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Caro
Ruggeri
Lascio
innanzi tutto ogni preambolo; essendo conterranei mi pare pur
ovvio parlarci familiarmente.
Effettivamente
la poesia da te citata nella lettera e speditami mi appartiene; fa parte dei
ludi cartacei che rappresentavano un mio passatempo di quando ero
ancora studente. Mi ha messo un po' fuori pista il tuo riferimento
al triste periodo bellico della lotta partigiana in Lunigiana
(sulla quale il Dr.Brunelli ha scritto un libro, di cui mi fece
cortese omaggio). Non mi ricordavo che in quella composizione ci
fosse un riferimento anche al coinvolgimento di Collesino nella
vicenda bellica. Ricordavo solo di aver trovato tra le pagine
quella poesiola e di avergliela data. Ma evidentemente in quel
periodo (1946) quei luttuosi avvenimenti erano ancora talmente
impressi nella memoria, che era fatale uscissero così di botto
anche delle poesie. Infatti tra le stesse pagine mi sono
ritrovato, tra le altre cose, anche uno scritto su Compione che,
ricordo, mi fu suggerito da un sentimento di simpatia verso una
ragazza di Compione, per la verità carina, alla quale volevo fare
omaggio di una composizione sul suo paese. In realtà poi restò
tra le mie pagine, e fu meglio così, perchè penso che si sarebbe
probabilmente stufata di leggerla tutta; peggior sorte toccherà
a te che dovrai scorrerla seppure velocemente.Anche in
questa (del 1946) compare regolarmente il riferimento alla
sciagurata stagione teutotica, di cui anch'io non fui attore, ma
subii le conseguenze con la deportazione insieme a mio padre e a
mio fratello. (Restò a casa solo mia madre). Solo parlando di
Pastina non ricordo di aver fatto alcun riferimento di carattere
bellico; ma in questo caso il soggetto si prestava a immagini e
fantasie sui generis; tra i due paesi era intercorso nel tempo un
curioso antagonismo, una specie di piccola faida (per fortuna
senza nessun Tigrin de la Sassetta!); era d'uso farsi e progettare
dispetti (in questo non più bravi i Pastinesi); uno dei
dispetti più ambiti era per i Pastinesi riuscire ad incendiare la
catasta di ginepri sul Monte Croce di Mochignano, prima della
scadenza del fatale tocco di mezzanotte a Carnevale.
Effettivamente però qualche volta le intemperanze non si
fermarono solo a schermaglie in versi si sono perse tra le carte
del passato. Non
mi resta che complimentarmi con te per l'attenzione veramente
singolare che riserbi alla nostra terra natia. Segno di un
sentimento profondo e di una mente aperta a vivi interessi. Cari
saluti. Scarpellini
Fernando N.B.
Ho dovuto trascrivere il "Rimeggiar gogliardico" su
Compione perchè l'originale era ormai mal messo per ricavarne una
fotocopia leggibile. Ho
un ricordo curioso di Pastina: da ragazzo passando per il vicolo
stretto, spuntava un'ombra furtiva che, in posa da Joe Louis,
lanciava la sfida:"A vot far a pugni?". |