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Correva
l'anno 1351 quando, a seguito della divisione patrimoniale tra i
discendenti malaspiniani dello "spino fiorito", il territorio
viene distaccato dal feudo originario di Filattiera e si costituisce il
feudo autonomo con capitale Treschietto, allora comprendente i nuclei di
Vico, Treschietto, Iera, Corlaga, Stazzone, Agnetta, Finale, Querceto,
Palestro e Leugio, che fu assegnato a Giovanni Malaspina detto Berretta,
figlio di Niccolò il Marchesotto e di Beatrice di Moroello Malaspina di
Mulazzo.
Giovanni
Malaspina intraprende lavori di trasformazione del sito fortificato
(castrum) già esistente e lo trasforma in castello.
È
sicuramente in questo periodo che fa bisogno l'acqua, e la posizione
sopraelevata del castello non consente di accumulare liquido sufficiente
ai fabbisogni; necessita quindi rifornirsi dall'esterno.
L'opera
viene intrappresa raccogliendo una sorgente a nord dell'abitato, sulle
pendici del Monte Lavacchio, e con tubature di fusione interrate tra i
castagni si è costruito un acquedotto gravitazionale
sino al Castello. Tra la sorgente e l'arrivo, si dovette attraversare un
canale naturale di scolo delle acque piovane. Per sostenerne l'acquedotto
in quota e su base solida è stato costruito il meraviglioso ponticello a
tutto sesto, che ho ritrovato nascosto tra tanta vegetazione, che ho
fotografato e rilevato e del quale ne trascrivo le caratteristiche. |