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Un
po' di polemica |
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Ho dato inizio a questa
ricerca perchè ho
notato che su Internet ci sono ben 45 pagine e ogni pagina 10 indirizzi per un
totale di 450 persone (siti), che ciascuna di esse ha voluto dire la sua in materia di
TESTAROLI.
Allora
anch'io, e perchè no, voglio dire la mia.
Intanto
vorrei documentare l'origine della parola, che deriva dagli
attrezzi, i testi, con i quali si cuociono i meravigliosi dischi
di farina di grano, che a seconda delle zone della Lunigiana
vengono chiamati con accenti e sfumature differenti: Téstarol
e i Téstaroi a Bagnon, Téstarol e iTestaroli a
Pontremal. Ha prevalso il termine italianizzato TESTAROLO
e TESTAROLI.
Non si possono cucinare i testaroli sulle
cucine a gas di casa nostra. Non sono neppure vere le ricette che ogni sedicente
intenditore ha scitto; e mi permetto di chiarire una volta per tutte questo
argomento.
I
Testaroli sono un prodotto o un cibo tipico Lunigianese; la base è il
"Testarolo", mentre
il condimento può variare da paese a paese; da gusto a gusto; da
famiglia a famiglia.
Il
tradizionale, il vero ed unico modo di condirlo è quello col pesto alla
genovese, ma poi ciascuno ha i propri gusti.....
Il
paese "ad hoc" tipico della Lunigiana che dall'antico ad oggi ha
prodotto e commercializzato il testarolo è BAGNONE. Nel secolo scorso,
il testarolo lo sapeva fare bene solo la Virginia dal Goz,
era Lei la fornitrice di tutte le famiglie del
Paese. Però un buon Testarolo lo si mangiava in casa di qualsiasi
Contadino, perchè allora, l'unica maniera di cuocerlo era con
l'uso dei TESTI,
[V. bagnonemia/gurguglione/fascicoloXIII], che venivano riscaldati con la fiamma ardente
della legna
forte, nei gradili, ed erano preparati e cotti dalle donne di casa. Oggi
gradili, testi, brace, legna non se ne sente quasi più parlare,
come fare allora ad ottenere dei buoni testaroli?
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I testaroli |
I
Testi sono l'attrezzo indispensabile e questo attrezzo, oggi lo si
trova in commercio di ghisa, mentre un tempo era di terracotta; viene oggi
usato su speciali cucine a gas con risultati che lasciano molto a
desiderare.
I due
elementi dei testi, un tempo dovevano essere surriscaldati sulla fiamma
ardente nel camino e il "soprano"veniva ricoperto di brace
ardente e di cenere,
mentre il "sottano" doveva essere appoggiato sui
"brandonari" (alari), sotto ai quali veniva accatastata
la brace.
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Ho
letto in un sito, qualcuno lo suggerisce, di farli con
la padella... ma quale padella! Occorrono i testi!
I
testaroli oggi si trovano anche nei supermercati, sono il
risultato di una
produzione industriale a tutto discapito della bontà.
Però... meglio che niente!.... Attenzione alla
freschezza.....!!
In
Lunigiana esistono ancora alcuni commerci che vendono
autentici testaroli cotti ancora nei testi di terracotta, sono pochi, ma
vale
veramente la pena cercarli, il conoscitore ne valuterà la vera
qualità ed il buon sapore.
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Sono
poche le massaie che si dedicano ancora a quest'arte
culinaria, per fortuna ne rimangono alcune ovunque, perchè
la resa è buona; un testarolo di qualità costa
all'acquisto mediamente € 2,50/3,00 l'uno, mentre quelli
industriali si trovano nei magazzini di alimentari a €
1,50/2,00 cadauno; la differenza stà nel sapore. |
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Come farli
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l
lavoro di approvvigionamento e di produzione è molto laborioso; occorre la legna, la
farina, la pulizia dei locali: causa la cenere ed il fumo, etc, etc.
La
ricetta è semplice, molto umile, come umile era la vita delle
nostre genti; un testarolo è sufficiente per due
persone.
GLI INGREDIENTI PER UN TESTAROLO:
200 gr. di farina di grano“O”, un
bicchiere e mezzo di acqua e sale q.b.
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IL
PROCEDIMENTO:
In
una terrina versare gli ingredienti e amalgamare bene finchè
l'impasto risulti senza grumi e deve essere assai liquido affinchè
possa stendersi rapidamente su tutto il fondo del testo di cuttura,
il sottano.
Per
versare l'impasto viene usato un grosso mestolo, questo attrezzo
costituisce la quantità giusta per farli tutti uguali; lo spessore non deve superare
i tre millimetri. |
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I
testi sono usati bollenti, il soprano sul sottano, e bastano pochi
minuti di cottura, poi il testarolo lo si estrae e lo si lascia
rafreddare lentamente, accatastandoli l'uno sull'altro.
Prima
della bollitura, uno per uno vengono tagliati a strisce larghe 4 o 5 cm,
quindi in quadotti più o meno delle stesse dimensioni. |
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Come cucinarli |
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Mettere
in ebollizione una pentola d'acqua; quando l'acqua bolle la si deve
salare e si deve spegnere il fuoco. Nella pentola, uno alla
volta, uno dopo l'altro, si gettano i quadrotti di testarolo preparati
nell'acqua bollente per la cottura.
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Quando
si
saranno ammolliti, emergeranno in superficie; assaggiatene un
pezzetto, e se sono di vostro gradimento si devono scolare piano
piano con un
mestolo forato e con un colapasta. Vanno depositati poi in un
piatto di portata, sul fondo del quale deve essere già stato messo
parte del condimento; quando tutti i testaroli sono stati scolati e depositati
nel piatto si aggiunga anche sopra il
condimento rimasto e s'informaggi il tutto.
I
testaroli devono
essere serviti caldi. |
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I
condimenti
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Il
popolo di Lunigiana è di origine ligure, una parte
dell'antica nostra regione è la provincia di La Spezia,
viviamo ai confini con il Genovese, quindi per costumanza,
anche noi abbiamo da sempre usato il basilico e siamo degli
ottimi preparatori del "pesto alla genovese", coi pinoli
si capisce. Ma oggi lo si può acquistare anche nei
supermercati, se ne trova di buona qualità.
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Alle
spalle abbiamo la provincia di Parma e non disdegnamo l'uso
dell'ottimo formaggio parmigiano, anche se il pecorino nostrano,
quello che ancora può essere reperibile, non é da scartare a priori.
Le
usanze locali hanno creato altri tipi di condimenti; c'è chi gusta
i testaroli con solo olio d'oliva e formaggio, altri con un leggero
sugo di funghi porcini, con o senza formaggio.
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Ma....
come si suol dire, "la morte dei testaroli è col pesto".
A
questo proposito voglio ancora una volta citare il grande scrittore
Mario Soldati che, durante una visita in Lunigiana, venne a pranzo
a Bagnone, e quì ha potuto gustare per la prima volta i testaroli.
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Leggete
cosa ha scritto nel suo "Specchio
inclinato"
appunti
dal 1965 al 1971:
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"Che
cosa sono i testaròli? Sono la più squisita, la più semplice e
appetitosa di tutte le paste asciutte dell'universo. Non ho trovato
la ricetta in nessun libro di cucina, nè il nome del menù di
nessun ristorante: e si può ben credere che io abbia ricopiato
questa ricetta, com'era naturale, nelle trattorie più simpatiche
della Liguria orientale. (così Mario Soldati localizza la
Lunigiana, n.d.a.).
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Niente. È vero, mi dicono che per gustare
gli autentici testaròli bisogna andare a Bagnone: sulla riva
sinistra del fiume (la Magra, n.d.a.), in mezzo alle
colline... (omissis)...
I
testaròli sono una pasta sottilissima di farina, stesa, come la
genovese fainà di ceci, su teglie di ferro senza bordo, chiamate
testi. Appena cotta, viene tagliata quasi in lasagne, e condita, di
solito, col pesto. (Qui il povero Soldati dice un sacco di
corbellerie, lo perdoniamo, n.d.a.) [V. ricetta dei testaròli].
Qual
è la ragione della loro squisita, insuperabile bontà?
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È
innutile che cerchiamo delle scappatoie. È innutile che ci
illudiamo con la speranza di procurarci, un giorno o l'altro, una
colazione di testaròli senza bisogno di viaggiare, apposta, fino a
Pontremoli o fino a Bagnone. Tanto più che il viaggio non basta:
bisogna ordinare prima, e con qualche anticipo! Vana, dunque, la
nostra speranza di industrializzare, anche soltanto in minima parte,
questo cibo supremamente civile e genuino. E la ragione della loro
bontà sta appunto nella loro, come dire?, immediatezza: il grande
fuoco, i testi, la farina impastata e poi subito cotta. (Il
tempo invece ha industrializzato anche il testaròlo, lo si trova
oggi nei supermercati, però di minor pregio dei casarecci nostrali,
n.d.a.).
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La
difficoltà, la macchinosità e la unicità della confezione furono,
dunque, sufficienti a cancellare, in pochi anni, il ricordo di quel
sottilissimo strato di farina, che è molto ben cotta ma che sembra
soltanto scottata: cancellare quel sapore fragrante, semplice e
delicato, di grano puro. Ma, appunto perchè quasi scomparsi e
praticamente introvabili (a quei tempi, siamo nel 1971,
n.d.a.), tali cibi, e altri consimili, dovrebbero, oggi,
essere ricercati da tutti. Sono le più sicure medicine del
progresso. |
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Abbiamo bisogno di pace. Abbiamo bisogno di testaròli.
Tellaro,
27 luglio 1971.
Mario Soldati.
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