ALL' INDICE

L'idiota

14

.

 

Povero idiota! Quanta, quanta pena.

sul picciol corpo, quella testa immane!

Nel riso vacuo, quella faccia oscena!

Satollo mai, famelico di pane.

 

Della madre era il cruccio e, forse in cuore,

tacita gioia. Le reni strappando

pel pane al figlio, nell'ombra senz'ore,

povera mamma, piangeva per quando

 

tapino e solo l'avrebbe lasciato.

Una sera piovosa fu sepolta!

Il triste giorno tanto paventato!

Al cimitero rustico una volta,

 

passando accanto, mugular sentii,

(era il grottesco simulacro umano)

"ho fame, mamma!". Sol, per lui, capìi

ch'era la madre il pane quotidiano.

 

Andar da lui e prenderlo per mano?

Accarezzarlo? No. Giammai compreso

avrebbe il gesto istintivo, umano.

Fuggìi piangendo, con nel cuore il peso

 

d'indefinito mal senza confine!

M'apparve allor davanti, all'improvviso,

affaticato, sotto il bianco crine,

pien di sgomento, de la madre il viso.

 

Alla povera stanca risvegliata,

sulla cui tomba il nome non è scritto

a l'odissëa mai sarà narrata,

chiesi perdono con il cuor afflitto.

 

Il suo consenso fu mesto sorriso.

Ma mentre che svaniva in più leggiadre

forme, sempre sul diafano suo viso

una divina v'era ansia di madre.

 

   

Torna su