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Aggiornato il  02-04-2007

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Referenze

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Statua-stele murata a fianco della Chiesetta di Campoli

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Statua-stele murata a Scorcetoli

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Libro A. Ambrosi

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Libro A. Anati

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Cartina della Lunigiana antica

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 La prima Statua-stele 

di Zignago trovata nel 1827

INTRODUZIONE

La Lunigiana è la regione d'Italia dove sono state trovate il più gran numero di statue-stele, dette anche statue-menhirs o stele antropomorfe.

Le località più note sono: Bagnone, Bigliolo, Campoli, Canossa, Casola, Castagneta,  Falcinetto, Filattiera, Filetto, Gigliana, Groppoli, La Spezia, Malgrate, Minucciano, Moncigoli, Monte della Madonna, Pontevecchio, Reusa, S. Cristoforo, Sarzana, Scorcetoli, Taponecco, Treschietto, Venelia, Verrucola, Zignago. 

Nella geografia amministrativa attuale, la Lunigiana antica comprende la Provincia di Massa-Carrara e una piccola parte della provincia di Lucca nell'alta Toscana; la provincia di La Spezia nella Liguria orientale; e tre comuni della Provincia di Parma a confine con il crinale dell'Appennino tosco-emiliano;  un territorio di complessivi 1700 kmq. 

Lungo il littorale, il tratto che va da Deiva Marina (mar Ligure) a Montignoso (mar Tirreno); comprendenti le Cinque Terre, il golfo dei Poeti, Bocca di Magra, le spiagge di Marina di Carrara e di Massa.

Di statue-stele nel territorio ne sono state catalogate una cinquantina e sono state tutte rinvenute in un'area geografica piuttosto limitata, un bacino solcato da torrenti, quasi tutti affluenti del fiume Magra. 

Molti sono gli studiosi che si sono seguiti, e che hanno trattato l'argomento delle statue-stele, alcuni hanno anche azzardato una classificazione usando un metodo sommariamente cronologico, in relazione ai vari ritrovamenti, dal 1927 iniziando con la stele di Zignago sino al rinvenimento di quella di Treschietto (catalogata nº 52) venuta alla luce nel 1969; non sono catalogati gli ultimi ritrovamenti.

Questi reperti di Lunigiana, rappresentano uno dei gruppi più numerosi, più significativi  ed omogenei d'Italia e del bacino del Mediterraneo. 

Monumenti di questo genere, in numero però meno importante, si trovano sparpagliati un pò ovunque in Europa, nella penisola Iberica, in Francia, in Corsica, in Romania, in Bulgaria e in Russia.

In Italia del nord ne sono state trovate isolate ed a piccoli gruppi in Valtellina, in Valcamonica e nell'Alto Adige ed alcune isolate in Liguria occidentale e in Piemonte. 

Con caratteristiche differenti e con fantasiose decorazioni, se ne trovano in Puglia nel Foggiano, databili del IXº - Vº secolo a.C. 

In maggiori o minori concentrazioni od anche isolate, le stue-stele sono apparse un pò ovunque in Lunigiana: dalla pianura lunense alle pianure lungo il fiume Magra, dalle zone collinari di Moncigoli, Casola e Monti, alle rocciose di Pontevecchio e Minucciano. Nella bassa valle del torrente Bagnone e come a Treschietto nell'alta valle, i ritrovamenti sono quasi sempre avvenuti nei boschi di cerro o di castagno. esempio Filetto.

L'albero del castagno doveva sicuramente esistere in Lunigiana allo stato spontaneo, la sua diffussisone e l'impianto di castagneti da frutto nella montagna inizia negli ultimi secoli dell'Impero. 

Le statue-stele sono state tutte ricavate dalla pietra arenaria "il macigno", provenienti da un terreno geologico fortemente acido, terra fertile e ideale per lo sviluppo del castagno.  

Quindi è facile intuire che i vari ritrovamenti coincidono con l'elaborazione dei siti e la loro trasformazione agricola, e si può anche pensare che molti di questi monumenti siano ancora sepolti in castagneti trasformati, o anche nascosti e sepolti dalla normale sedimentazione o da detriti alluvionali.

Ubaldo Formentini ha voluto mettere in relazione le statue-stele con la viabilità dell'antica Lunigiana, quando le grandi strade attraversavano la Val di Magra, selva di Filetto ed alcune risalivano la valle del Bagnone (Via del sale) e quelle dell'Aulella per recarsi a Lucca (Via Surianum).

Le direttrici individuate che dalla val del Serchio e da Lucca si dirigevano per la valle dell'Aulella e quella del Rosaro verso il lido lunense, sono itinerari segnati da non dubbie testimonianze di centri plebani che ricalcano organismi demoterritoriali anteriori al cistianesimo (A. C. Ambrosi).

 I ritrovamenti delle statue stele, che sono conservate un pò ovunque e sparpagliate nel territorio:  nel museo del Castello del Piagnaro di Pontremoli, nel deposito archeologico statale di Casola in Lunigiana e nel civico museo di La Spezia,  alcune di proprietà privata sono murate in diverse località, stanno a dimostrare che la presenza umana in Lunigiana è visibile già all’età del bronzo.

In questo documento voglio analizzare singolarmente le statue-stele ritrovate sul territorio del Comune di Bagnone e precisamente la Bagnone A, la B, la C, secondo la classificazione di Emanuele Anati e l'ultima ritrovata nel 1969 a Treschietto frazione di Bagnone.

Secondo la classificazione del Prof. Emmanuel Anati, Direttore del Centro Camuno di Studi Preistorici di Capo di Ponte, ed uno tra i maggiori esperti nel campo degli studi sulla preistoria, a Bagnone sono state atatribuite le Statue-stele nº  11, 12 e 13, identificate come BAGNONE A, B, C, ed al suo territorio quella di TRESCHIETTO n. 52.

Altri studiosi, tra cui A.C. Ambrosi invece catalogano le tre stele sopradescritte col nome di Filetto IVº (nº24), Filetto VIIIº (nº32) e Filetto IXº (nº33). Ma seempre si tratta di statue-stele o frammenti di esse, ritrovate nella valle del torrente Bagnone.

Le presento nella conologia di come sono state classificate, anche se io avrei anticipato la 12 alla 11, ma per non alterare i vari documenti esistenti ne conservo l'ordine che rispetta quello del loro ritrovamento.

Museo delle Statue Stele
Castello del Piagnaro - Pontremoli (MS)

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Aperto tutti i giorni escluso il lunedì.

Orario Inv.: 9.00/12.00 - 14.00/17.00
Orario Est. : 9.00/12.00 - 16.00/19.00
 gratuito ai ragazzi fino ai 12 anni.

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  BAGNONE A - nº 11

Trovata nel 1926 durante i lavori di "cotura" di un terreno a castagneto per trasformarlo a seminativo, lungo la rotabile che conduce a Bagnone, nella valle del torrente omonimo. La pietra si trovava a poca profondità ed è stata riconosciuta dal Prof. Lanfranco Bellegotti di Bagnone,  (Link: belegotti )giunto sul posto quando il reperto era già stato rimosso. Le ricerche delle parti mancanti fatta nelle immediate vicinanze hanno avuto esito negativo. Più tardi, poco distante, nel 1950 verrà ritrovata anche la testa, vedi più sotto Bagnone B.

Attualmente la stele si trova nel Civico Museo di La Spezia ed è di proprietà del Comune stesso.

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Dimensioni: altezza massima m 1,39; altezza minima m 0,70; larghezza massima m 0,64; larghezza minima m 0,54; spessore massimo m 0,30; spessore minimo m 0,17; altezza base cm 14.

Natura della pietra: macigno di colore grigio topo, con piani di sfaldatura, grana molto fine, poco compatta, a cemento argilloso. Profonde alterazioni superficiali, con macchie di colore giallognolo.

Frammento di grande statua-stele su lastrone leggermente 

rastremato nella parte inferiore, caratterizzato da una spezzatura irregolare che lo ha privato della parte superiore dall'altezza del gomito sinistro sino al polso destro. L'avambraccio sinistro è integro e di dimensioni piuttosto sottili; nella parte inferiore si allarga a spatola per rappresentare la mano e le dita. Del tutto simile appare anche la mano destra.

         Poco sotto è scolpito in rilievo un pugnale con lama molto appuntita di forma triangolare regolare con una marcata costolatura centrale, manico a pomo ovoidale (arma con caratteristiche d'origine celtica). Sul pomo si notano tre borchie. Dal centro del manico scende un pendaglio o dragona di forma triangolare ad otto elementi in rilievo. Nell'estrema parte inferiore per tutta la larghezza della pietra esiste una basatura di cm 14 caratterizzante i motivi rappresentati.

Si può definire in ottimo stato di conservazione, se si fa eccezione per una piccola sfaldatura della pietra nella parte centrale del pendaglio. 

La parte posteriore invece mostra l'asportazione di vari strati, sfaldature dovuto agli agenti atmosferici che hanno interamente obliterato ogni possibile rappresentazione.

Natura della pietra: banco stratiforme di macigno di colore grigio topo, grana fine, con alterazione superficiale media. Erosione superficiale diffusa.

  BAGNONE B - nº 12

Questa testa della statua-stele, trovata attorno al 1950 durante lavori di "cotura" di un castagneto attiguo a quello dove è stata rinvenuta la stele nº 11, sopra citata. Per un decennio il pezzo è stato dimenticato e depositato in una costruzione rurale e poi riconosciuto dal Prof. Ghini che lo ha fatto recuperare.

Attualmente si trova nel deposito archeologico statale di Casola in Lunigiana ed è di proprietà dello Stato.

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Dimensioni: altezza totale m 0,40; larghezza m 0,53; spessore m 0,18; testa altezza m 0,25; collo, altezza massima m 0,17; altezza minima m 0,11; larghezza m 0,20; spessore m 0,10.

La testa a larga espansione laterale ed a arco ribassato; il volto è delimitato a nastro sullo stesso piano della superficie nella parte alta ed in rilievo nella parte bassa. Il volto ha la larghezza di cm 19, l'altezza del naso è cm 6, la larghezza cm 3, lo spessore del naso nella parte inferiore cm 1 circa.

Ai due lati, ad altezze leggermente diverse, i due cerchietti a cavetto che rappresentano gli orecchi hanno un diametro di cm 6. Gli occhi sono rappresentati da due pastiglie ai lati del naso. 

La spezzataura del collo che doveva essere di notevoli dimensioni e robustezza, ha interessato anche la parte inferiore del volto. I contorni di questo dovevano scendere al di sotto della linea inferiore della testa, pertanto doveva essere accentuato il profilo del mento.

Se si fa eccezione per la stele di Filetto A (nº 14) che presenta il volto delimitato a cavetto, di forma più evoluta e tarda, questa è l'unica della media val di Magra che presenti il volto delimitato da un regolare e ben marcato segno a nastro. 

Mentre la maggioranza ha il segno ad U ottenuto soltanto dall'abbassamento del piano, questa mostra una forma espressiva più elaborata, tecnicamente più precisa. 

  BAGNONE A + B - (nº 11 + nº 12)

Ubaldo Formentini ha formulato l'ipotesi che la testa di Bagnone B (nº 12) rinvenuta a distanza di vario tempo nella stessa località, appartenga alla stele rappresentata in Bagnone A (nº 11).

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La ricostruzione schematica riesce a combinare i due elementi in una stele di grandi dimensioni: altezza totale m. 2,40; larghezza massima alle spalle m 0,70; larghezza minima m 0,55; spessore massimo m 0,30 e minimo m 0,17. 

La superiore tecnica qui impiegata, rileva una perizia ed un'abilità che è del tutto ignota a gran parte delle altre.

Le rilevanti dimensioni di questa statua stele, e soprattutto la compita perfezione formale del pugnale e del suo pendaglio, fanno di questo pezzo uno dei più interessanti del gruppo lunigianese. 

Formentini, ricollegandosi in un certo senso ai primi 

studi del Mazzini e del Giuliani, ha pensato che queste statue stele siano l'espressione di un "rinnovamento culturale" dell'ethnos ligure sotto l'influsso dell'invasione celtica. L'armamento è lo stesso che figura anche nelle tombe a cassetta della Lunigiana. I rapporti tra Liguri e Celti vengono così rimessi in causa. 

        Queste statue-stele mostrano molti caratteri esteriori che le avvicinano al mondo celtico.

  BAGNONE C - nº 13

Ritrovata nel 1961 nello stesso territorio delle due precedenti, è oggi custodita assieme alla nº 12, nel deposito archeologico statale di Casola in Lunigiana ed è di proprietà dello Stato.

Dimensioni: altezza m 0,17; spessore minimo m 0,10½; spessore massimo m 0,12. Natura della pietra arenaria, a cemento calcareo, di grana fine, di colore grigio topo. 

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Testa di probabile statua stele, di forma tondeggiante allungata ai due lati; il volto è ottenuto da uno schema vagamente a T che mette in risalto i due occhi a pastiglia ai due lati del naso. Non si nota nè la bocca nè l'attacco del collo per la rottura della pietra.

Gli occhi e il naso sono stati ottenuti con un lieve abbassamento del contorno.

Presenta uno schema che esula dalla comune tipologia delle statue-stele della Lunigiana; pertanto si può pensare ad una eccezione che per i caratteri naturalistici si avvicina più al tipo di statua-stele francese o piuttosto ad una espressione che non osserva la tradizione. 

Si ha l'impressione di un ciottolo di fiume lavorato. Se fosse invece veramente la testa di una statua-stele, sarebbe stata unita al corpo, come sembra sia, mediante un solco, e sarebbe quindi molto vicina al tipo di Zignago.

   TRESCHIETTO - nº 52

La statua-stele di Treschietto, frazione di Bagnone, è venuta in luce il 7 Luglio 1969 durante i lavori eseguiti dal Comune di Bagnone per la sistemazione del cimitero di Treschietto. Si trovava ad una profondità di circa m 1,20 in posizione orizzontale in un vigneto di proprietà Malatesta, ricavato qualche anno prima da una secolare e folta selva di castagni.

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La stele è stata estratta dal terreno da un mezzo meccanico che operava lo sbancamento per aprire una nuova via d'accesso e l'allargamento del cimitero. Il Prof. Germano Cavalli, informato dagli addetti ai lavori, signori Alberto Manganelli e Silvio Bozzani, ha riconosciuto la stele ed ha provveduto a farla trasportare nel deposito comunale di Bagnone. 

Dopo avere attentamente  esaminato il terreno circostante ed aver seguito i successivi sviluppi dei lavori, ha concluso che 

attorno alla statua-stele non vi era la più piccola traccia di ceramica, di paleosuolo o altro. 

Attualmente si trova nel museo del Piagnaro nel Castello di Pontremoli e le sue dimensioni sono: altezza torale m 1,35; larghezza m 0,39; spessore m 0,17; dimensioni del collo m 0,1ax0,20. Peso complessivo circa 2 quintali.

Natura della pietra: banco di arenaria "macigno" a grana medio fine con forte tendenza all'alterazione. Colore naturale marrone, alterazione esterna sul giallognolo; la rottura del collo presenta una alterazione sensibilmente inferiore a quello della rimanente superficie. Abrasioni per dilavamento di media entità.

Statua-stele femminile, acefala con forte collo che mantiene nel lato destro superiore traccia dell'espansione laterale della testa. Al centro della sua parte superiore si nota anche un abbassamento del piano che forse vuol indicare la parte inferiore del volto. Il collo, piuttosto robusto nello spessore e nella lunghezza, porta sul davanti varie solcature che evidenziano dei segmenti pressochè orizzontali (cm 1). Questi non compaiono nel retro: vogliono indicare collane forse ad anelli sovrapposti.

Ha una forma spiccatamente geometrica molto uniforme, una autentica stele subrettangolare in prospettiva anteriore e laterale. Fanno eccezione i seni che aggettano semisferici per cm 5 con l'accenno del capezzolo. Il carattere geometrico è accentuato dalla linea delle spalle che è molto angolosa, con le due estremità leggermente più alte del piano di attacco del collo.

La linea clavicolare (cm 3,5) è piuttosto sottile e perfettamente orizzontale; con una smussta curva ad angolo retto continua nelle braccia che, nella parte alta, sono sottilissime (cm 2), quasi compresse tra il fianco ed il seno.

Alla curva del gomito l'avambraccio si allarga progressivamente fino a raggiungere 4 cm al polso e 5 cm alle mani. Queste, a differenza di tutte le altre, presentano un aspetto più naturalistico con il rispetto della linea del pollice, accentuata da una leggera curvatura come se le mani volessero unirsi in un atteggiamento pudico.

Questa statua stele femminile, casualmente acefala, è una delle meglio conservate e di notevole interesse perchè unisce elementi geometrici ad altri naturalistici di grande evidenza, quali i seni, la linea delle mani e le collane. La leggera inclinazione delle spalle sembra una accidentale e singolare coincidenza con le stele femminili daunie che, come è noto, hanno questo motivo portato a forme accentuatissime.

Da notare ancora l'ubicazione del rinvenimento che si pone in una zona sensibilmente elevata, forse nei pressi di uno scomparso insediamento di difesa legato alle pratiche agricole e dell'allevamento, ma vicino ad un antico luogo di sepoltura; ed è indicata dallo scopritore Prof. Germano Cavalli, come rimossa dalla sua posizione originaria. 

RECENTI  RITROVAMENTI  

Ci risulta che le prime due statue-stele ritrovate siano state portate a Firenze e che per salvare le altre due da espropriazioni indebite, è stato necessario l'intervento del Sindaco di Mulazzo.

Siamo veramente rattristati nel sentire simili cose. Cosa ci stanno a fare le statue-stele a Firenze, magari in Piazza della Signoria, a fianco del Davide di Michelangelo !.....

Le statue-stele ritrovate devono rimanere in Lunigiana, devono entrare nel museo del Piagnaro di Pontremoli, assieme alle altre. 

Già troppe statue-stele sono state in passato tolte alla comunità lunigianese e diradate in luoghi inadatti, perché dovrebbero essere raccolte in un unico sito archeologico;  ecco dove sono:

- 1) La prima statua-stele ritrovata in Lunigiana Antica, il 29 dicembre 1827 a Villa di Novà, comune di Zignago, provincia di La Spezia.

Attualmente si trova nel Museo di Archeologia Ligure di Villa Durazzo Pallavicini a Genova Pegli. 

I  CARATTERI  LEPONTICI

Diversi studiosi si sono azzardati ad importanti considerazioni, perchè questa Statua-stele: "Zignago", che sul tronco non sono visibili nè le 

braccia nè alcuntipo di arma, sul lato destro è incisa una iscrizione che, si legge dall'alto in basso, in caratteri lepontici. 

La traduzione dal Gaulois è: "Colui che cura i luoghi sacri". (Prof. Jean Franville, vedi i Siti Archeologici, n.d.a.)

- 2) Nella Pieve di Filattiera: La statua-stele femminile acefala é murata davanti all'abside laterale nella Chiesa di Sorano.

- 3) A Gigliana: Frammento di statua-stele con pugnale inguainato é stato murato nel campanile della Chiesa, il frammento é stato deturpato con l'aggiunta di una scritta commemorativa.

- 4) Nel Museo di La Spezia: Lapide paleocristiana scoperta presso Luni, sulla quale appare la figura di un personaggio che ricorda quelli delle staue-stele.

- 5) A Pieve di Filattiera: Effigie di Diavolo, la faccia ricorda stranamente quelle delle stue-stele.

- 6) A Pontremoli: Cortile palazzo Bocconi; staua-stele Filetto II.

- 7) A Campoli: La statua-stele é murata a lato dell'ingresso della Chiesa.

- 8) A Scorcetoli: La statua-stele é murata in un pilastro di recinzione nel sagrato della Chiesa.

- 9) Il Civico Museo di La Spezia, agli inizi del '900, ha acquistato un certo numero di statue-stele provenienti dalla Lunigiana, e precisamente da Pontevecchio, Filetto, Malgrate, Sarzana, Sorano II, Verrucola.

- 10)Il  Museo Ercheologico dell'Etruria in Firenze, conserva due statue-stele, la Moncigoli I e II.

- 11) A Licciana Nardi: Statua-stele Venelia é custudita nel Castello di Monti.

- 12) A Gordana: Satua-stele acefala di S. Cristoforo, é depositata presso una  abitazione al bivio per Gordana.

- 13) A Casola in Lunigiana nel deposito archeologico si trovano numerose Statue-stele di proprietà dello Stato, di varia provenienza, Filetto, Malgrate, Minucciano, Casola, Reusa, Sorano.

Perchè Queste Statue-stele non si devono raggruppare tutte assieme ? Cosa serve il Ministero dei Beni Culturali, se non a proteggere queste vestigia ? Vero signor Ministro ?

E perchè non creare un'area a cielo aperto in un luogo ben definito, tipo "La selva di Filetto" o altro sito, per esporele al pubblico ed ai turisti tutte queste nostre numerose meraviglie ?

Bibliografia:

Augusto C. Ambrosi - Corpus delle Statue-stele Lunigianesi - Istituto Internazionale di Studi Liguri - Bordighera - 1972.

Emanuel Anati - I testimoni dell'ultima rivoluzione culturale della preistoria - 

LE STATUE-STELE DELLA LUNIGIANA - Editoriale Jaca Book - La spezia - 1981.

CONCLUSIONE

Dare una data alla statua-stele e localizzarla nel tempo, gli esperti la fanno risalire alla prima parte dell’età del bronzo. Quando noi sappiamo che l’età del bronzo, nel Mediterraneo termina intorno al 1000 a.C., possiamo trarne delle conclusioni.  

L’uso della stele funeraria risale ai greci del periodo miceno. In Italia essa era già conosciuta durante la civiltà enea e palafitticola. Nei vari momenti e luoghi, la stele assunse forme diverse e decorazioni più o meno ricche.  

La stele, sta a dimostrare che in Lunigiana esisteva una vita organizzata, già da diversi secoli prima di Cristo. 

RUGgGIO

Novità

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Francobollo ONU - 2004

UNA  STATUA-STELE  DELLA  LUNIGIANA 
SU  UN  FRANCOBOLLO  DELL'ONU

(ANSA) - ROMA, 3 marzo 2004 - Una classica stele della Lunigiana: e' il reperto archeologico scelto dalle poste dell' ONU per rappresentare l'Italia in una serie di francobolli emessi oggi e dedicati all'arte autoctona europea.

La serie prevede diciotto francobolli - sei per ogni sede ONU dotata di autonomia postale - raccolti in tre foglietti: la stele della Lunigiana e' inserita, fra anfore greche e sculture in legno vichinghe, nel foglietto

denominato in dollari (per la sede di New York).

La stele e' conservata nel Museo di Pontremoli: nell'annunciare l'emissione, il sito filatelico specializzato 'Vaccari news' ha intervistato il sindaco della citta' toscana Enrico Ferri, il quale ha sottolineato ''l'originalita' e l'importanza sia storica che per le prospettive future'' del francobollo. 

Nota di RUGgGIO.

La Statua-stele riprodotta sul francobollo è catalogata n. 49 detta di Bigliolo, statua-stele maschile tipo Reusa con ascia, cintura e triangolo cache-sexe. Sulla parte destra del busto appare una scritta che si presume sia stata incisa posteriormente.

La statua-stele è stata ritrovata nella valle del Taverone negli anni settanta; le sue dimensioni sono: larghezza 45 cm, altezza 94 cm, spessore 10 cm; è di sesso maschile, armata con ascia, ed è in buono stato di conservazione.

Ricerca pubblicata cura di RUGgGIO-2003

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