America del nord. 

Attualmente ci sono più di 590.000 québecchesi di origine inglese che vivono prevalentemente nella zona di Montrèal. La popolazione del Québec include circa 600.000 immigranti. Gli italiani e gli europei dell'est hanno per molto tempo rappresentato la maggioranza degli immigrati, ma dal 1960 portoghesi, haitiani, libanesi, sudamericani e sud-est asiatici hanno rapidamente ingrossato le fila dei neo-québecchesi.

Il Québec accoglie ogni anno circa 25.000 immigrati, provenienti da oltre 100 nazioni. Ci sono 72.430 aborigeni nel Québec: Mohawk, Cree, Montagnais, Algonquin, Attikamek, Micmac, Huron-Wendat, Abenaki, Malecite e Naskapi, nonché i Metis e gli Inuit. 

Il francese è la lingua madre dell'81% della popolazione del Québec e l'inglese circa del 8%.

IL ROMANZO

È composto da dodici capitoli che trattano oltre alla storia mia vita anche momenti, luoghi e località nuove scoperte nel Quèbec, periodi storici importanti, gli usi e costumi degli abitanti trovati.

Non vorrei peccare di presusnzione, ma credo di aver toccato un pò tutto e tutti, di aver descritto cose e avvenimenti nel modo in cui li ho incontrati o vissuti, con la forma più semplice del mio parlare. 

La malattia di mia moglie, era giunta in un buon momento della mia vita, che mi aveva permesso di rientrare in Italia e di riorganizzare la nostra esistenza, con un bagaglio enorme di esperienze, che mi avrebbe sicuramente servito per la mia carriera. 

Avevo solo quarantatre anni, ancora una ventina prima di pensare alla pensione, avrei sicuramente trovato un impiego a Milano ove avevamo ristabilito la nostra residenza.  

Invece non sarà così, ognuno di noi nasce sotto una detrerminata stella che ci segue e ci guida; la mia ha influenzato quella di mia moglie e dei miei figli al punto che ci ritroveremo tutti nel Quèbec ove io finirò, quasi sicuramente, i miei giorni.

Nessun rimpianto, nessun rammarico, anzi ho qualche cosa di più di certi miei coetanei, con i quali ho trascorso anni di vita durante la nostra studentesca giovinezza, una esperienza diversa e alcune lingue in più.

Il clima qui è bi-stagionale, c'è solo un lungo inverno e una corta estate; una volta accettate queste condizioni si scopre che il Québec è una regione bellissima che suggerisco, non di venirci a vivere, ci sono altri paradisi, ma a tutti di visitare perchè è un luogo unico, ne vale proprio la pena di viverlo, non per una sola settimana,  ma per una stagione. 

Anche i costi sono limitati e accessibili confronto a quelli che vengono praticati in Europa. 

Venite!...  Buone vacanze.

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