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Introduzione |
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Nel
1995, quando ho dato alle stampe il mio primo romanzo
autobiografico "50 anni fa c'ero anch'io", che copriva i
miei primi trentacinque anni di vita vissuti in Italia, mi ero
ripromesso di completare la serie con un secondo volume, nel quale
avrei raccontato la mia vita d'emigrante, dal 1966 al rientro
avvenuto nel mese di Dicembre del 1974.
Il destino
poi ha
cambiato ancora la mia esistenza, mi ritroverò a vivere nel Québec a
Montrèal dove assisterò al grande spettacolo delle Olimpiadi del
1976; sarà questa la storia che mi farà scrivere il terzo
volume.
Avevo
già cominciato a raccogliere appunti sin d'allora, note e
considerazioni varie che mi avrebbero servito il giorno che avrei
voluto iniziare e completare il secondo romanzo dal titolo
"Fine delle acque profonde". |
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Anche
il titolo era pronto prima ancora di scrivere i capitoli, è
scatturito quando mi hanno spiegato cosa significava il nome della
cittadina Quebecchese di "Chicoutimi" che avevamo abitato.
Chicoutimi, è uno dei tanti nomi di derivazione
"inuit" che appaiono nella geografia della "la
belle provincie", il suo significato letterale è appunto:
"fine delle acque profonde"; nella filosofia inuita era
il punto in cui si poteva attraversare il grande fiume Saguenay.
La fine del fiordo e
l'inizio del regime fluviale a Chicoutimi, nella regione del
Saguenay, nel Québec, in Canada.
È
infatti a Chicoutimi che il fiordo, creato dal fiume Saguenay non
è più navigabile, perché il suo regime diventa fluviale, con
rapide e cascate che superano un dislivello di 100 metri, sino
all'immenso lago Saint-Jean, nella cittadina di Alma. |
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Una
regione meravigliosa per chi vuol vivere le due stagioni: in
estate le escursioni naturalistiche, la nautica, la caccia e la
pesca, la mountain bike, il camping; d'inverno tutti gli sport
invernali oltre alla pesca bianca del "poisson de chez-nous"
che tratterò più avanti nel romanzo, le escursioni in
motoneve, ecc. |

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Questa
regione può vantarsi di possedere le più belle meraviglie
naturali, tra esse due bacini d'acqua unici nel loro genere: il
fiume Saguenay che scarica in un fiordo navigabile,unico in
Amereica del Nord e l'immenso lago Saint-Jean (San Giovanni), un
vero mare interno di più di 35 km di diametro. |
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In
questo ambiente ho vissuto i primi cinque anni indimenticabili,
poi come tutto finisce, ragioni di lavoro ci fanno traslocare a
Montrèl dove dovrò cambiare anche modo di vivere. Vivere una
citta cosmopolità non è certo il vivere come quello della
Regione del Lac-Saint-Jean, dove tutti ormai mi conoscevano, ero
uno dei pochi italiani della zona, ero amato e rispettato, ed io
facevo il mio lavoro e contribuivo al buon funzionamento delle
varie stazioni di pompaggio dell'acqua potabile e della rete di
fognature con le stazioni di depurazione delle tante municipalità
che mi erano state affidate. |
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Montràl
è una gran bella città, d'indole europea, è la Milano
canadese, dove si vive per lavorare, una grande metropoli con
immensi spazi verdi e tanto residenziale, occupa un'intera isola
formata dai fiumi Saint-Laurent (San Lorenzo)
e la Rivière des Prairies (Fiume delle Praterie).
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L'altra
isola tra la Rivière des Prairies e la Rivière des Milles Illes
(delle Mille Isole), è occupata dalla città di Laval. Al di là hanno preso
sfogo le residenze del Nord formate dalle municipalità di:
Ile-Bizard, Sainte Marthe, Saint-Eustache, Sainte-Therèse,
Mirabel il grande aeroporto internazionale, Blainville,
Repentigny, ecc.
Mentre al sud del fiume Saint-Laurent si sono
sviluppate moltissime piccole municipalità oggi raggruppate sotto
la Grande Longueuil oltre a Boucherville, Sainte-Julie, Beloeil,
Saint-Hubert, Chambly, Saint-Constant, Sainte-Catherine,
Chateauguay, ecc. Tutte
queste strutture municipali fanno capo alla grande metropoli di
Montrèal, oggi organizzata da mezzi di trasporto in superficie e
sotterranei, che permettono al visitatore, anche in pieno inverno
di spostarsi a piedi da una zona all'altra della città di
visitare i molteplici centri d'acquisto, locali d'attazione,
musei, ristoranti, hotels, ecc. |
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Vale il detto francofono: "Métro, boulot, dodo". |
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Il Quèbec :
"La
Belle province" |
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La
scoperta del Quèbec, questo immenso territorio, ha
per i colonizzatori dato origine alle
"strade delle pellicce". Fu l'inizio di un
lungo periodi di commercio tra gli indigeni, (gli indiani
d'America), che in questa regione sono chiamati
"Montagnais", e i nuovi arrivati, gli invasori, i
colonizzatori, le truppe di Jacques Cartier.
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Da
Tadoussac, sulla sponda sinistra del fiume San Lorenzo,
località rinomata da dove partono le escursioni in battello
sulla baia per vedere le balene, sino alla "Baie
d'Hudson" zona di visoni, di castori, di volpi, al
Nord-oves del territorio, i fiumi, i laghi costituiscono una
rete viabile
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che
permette ai cacciatori di pellicce i "trappeurs", di circolare e di trasportare viveri, pelli e quanto
altro, strade aperte queste che serviranno di comunicazione sino a
tardi, alcune ancora oggi.
Dal
1838 la zona viene colonizzata; le foreste di pino bianco della
regione del Saguenay favorizza l'installazione industriale, mentre nel
territorio del Lac-Saint-Jean prende campo l'agricoltura e
l'allevamento del bestiame.
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Una
distesa di 100 000 km quadrati, dove le pianure sono circondate
di colline, dalla sommità di quest'ultime si vedono dei
paesaggi da mozza-fiato, raccoglie in breve tempo una
popolazione stanziale di 300 000 anime che amano questa vita e
vi si installano definitivamente.
Una
popolazione piena di premure e di gentilezze verso il
forestiero, che gli fa vivere un'esperienza che arricchise
ciascuno di noi nuovi arrivati.
Calorosi
i "Bleuets", così vengono chiamati gli abitanti di
qui, perché sono grandi produttori di mirtilli i quali in
francese si traducono in "bleuets", vi faranno parte
dei segreti del loro fascino delle loro attrazioni esistenti nel
loro territorio, servendosi dei loro modi gentili di fare che si
possono definire con le parole "dinamismo" e
stravaganza".
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POPOLAZIONE |
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Su
un totale di circa sette milioni di persone, la maggioranza di
francofoni discendono dai coloni che vennero dalla Francia nel
17esimo ed il 18esimo secolo. I residenti anglofoni del Québec
discendono principalmente dagli immigranti inglesi ma anche da
altri gruppi etnici che cercavano una vita migliore nell'America
del nord.
Attualmente ci sono più di 590.000 québecchesi di
origine inglese che vivono prevalentemente nella zona di Montrèal. La popolazione del Québec include circa 600.000
immigranti. Gli italiani e gli europei dell'est hanno per molto
tempo rappresentato la maggioranza degli immigrati, ma dal 1960
portoghesi, haitiani, libanesi, sudamericani e sud-est asiatici
hanno rapidamente ingrossato le fila dei neo-québecchesi. |
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Il
Québec accoglie ogni anno circa 25.000 immigrati, provenienti
da oltre 100 nazioni. Ci sono 72.430 aborigeni nel Québec:
Mohawk, Cree, Montagnais, Algonquin, Attikamek, Micmac,
Huron-Wendat, Abenaki, Malecite e Naskapi, nonché i Metis e gli
Inuit.
Il francese è la lingua madre dell'81% della popolazione
del Québec e l'inglese circa del 8%. |
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IL
ROMANZO |
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È
composto da dodici capitoli che trattano oltre alla storia mia vita
anche momenti, luoghi e località nuove scoperte nel Quèbec,
periodi storici importanti, gli usi e costumi degli abitanti
trovati.
Non
vorrei peccare di presusnzione, ma credo di aver toccato un pò
tutto e tutti, di aver descritto cose e avvenimenti nel modo in
cui li ho incontrati o vissuti, con la forma più semplice del mio
parlare. |
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La
malattia di mia moglie, era giunta
in un buon momento della mia vita, che mi aveva permesso di
rientrare in Italia e di riorganizzare la nostra esistenza, con
un bagaglio enorme di esperienze, che mi avrebbe sicuramente
servito per la mia carriera.
Avevo
solo quarantatre anni, ancora una ventina prima di pensare alla
pensione, avrei sicuramente trovato un impiego a Milano ove
avevamo ristabilito la nostra residenza.
Invece
non sarà così, ognuno di noi nasce sotto una detrerminata
stella che ci segue e ci guida; la mia ha influenzato quella di
mia moglie e dei miei figli al punto che ci ritroveremo tutti
nel Quèbec ove io finirò, quasi sicuramente, i miei giorni.
Nessun
rimpianto, nessun rammarico, anzi ho qualche cosa di più di
certi miei coetanei, con i quali ho trascorso anni di vita
durante la nostra studentesca giovinezza, una esperienza diversa
e alcune lingue in più. |
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Il
clima qui è bi-stagionale, c'è solo un lungo inverno e una
corta estate; una volta accettate queste condizioni si
scopre che il
Québec è una regione bellissima che suggerisco, non di venirci a
vivere, ci sono altri paradisi, ma a tutti di visitare perchè
è un luogo unico, ne vale proprio la pena di viverlo, non per una sola settimana,
ma per una stagione.
Anche i costi sono limitati
e accessibili confronto a quelli che vengono praticati in Europa.
Venite!...
Buone
vacanze. |
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