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Gioca
il bambino nell'ombroso parco.
A
contemplarlo,
nell'anima
un
soffio d'aria infantile,
sul
cuor
la
primavera.
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Perchè,
papà?
Quanti
perchè....
Nembi
di cose scure tra le sue labbra
son
raggi di sol negli occhi suoi.
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Anima
che ne la vita si distende,
crisalide
in cerca delle ali.
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A
volte
nell'infinito
regno sconosciuto
il
mio pensier si perde,
muto
è il verbo
e
l'anima un tremor di stella su la neve.
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Gli
occhi suoi allora
del
mar più vasti
sembrano
involgersi
ne
la mia stessa pena.
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Perchè
così mi guardi?
Perplesso
sono, è vero.
"Il
papà di Dio?"
Come
spiegartelo, piccolo mio amico,
perchè
capir tu possa.
"È
sempre Dio, come il figliuolo,
come
lo Spirito Santo".
Complesso
armonioso,
ma
per l'umana fantasia,
vedi,
è nebbia evanescente
in
un infinito Nulla.
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Ma
gioca, anima mia.
Giorno
verrà
e
la tua mente ancora
tristamente
si
perderà per lontananze crude
nell'infinito
regno.
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Ora
dopo
il giuoco
a
la sera
congiunte
le manine
con
me ripeti:
"fammi
buono, o Dio.
"Scortami
sempre
"fin
che ritorni
"donde
son partito".
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