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Aggiornato il  27-10-2007

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Gragnana
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Cimitero
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Campanile
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Chiesa S. Lorenzo
GRAGNANA

Località in Comune di Villafranca Lunigiana, vicina al confine col Comune di Bagnone, a circa metà strada fra Malgrate e Orturano, si erge a 300 m s.l.m., la collina chiamata, sin dai tempi più remoti, "Gragnana".

Come arrivare a Gragnana.

Dalla SS62 della Cisa, tra Aulla e Pontremoli, in località Villafranca L. voltare a destra in direzione Bagnone, dopo Filetto, al bivio girare a sinistra in direzione Malgrate, dal Castello di Malgrate seguire le indicazioni per Gragnana.

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Cartina stradale

L'origine del nome, che in dialetto si pronunzia alla stessa maniera, secondo V. Gerini, "Memorie storiche, ecc.", (Introduzione, p. XXII); Gragnana è la località ove un tempo esisteva il paese di Gragnana. Vi si trova ancora il cimitero della parrocchia di Malgrate con chiesa dedicata a S. Lorenzo. 

Riflette il nome di persona romanico "Granius": "Fundum Granianum a Lucio Granio Proculo". Tratto dal testo di L. A. Antiga, a pagina 63 del suo "Studi e ricerche sull'Alta Lunigiana".

Fu castello già un tempo, ove oggi sorge il cimitero di Malgrate, ad un miglio circa dal borgo murato. Abbandonato e distrutto, fino da quando faceva parte del gran predio malaspiniano, e dopo la divisione del 1221 di Filattiera, fu dato in subfeudo a una famiglia di Cattani, che presero il titolo di conti di Gragnana o Gragnano.

Il nome di Gragnana riappare in un documento di privilegio dell'Imperatore Carlo IV del 1355 in cui trovasi un articolo che specifica con chiarezza tutti i villaggi costituenti il feudo di Malgrate: Malgratum, Gragnana, Urtoranum, Feletum, Mocoronum et Irolla cum eius confinibus, qui sunt, ad una parte flumen Macrae, ab alia flumen Bagnonis.

Di Gragnana oggi sopravvanzano, reliquie venerande, la chiesa romanica assai vasta e ben conservata e il campanile con la vetta senza croce perchè abbattuta, anni orsono, da un fulmine. Ha una sola campana che suona, triste e solitaria, soltanto il 10 agosto di ogni anno, in occasione della festa titolare di S. Lorenzo Martire.

Della altre due campane, una è nell'oratorio di San Giovanni Battista a Nezzana di Bagnone, e l'altra nell'oratorio di San Giuseppe ad Orturano di Bagnone.

Racchiude chiesa, campanile e cimitero un alto recinto, vigilato da giovani cipressi; in questo luogo esisteva un villaggio, mentre oggi si innanlzano solo maestose secolari piante di quercia e vecchi castagni.

Forse, già al tempo dei Romani, che avevavo a Sorano (Filattiera) una importante stazione militare, sorgeva un "castellaro" con casupole e ricovero dei pastori e del bestiame e come luogo di vedetta. 

Più tardi e, probabilmente, all'epoca che i barbari calarono in Italia, si costruirono le prime case in muratura attorno, pare, ad un castello con torre, dei quali più traccia rimane; luogo che ben si prestava come osservatorio della strada Romea e come posto di rifugio e di difesa.

Gragnana venne abbandonata quando venne costruito l'attuale maniero di Malgrate e i suoi abitanti demolirono parecchie parti murarie e trasportarono le pietre che servirono ad edificare il nuovo borgo.

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Veduta aerea
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Porta d'entrata di Malgrate
MALGRATE

Il borgo di Malgrate con un l' interessante castello, con la più alta ed elegante tra le torri medioevali italiane; conserva ancora le testimonianze appartenute ai suoi prestigiosi e illustri  personaggi del passato che sono nati tra le sue mura come Antonio da Faye, singolare figura di speziale e cronista autore di 

una straordinaria "Cronaca"  in volgare del Quattrocento; l'umanista Bonaventura Pistofilo poeta, amico e corrispondente di Pietro Bembo e di Lodovico Ariosto, vissuto alla corte di Ferrara e segretario del Duca Alfonso I d'Este; e Silvestro Landini, uno dei primi seguaci e segretario di Sant'Ignazio di Lojola.

Il castello, per le sue ordinate parti costitutive e per il piccolo borgo che sembra integrarlo, è tra i più significativi della Lunigiana. Circondato e protetto da una solida cerchia muraria, fu sede di un marchesato dei Malaspina del ramo fiorito, che restò indipendente dal 1351 al 1641, quando divenne poi possedimento dei Marchesi Ariberti di Cremona.

Questa fortezza trecentesca, di forma quadrangolare, è dominata da una splendida torre cilindrica, coronata di beccatelli, ai cui piedi si trova la zona residenziale, dove dimoravano i signori.

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Papa Sisto II

Botticelli

Cappella Sistina

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San Lorenzo Martire
USANZE

Le consuetudini di questo antico borgo, ci sono state tramandate da generazione in generazione, come un obbligo testamentario. Ogni anno, il dieci di Agosto si festeggia S. Lorenzo Martire, titolare dell'antica chiesetta. Divenuta festa parrocchiale di Malgrate, tutto il popolo dei dintorni accorre  per partecipare alla processione, che venera la reliqia del Santo patrono.

SAN  LORENZO

Martire a Roma, 10 agosto 258

Fu il primo diacono di Roma, con il compito di distribuire ai poveri quanto raccolto fra cristiane della città. La tradizione ci tramanda le vicende legate alla sua morte, di come abbia incontrato Papa Sisto II (257-258) condotto al martirio, di come abbia rifiutato di consegnare i "tesori" della Chiesa a lui affidati e di come abbia subito il supplizio della graticola, che è divenuto il suo motivo iconografico peculiare unto in realtà, sulla base della rescritto che

Valeriano mandò in senato e che ordinava l'esecuzione dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi mediante decapitazione, è quasi certo che Lorenzo sia stato martirizzato il 10 agosto, come il suo vescovo, che secondo S. Damaso, venne decapitato in un cimitero insieme a sei diaconi.

LA SAGRA

Negli anni, alla festa religiosa si è aggiunta la sagra paesana, che ha una durata di quattro giorni antecedenti il 10 di agosto. È d'uso ormai che venga allestita una "frasca", uno spazio parzialmente coperto tra i castagni, ove si può degustare una saporita cenetta tra amici e parenti. 

L'area, chiamiamola di ristorazione, consiste in una capanna che nel tempo è stata edificata in muratura, nella quale sono disposte: cucina, spazio vendite e magazzino. Un'ampia tettoia, copre circa 500 mq di terreno, sotto la quale sono allineati tavoli che possono accomodare da otto a dodici persone cadauno. 

In uno spazio affiancato alla capanna è stato costruito un piano di cottura con bracieri a legna e carbone, sopra il quale un addetto cuciniere fa rosolare le tenere porchette, le costine di agnello e di maiale, e le saporose salsicce. 

Dalla capanna invesce esce una nube di vapore, dovuto all'ebollizione continua di pentoloni ricolmi d'acqua, che servono a cuocere le spalle di maiale, una specialità nostrana, ma che ormai sono diventate un prodotto dell'industria parmigiana. 

Nella zona di vendita, esperti inservienti affettano dell'ottimo salame, spalle crude, culatelli, pancetta e lardo, mentre altri sono addetti al formaggio. 

Del buon formaggio pecorino delle nostre montagne è diventato cosa rara, ma con l'intervento di un amico e con l'aiuto di una lauta mancia si può anche trovare un pezzetto di quello "speciale", tenuto sottochiave dal capo che ne designa la distribuzione.....

Sono le diciannove e trenta di sera e i tavoli cominciano ad animarsi, arrivano i primi clienti, sono i più ghiotti, sanno che i primi godranno delle cose migliori. Così ecco l'arrivo della mia banda,  Paolo, Ovidio, Luigi, ma anche gli altri sono tutte persone più o meno note; siamo tutti paesani.

Occore una mezz'oretta per ricevere l'ordinazione ma nel frattempo sono già stati tracannati, a scopo di assaggio, alcuni litri di ottimo vino bianco e nero. Trascorre così la serata mangiando e bevendo, raccontandosi le ultime novelle che la zona ci dà. Poi a sera avanzata, sazi ed allegri, si riprende la via del ritorno a casa.

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Il castello
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Il davanti
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Il borgo
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 I camminamenti

CHIESETTA  SOLITARIA

di Don Luigi FUGACCIA vulgo Frà Ginepro

"E c'è una chiesetta così devota che la caveria le orazioni da ogni anima anche se la fusse disperata" di Giorgio Vasari. (1511-1574).

Queste parole s'addicono perfettamente alla mia chiesetta, alta e ridente sul colle, tra Malgrate e Orturano. Tutto invita al raccoglimento e alla preghiera, tutto parla, con arcana eloquenza, di eternità. Intorno alla chiesetta è il camposanto vigilato da cupi cipressi, e più in là, ombreggiano annose quercie e castagni.

Nelle ore mattutine e sul tardo vespro canta il passero solitario e freme, tra i rami, il vento. La chiesetta, muta e solinga, è lì per accogliere il pellegrino e trasportarlo in regioni lontane dal mondano rumore, là, dove è delizioso fermarsi e lungamente sognare.

Dentro, nel silenzio di tomba, vagolano spiriti che furono e che, ogni tanto, ritornano a rivedere la luce del sole. Lì, dinnanzi al rozzo altare, pregarono, un giorno, i potenti signori di Malgrate; lì, l'orfanello sentì una voce di dolce speranza; lì, il guerriero, depose le orride armi e mutò vita; lì, videro tutti, più vicino, lo sgrado di Dio.

Entrando a sinistra, c'è sbiadita sul muro, la scena di Gesù che viene battezzato dal suo Precursore, e dove, nel 1303, nasceva alla vita della grazia, Silvestro Landini, che sarebbe divenuto un impareggiabile araldo del Vangelo e l'apostolo della Corsica. Sotto il pavimento di mattoni lisi, le tombe, per quanto è lunga la chiesa; sotto il coro, le sepolture di membri del clero.

Solo, m'inginocchio sul consunto gradino di pietra e chiudo, per qualche tempo, gli occhi tra le palme. Quel silenzio profondo, su le prime, quasi sbigottisce l'animo e lo fa vivere in un mondo irreale. Che è mai la vita? Quale il suo destino? E vengono in mente gli amari versi del cantore di Laura.

 Il tanto affaticar che giova?

 Tutti torniamo alla grande madre antica,

 E il nome nostro appena si ritrova.

Certo, affaticarsi per cose effimere, è da stolti, chè la morte tutto travolge, nera e implacabile, e precipita nel baratro. Terre nuove e cieli nuovi ci attendono al di là della barriera terrena. L'uomo non è un bruto, che trova tutta la sua soddisfazione, nel cibo e nel piacere, ma è un essere divino, la cui meta è Dio, la cui delizia è Dio, il cui paradiso è solamente Dio.

Il cuore umano, pur immerso nelle delizie, non è soddisfatto, non è lieto; un acuto stimolo lo punge, lo incalza, lo perseguita come Paolo sulla via di Damasco.

D'Annunzio, anima eminentemente pagana, che tutto assaporò con feroce avidità. nei momenti estremi, con dinanzi il ghigno spetrale della morte, scriveva: "Caro amico, non ho pace, mi manca qualcosa, sento avvicinarsi l'ultima ora con raccapriccio".

Così è. Lontano da Dio e dalla sua legge c'è il brullo deserto di sabbbia infocata, c'è la voragine eterna, c'è il nulla. Pensiero terribile: balzar nel buio chi era creato per il cielo, chi doveva osannare tra gli angeli, chi era destinato a bere al fonte di tutte le delizie.

Agar, nel deserto di sabbia infocata, abbandonata da tutti, sta per morire di crepacuore, perchè non ha una goccia d'acqua per il suo piccolo Ismaele. Ed ecco un angelo calato dal cielo le addita una sorgente di fresche acque. Noi, raminghi nel deserto del mondo, abbiamo una guida sicura, che è la Chiesa. Seguendo lei giungeremo a glorioso porto.

Mi sveglio quasi d'improvviso a un lungo e secco strido: una civetta, di su la finestra aperta, guarda e sbarra, sorniona, due occhitondi e grigi.

È, simbolicamente, il nemico di ieri, d'oggi e di domani.

 

BONAVENTURA  PISTOFILO

Un anno dopo la pubblicazione dell’Orlando Furioso (1516), Ludovico Ariosto oppone al Cardinale Ippolito d’Este un risoluto rifiuto di seguirlo in Ungheria, adducendo a motivazione la salute cagionevole. Ma nel 1522, nonostante la fama acquisita con il Furioso, non può declinare l’incarico di governatore della Garfagnana, conferitogli da Alfonso d’Este per sedare il brigantaggio e le liti fra i valligiani, incarico che lo tiene lontano da Ferrara per tre anni. Al ritorno da Castelnuovo il poeta ha cinquantadue anni e avverte il forte bisogno di ritirarsi in un ambiente domestico rassicurante, che possa ricompensarlo del forzato allontanamento da Alessandra Benucci. Questa intima e privatissima esigenza, è espressa nei versi allusivi della VII Satira, diretta dall’amico Bonaventura Pistofilo:

Se perché amo sì il nido mi dimandi, / io non te lo dirò più volentieri / ch’io soglia al frate i falli miei nefandi /.

Bonaventura Pistofilo, segretario di Alfonso I d'Este, nella sua biografia del Duca riserva il capitolo quinto alla seconda moglie, Lucrezia appunto, della quale ci riferisce: "Fu essa Lucrezia di venusto e mansueto aspetto, prudente, diligentissime maniere negli atti, et nel parlare di molta gratia et allegrezza, et al suo sposo et signore obsequentissima et come all’hora in Ferrara, venendo a marito questa singularissima Signora che fu l’anno M.D.I. Le gentildonne, et cittadine usavano habiti, ne’ quali mostravano le carni nude del petto, et delle spalle, così essa eccellentissima signora introdusse il portare, et uso di gorgiera, che velavano tutte quelle parte delle spalle sino sotto alli capelli, et non solo nel vestire, ma anche ne’ costumi et Religione dette questa Principessa ottimi essempi alla Cittade, et sudditi …".

Bonaventura Pistofilo  - Oplomachia, nella quale con dottrina morale, politica, e militare, e col mezzo delle figure si tratta per via di teorica, e di  pratica del maneggio, e dell'uso delle Armi. Distinta in tre discorsi di Picca, d'Alabarda, e di Moschetto - Siena, Ercole e Agamennone Gori, 1621. 

 

SILVESTRO  LANDINI

Mittente\SILVESTRO LANDINI a Destinatario\GALILEO

in Destinazione\Firenze.  Luogo\Padova, 17 gennaio 1614.
Conservazione\Bibl. Naz. Fir. Mss. Gal., P. I, T. VII, car. 138. - Autografa.

Molt`Ill.re et Ecc.mo mio S.re
Avanti che di qua si partisse, so che la si ricorda che l`uno all`altro promisse di lasciare le cirimonie da banda, ma secondo l`occorrenza scrivere liberamente. Onde, per non traviare dalle predette parole, prima la saluto di tutto cuore et mi rallegro dell buono stato suo; di poi la pregho (sforzato da persona che mi puole comandare) che per cortesia mi facia gratia di ragguagliarmi et insegnarmi come si faccia nella Galeria di Sua Altezza quel reflesso di quello specchio il quale è sopra il quadro del Gran Duca Francesco, il quale dirimpetto mostra la Gran Duchezza: et mi perdoni di tanto fastidio il quale le do, perchè questo Signore è devoto servitore di Casa Medici et desidera sapere il modo; et havendomi, come gli ho detto, forzato a scrivere, non ho saputo trovar persona in Fiorenza, che meglio me ne possa dar conto. Però starò aspettando questo favore, et che poi si vaglia dell`opera mia in quel modo che sa che ella puole. Intanto, non havendo qua di nuovo, solo la saluto da parte del S.r Conte Giulio Zabarella et Marco Antonio Mazzoleni, i quali meco gli preghano da Dio ogni bene.

  Di Padova, li 17 Genaio 1614.
 Di V. S. molto et Ecc.ma  Aff.mo
 Silvestro Landini.

 Fuori:

 Al molto et Ecc.mo mio S.re Col.o
 S.re Galileo Galilei, Matem.co di S. A. S.ma
 Fiorenza

 http://moro.imss.fi.it/lettura/Lettura

di San Lorenzo

la sagra

2007

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Pubblicato il 20-11-2006

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