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I
giorni passavano e di lavoro non se ne parlava, si continuava a
vivere all'albergo. Una mattina Taillefer mi disse che le sue
ricerche d'impiego non avevano dato alcun risultato
positivo e mi invogliava ad andare a Québec dove c'erano
sicuramente maggiori possibilitá d'impiego. Non feci alcuna
opposizione all'invito di andare a Québec, alle condizioni di
lasciare la famiglia dove si trovava.
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Munito di tutti i documenti
di presentazione per l'ufficio del lavoro, presi alcuni indumenti e
l'indispensabile che raccolsi in
una borsa da viaggio, l'indomani mi trasferii in quel di Québec.
L'ambiente dove ero stato mandato a vivere e la burocrazia
franco-quebecchese non mi avevano dato troppa sicurezza, ed il
risultato sulla ricerca di lavoro era stato negativo.
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Ritornai indietro dopo una settimana con una gran voglia di rientrare in
Italia e ció sarebbe stato possibile se lo avessi manifestato a
Taillefer, il quale non vedeva l'ora di sbarazzarsi di noi, non per
il disturbo che gli davamo, ma per il lavoro che doveva compiere a
causa nostra.
Anche settembre stava passando e le scuole dovevano ben
presto riaprire, Dario iniziava quell'anno la prima elementare,
classe alla quale fu iscritto ed accettato a Port-Alfred.
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Costavamo forse troppo alle casse dello Stato, quando
Taillefer ci disse che ci aveva trovato un alloggio ammobiliato nel
quale avremmo dovuto trasferirci al piú presto.
Ci assegnó anche un sussidio settimanale per far fronte alle
spese domestiche. Taillefer, visto che l'autunno stava arrivando, ci accompagnó
in un grande magazzino ad acquistare il necessario per la casa e per
il nostro fabbisogno personale.
- “L’inverno qui è rigido, è bene rifornirsi di
indumenti adatti al clima, i bambini devono iniziare le scuole,
devono uscire presto al mattino, devono essere coperti e calzati
adeguatamente”.
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Taillefer si preoccupava,
aveva buone ragioni di farlo. Propose acquisti per tutti ed in
particolare volle che mi equipaggiassi di un cappotto di lana, me ne
indicó uno alla "Montgomery" con il cappuccio.
Normalmente non mi lascio troppo convincere nel vestirmi; sono
piuttosto tradizionalista e mi piace vestire cose normali, ma quella
volta lasciai fare a Taillefer e me ne scelsi uno a quadrotti larghi
di colore verde e bianco con riquadri a doppia riga verde scura
intrecciata con una riga piú larga nocciola. Un cappotto corto, con cappuccio, ma molto caldo, con una
fodera imbottita e trapuntata con cuciture parrallele nelle due
direzioni a creare delle picole losanghe.
Si chiudeva davanti con una robusta cerniera lampo interna,
ricoperta da un pettorale allacciato con tre alamari.
Due ampie tasche permettevano di contenere i guanti ed oltre
al cappuccio mi fece comprare un bonnet, un
copricapo di lana che copriva anche le orecchie.
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Dopo gli acquisti, Taillefer mi disse che avevo ben
scelto ed aggiunse soltanto:
- "Vedrá che ne avrá bisogno piú tardi, per il
suo lavoro".
- "Grazie tante signor Taillefer, grazie
tante".
Era la frase che riuscivo a pronunziare meglio e piú
sovente di ogni altra.
Non potevamo muoverci a nostro agio, eravamo appiedati,
ed acquistare una macchina in quelle circostanze ci sembrava
imprudente. Ci
accorgeremo poi che siamo stati abili ed intelligenti a non munirci
di un mezzo di trasporto.
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Raccogliemmo le nostre cose e dall’albergo ci trasferimmo in un appartamentino al primo
piano di un cottage, sul bordo della Baia degli Ha! Ha!. Così è chiamato
l’allargamento naturale del fiume Saguenay, all’altezza di
Bagotville e Port-Alfred.
Quell'anno fece una bella
estate che ornai andava terminando, e contrariamente alle abitudini
canadesi, il clima era ancora mite. Non avevo nulla da fare,
attendevo un lavoro, per uccidere il tempo mi allontanavo a piedi
attorno al villaggio a scoprire cose nuove.
La natura é vigorosa e affascinante con i suoi grandi
spazi; ricchezze naturali eccezionali mai viste prima, fauna
selvaggia e abbondante, flora varia e colorata a seconda delle
stagioni. Non finivo di ammirare e di aprire gli occhi sempre di più,
perché il panorama nordico costiero mi faceva torcere il collo per
contemplare tutte quelle meraviglie.
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L'autunno é ormai alle porte, e le foglie degli aceri
iniziano ad arrossire, le piante sembrano delle fiamme che si
innalzano al cielo nella foresta verde. Colori cupi in contrasto con
i colori accesi, creano scenari naturali di grande bellezza.
Siamo alla fine di ottobre gli alberi con le foglie rosse
e gialle, annunciano il cambio della stagione. Le aiuole attorno alle case stanno morendo. Solo qualche fiorellino più resistente riesce ancora a
sopravvivere al rigore della notte. L'aspetto gioioso delle casette
canadesi, sommerse nel verde e nei colori dei fiori sta cambiando,
seguendo il ritmo naturale delle due stagioni, l'inverno si
avvicinava.
Non dovete meravigliarvi se ho detto due stagioni, perché
quì é così. Si passa da un periodo freddo lungo sei mesi e più,
l'inverno, con il termometro che scende anche a meno quaranta gradi,
al periodo caldo, l'estate, con temperature che superano anche i
trenta gradi. Le stagioni transitorie, primavera ed autunno si
confondono. La primavera é tarda, con il disgelo la natura scoppia
rapidamente, si passa da un paesaggio predominato dal candore della
neve, al verde degli alberi e dei prati in poco meno di quindici
giorni. L'autunno, ugualmente dura ben poco, cade rapidamente nel
freddo ed a volte a novembre il verde lascia il posto alla prima
sbiancata di neve.
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La gente é indaffarata, si prepara all'inverno,
rastrellano i praticelli intorno alla propria residenza coltivati a
erbetta e raccolgono le foglie che ormai sono quasi tutte cadute
dalle piante. Riempiono enormi sacchi che poi accumulano sul ciglio
della loro proprietà e che saranno ritirati al mattino dal servizio
di nettezza urbana.
I sacchi che mi hanno colpito
sono decorati con fregi e disegni strani, quasi tutti in giallo o
arancione, direi fosforescenti. Mi
chiedevo cosa significassero e domandai la ragione al vicino. Lui gentilmente, sapendo che ero un nuovo arrivato, si fece il dovere di
spiegarmi, riprendendo il discorso più volte, per filo e per segno il motivo per cui le foglie venivano
messe in quei sacchi.
- "Come vede, quei sacchi non sono quelli usuali che
adoperiamo per le immondizie, non verranno accatastati sul bordo
della strada, servono per adornare l'entrata della casa la sera del
31 ottobre festa della "Halloween".
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Io restai sorpreso ad ascoltare e Lui continuò:
- "La festa dell'Halloween ha fatto la sua
apparizione nella tradizione québécchese, non tanto tramite i
gruppi etnici irlandesi e scozzesi che vivono quì, ma per la
commercializzazione e la pubblicità statunitense. Il Québec,
racchiuso nel suo atteggiamento di vita legato alla religione
cattolica, non ha mai celebrato feste profane, le manifestazioni
religiose occupano tutto lo scenario delle festività del
calendario. Oggi invece, l'Halloween é entrata nei nostri costumi,
al punto che ci vediamo offrire sacchi arabescati, confezioni di
goloserie da regalare ai bambini, luminarie adatte all'occasione e
tutto il resto; é diventata una festa commerciale voluta dalla
società di consumazione nella quale oggi viviamo".
Fin quì, a parte il concetto commerciale della festa,
non avevo capito molto, volevo ampliare il concetto, quando mi
accorsi che l'amico stava riprendendo il discorso. Lo lasciai
continuare senza intervenire.
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- "Certe operazioni come il decorare internamente ed
esternamente la casa, in occasione della festa dell'Halloween,
arrivano direttamente dagli Stati Uniti. Gli statunitensi avevano
l'abitudine, nei giorni precedenti la festa, di andare in campagna a
procurarsi frutta e verdura per adornare la loro casa e per regalare
ai bambini in visita, la sera del 31 ottobre. Negli ultimi anni,
nei magazzini generali si trova di tutto, zucche, frutta e lecornie
varie, figure di carta pesta o di plastica
che servono a decorare le entrate delle case. Questi personaggi, con
la testa di una zucca gialla, scolpita a faccia d'uomo, hanno il
corpo fabbricato con vecchi abiti riempiti di fieno o di foglie
secche, vengono collocati all'entrata delle abitazioni molti giorni
prima. Soltanto le zucche-lanterna saranno esposte ed accese la sera
dell'Halloween".
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Avevo notato nei magazzini cataste di zucche di plastica
con bocche enormi e denti intagliati a sega, due fori rotondi per
occhi ed un foro triangolare per naso, internamente predisposte e
fornite di lampadina elettrica alimentata da corrente domestica o da
batterie. Anche i fruttivendoli espongono enormi mucchi di zucche
vere, di colore giallo, che vengono vendute al dettaglio.
Nel passato era considerata una festa di bambini, oggi
l'Halloween interessa sempre più gli adulti che hanno adottato la
mascherata al loro modo di vivere.
Il 31 ottobre, si possono
incontrare persone di ambo i sessi che se ne vanno al lavoro
travestiti. I luoghi pubblici, i centri commerciali, le banche, gli
alberghi, gli asili, gli ospedali e certi uffici di grosse aziende,
sono quel giorno invasi da strani e stravaganti personaggi. Altri
adulti invece attendono la sera per mascherarsi e partecipare a
feste tra amici; rimane fermo il concetto di volersi far vedere e
notare.
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In certe località canadesi vengono organizzate grandi
sfilate in centro città, dove la popolazione adulta vi partecipa e
i bambini sono accetti solo se sono accompagnati. Tutti sono
invitati alle festività dove é d'obbligo il travestimento. Questo
genere di manifestazione popolare assomiglia molto al nostro
carnevale, e non mi stupirà se un giorno entrerà anche nelle
nostre tradizioni italiane. Mi é noto che in alcune discoteche più
"in" del nord Italia, é programmata la festa
dell'Halloween, amata dai giovani perché cade in un periodo morto
dell'anno.
Ma la vera festa dell'Halloveen cos'é? Quali sono le
origini e cosa voleva rappresentare?
A queste domande il mio vicino non ha saputo rispondere,
allora ho fatto una ricerca e ne trascrivo per sommi capi la storia
e la leggenda.
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La festa celebrata dagli Anglosassoni, la vigilia della
Ognissanti, cioé il 31 ottobre, si chiamava "All
Hallows'Eve" o "Hallows'Even". Con il passare del
tempo, il restringersi dei suoni vocali imposti dalla lingua parlata
ha dato origine alla parola "Hallowe'en" divenuta in
seguito per legamento fonetico "Halloween", come si ode
nella pronuncia attuale. L'Halloween é una festa di calendario di
origine Celtica ed ecco come ci é pervenuta.
C'era una volta.....
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Per oltre dieci secoli, a partire dall'ottavo prima di
Cristo, fino all'era nostra, la civiltà celtica ha dominato
l'Europa ed ha influenzato le culture e tradizioni di tutti i popoli
indo-europei, dai Pirenei al Caucaso, dal mar del Nord al
Mediterraneo.
Questo grande popolo guerriero, dell'età del ferro, é
riuscito, grazie al suo sistema politico-religioso chiamato
"druismo" ed alla sua unica fonte linguistica ad unificare
culturalmente le differenti etnie che lo componevano. Nella loro
massima espansione occuparono Francia e Belgio, le isole
Britanniche, la parte settentrionale della Spagna e dell'Italia, la
Germania occidentale fino al Reno, parte della Balcania e della
Galazia oggi Anatolia. Il gruppo più occidentale dei popoli della
famiglia indo-europea, erano detti Galli dai Romani, e talora Galati
dai Greci.
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Nome di origine celtica portano tuttora Londra, Parigi,
Milano, Vienna, e molte altre città, paesi e località.
Le zone dove i Celti si mantennero più a lungo come
individuità etnica, furono le Gallie, ove peraltro furono
romanizzati nei primi secoli d.C. e le isole britanniche, dove
qualche secolo dopo i romani furono sopraffatti dagli invasori
germanici. Erano di statura piuttosto alta e di bionda capigliatura
e, al dire degli storici, estremamente volubili di carattere e
amanti della guerra e della caccia.
Le popolazioni celtiche erano
organizzate in "clan"; tra essi primeggiava il corpo
sacerdotale dei "Druidi", organizzazione legata da
particolari vincoli ed esercitante pratiche segrete.
I Celti contavano i giorni da un tramonto all'altro ed il
loro ciclo di calendario si basava su quello delle stagioni. L'anno
si divideva in due grandi periodi stagionali: l'estate e l'inverno,
che erano sottolineati da riti di passaggio, da grandi feste dove si
succedevano rituali e allegria.
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Il primo maggio celebravano l'arrivo dell'estate da loro
detto "Beltaine" praticando
riti di fertilità, suscettibili di stimulare la terra e la natura.
Il 31 ottobre invece, segnava la fine della bella
stagione, l'arrivo dell'inverno e la fine dell'anno, era da loro
detto "Samhuin".
I Celti associavano l'onnipresenza della morte al periodo
di letargo della natura e praticavano durante la notte del Samhuin,
tutti i riti che a lei si allacciavano e coincidevano. Era questa,
nel ciclo annuale celtico, una festa di primaria importanza, la fine
di tutte le attività agresti. I raccolti e le messi dovevano essere
depositati per la conservazione, gli animali dovevano essere
rientrati dai pascoli estivi, la legna tagliata ed accatastata,
tutti i lavori di manutenzione terminati. I membri della comunità,
a lavori completati, dovevano assistere tutti, alle celebrazioni del
Samhuin; chiunque fosse assente avrebbe corso il rischio di morire
prima del levarsi del sole.
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La notte del Samhuin segnava il passaggio al nuovo anno,
quindi per poter effettuare con tranquillità spirituale questo
passaggio, ognuno doveva aver regolato i suoi conti, rimborsato i
debiti e completate tutte le sue responsabilità ed obbligazioni
sociali e comunitarie. Tutti i litigi di ordine economico, sociale,
politico, giuridico o religioso dovevano essere aggiustati o
giudicati oppure dovevano aver trovato un accordo soddisfacente.
Anche i Druidi, grandi giudici, arbitri e detentori del
sapere, dovevano consigliare i capi o riunirsi in consiglio e
deliberare sugli affari di stato.
I Celti entravano quindi
nella festa con tranquillità d'animo e di spirito, nelle migliori
disposizioni possibili affinché il destino sia loro favorevole.
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Grandi decisioni venivano
prese quella sera: si decideva di dichiarare guerra al popolo
nemico, di partire per un lungo e periglioso viaggio.
Nella stessa notte i Celti
rendevano omaggio ai loro morti e credevano nell'apertura e nella
comunicazione tra il mondo dei viventi e quello dei defunti. Solo in
questa notte gli spiriti e gli uomini potevano riincontrarsi; le
barriere che normalmente li separavano non esistevano più.
Questa credenza del libero trapasso tra i due mondi é la
realtà del pensiero celtico nei confronti dei deceduti. Solo
durante le cerimonie del Samhuin, i due mondi si confondevano e si
mescolavano.
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In ogni casa, approfittando dei freschi raccolti, veniva
preparato un festino per onorare le anime dei propri cari e dei
defunti tutti. Le entrate delle case venivano bene illuminate con
torce e fuochi, per far sapere agli spiriti erranti che un pasto era
loro offerto.
Apro una parentesi per sottolineare un mio ricordo,
che penso lo si possa mettere in parallelo alle usanze di
derivazione celtica. Prima della guerra 1940/1945, mia nonna, e
molte altre famiglie abbienti del mio Paese, erano use preparare
grandi ceste di pagnotte casarecce, chiamate "il pane dei
morti" che venivano distribuite ai più poveri, che si recavano
a bussare alla loro porta. Di questa tradizione rimane ormai solo il
ricordo di noi che a quel tempo eravamo bambini.
I Celti credevano che Teutatès, dio dell'al di là,
liberasse le anime dei defunti dell'anno per permettergli di
ritornare un'ultima volta nelle loro famiglie, al fine di ritrovare
calore e riconforto.
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La carne di maiale, animale sacro, era ritenuta cibo
dell'immortalità; l'alcool ricopriva un gran ruolo durante queste
divinazioni di ringraziamento. I guerrieri galli e irlandesi, si
sfidavano a chi beveva più birra, perché bevuta così, assicurava
loro l'immortalità.
D'altronde la cultura celtica non utilizzava la scrittura
per assicurarsi la trasmissione del suo sapere e delle sue
tradizioni. L'eritaggio culturale tramandato da una generazione
all'altra era affidato agli insegnamenti e alla memorizzazione dei
Druidi. Le conoscenze che noi abbiamo riassunto circa la
civilizzazione celtica, sono fondate sulla memoria e sul recitativo
di alcuni Paesi, dalle cronache storiche greche e romane, su dati
archeologici e dalle loro analisi. Le descrizioni dei riti e dei
Druidi, qui riportate, sono state trattate da grandi specialisti in
materia dei quali Anne Ross, Romulus Vulcanescu, e dagli storici
Tacito e Cesare.
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In un articolo, Romulus Vulcanescu descrive i Druidi:
"I maghi e i preti dei Celti e dei Daci portano
dei cappucci bianchi e delle maschere quando sfilano in processione
cerimoniale nei luoghi sacri in foresta o in montagna oppure quando
praticano i riti di passaggio e di consacrazione".
Durante la loro espansione territoriale, i Romani hanno
voluto imporre le loro leggi e la loro religione, ma hanno urtato
contro una credenza ed una pratica rituale detta pagana solidamente
ancorata al cuore della cultura e dell'anima celtica. Inoltre la
romanizzazione non é riuscita a soggiogare oltre certe frontiere;
risultò fattibile sul continente e negativa sulle isole.
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La denuncia scritta da Cesare sui sacrifici umani e da
altri cronisti del tempo, era fatta per screditare il rituale
pagano, ed era diretta a valorizzare il rituale romano. Fu così che
il rituale romano che onorava ai primi di novembre Pomona, la dea
del frutti, venne rapidamente gemellato con quello di Samhuin perché
anche lui celebrava l'abbondanza dei raccolti.
Là, dove l'espansione romana si é arrenata, il
cristianesimo ha riuscito meglio. Il monaco Patrick, cristiano di
origine romana, dopo un lungo girovagare, fu inviato apostolo in
Irlanda. Approfittando della sua cultura scientifica e teologica,
invece di dare la caccia e perseguitare i Druidi, ha convinto alcuni
di loro a passare sotto la bandiera cristiana, permettendo scambi di
insegnamenti; santificato, S. Patrizio é oggi il patrono d'Irlanda.
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Il papa Gregorio Iº,
nell'anno 601, promulgò un celebre editto secondo il quale era
meglio cercare di non spodestare i costumi e le credenze pagane, ma
di ben servirsene gemellandole ai riti cristiani.
Il papa Bonifacio IVº,
consacra nel 609, l'antico tempio pagano, il Pànteon di Roma,
popolarmente detto la Rotonda, che diviene una chiesa cristiana
dedicata alla Vergine Maria ed ai Martiri.
Più tardi, nel 835, il papa Gregorio IVº, consacra la giornata del 11 novembre a tutti i Santi e Martiri. Impone l'osservanza
della festa e della vigilia (31 ottobre) per cercare di cancellare
la persistenza delle celebrazioni della Samhuin.
In fine, verso il 1000, il
padre superiore dell'abazzia di Cluny, l'Abate Odilon, istituisce
per il suo convento la festa dei morti il 2 novembre. Estese questa
regola alle altre abazie benedettine, così che alla sua morte, nel
1048, il rispetto del giorno dei morti fu conosciuto in tutta
Europa.
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A partire dal XIº
secolo, il ciclo dei tre giorni consacrati ai Morti, ai Santi ed ai
Martiri, entrò definitivamente nel calendario liturgico cristiano.
Il rituale vi consacra, attraverso messe e preghiere, il riposo
delle anime e l'allegerimento delle pene del purgatorio.
Durante il Medio Evo, la Chiesa teneva le redini del
potere. Ella separava la verità e la bugia, il bene ed il male,
ella giudicava le nuove conoscenze scentifiche attraverso le Sacre
Scritture. Ci si trovava nel pieno oscurantismo, ci si opponeva alla
diffusione della cultura e dell'educazione popolare. E siccome i
sermoni religiosi non riuscivano a spiegare tutti i misteri, il
ricorso ai maghi, ai divini, alle streghe divenne sempre più
grande, malgrado tutte le sottigliezze e la perseveranza delle
manovre cristiane intente a soppiantare gli antichi riti pagani. Le
nostre Pievi sono una valida testimonianza. Come valido é che la
Chiesa non arrivò mai ad eliminare il ricorso alle pratiche
divinatorie. L'animo umano é impressionabile, ha bisogno di paura,
di mistero e si alimenta di leggende favolose. Le nuove feste
cattoliche sono astratte, la psiche umana non le accetta facilmente,
preferiva il ritorno simbolico e molto più forte dello spirito che
riappare. La stregoneria, la magia, erano le espressioni religiose
le più forti che si potessero trovare per esprimere malumore e
malcontento sociale.
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La paura dell'ignoto e quella di poter perdere la sua
attività e il suo potere, furono le cause e le misure che la Chiesa
prese per combattere l'eresia. Vennero istituiti i tribunali
dell'Inquisizione che, per quattro secoli, mandarono al boia
centinaia di migliaia di persone, non per aver partecipato alle
assemblee notturne o posto atti di stregoneria o di magia, ma per
obbligarli a confessare, tramite la tortura, la loro colpevolezza.
I testi irlandesi e scozzesi ci presentano un mondo
popolato di esseri sopranaturali, folletti, spiritelli, demonietti,
geni, fate e via dicendo, a contatto con gli umani sul loro
territorio e che viaggiano da un mondo all'altro. La credenza di
altre forme di vita, spiriti, fantasmi e morti che ritornano, si é
trasmessa tramite leggende e con le tradizioni raccontate, radicate
con più evidenza nei popoli di tradizioni celtiche.
Più tardi, quando gli Europei hanno scoperto e
sono sbarcati in America, hanno portato con loro le tradizioni, i
costumi e tutte le loro leggende.
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Nel XVIIº secolo,
il processo di Salem ha dimostrato che i puritani e i contadini
americani hanno anche loro subito le paure e il terrore ispirato
dalle streghe.
Nel XIXº secolo, l'arrivo in massa di Irlandesi e Scozzesi,
scacciati dalla fame, dalla repressione sociale e religiosa, hanno
arricchito il folclore della giovane America, portando con loro i
costumi dell'Halloween con tutte le loro credenze. Ancora oggi,
l'Halloween é commemorata alla stessa data della Samuin. Questa
festa si svolge alla sera e durante la notte, con il favore
dell'oscurità. Come già accennato, segna la fine di un ciclo
agrario; e nei Paesi dove l'inverno e rigido e precoce, prima del 11 novembre si eseguono lavori preparatori per affrontare
il freddo. Si puliscono i terreni, si eseguono lavori di
manutenzione alle case, si dotano le auto di pneumatici antineve, si
rifornisce il focolaio di legna da ardere, ed anche lo spazzacamino deve aver terminato il suo lavoro
annuale.
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L'Halloween segna l'entrata nella stagione invernale.
Questa festa rimane come in antico, una pratica mascherata e
travestita. Si utilizzano ancora le zucche-lanterna ed altri segnali
luminosi per indicare ai bambini che percorrono le vie cittadine, le
case dove un "festino" é servito. Di questa tradizione
rimane solo il lato goloserie.
All'azione di
circolare di casa in casa per "mendicare" le derrate, non
si collega più il significato profondo di quell'antica celebrazione
che si é persa nel tempo. La gente che festeggia l'Halloween non fa
più alcun riferimento al rispetto medioevale che si portava ai
defunti, perché oggi il rito religioso lo ha separato dai riti
profani.
Oggi é
diventata una festa, una carnevalata di corta durata. Le mamme fanno
a gara come meglio travestire i loro piccoli. Chi in streghe, chi in
strani fantasmi, chi in orribili animali della notte, ed a gruppi di
tre o quattro bambini, accompagnati da un genitore, percorrono le
vie circostanti la loro residenza e suonano a tutte le porte dei
vicini per ricevere un piccolo dono, quasi sempre in ghiottonerie,
per farli esultare felici.
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L'Unicef, approfitta della grande popolarità della
questua dell'Halloween per far partecipare i bambini alla sua opera
di carità. Ogni anno, gli alunni delle scuole elementari, ricevono
un piccolo salvadanaio di cartone, nel quale introducono la raccolta
in moneta che la gente offre nel medesimo istante che le goloserie.
Il concetto
propriamente detto di comunicazione e di apertura entro i due regni,
quello dei morti e quello dei vivi, non esiste più. Rimane solo un
alone di mistero che avvolge questa notte dell'Halloween, alimentato
dalla narrazione epica e dal folclore. Ciò che si conserva sono i
personaggi associati a questa celebrazione.
La strega,
nero personaggio caricaturizzato sino a diventare inoffensivo, veste
di nero, porta un cappello a punta ed é armata di scopa che si
mette tra le gambe per spostarsi da un luogo all'altro. Sono quasi
sempre attorniate di diavoletti che fanno parte degli esseri
sopranaturali. Le streghe sono dotate di potere magico e di
intenzioni malefiche. Non hanno più grande influenza nella credenza
realistica attuale, non ispirano più paura nell'immaginazione
collettiva moderna.
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Gli animali
della notte, della morte e delle disgrazie, sono il gatto nero, il
pipistrello e il corvo. Questi animali accompagnano le streghe
durante la loro metamorfosi. La credenza popolare vuole che il gatto
nero porti disgrazia; che il pipistrello attacchi le persone i cui
capelli riflettono i raggi della luna; che il corvo, animale sacro
per i Celti quale messaggero degli Dei presso gli uomini, é
trattato, nelle favole e nelle leggende, come l'uccello del cattivo
augurio.
Gli spettri,
sono gli spiriti che appargono ai mortali sotto il loro antico
aspetto fisico. Non sono incarnati e nei racconti ce li presentano
spesso come dei corpi di luce o di aspetto biancastro. Da qui sono
nati i fantasmi e l'idea del lenzuolo bianco con due buchi per
occhi, deriva piuttosto da una facile maniera di travestimento che
da una descrizione precisa.
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Gli scheletri, in tutti i tempi hanno rappresentato la
morte o i morti, ed é quindi normale vedere queste figure tra i
differenti personaggi dell'Halloween antica e moderna.
La
zucca-lanterna, non era altro che una normale zucca svuotata e
scolpita. In effetti una zucca-lanterna illuminata dall'interno con
una candela o con una lampadina elettrica e posta sulla soglia della
porta d'entrata o alla finestra, diviene un segnale capito da tutti.
Alle case così illuminate vanno a bussare i bambini mascherati per
ricevere le regalie e collettare per l'Unicef.
Le maschere rappresentano il travestimento che i Celti
usavano fare per non farsi riconoscere la notte del Samhuin, dai
cattivi spiriti. Nascondevano la loro identità cambiando d'abito,
si tingevano la faccia con della fulligine, del carbone, con la
creta o con la farina. Un uomo poteva vestirsi da donna e viceversa.
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I travestimenti moderni rappresentano personaggi
tradizionali come la strega, il gatto nero, il pipistrello, eroi
classici, personaggi politici, e gli attori degli ultimi avvenimenti
sociali. Non c'é più alcuna intenzione che quella di travestirsi
per alcune ore e passare una serata diversa, tutto sommato
divertirsi.
Alcuni escogitano sotterfugi per importunare il vicino
con suoni o rumori insoliti, altri imbrattano le mura esterne della
casa, o ancora cambiano il colore alla pelle degli animali. La
varietà ed il livello di malizia di questi tiri mancini non ha
limite, dipende dall'immaginazione del loro autore.
Se durante la notte del Samhuin i Celti consultavano i
Druidi per conoscere cosa gli riservava il nuovo anno, col passare
del tempo, da generazione in generazione, questa sete di conoscere
l'avvenire a finito per trasformarsi in un gioco. Molte pratiche
divinatorie o giochi di società, si fanno per svelare il nome o il
volto di un pretendente, di una futura sposa, o a predire il futuro
di una persona (celibato, matrimonio o sacerdozio).
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Gli Irlandesi si fidavano al gioco delle tre tazze, sotto
le quali veniva nascosto un anello (matrimonio) , un messale
(sacerdozio) e nella terza un bottone (celibato), se aggiungevano
la quarta con della terra annunziava un decesso. Ad occhi bendati a turno i
partecipanti dovevano scegliere una tazza. Queste pratiche o giochi divinatori un tempo molto
considerati, sono diventati oggi piuttosto dei diversivi mondani
che delle credenze reali.
Il girovagare per la raccolta di dolciumi da parte dei
giovani, una spassosa mascherata per gli adulti, l'Halloween é
diventata oggi una festa buffonesca dove alla base vige la gioia
ed il divertimento. |
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