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Vasta
al mio sguardo
di
papaveri rossi una distesa
che
d'improvviso mi porta
alla
lontana primavera.
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Non
più fervente rossore
avean
riveduto gli occhi miei grandi.
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Per
ovunque era silenzio,
calura.
A
mezzo il giorno
giaceva
supina
all'ombra
di secolare quercia
la
pastorella
fatta
di segreto e di freschezza.
Nel
balzarle appresso
quasi
colta l'avessi
abbandonata
al
gioco di voluttuosi sogni,
di
brace diventò il suo bel viso
e
- quale agile gazzella -
sparì
veloce
silenziosa
muta.
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Quante
volte ripenso a quella fuga
e
più a quel rossore,
al
fior della sua bocca
si
vivo e vermiglio,
come
ruota turbina ancora
l'anima
stupita nel mistero.
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Fatta
di segreto e di fresca giovinezza
ella
è innanzi a me
vana
spoglia di cosa
che
rivela
un
tutto, un nulla
che
l'anima soltanto sente.
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Forse
paventò l'ora
propria
all'abbandono
perchè
ebro uomo
riversi
il volto
e
l'anima vuoti con un bacio;
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forse
l'aroma
d'un
segreto amore
che
si sciolse nel rossore
fuggir
la fece vergognosa
in
arido fruscio.
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Ne
la rimembranza
qual
baglior sanguigno
picciol
cuore amico?
e
morbido giaciglio
quale
al mio sguardo
campo
di papaveri
per
addormirsi
con
miracol d'ardore
infinitamente?
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O
lontananze de la vita,
compianti
dalle oscure cose!
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