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Enigma

46

 

Vasta al mio sguardo

di papaveri rossi una distesa

che d'improvviso mi porta

alla lontana primavera.

 

Non più fervente rossore

avean riveduto gli occhi miei grandi.

 

Per ovunque era silenzio,

calura.

A mezzo il giorno

giaceva supina

all'ombra di secolare quercia

la pastorella

fatta di segreto e di freschezza.

Nel balzarle appresso

quasi colta l'avessi

abbandonata

al gioco di voluttuosi sogni,

di brace diventò il suo bel viso

e - quale agile gazzella -

sparì veloce

silenziosa

muta.

 

Quante volte ripenso a quella fuga

e più a quel rossore,

al fior della sua bocca

si vivo e vermiglio,

come ruota turbina ancora

l'anima stupita nel mistero.

 

Fatta di segreto e di fresca giovinezza

ella è innanzi a me

vana spoglia di cosa

che rivela

un tutto, un nulla

che l'anima soltanto sente.

 

Forse paventò l'ora

propria all'abbandono

perchè ebro uomo

riversi il volto

e l'anima vuoti con un bacio;

 

forse l'aroma

d'un segreto amore

che si sciolse nel rossore

fuggir la fece vergognosa

in arido fruscio.

 

Ne la rimembranza

qual baglior sanguigno

picciol cuore amico?

e morbido giaciglio

quale al mio sguardo

campo di papaveri

per addormirsi

con miracol d'ardore

infinitamente?

 

O lontananze de la vita,

compianti dalle oscure cose!

 

 

   

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